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A Midsummer Night's Dream by William…
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A Midsummer Night's Dream

by William Shakespeare

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First Shakespeare read. To whoever left that old, battered copy (that I nevertheless consider as a godsend) at our college's student lounge, I owe you a lot for my newfound love for Shakespeare. I read it in two days, sandwiched in between doing acads.

I don't know what rating I'll give. It's Shakespeare's language I found the most fascinating, even though the plot was shallow. It's still a fun read.

"How now, my love? Why is your cheek so pale?
How chance the roses there do fade so fast?"
"Belike for want of rain, which I could well
Beteem them from the tempest of mine eyes."

"The course of true love never did run smooth."

"Do I entice you? Do I speak you fair?
Or rather do I not in plainest truth
Tell you I do not, [nor] I cannot love you?"
"And even for that do I love you the more."

(Oh, unrequited love. It will always tug at my heartstrings.)

"Neglect me, lose me; only give me leave
(Unworthy as I am) to follow you."

"Nor doth this wood lack worlds of company,
For you, in my respect, are all the world.
Then, how can it be said I am alone
When all the world is here to look on me?"

I think Helena's my favorite character...

"I know a bank where the wild thyme blows,
Where oxlips and the nodding violet grows,
Quite overcanopied with luscious woodbine,
With sweet muskroses, and with eglantine..."

This sounds like a lullaby, and all the more when you realize that it was said by the king of fairies.

"Lord, what fools these mortals be!"

Why haven't I tried reading Shakespeare before? If this certain someone didn't leave a copy lying around, I'd probably never read any of his plays... what are the odds. So I'm real thankful for that stroke of luck. I'm onto [b:Romeo and Juliet|407674|Romeo and Juliet (New Folger Library Shakespeare)|William Shakespeare|https://d.gr-assets.com/books/1266546130s/407674.jpg|3349450] now- and yes, the copy's from the student lounge as well. I got it when I returned AMND. :) ( )
  heycaye | Feb 14, 2018 |
(This is a re-read. I read this in school several times.) ( )
  ca.bookwyrm | Jan 26, 2018 |
"Sogno di una notte di mezza estate"
Puck è un folletto malizioso caratteristico del folklore inglese che ha ispirato molti personaggi letterari specialmente quello di Shakespeare nella sua straordinaria commedia "Sogno di una notte di mezza estate". La figura di Puck è strettamente associata al gioco degli inganni e il termine "puckish" sta ad indicare qualcuno che ha un carattere tanto luminoso quanto enigmatico.

Uno spiritello naturale che serve a confondere, imprevedibile. Come imprevedibili sono molte manifestazioni della natura. In Shakespeare la figura di Puck viene usata per caratterizzare uno spirito capriccioso ma anche comico ed allegro, amabile ma inaffidabile. E’ caratterizzato da contrasti quasi disumani, misteriosi, il lato oscuro ed inafferrabile dell’anima della natura. Questo Bibliomane, la figura di Puck l’ha conosciuta nelle vesti di una ragazza olandese che aveva quel nome e di cui parlo in un libro pubblicato diversi anni fa. A quel tempo il mio avatar era Alvano ed ero in Inghilterra a studiare la lingua. Lavoravo in un ospedale mentale a nord di Londra. L’olandesina “Puck” fu il mio “sogno di una notte di mezza estate”.

Puck era una reminiscenza del Bardo. A distanza di tanti anni, Alvano non ricordava più come l’aveva conosciuta. Forse si erano incontrati davanti ad un piatto di spaghetti alla bolognese in Church Street, in quel piccolo ristorante italiano. Oppure al parco, il sabato pomeriggio, quando tutti andavano a dare da mangiare ai cigni ed alle anitre. Avevano passeggiato spesso e a lungo intorno alle mura romane. Avevano visitato il museo, avevano giocato a tennis sul campo dietro il teatro romano. Era piccola, si può dire graziosa, coi capelli corti, tanto da sembrare un maschio, su di una faccia squadrata e regolare. Le labbra piccole, gli occhi neri, le ciglia folte ornavano un volto che diventava fortemente espressivo quando si infervorava in interminabili discussioni che la facevano diventare polemica, aggressiva, spesso dura e provocatoria.

Parlava un inglese molto fluente e scorrevole. Le piaceva la letteratura, l’arte, la musica. Indossava attillati blu jeans sotto abbondanti, colorati maglioni maschili che la facevano aumentare di volume. Spesso si presentava in ardite minigonne che la stessa Mary Quant non si sarebbe mai sognata di consigliare alle sue clienti. A volte, alle gambe, aveva delle lunghe calze colorate, un colore diverso per gamba. Oppure, non indossava nulla, lasciando brillare alla luce del tiepido sole inglese il colore rosa della sua pelle, per il godimento di chi se la portava a fianco nel parco, al cinema, al college, al ristorante o a ballare. Oltre all’inglese, parlava il francese e il tedesco. Era una olandese del nord. Diceva che la sua famiglia era di Groningen e che sarebbe diventata famosa nel mondo del teatro. Al momento faceva la baby sitter a casa di una famiglia molto nota in città. Si era iscritta anche ad un corso di teatro su Shakespeare e andava matta per quel personaggio mezzo elfo mezzo uomo che portava il suo stesso nome e che era il giullare-attendente del re Oberon. Un personaggio difficile, in grado di cambiare forma alla sua persona ed agli oggetti. Spesso giocava e imbrogliava chi aveva a che fare con lui.

Io non sapevo molto di Puck a quel tempo. Voglio dire del personaggio shakespeariano e perciò un nome valeva l’altro. Mi interessava uscire con una ragazza. Tutti avevano una ragazza da quelle parti, in quegli anni. Verulamium era piena di immigrati provenienti in gran parte dal continente: francesi, tedeschi, portoghesi, spagnoli. Non mancavano gli italiani. Li trovi dappertutto. Anche in Alaska a vendere gelati agli esquimesi! Molti erano quelli che si qualificavano come studenti i quali pur di lavorare si prestavano a fare qualunque cosa. Alvano era uno di questi e aveva trovato un lavoro in un ospedale fuori del paese proprio là dove, circa duemila anni prima, aveva incontrato Boadicea ascoltando quel famoso discorso ai suoi guerrieri, prima di sferrare l’attacco vendicativo contro le legioni romane.

Pensandoci bene, forse, si erano incontrati ad una delle tante feste che si organizzavano al ‘social club’ dell’ospedale. Si giocava a bingo, a tennis, a bowling, a carte. Si guardava la TV, si ballava, si andava in piscina. Insomma, una struttura d’avanguardia per una comunità di quasi duemila pazienti in gran parte residenti. Non pazienti comuni, ma casi mentali: neonati, bambini, adolescenti, giovani, adulti, anziani. Maschi e femmine. Una umanità tutta speciale di cui mi occuperò dettagliatamente in seguito, se ne avrò l’estro e la voglia. Per ora vi basti sapere che, quasi certamente, Puck l’agganciai proprio qui. Non poteva che essere in quel posto. E mi spiego.

Il personaggio Puck ha una lunga vita nella storia del folklore inglese: faerie, goblin, devil, imp, robin goodfellow, hobbit, pan, elf, hobs, sprite, termini variamente tradotti con fata, gnomo, diavoletto, elfo, spiritello. Nel caso di Puck, il personaggio assume, nel tempo, molte forme. Di volta in volta un cavallo, un’aquila, un asino oppure anche un bambino innocente. Nella cultura popolare moderna diversi personaggi sono stati creati per il cinema, il teatro, i fumetti. Scrittori e creativi di comunicazione si sono ispirati a questo tipo di spiritello. La sua natura non è né maschile né femminile. Di fatto ‘puck’ vuole essere la metafora dell’imprevedibilità nell’esistenza umana. E Puck, l’olandese, era imprevedibile.

La ricordo, ancora come fosse oggi, quando una sera avevo deciso che, dopo tanto corteggiare, ronzarle intorno, prenderla per mano, dovevo tentare un approccio più concreto. Che so, un bacio a cinema, o una stretta sotto le mura romane. Quella sera mi sarei spinto oltre. Usciti dalla festa del social club, decidemmo di andarcene per il parco sul quale si snodavano una dopo l’altra le ville che ospitavano i pazienti. Esso era attraversato da ampie strade asfaltate, grandi alberi, con attrezzature per giochi per i pazienti. Non saprei dire quanti ettari di terreno fossero, abbastanza, comunque, per una comunità autosufficiente. C’era di tutto: cucine, centro di formazione del personale, biblioteca, fattoria con gli animali, il circolo, i campi da tennis, di bowling, la piscina, il palazzo degli infermieri, maschi e femmine, e poi decine e decine di ville che ospitavano in media ognuna 50-60 pazienti. Ogni villa, tipico cottage inglese, aveva del personale prestabilito fatto da infermieri, pazienti lavoratori, lavoratori esterni, sia di notte che di giorno. C’erano pazienti residenti e pazienti giornalieri. Pazienti abili o disabili dal punto di vista fisico e mentale. Comunque, tutti avevano problemi di testa, in breve: insufficienza mentale.



Io, Alvano, ero finito a lavorare lì. Anzi, ci abitavo anche, nella palazzina dello staff. Il posto lo conoscevo bene, allora. Avevo deciso che quella sera mi sarei portata Puck su alla fattoria, in cima al parco. Un posto isolato sempre frequentato da chi voleva restare in pace anche per tutta la notte. D’inverno ci potevi andare in auto. D’estate, nei campi, in mezzo alle messi sotto le stelle o sotto la copertura delle rotonde in legno. Quella era una sera d’inverno. Faceva freddo, ed aveva nevicato in maniera leggera, ricoprendo i campi di un lieve strato bianco. Uscimmo dal circolo che era tardi ed avevamo bevuto. Puck era venuta in bicicletta, ma l’aveva lasciata al parcheggio dell’ospedale perché le strade erano ghiacciate. Sarebbe ritornata in città con un passaggio in auto di una amica. La luna splendeva alta nel cielo e cominciammo a camminare mano nella mano. Avevamo davanti una lunga distesa di campi coltivati a verzure e patate. Intravidi una delle tante rotonde di legno con sedili e mi ci diressi. Quelle rotonde erano comodi riferimenti sia di giorno che di notte. Accanto a questa c’era anche una casetta in legno che il giardiniere usava per custodirvi gli attrezzi di lavoro. Ci sedemmo. Mi feci coraggio e iniziai le grandi manovre. D’un tratto, come presa da un raptus, saltò in piedi e si mise a recitare prima in francese. “Alla luna, la luna bruna, la luna chiara. Alle stelle, le stelle d’oro, le stelle nere. Alla neve, la neve bianca, la neve stanca…”. Continuò così per un bel po’. Indicava la luna, le stelle, i campi. Improvvisamente, indicò me e disse declamando ad alta voce:

“Il leon rugge bramoso,
va de’ lupi urlando il branco;
dopo un giorno faticoso,
il villano russa stanco.
Il tizzone ormai rosseggia,
e, se mai chi giace in duolo
strider oda coccoveggia,
pensa al funebre lenzuolo.
A quest’ora, aperte e sgombre
Son per tutti i cimiteri
Fosse e tombe, e vagan l’ombre
Del sagrato pei sentieri.
E noi spirti che, bramando
Come un sogno il buio, e ‘l cocchio
Della trivia dea scortando,
evitiam di Febo l’occhio, esultiamo:
il topolino non s’attenti qui vicino
alla casa consacrata,
ove porto la granata
mia, venendovi a mondare
dalla polve il limitare”.

(Sogno di una notte di mezza estate: Atto V, scena I)

Alla fine della recitazione corse verso la porta della casetta tirò fuori una grossa balla di paglia secca. Accese dei fiammiferi e li buttò sulla paglia che prese immediatamente fuoco. Afferrò una lattina con del petrolio che il giardiniere usava mettere nella macchina per tagliare l’erba, versò il liquido sollevando alte fiammate di fuoco e fumo. “Il tizzone, il tizzone, il tizzone…” urlava come invasata. Cominciò una sorta di danza intorno al fuoco che mi fece gelare il sangue. Mi guardai intorno. I campi imbiancati brillavano alla luna. Eravamo all’aperto ma non avevo via d’uscita. Ero fregato se mi avessero visto quelli della vigilanza. Mi avrebbero espulso col foglio di via e mi avrebbero accusato di violenza o stregoneria. Misi le gambe in aria e me la filai senza mai voltarmi indietro. Da quella volta non rividi mai più Puck. Altro che “Sogno di una notte di mezza estate”! Quello fu un incubo di metà inverno … ( )
  AntonioGallo | Nov 2, 2017 |
A Midsummer Night's Dream is an unusual story chiefly about four young lovers involved in, what I suppose you would call, a love line (definitely not a triangle). After the four wonder into the woods, the men become enchanted by a fairy (Puck), who threw them into more confusion because of a misunderstanding. Meanwhile, two fairies are in an uproar over another matter, leading one to enchant another while mischievous Puck curses a craftsman (who also happened to be in the woods) for sport. In all, the tale is pretty entertaining (laden with comedy and possessing an interesting plot), though I did not care for the Ethiope comment. ( )
  Trisarey | Aug 7, 2017 |
Well, what do you know? Third time wasn't the charm with this one – between reading it during my own education and with my kids for theirs, this is more like my fifth go with this play – but it's finally growing on me! I've always thought of this as “that stupid play with the lovers, the donkey, and all the irritating fairies,” but this time it seemed less stupid! I give the credit, as usual this year, to the amazing Marjorie Garber. Her essay, in Shakepeare After All, on this play was particularly good. Having just read “Romeo and Juliet” last week, I could fully appreciate the parallels she drew between the two plays, and she persuasively illustrated the ways the themes of love and envy, dreams and rationality, transformation and imagination give depth, meaning, and coherence to the play that I just hadn't seen before. The lovers are still silly and Theseus is still obnoxious, sure, but the play isn't quite the silly fluff I'd previously thought. A solid four stars.

As well as Garber's book, my reading was enhanced by an audio performance from L.A. Theatre Works (2013) and the BBC's creative retelling of the play from their “Shakespeare Retold” series. The notes in the Folger Shakespeare Library (Updated) edition are quite adequate without being excessive, though in the mass market paperback edition I have the inside margin is so skimpy that the text threatens to disappear into the gutter. ( )
  meandmybooks | Apr 18, 2017 |
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Author nameRoleType of authorWork?Status
Shakespeare, WilliamAuthorprimary authorall editionsconfirmed
Andrews, John F.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
Bate, JonathanEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Bevington, DavidEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Braunmuller, A. R.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
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Brooks, Harold FletcherEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Bruster, DouglasEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Chambers, E. K.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
Chaudhuri, SukantaEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Clemen, WolfgangEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Dover Wilson, JohnEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Farjeon, HerbertEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Foakes, Reginald A.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
Furness, Horace HowardEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Fuseli, HenryCover artistsecondary authorsome editionsconfirmed
Günther, FrankTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Gill, RomaEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Hackett, HelenEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Harrison, George B.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
Holland, PeterEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Horwood, Frederick ChesneyEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Hudson, Henry NormanEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Jordan, PaulEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Kittredge, George LymanEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
LaMar, Virginia A.secondary authorsome editionsconfirmed
Markus, JuliaEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
McDonald, RussellIntroductionsecondary authorsome editionsconfirmed
Miskimmin, EsmeScene-by-Scene Analysissecondary authorsome editionsconfirmed
Mowat, Barbara A.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
Neilson, William AllanEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Newborn, SashaEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Ojetti, PaolaTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Orgel, StephenEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Picasso, PabloCover artistsecondary authorsome editionsconfirmed
Quiller-Couch, ArthurEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
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Rasmussen, EricEditorsecondary authorsome editionsconfirmed
Robinson, W. HeathIllustratorsecondary authorsome editionsconfirmed
Rolfe, William J.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
Royal Shakespeare Companysecondary authorsome editionsconfirmed
Schlegel, August Wilhelm vonTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Verity, A. W.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
Vess, CharlesIllustratorsecondary authorsome editionsconfirmed
Wells, Stanley W.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed
Wieland, Christoph MartinTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Wright, Louis B.Editorsecondary authorsome editionsconfirmed

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Epigraph
Dedication
First words
Now, fair Hippolyta, our nuptial hour
Draws on apace; four happy days bring in
Another moon: but, O, methinks, how slow
This old moon wanes!
Quotations
Ay me! for aught that I could ever read,
Could ever hear by tale or history,
The course of true love never did run smooth;
I never heard
So musical a discord, such sweet thunder.
I know a bank where the wild thyme blows,
Where oxlips and the nodding violet grows,
Quite over-canopied with luscious woodbine,
With sweet musk-roses, and with eglantine;
There sleeps Titania sometime of the night,
Lull'd in these flowers with dances and delight;
And there the snake throws her enamell'd skin,
Weed wide enough to wrap a fairy in;
If we shadows have offended,
Think but this, and all is mended,
That you have but slumb'red here
While these visions did appear.
And this weak and idle theme,
No more yielding but a dream,
Gentles, do not reprehend.
If you pardon, we will mend.
Lord, what fools these mortals be!
Last words
(Click to show. Warning: May contain spoilers.)
Disambiguation notice
Publisher's editors
Blurbers
Publisher series
Original language
Book description
Shakespeare writes a Comedy about mythical creatures tampering with human affairs. In this crazy scenario, lovers are crossed and confusion happens and it is all a result of some fairies in the woods on a midsummer night. I really enjoyed this Shakespeare play because it was humorous and outrageous and extremely well crafted and intense and ridiculous all at the same time.
Haiku summary

Amazon.com Product Description (ISBN 0743477545, Mass Market Paperback)

Each edition includes:

• Freshly edited text based on the best early printed version of the play

• Full explanatory notes conveniently placed on pages facing the text of the play

• Scene-by-scene plot summaries

• A key to famous lines and phrases

• An introduction to reading Shakespeare's language

• An essay by an outstanding scholar providing a modern perspective on the play

• Illustrations from the Folger Shakespeare Library's vast holdings of rare books

Essay by Catherine Belsey

The Folger Shakespeare Library in Washington, D.C., is home to the world's largest collection of Shakespeare's printed works, and a magnet for Shakespeare scholars from around the globe. In addition to exhibitions open to the public throughout the year, the Folger offers a full calendar of performances and programs.

(retrieved from Amazon Thu, 12 Mar 2015 18:03:50 -0400)

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Introduces Shakespeare's play A Midsummer Night's Dream, discussing plot and characters, possible sources of inspiration for the play, the history of early performances, and how the productions have evolved over the years.

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Penguin Australia

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Editions: 0140714553, 0141012609

Yale University Press

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