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Terroni 2.0: cambiare il Sud, vivendo altrove

by Piercamillo Falasca

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I "terroni" sono diventati elettronici ...
Ho acquistato a Bologna il saggio "Terroni 2.0" scritto da Piercamillo Falasca, edito da Rubettino, dopo di avere avuto con l’autore un rapido scambio di battute su FB. Insieme ad un’altra “amicizia paesana”, la collega Gaetana Mazza, avevamo anticipato alcune osservazioni su questo lavoro all’annuncio dell'uscita del libro. La Mazza ha trovato “profondamente ingiusto che dal Sud si debba continuare ad emigrare dopo la "decimazione" (uso un termine che ho trovato in un documento del 1906) delle popolazioni meridionali”. Ha aggiunto anche di non poter “accettare che alcune categorie sociali in passato abbiano pagato un prezzo così alto e siano state praticamente espulse, vedi contadini e nullatenenti. Trovo ingenuo che per migliorare il Sud oggi si debba andare al Nord. Non ci sto, anche se devo riconoscere che al sud è mancata una classe dirigente in grado di farlo decollare.” Al “non starci” di Mazza, Piercamillo ha replicato che il suo lavoro intende essere innanzitutto una “provocazione” volta a suscitare “una coscienza di classe”. Con il suo libretto non ha inteso fare un “elogio della fuga” nè tanto meno del “ritorno”. Nel mondo contemporaneo tutti sono liberi di andare e venire, in piena libertà e scelta. Le “contaminazioni”, intese come trasformazione in positivo di una realtà negativa quale quella dove da secoli vivono i cosi detti “terroni”, sono possibili anche a “distanza”. A me è sembrato piuttosto ardito, se non obsoleto, parlare, specialmente nel nostro territorio, di “coscienza di classe” in una realtà umana e sociale, oltre che politica e culturale, in cui le ideologie sono diventate delle entità “liquide”. Con ciò si vuole intendere che tutte quelle idee che nel passato si sono consolidate in ideologie monolitiche ed ingombranti, sono diventate quanto mai mobili, leggere, evanescenti, quindi influenzabili e intercambiabili. Non penso sia possibile continuare a parlare oggi in termini di “coscienza di classe”, anche se per sola comodità di ragionamento.
Anche il sottoscritto, ai suoi tempi, (che si valutano in termini di altro millennio e altro secolo), ha vissuto come tanti altri la sua “diaspora” europea. Prima emigrando in Germania e poi in Inghilterra, alla ricerca di “saperi” vecchi e nuovi, in un’epoca in cui noi Italiani in Europa eravamo noti come “i magliari”. Vendevamo oltre che stoffe e pezze anche tappeti e mano d’opera. I nostri “nuovi saperi” del tempo erano fatti davvero di “lacrime e sudore”. Molto diversi da quelli di cui l’ottimo mio ex-studente liceale Piercamillo Falasca ha discusso la scorsa estate con i suoi amici sul terrazzo della casa di campagna nella Valle delle sue origini. La stessa valle dove scorre l’antico fiume Sarno. Territorio quanto mai ricco di “giacimenti culturali”, come li chiama l’autore, quotando autorevolmente.
E’ possibile che “i giacimenti culturali valgono più di quelli petroliferi”. Ma se dovessimo credere a questa illusiva affermazione, fatta spesso da chi non ha mai avuto la fortuna e il piacere di lavorare veramente, dovremmo forse anche rivolgere un mesto e triste pensierino alle tante civiltà pre e post bibliche cariche di “giacimenti” di questo tipo che sono scomparse per grandi questioni di natura diversa. (Grecia antica e moderna docent!) Non seconde quelle che giustamente l’autore ricorda di natura etico-politica. Nelle intenzioni di Piercamillo Falasca i moderni “Terroni 2.0” dovranno imparare a viaggiare, andare e venire, a scambiare, a influenzare, a protestare, a difendere e a provocare una vera e propria “resistenza culturale” sulla quale, credo di comprendere, si deve basare una nuova e diversa “coscienza di classe”. Uomini nuovi che dovrebbero saper fronteggiare quelle “belve feroci” che sono i “mercati”, come ha detto il Presidente “tecnico”? Non credo che potranno essere soltanto “giacimenti” di questo tipo a dar vita ad un sud diverso. La vita è e deve essere "movimento", tutto il resto è solo fatalistica resistenza. Il grande poeta inglese T. S. Eliot, che forse Piercamillo ricorda, ebbe a dire: "Noi non cesseremo l’esplorazione / E la fine di tutte le nostre ricerche / Sarà di giungere là dove siamo partiti, / E conoscere il luogo per la prima volta." Ma Eliot era un poeta. I politici non possono comprendere i poeti. Anche se a volte tentano di fare i poeti ... ( )
  AntonioGallo | Jul 2, 2014 |
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