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Parole contro: la rappresentazione del…
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Parole contro: la rappresentazione del diverso nella lingua italiana e nei…

by Federico Faloppa

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Titolo azzeccato per un libro indovinato. «La rappresentazione del “diverso” nella lingua italiana e nei dialetti», spiega il sottotitolo. Ma in realtà non mancano anche documentate incursioni in altre lingue europee. “Bestemmiare come un turco”, “lavorare come un negro”, onto come un tsingalo (“sporco come uno zingaro”, Verona) sono alcune delle espressioni che cristallizzano il diverso, in primo luogo quello percepito tale per l’astrusità della sua lingua, il colore della pelle o il credo religioso. Espressioni che chi ha sviluppato una certa sensibilità evita (almeno in pubblico) ma, confessiamocelo, un po’ a malincuore, tanto sono colorite e, a modo loro, efficaci.
Ma esiste anche tutto un lessico formatosi lungo i secoli all’insegna del dispregio dell’Altro, che usiamo comunemente senza più scrupoli di coscienza. “Buggerare” viene da “bulgari”, in quanto eretici che avrebbero ammesso la sodomia (siamo nel XIII secolo), e il francese cafard, “scarafaggio”, trae origine dall’arabo kafir, “cafro”, termine con il quale si designava il non-musulmano e che ha finito, per uno scherzo della storia, per definire il non–cristiano, inteso nel senso di incivile, di… negro, cui il colore dell’odioso insetto allude.
Il nostro linguaggio, insomma, è ricco di «metafore assopite» accanto a quelle che ancora oggi coniamo, tra l’ingiurioso e l’improprio a seconda dei casi: da vu’ cumprà a “extracomunitario”, o a “immigrato” applicato ai figli o addirittura ai nipoti di quanti sbarcarono in Italia provenendo da altri cieli. Attraverso la storia di nuove o antiche «parole contro», l’ancor giovane studioso cuneese rimesta e porge in maniera brillante una notevole quantità di informazioni storiche sicuramente ignote ai più. Apprezzabile, in particolare, l’argomentazione su “negro”, un termine che, benché «del tutto giustificato dal punto di vista etimologico» e quantunque non abbia «subìto alcuna stigmatizzazione, almeno a giudicare dal linguaggio giornalistico», nondimeno «appartiene ormai alla sfera del vituperio». ( )
  Pier-Maria | Sep 20, 2015 |
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