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I ladri di Roma: 1893 scandalo alla Banca Romana : politici, giornalisti,…

by Enzo Magrì

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Per cent'anni esatti il crac della Banca Romana è stato considerato un classico esempio del malcostume politico-finanziario italiano.
Anche se Tangentopoli gli ha ora sottratto alcuni primati, come quello del numero dei parlamentari coinvolti e della quantità di danaro rubato, il dissesto dell'istituto governato da Bernardo Tanlongo resta un insuperato paradigma della disonestà e dell'impudenza di una classe dirigente che pretendeva di porsi al di sopra delle leggi. Pure allora si trattò di tangenti che venivano estorte dai rappresentanti della nazione (sovrani, primi mmistri, deputati governativi e dell'opposizione, funzionari statali, giornalisti, padri della patria) e per pagare le quali il governatore della Romana fu costretto a stampàre soldi falsi per milioni di lire addebitandone l'onere agli italiani da appena nove
anni affrancati dalla tassa sul macinato. Quasi a ricordarci che in Italia tutto cambia senza che nulla muti effettivamente, la vicenda di oggi e quella di ieri, pur distanti un secolo l'una dall'altra, presentano un parallelismo impressionante. Come accade per Tangentopoli, anche nello scandalo della Banca Romana la classe politica tramò per beffare la Giustizia. Oggi l'establishment incriminato tenta di emendarsi aggirando le leggi esistenti o fabbricandosene altre propizie alla sua impunità; allora si salvò condizionando pesantemente la magistratura, prona e connivente, anche per via della sua appartenenza al medesimo ceto sociale della casta che era al potere. Diversamente dal 1893, oggi manca lo scontro a colpi di dossier (con carte rubate, estorte o ricettate) tra i vertici dello stato che ebbe come protagonisti Giovanni Giolitti e Francesco Crispi. Un conflitto che offrì all'Italia lo spettacolo miserando di una dirigenza politica che liquidava il patrimonio ideale del Risorgimento e che suscitò negli intellettuali disperati interrogativi sul futuro del Paese. «Dove andiamo?» si chiedeva Pasquale Villari in quell'ambiguo, incerto 1893. Si poneva, sostanzialmente, la stessa domanda che angustia l'Italia del 1993. Quello che seguì allo scandalo della Romana è sui libri di Storia. Ciò che accadrà dopo Tangentopoli spetta a noi tutti deciderlo. Per questo motivo non è inutile ricordare quanto capitò cent'anni addietro. Tutto cominciò quel sabato lO dicembre 1892 quando Napoleone Colajanni ricevette un biglietto nel quale c'era scritto... ( )
  BiblioLorenzoLodi | Nov 7, 2014 |
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Fortemenete indeciso se credere o meno nel contenuto del biblietto, Napoleone Colajanni, di tanto in tanto, lo tirava fuori dalla tasca e lo leggeva.
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Fortemente indeciso se credere o meno nel contenuto del biglietto, Napoleone Colajanni, di tanto in tanto, lo tirava fuori dalla tasca e lo leggeva. C'era scritto: «Illustre
onorevole, venga questa sera alle 10 nella prima sala d'attesa della Camera. Le verranno fomiti dettagliati elementi su un gravissimo scandalo nel quale è coinvolto
il governo». Più avanti il messaggio ammoniva: « Sono in gioco le sorti del paese». E concludeva: «Non manchi, l'aspetto. Un amico».
Last words
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