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Human Traces by Sebastian Faulks
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Human Traces (original 2005; edition 2006)

by Sebastian Faulks

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907249,646 (3.33)30
Member:jeniwren
Title:Human Traces
Authors:Sebastian Faulks
Info:Vintage (2006), Edition: New Ed, Paperback, 618 pages
Collections:Your library, To read
Rating:
Tags:Fiction, Mooched

Work details

Human Traces by Sebastian Faulks (2005)

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Questo romanzo, lo ammetto, mi mette in difficoltà: se, da una parte, mi è piaciuto molto, dall’altra ho riscontrato diversi difetti che non mi hanno permesso di apprezzarlo del tutto.

La storia, sin dalla trama, mi aveva attirata subito e mi aveva spinto a comprare il libro, mentre vagavo nell’aeroporto di Manchester, aspettando il mio volo: la psichiatria, i primi passi della neurologia e tutto ciò che, in sintesi, riguarda lo studio della mente umana, sono argomenti di incredibile interesse per me.
Lo sono anche, evidentemente, per l’autore, che nel parlare dei passi avanti fatti da queste discipline inserisce alcuni dei passaggi più interessanti del libro; tuttavia, è proprio questo amore preponderante per la materia di studio che, in parte, ha affossato un poco il romanzo. Infatti, per quanto piuttosto ben delineati, i personaggi sembrano “succubi” della materia, e non in modo positivo: ovvero, questa “dipendenza” non porta ad un loro approfondimento, ma solo ad un approfondimento della materia stessa. Mi spiego meglio: per quanto uno sviluppo caratteriale dei personaggi ci sia, visto che il romanzo li segue dall’infanzia alla vecchiaia, è una crescita “bidimensionale”, che non porta ad affezionarsi in modo particolare a loro e che, in sintesi, serve all’autore più per dare sostegno alle teorie sulla psichiatria e sulla neurologia da lui narrate, piuttosto che fungere da “impalcatura” per l’imbastimento di personaggi a tutto tondo.

Thomas e Jacques, infatti, sono personaggi tratteggiati, ma che sembrano non riuscire a raggiungere totalmente il lettore; e tutti coloro che li circondano, di conseguenza, risultano anche più difficili da cogliere. Non che non ci siano le basi – come ho detto, non sono totalmente piatti – semplicemente, non fanno “il salto di qualità”. Un chiaro esempio di questo è Sonia, sorella di Thomas, che riesce a spiccare negli ultimi capitoli del romanzo ma, per il resto, sembra sempre un po’ troppo “scialba”; o l’Abbé Henri, che avrebbe potuto essere una grande figura di mentore.
Gli unici punti in cui ho trovato personaggi completi e tridimensionali sono nelle prime pagine dedicate a Thomas, legate alla sua infanzia, e nelle ultime, legate alla sua senilità (che mi hanno colpita molto, davvero); poi, alcune pagine riguardanti i primi passi nell’età adulta di Jacques (ad esempio, gli studi alla Salpêtrière – famoso ospedale di Parigi) e le ultime pagine del libro, legate a Sonia Midwinter. Non ho invece apprezzato lo sviluppo di Jacques da circa pagina 600 in poi – io l’ho interpretata come crisi di mezz’età più che come lotta contro il dolore, quindi forse è per questo che non ho apprezzato moltissimo la svolta. Anche l’entrata in scena di Kitty, paziente di Jacques, mi è sembrata parecchio forzata.
Inoltre, il rapporto tra Jacques e Thomas è sondato in maniera non del tutto soddisfacente – certo, non è sempre idilliaco, ha alti e bassi, cresce e si sviluppa seguendo il loro percorso psicologico e lavorativo, eppure… Vi dirò la verità, non so spiegare come mai la descrizione di questa amicizia mi abbia lasciata così poco convinta. Forse perché, in un punto particolare del libro (che non descriverò per non rovinare la lettura altrui) ho trovato un cambiamento repentino troppo poco credibile.

Altra cosa che non mi ha fatto impazzire sono i cambi di scenario. Come si evince dalla quarta di copertina, i nostri viaggeranno in diversi luoghi – tra cui l’Africa e la California. Ebbene, scenari così intriganti e perfetti per stuzzicare la curiosità del lettore sono trattati un po’ banalmente. Della traversata africana leggiamo molte cose, ma non “vediamo” nulla; almeno, io non sono riuscita a “vedere” la Rift Valley, né la savana. Stessa solfa per quella californiana. Invece, la descrizione della campagna inglese, della Parigi dei tempi (o meglio, dei sanatori della città) e dei monti tedesco-austriaci mi è piaciuta – mi è parsa più sentita e sono riuscita, appunto, a “vedere” ciò che veniva descritto.

Tuttavia, c’è da dire che queste mancanze si notano solo quando si pensa al libro a posteriori: durante la lettura, infatti, lo stile di Faulks assorbe quasi totalmente l’attenzione e porta chi legge, con grande pacatezza, nei meandri degli studi psichiatrici – argomento non facile, come si può immaginare. In questo va il mio plauso, quindi, all’autore, che in questo senso (contrariamente a quanto ho scritto prima, riguardo ai paesaggi) mostra grandi capacità descrittive, bilanciando informazioni più storico-tecniche e considerazioni più attinenti allo svolgersi della trama; eppure, non basta per risollevare del tutto il romanzo, anche perché in due occasioni viene lasciato troppo spazio al discorso scientifico-tecnico che, per quanto interessante, risulta alla lunga pesantuccio (soprattutto quando viene posto sotto forma di discorso diretto, anzi, di vero e proprio monologo).
Ma tornando alle cose che mi sono piaciute, devo dire che ho adorato il capitolo scritto secondo il punto di vista di Olivier (il fratello di Jacques), anche se all’inizio mi ha mandato davvero in confusione, e ho apprezzato anche la capacità dell’autore di descrivere il dolore, la sofferenza dovuta alla perdita, sia di persone care, sia della fiducia in quello che ci attende. Sono parti toccanti che, come ho già detto, testimoniano la bravura stilistica di Faulks, che si destreggia tra periodo piuttosto lunghi (come potrete notare dalle citazioni in fondo) con una grazia ammirevole.

Ciò che questo libro lascia, sostanzialmente, è un interessantissimo approfondimento sulla psichiatria e sulla neurologia, una montagna di concetti su cui riflettere molto a lungo perché legati a dubbi che, sul finire, legano lettore e protagonisti e appartengono all’umanità intera; ma il tutto si protrae troppo, tra l’altro portando in scena troppi personaggi (qui si che sarebbe valso il detto “meglio pochi ma buoni”).

Se questa recensione vi è sembrata confusa è perché, mannaggia, lo sono anche io; avevo molte aspettative, lo ammetto, e ora non so bene cosa mi rimane, dentro, di questo libro. Ho riflettuto davvero a lungo sul voto da assegnargli, perché oscillo continuamente tra le due e le tre stelline, con un voto che in decimali cambia solo di mezzo punto. Alla fine, con la promessa di leggere altro di Faulks – per gustare ancora il suo stile, per vedere se i difetti qui notati sono un’eccezione o la regola – mi ritrovo ad assegnare solo due stelline, nella speranza che l’autore sappia stupirmi piacevolmente in futuro! ( )
  Dasly | Feb 18, 2014 |
This isn't a book you can dip in and out of, it requires some serious attention. But that's not to say it doesn't reward you for spending the time on it. There are passages that are a delight to read, capturing perfectly the emotional peaks and troughs of being human. The text is somewhat technical, with lots of discussion of psychology, physiology, neurology and the like. A glossary would have helped, I feel. There is something of that nature, but it appears at about page 175, by which time you've already got a little confused.

Tells the story of a lifetime of effort with the aspiration to cure the insane. Two young men meet in France in 1870s, from very different backgrounds and groundings, but both unite in their goal. Jaques is from a French peasant family and is inspired by science - and trying to bring his brother back from his own personal hell. Thomas is from a well to do English family and has gravitated to trying to discover the secrets of madness from discovering the depictions of madness in literature. And there you have the two opposing approaches to finding the soul - is it a physical thing, or a thing of poetry and something too will-o-the-wisp to pin down.

The book follows these two boys from their youth to their old age as they try, from different points and with differing degrees of success, to cure the insane. It's an impossible task, and the book ends with one of them succumbing to one of the diseases they've been involved in looking for. There are touches of brilliance, Jaques declaring his love makes the heart leap with pleasure, the case of Kitty has you fearing for their future, while one of them describing his imminent dementia was heart breaking. It was shortly followed by what I'd call a "Wonderful Life" scenario - while they may not have achieved what they set out to do, they haven't found a cure for madness, they have achieved something that is overlooked, but vitally important - they've made the lives of many people better - and that can't be considered insignificant.

It is a bit long and the technical language can get pretty dense, but it is worth persisting with. The idea of what is it that makes us human is a question that we still don't have an answer and the surmise that madness is the evolutionary accompaniment of madness is an attractive one (for those that don't fall unlucky in the genetic lottery). This certainly makes you think, not only about the big questions of what it is to be human, but about the emotions that each human undergoes through a lifetime. There is something very beautiful in this book. ( )
1 vote Helenliz | Apr 1, 2013 |
Interesting book in terms of historical references to mental illness, and how it was treated. However, some parts seemed to be glossed over - although having said that it's a big book and if parts of it hadn't been glossed over it would have been mammoth!

The characters were well written. I particularly enjoyed the first half of the book, talking about life in England and the descriptions of the mental hospitals of the time. ( )
  Fluffyblue | Sep 16, 2012 |
loved it, one of the best books I have read in a long time. ( )
  bhowell | Aug 10, 2012 |
A difficult book to rate and review. Parts of it were sublime; the rest tedious and didactic. If it had been 250 pages shorter it would have been outstanding. As it stands, the beginning (full of hope) and the end (full of despair) were worth the read. I cried twice in this book: at the beauty of the opening pages and the pathos of the closing pages. It's a pity that the middle was such heavy going.

Obviously authors who've already made their name are allowed to ignore basic writing rules such as "show, don't tell". That's fine when it works but in this book, Faulks appears to take the easy way out and at times his "telling" ran into 22 consecutive pages with the occasional token "Thomas stood up" or "Thomas said" to break the monotony. (What was his editor thinking in letting these sections stand?!!?)

In addition, there were a few plot hooks that didn't lead anywhere. For example, the mysterious archivist in the lunatic asylum. The end hook of chapter VII was the dramatic announcement "My name, too, you see, is Midwinter". I was left wondering throughout the remaining 400 pages what the dramatic connection was to Dr Thomas Midwinter. But as this was neither concluded nor developed, I was frustrated. So why the emphasis?

Sometimes pretentious in language;at other times lecturing in tone, this book was still inhabited by marvellous characterisations throughout. Ultimately, it was a brave attempt at fictionalising a philosophy on what it is to be human that didn't quite work. The conclusion that the book brings one to is that to be human is to despair; hope is not an option because in the greater scheme of the universe to be human is to be insignificant. I prefer books that offer a less nihilistic view of our human experience. ( )
1 vote JudyCroome | Aug 28, 2011 |
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First words
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Publisher's editors
Blurbers
Publisher series

References to this work on external resources.

Wikipedia in English (1)

Book description
Haiku summary

Amazon.com Product Description (ISBN 0099458268, Paperback)

What is it to be human? This question, as in Birdsong, is at the heart of Human Traces.

The story begins in Brittany where a young, poor boy somehow passes his medical exams and goes to Paris, where he attends the lectures of Charcot, the Parisian neurologist who set the world on its head in the 1870s. With a friend, he sets up a clinic in the mysterious mountain district of Carinthia in south-east Austria.

If The Girl at the Lion d’Or was a simple three-movement symphony, Birdsong an opera, Charlotte Gray a complex four-movement symphony and On Green Dolphin Street a concerto, then Human Traces is a Wagnerian grand opera.


From the Hardcover edition.

(retrieved from Amazon Mon, 30 Sep 2013 13:37:03 -0400)

(see all 4 descriptions)

Sharing its central theme of what it means to be human with 'Birdsong', this is the story of a young man who, after attending medical school, decides to set up a clinic in the mysterious Carinthian mountains in south-east Austria.

(summary from another edition)

» see all 5 descriptions

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