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Quando eravamo povera gente by Cesare Marchi
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Quando eravamo povera gente

by Cesare Marchi

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Quando i contadini erano tanti e gli operai pochissimi; quando (se tutto andava bene) si mangiava la carne solo di domenica; quando i ragazzi si dicevano «Ti amo» arrossendo; quando un viaggio di trenta chilometri era un'avventura che poi si raccontava agli amici; quando il sabato ci si metteva in camicia nera e si doveva inneggiare al «duce che ci conduce»; quando la maggior parte dell'Italia era fatta di povera gente; quando si doveva partire per la guerra volontari per forza.
In questo nuovo libro Cesare Marchi ci accompagna alla scoperta (anzi, alla riscoperta) di un'Italia che non era ancora una delle sette nazioni più industrializzate dell'Occidente, dove la povertà non era una colpa e tanto meno una vergogna, dove fiorivano cento mestieri ormai scomparsi, dove ci si commuoveva ascoltando le strofette ingenue di una canzonetta. Un libro dolce e nello stesso tempo sapido e malizioso, giocato sul filo del ricordo, della nostalgia ma anche dell'ironia, che ci guida in un sorridente viaggio in un'Italia che - forse - è stata dimenticata troppo presto. Un libro scritto con finissimo humour, garbata satira e un pizzico di rimpianto. ( )
  BiblioLorenzoLodi | Nov 6, 2014 |
Quando si andava a prendere l'acqua al pozzo; quando i contadini erano tanti e gli operai pochissimi; quando si mangiava carne soltanto la domenica; quando i ragazzi dicevano 'ti amo' arrossendo; quando si rivoltavano le giacche e per scrivere una lettera d'amore si ricorreva al 'Segretario galante'; quando si doveva partire per la guerra volontari per forza... In questo libro Cesare Marchi ci accompagna alla riscoperta d'una Italia che non era ancora una delle sette nazioni più industrializzate; la povertà non era una colpa e tanto meno una vergogna e ci si commuoveva ascoltando, al suono dell'organino, le strofe ingenue di una canzonetta. Un libro dolce e nello stesso tempo sapido e malizioso, giocato sul filo del ricordo, della nostalgia ma anche dell'ironia; un recupero di tante piccole cose, abitudini, mestieri ormai scomparsi e dimenticati che all'improvviso diventano affascinanti e sorprendenti, perché quando Cesare Marchi racconta...

L'autore, Cesare Marchi, nato nel 1922 a Villafranca di Verona, appartiene ad una generazione che ha assistito ad incalzanti e radicali mutazioni di vita e di costume: la dittatura e la democrazia, la monarchia e la repubblica, la guerra e la pace, l'autarchia e la Comunità Europea , il colonialismo e il terzomondismo, la campagna demografica e l'aborto, le brigate rosse e le brigate nere, il delitto d'onore e la pillola, i soldi nel materasso e i fondi di investimento, il pallottoliere e il computer, il calesse e l'aereo, la conversazione al caminetto e i petardi allo stadio, la tombola e i videogiochi, i morti di spagnola e i trapianti di cuore, gli ultimi cavalleggeri e i primi bombardamenti atomici.
Una generazione ponte, dice Marchi, fra un Ottocento che termina con gli spari di Sarajevo (scambiati dalla Belle Epoche per tappi di champagne), ed il Duemila, quando le abitudini non sono più quelle di ieri e sono scomparsi la matita copiativa, il calamaio, la penna con il pennino che macchiava d'inchiostro il foglio, i geloni sulle mani, i guanti di lana con i diti a metà, la pallina di vetro che sigillava la gazzosa, il rosolio, le fasce avvolte a spirale attorno al neonato, il salvadanaio, gli stampi per il budino, il portafogli a fisarmonica, il carrettino dei gelati a forma di barchetta, l'organino di Barberia, i pantaloni alla zuava, la giacca con la martingala, lo scaldino per le lenzuola, la camicia da notte per l'uomo, la sottoveste per la donna…
Il libro non è un catalogo della nostalgia, e non è l'esaltazione del “buon tempo antico€?. E' un racconto di storie del nostro passato fatto con affettuoso rispetto e senza umidi sospiri. Perché – avverte l'autore – chi rimpiange la vecchia civiltà contadina, non l'ha mai conosciuta da vicino. Non è un romanzo né un saggio di sociologia, ma il viaggio nella memoria di un giornalista che ha voluto esplorare quel “piccolo medioevoâ€? casalingo, dialettale e parrocchiale che va dalla Belle Epoque alla conquista della Luna. Cronache minori e minime che sembrano preistoria, e invece fanno parte del nostro ieri: la festa del santo patrono, i riti e i miti contadini, le burle e le beffe rusticane, lo scemo del villaggio, i nottambuli da osteria, i furbi, i matti, gli ingenui.
Esso narra di quando si andava a prendere l'acqua alla fontana, quando i contadini erano tanti e gli operai pochi, quando si mangiava la carne solo di domenica, quando i ragazzi dicevano “ti amoâ€? arrossendo, quando un viaggio di pochi chilometri era un'avventura, quando per sembrare eleganti si rivoltavano le giacche e si rammendavano i calzini… e nell'Italia che non era ancora una delle sette nazioni più industrializzate del mondo fiorivano cento mestieri ormai scomparsi, e ci si commuoveva ascoltando le strofette ingenue delle canzonette. Un'Italia dove con chitarra e mandolino si facevano le serenate, dove per scrivere una lettera d'amore si ricorreva alle pagine del Segretario Galante e dove gli uomini emigravano a frotte.
Un libro dolce e nello stesso tempo malizioso, giocato sul filo del ricordo, della nostalgia ma anche dell'ironia, che ci guida nel viaggio in un'Italia che, forse, è stata dimenticata troppo in fretta; un libro fatto di tante piccole cose dimenticate che all'improvviso, grazie alla penna magica dell'autore, diventano affascinanti e sorprendenti.

(Armando Orlando)

Cesare Marchi (1922-1992) è stato docente di Lettere alle scuole medie sino al 1971 e successivamente giornalista e scrittore. Per Rizzoli ha pubblicato: Boccaccio, L’Aretino, Giovanni dalle Bande Nere, Dante, Caro Montanelli, Impariamo l’italiano, Siamo tutti latinisti, Quando eravamo povera gente, Non siamo più povera gente, Quando siamo a tavola, Quando l’Italia ci fa arrabbiare, In punta di lingua, Finché dura l’equivoco. Ha vinto numerosi premi: Bancarella, Selezione Estense, Campione, Dodici Apostoli e il Dattero d’oro (al Salone dell’Umorismo di Bordighera). Delle sue opere sono state vendute, in Italia e all’estero, oltre due milioni di copie. ( )
  MareMagnum | Apr 5, 2006 |
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Epigraph
Dedication
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A Raffaele Crovi
First words
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Caro lettore, appartengo ad una generazione singolare: le nonne tiravano l'acqua al pozzo e lavavano i panni al fiume; le figlie, premendo il bottone d'una lavatrice e spedendo una cartolina postale, hanno trasformato il bucato in un gioco televisivo, dotato di ricchi premi.
Quotations
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Il buon tempo antico? Tutti i tempi, quando sono antichi, sono buoni.
George Gordon Byron
Last words
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Disambiguation notice
Publisher's editors
Blurbers
Publisher series
Original language
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