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Loading... Che la festa cominciby Niccolò Ammaniti
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All'interno chiuso della villa si disegna un universo disneyano dove i leoni convivono pacificamente con i facoceri, ma gli avvoltoi che "ornano" il parco predano gli animali domestici che vivono nei condomini tutto intorno.
Molto divertente e intelligente l'irruzione della caccia alla volpe nella zona della caccia alla tigre, punto culminante della catastrofe, in una globalizzazione sgangherata e nel ricordo di un passato colonialista che fa precipitare la festa in una tragicommedia da grand guignol. Il passato emerge (fisicamente) in tutta la sua carica distruttiva, per lasciare illeso chi meglio ha saputo cavalcare l'ondata di piena. Una conclusione non troppo amara, e non troppo disincantata, nel finale con colpo di scena ("non dirmi che quello è...") che procede da una analisi di stampo quasi psicoanalitico, profonda ma non impietosa.
La scrittura è un po' "piatta", i protagonisti parlano tutti allo stesso modo, ma del resto Ammaniti è riuscito ad evitare il "verdonese" e quell'abusato pastiche linguistico tanto di moda adesso.
Nel complesso, è una lettura piacevole, divertente, che lascia qualche spazio alla riflessione e non si esaurisce nelle trovate pirotecniche. (