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L'avventura del drachen : gli aerostieri italiani nella grande guerra

by Basilio Di Martino

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Il bollettino di guerra diramato dal Comando Supremo italiano il 29 giugno 1918, pochi giorni dopo la vittoriosa conclusione della Battaglia del Solstizio, nel riepilogare le vicende di quelle decisive giornate si soffermava con queste parole sull' operato della specialità più antica ma forse meno conosciuta del Corpo Aeronautico: "Su tutta la fronte, i palloni osservatorio hanno dato utilissima e coraggiosa cooperazione". La citazione, nello stile essenziale delle comunicazioni ufficiali, era un giusto riconoscimento agli aerostieri italiani che in quei mesi del 1918 vivevano la loro stagione più bella. Sul piatto fondale della pianura veneta, dove solo i campanili dei villaggi interrompevano l'interminabile successione di campi coltivati e filari di alberi, soltanto il mezzo aereo poteva assicurare un'efficace sorveglianza su quanto stava avvenendo al di là del Piave ed assistere l'artiglieria nell'inquadramento dei bersagli e nell'aggiustamento del tiro. Accanto ad una forte ripresa dell' attività delle squadriglie da osservazione e ricognizione tattica al servizio delle grandi unità terrestri, si ebbe cosÌ un'impetuosa crescita della specialità aerostieri. In dieci mesi dal centro di mobilitazione del Forte Trionfale a Roma uscirono non meno di 14 sezioni autocampali, portando a 34 il numero di questi reparti a disposizione delle armate al fronte. A queste si aggiungevano le due sezioni imbarcate operanti nel particolare ambiente della laguna di Venezia e del Basso Piave, le sezioni da fortezza e da Marina a disposizione delle piazzeforti marittime e non ultime le sezioni speciali, destinate dall'autunno del 1916 ad integrare la difesa aerea di obiettivi particolarmente sensibili con un sistema di ostruzioni la cui concezione era un incontestabile primato italiano.
Senza nulla togliere all'importanza degli altri compiti affidati ai reparti messi in campo dal Battaglione Aerostieri, è però soprattutto nel più traèlizionale ruolo di osservazione e direzione del tiro che questi uomini ed i loro mezzi si conquistarono un posto nella storia della Grande Guerra ed in quella dell' Aeronautica. I.:esperienza maturata in occasione della campagna d'Eritrea del 1887-8 e della più recente campagna di Libia, le esercitazioni nella Campagna Romana e l'assidua partecipazione alle grandi manovre estive negli anni a cavallo del 1900 avevano permesso di affinare metodi e procedure al punto che allo scoppio del conflitto l'impiego operativo degli aerostati da osservazione presentava ben pochi punti oscuri. La staticità dei fronti imposta dal binomio reticolato-mitragliatrice giocò poi a favore dei palloni-osservatorio, dei quali le manovre d'anteguerra avevano evidenziato le difficoltà in scenari più dinamici nònostante gli sforzi fatti per garantire alle sezioni aerostatiche un'autonoma capacità di spostamento al seguito delle armate. Nel quadro del gigantesco assedio posto dalle N azioni dell'Intesa agli Imperi Centrali l'aerostato da osservazione venne così a trovarsi in un ambiente congeniale e su tutti i fronti il suo concorso fu subito apprezzato e ricercato dai comandi. Di contro, distruggere od almeno mettere temporaneamente fuori gioco i palloni dell'avversario diventò un'esigenza irrinunciabile, soprattutto nell'imminenza delle grandi offensive quando era ancora più importante accecare quegli occhi indiscreti. La vulnerabilità degli involucri sembrava non lasciare scampo sotto il tiro dell' artiglieria e davanti agli attacchi dei caccia ma una rispo~t(fu cercata e trovata nella oculata scelta delle località di schieramento, nei tempestivi spostamenti intesi a disturbare il puntamento dei cannoni nemici, nel rafforzamento della difesa contraerea con l'esteso ricorso ad armi automatiche e con l'intensificarsi delle crociere di protezione dei velivoli da caccia. In queste condizioni colpire ed incendiare un pallone da osservazione non era facile e tentarlo poteva anzi essere molto rischioso. Sul fronte italiano le poche sezioni disponibili all'inizio del conflitto avevano visto la loro azione affermarsi durante le dure offensive carsiche, quando insieme ai velivoli da osservazione avevano rappresentato la sola possibilità per annullare il vantaggio di posizione del nemico, annidato sulle pietrose gibbosità del conteso altopiano affacciato sulla pianura friulana. Rispetto al velivolo, il pallone-osservatorio aveva il vantaggio di essere più familiare ai comandi ed ai reparti d'artiglieria, che dimostrarono subito di apprezzarne l'intervento e di saperne utilizzare con efficacia le informazioni. In fondo, prescindendo dagli aspetti di tecnica aeronautica, si trattava di un punto d'osservazione sopraelevato e collegato telefonicamente ai comandi ed alle batterie, assimilabile in tutto e per tutto ad un osservatorio d'alta quota e riconducibile quindi ad un concetto ben noto anche a quanti guardavano con diffidenza alle innovazioni tecnologiche. Con tutto ciò la crescita della specialità fu lenta, anche come conseguenza delle difficoltà in materia di approvvigionamenti che condizionarono lo sviluppo del Regio Esercito nella prima fase del conflitto, e solo a partire dal 1917 si ebbe una decisa accelerazione nell'ambito della generale riorganizzazione del Corpo Aeronautico Militare. Fu però sul Piave che, come si è detto, la specialità ebbe il massimo sviluppo. Le caratteristiche della zona, priva di punti d'osservazione naturali, imponevano altre soluzioni e tra queste l'incremento del numero delle sezioni aerostatiche. Tutti i giorni, quando le condizioni atmosferiche consentivano di far alzare il pallone, dall' alba al tramonto le sezioni tenevano sotto controllo i possibili punti di passaggio attraverso il fiume, le prime linee austro-ungariche, le zone di schieramento delle batterie, le vie di comunicazione nelle immediate retrovie. Immobili nel
cielo, le sagome degli aerostati da osservazione diventarono una delle caratteristiche del campo di battaglia ricordate dai veterani delle due parti e soprattutto dai soldati della monarchia danubiana, per molti dei quali la costante presenza dei palloni italiani assunse nell'estate del 1918 il significato di un funesto presagio.
Anche per l'alone romantico che avvolgeva tutto quanto atteneva al volo, gli aerostieri italiani catturarono spesso l'attenzione degli organi di informazione, figurando in più occasioni sulle pagine dei giornali popolari ed arrivando a conquistare la copertina della prestigiosa Domenica del Corriere. Molte furono poi le decorazioni concesse agli ufficiali osservatori che più si distinsero per l'importanza delle informazioni raccolte, per il numero di ore trascorse nelle fragili navicelle e soprattutto per il comportamento tenuto in occasione degli inevitabili e numerosi attacchi aerei. Le oltre 130 ricompense al valore hanno un significato ancora maggiore se si considera che i reparti della specialità non inquadrarono mai più di qualche migliaio di uomini e che i caduti in ascensione furono soltanto tre. Mancava però un riconoscimento che accanto alla figura dell' osservatore premiasse l'oscuro lavoro degli specialisti e lo sforzo quotidiano degli organi logistici ed è proprio questo in fondo il significato che può essere attribuito alla citazione nel bollettino del 29 giugno 1918, giunta non a caso a suggellare un periodo in cui i palloni da osservazione avevano giocato una parte molto importante e la specialità aveva conosciuto un'espansione senza precedenti.
Con la smobilitazione, entro il marzo 1919 la quasi totalità dei reparti fu sciolta e nel 1920 restava in vita un solo Gruppo Aerostieri su due compagnie. La specialità rimaneva però la primogenita dell' aeronautica e per questa ragione, il 12 ottobre 1920, ebbe in consegna la bandiera della neonata Arma Aeronautica, costituita il 20 aprile di quello stesso anno. Nel febbraio 1923 la bandiera, decorata di medaglia d'argento al valor militare, fu ceduta alla costituenda Regia Aeronautica e con la nascita della nuova forza armata il Gruppo Aerostieri fu restituito all' Arma del Genio. Il 10 luglio 1925, passato alle dipendenze disciplinare e tecnica del Ministero dell' Aeronautica, continuando però a far capo al Ministero della Guerra per gli aspetti amministrativi, diventò Stormo Aerostieri della Regia Aeronautica ma dopo pochi mesi, il 19 gennaio 1926, tornò con la prece~nte denominazione in seno all' Arma del Genio, rimanendovi fino allo scioglimento avvenuto n~decennio medesimo. I perfezionamenti apportati al materiale nell'ultimo scorcio degli anni '20, ivi inclusi gli esperimenti effettuati per dare ai palloni una capacità autonoma di movimento con l'installazione di motori di bassa potenza, non potevano cambiare la realtà dei fatti. I.;evoluzione tecnologica non lasciava più spazio ad un mezzo fragile e delicato come il pallone aerostatico da osservazione. Il drachen, o pallone-drago, di origine tedesca, e più tardi l'altrettanto inconfondibile pallone-osservatorio italiano tipo Avorio-Prassone, possono però a buon diritto figurare tra i simboli della Grande Guerra ed a questa rimangono indissolubilmente legati nell'immaginario collettivo. ( )
  BiblioLorenzoLodi | May 21, 2015 |
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L'impiego bellico del "piu' leggero dell'aria" per l'esplorazione dell'alto del campo di battaglia fu iniziato dalle armate francesi durante le guerre della Rivoluzione.
Quotations
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