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Unknown Author 377

Author of Unknown Book 12946002

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Unknown Book 12946002 (2012) 1,117 copies, 62 reviews

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Finalmente sono riuscita a finire questo libro! Purtroppo leggere negli intermezzi giornalieri è un tantino frustrante e non permette di assaporare come si deve un buon libro, ma alla fine ce l'ho fatta comunque.

Personalmente non ho avuto modo, per ora, di leggere altri libri di questo autore, di conseguenza non posso affermare di aver aver visto in questo horror un'evoluzione del suo stile.
Tutto quello che posso dire è che sono rimasta incredibilmente sopresa, posivamente aggiungerei.

A show more mente fredda, una volta concluso il romanzo quello che mi rimbalzano per la mente sono principalmente due elementi.

Primo, Mario de Martino ha compreso che horror NON è sinonimo di splat (incredibilmente visto che molto spesso perfino scrittori affermati dimenticano questo dittamo fondamentale, per me). Un buon horror è eleganza, è ritmo, è psiche. Un buon scrittore di horror deve saper far leva sulla psiche dei suoi lettori, deve saper giocare con le parole in modo da creare la stessa suspance di una buona colonna sonora di un film prima di una scena clou.
E tutto questo Mario de Martino lo fa.
Non ci sono paragrafi unitili, descrizioni asettiche o discorsi messi lì, per riempire un vuoto.
E' un piccolo condensato di eleganza e di crescente ansia.

Un altro elemento che mi ha colpito moltissimo durante la lettura sono stati i discorsi diretti, ed i pensieri dei personaggi.
La prospettiva gioca e scivola da un personaggio e l'altro con eleganza e senza rumore. Molto spesso ho letto recensioni dove, il lettore, si lamentava della duplice (o triplice) prospettiva portata avanti dall'autore. A mio avviso giocare con le prospettive non è facile e, se non si sa scrivere, risulta forzato e pesante. Non è vero che un buon romanzo deve seguire un solo filo di pensieri per tutta la sua durata. Direi, piuttosto, che uno scrittore non dove fare 'esperimenti' di prospettiva se non è in grado di gestirli.
Tom, Bev, Bella, l'ispettore... Le scene cambiano così come i pensieri di chi racconta. Tutto velocemente ed indolore. Assolutamente un esperimento riuscito!
Per quanto riguarda i discorsi diretti devo ammettere che mi hanno affascinato. La parola che userei per descriverli è taglienti.
Le interazioni dirette fra i personaggi sono semplici, dirette, quasi affettate. Alcuni direbbero 'freddi', forse avrebbero ragione ma sono decisamente in linea con tutto lo stile narrativo di Mario de Martino.
Ogni parola pronunciata da Tom, preciamo Thomas, è essenziale, fredda e trasmette inquietudine. Affascinante.
Mi sono piaciuti molto i dialoghi con sua zia, che detto tra noi non ho mai sopportato.

Non ho capito bene cosa c'entrasse l'ex di Bev con la storia, l'ho trovato un po' superfluo per tutta la durata del libro chiedendomi 'Dove vorrà andare a parare?'.

Alla fine mi sono data una mezza risposta, ma non credo che fosse quella che mi sarei aspettata. Diciamo che la sua presenza nel romanzo è un po'... inutile. Ma potrei sbagliare.

Ed ora arriviamo alla nota dolente, forse una mia nota dolente. Il finale.
Preciso che è perfettamente adatto al libro ma che, personalmente, mi ha lasciata un po' insoddisfatta.

Il Male ha lasciato la cittadina, ora circola liberamente fra noi e si è servito dell'affetto (amore) di Bev per spiegare le ali.

Questo è quello che ho tratto dalle ultime pagine del romanzo, la sottile ironia di cui si è servito lo scrittore, sottile ed amara. Il Male che si è sevito del Bene.
Non metto in dubbio che sia un'ottima trovata. Elegante e niente affatto banale.
Quello che mi ha lasciata un po' stranita è la vaghezza delle ultime pagine, per l'appunto. Non saprei, forse mi ero lasciata prendere dalla storia ma, alla fine, ho sentito come se calasse un pesante sipario, un taglio troppo netto alla trama.
Mi sarei aspettata una fine più corposa, se questo è il termine giusto per definire il mio pensiero.


Per il resto, come ho detto, sono assolutamente soddisfata di questo libro, soprattutto se consideriamo la giovane età dello scrittore.
Qualcuno l'ha paragonato a Sthepen King. Non me la sento di paragonarlo in toto a un grande di questo calibro, alla fine sarebbe controproducente per lo scrittore stesso. Sarebbero fin troppo alte le aspettative con le quali un qualasiasi lettore si avvicinerebbe ai suoi libri, a volte dovrebbero fare attenzione nelle presentazioni, si rischia di fare più male che bene. Ma di una cosa sono certa, Mario de Martino ha compreso benissimo quali sono i veri elementi sui quali si fonda un buon horror, li ha compresi e gestiti in modo egregio, personalmente mi aspetto che sentiremo parlare nuovamente di lui.
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L’ultima donna della terra è un bel libro, davvero incantevole e scritto con maestria ed una delicatezza incredibile.

Non so se l’autrice sia un esordiente, un’autrice affermata o un emergente… Non lo so e per il momento non farò ricerche dato che ho deciso di scrivere questo commento a “caldo”.

L’ultima donna della terra è un romanzo fantascientifico ricco di colpi di scena, dagli incredibili risvolti riflessivi e di tematiche molto profonde che permettono il lettore di show more confrontarsi con argomenti molto importanti senza però obbligarlo ad accettare il punto di vista dell’autrice. È un libro per menti aperte e pronte a mettersi in discussione, ricco di simboli e di riferimenti biblici e filosofici che affascinano ma non appesantiscono mai la trama.

Apparentemente impossibile e paradossale è la scelta compiuta dagli uomini, che un domani decideranno di sbarazzarsi dei propri corpi e di tutto ciò che di “materiale” li lega alla terra per essere liberi di tornare “pensieri”.

Un suicidio di massa compiuto in nome della Scienza che soppianterò ogni altra religione con al forza e la violenza che porterà, di fatto, alla scomparsa dell’uomo e al ritorno del dominio della Natura.

Piante e animali torneranno padroni del globo ma, per quanto impossibile, non saranno soli. Lei, Rachele, rifiutando la Dea Scienza decise di salvarsi dalla distruzione e di rimanere viva, ma sola.

Gli animali, dopo anni, dimenticando le atrocità umane, l’affiancheranno diventando una sorta di famiglia che l’accompagnerà silenziosa nel suo peregrinare alla ricerca di un sopravvissuto, ma priva della compagnia dei suoi simili il turbamento la porterà ben presto vicina alla disperazione.

La follia sembra inevitabile quando, inaspettatamente, un giorno atterreranno sulla terra delle navicelle. Sembrano degli uomini ma allo stesso tempo non lo sono.

Rachele, sola ormai da troppo tempo, si incuriosisce e cerca un contatto per poi fuggire una volta scorta la loro “diversità”…

E se la sua salvezza non fosse frutto della casualità? E se in realtà fosse tutto già prestabilito? E cosa c’entrano questi misteriosi alieni dalle sembianze semi-umane con Rachele?

È un romanzo molto particolare che affronta moltissime tematiche con eleganza e semplicità mostrando, attraverso scenari forse irreali, alcune possibili conseguenze del nostro attuale comportamento.

La scienza e la tecnologia stanno diventando degli Dei per molta, o meglio troppa gente, spingendoci verso uno sviluppo insostenibile per la Natura che ci ospita con tanta magnanimità. Cosa accadrebbe se realmente alla fine per il mondo “troppo”?

E che dire della tematica dell’odio e della diffidenza razziale? Con quanta delicatezza è stato trattato argomento mostrandoci l’una e l’altra faccia della medaglia nelle vesti di Rachele?

Ubaldina Mascia, come ho già detto, scrive incredibilmente bene ed è un piacere scivolare dolcemente dalla mente di Rachele a quella del misterioso alieno al punto che, inevitabilmente, finiamo per fare nostro il loro dolore o la loro solitudine in un tripudio di sensazioni che finiscono per regalarci un’ultima bellissima perla che è la “speranza”. Il sacrificio è inevitabile e il dolore il giusto tributo ma, alla fine, resta comunque la speranza che per l’Uomo esista la possibilità di salvezza.


Articolo Completo: http://sognandoleggendo.net/blog/?p=1247
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Okay, lo ammetto, mi avevano parlato molto bene di questo libro ed io, un po' perchè sono una gran bastian contraria un po' perchè sono testarda, non ho mai voluto fidarmi dei libri troppo "osannati" e quindi l'ho evitato un po' come la peste... Inizio ad essere allergica alle storielle vamp young ^^'

Ora mi pento di non averlo comprato prima!

La storia c'è. I personaggi ci sono (assolutamente!). I dialoghi sono intriganti e mai superbi... Caspita se m'è piaciuto!

Ma andiamo con ordine.

La show more trama è originale. O meglio, l'idea di base è piuttosto similare a molti libri young sui vampiri ma quello che ho apprezzato è come la scrittrice sia riuscita a renderla "sua" sfruttando elementi unici e personali per dare un tocco di dinamicità all'intero romanzo. Mi piace la "nuova" figura del vampiro (mi fermo con gli spolier, promesso!)...

Mi piacciono i personaggi! Sono veri, reali e vivi! Sono tutti molto "vivi" (sì, anche i non-morti!) e interagiscono fra loro nel modo più "umano" e coerente possibile.
Martina non perde il lume della ragione di fronte alla bellezza di Stefan, anzi, lo combatte e si fida con molta lentezza... E' prudente! E' reale, visto che nessuna donna si getterebbe ai piedi di un tizio che ti pedina in quel modo. Basta mi fermo con gli spolier.

Mi sono piaciute le sue amice che, per una volta, non hanno fatto le macchiette inutili ma hanno un "carattere" ed una personalità ben definita.

Mi piacciono i non-morti che non hanno nulla di Edward-Cullen-Mania... Ringraziando Dio!

Mi è piaciuta la famiglia di queste ragazze che, sempre per amor di coerenze, se cominciano a sparirgli le figlie la notte, alla fine, se ne accorgono e si incavolano anche parecchio! E che diamine, basta con queste ragazzine di 15 anni che possono stare fuori tutta la notte, tutto il giorno... senza una sgridata o due ceffoni! Coerenza! Ringrazio la scrittrice per questo piccolo tocco di realtà concreta.

E che dire dei dialoghi? Ho apprezzato questi dialoghi vivaci, costruttivi e mai pedanti. I personaggi parlando, litigano, si scoprono e non sembra che stiano recitando un copione solo per "informare" il lettore dei retroscena con domande assolutamente inutili o con discorsi stile riepilogo solo per "ricordare" al lettore quello che è avvenuto fino a quel momento. Ripeto (sì sono noiosa!) per fortuna!

Unica nota positiva? Ho faticato a leggere alcuni pezzi... Non so se è un problema della scrittrice o dell'editing, okay? Ma, davvero, inserire dopo una frase diretta "chiese" e/o "domandò" NON esonerà dall'inserire il punto interrogativo! Santa pace metà delle frasi sono prive di punti interrogativi e, in alcune, ci sono punti interrogativi quando ci vorrebbero punti esclamativi. Il che è strano, ripeto, perchè non ho trovato molti refusi, nè errori di grammatica nè, tantomeno, errori di punteggiatura riguardanti punti, virgole e punti e virgole... Questa storia dei punti interrogativi mi lascia perplessa. Ho anche mostrato le frasi a mia madre per essere sicura che non fossi io rincoglionita!

Detto questo, comprerò sicuramente il secondo della duologia, ne sono certa!
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La Razza Maledetta è un bel romanzo fantasy che si legge senza troppa fatica - data la brevità - ma che riesce nonostante ciò a lasciare il segno. Non credo che abbia un target di lettura prestabilito ma, allo stesso tempo, ritengo che un lettore adulto riesca "veramente" ad assaporare il reale significato di questo romanzo.

Un romanzo dove si parla di ideali, maledizioni, di Dei Pagani e Dio dei Cieli. Un romanzo dove possiamo trovare una piacevole lettura cosparsa di speranza per un show more ragazzino, Walter, che con sacrificio e abnegazione riesce a sconfiggere la maledizione che lo perseguita da quando ha memoria. Riponendo la sua anima e la sua fede nel Dio dei Cieli riesce, alla fine, a sconfiggerla. Almeno così crede.

Sullo sfondo della sua città, Valmut, si verificano degli strani omicidi che sembra a che vedere con i vecchi Dei Pagani e Sir Walter, membro dell'Ordine dei Paladini, di fronte a un insuccesso dietro l'altro nella corsa verso la cattura dell'assassino, si trova a combattere nuovamente contro il timore che la maledizioni sia riapparsa.

La trama è originale, ben scritta e carica di significati che non sono fini a se stessi, ne al romanzo in se. Sir Walter è, in un certo senso, un po' il personaggio che ognuno di noi sente di "interpretare" in questa vita. L'uomo che vuole fare del bene, che fa del suo meglio ma che, alla fine, per un motivo o per un altro vede le cose accadere comunque, in barba ai suoi sacrifici e/o al suo intento. Siamo noi, alla fine, tutti noi che ci troviamo a riporre la nostra fiducia in qualcosa di più grande. Può avere molti nomi e molti aspetti ma, dopotutto, è sempre "conforto" e "pace" che cerchiamo.

Non ci sono momenti "morti" o descrizioni troppo lunghe e l'ambientazione è ben resa e descritta con semplicità. Alcuni aspetti del romanzo potevano essere approfonditi di più, un lettore avido come la sottoscritta l'avrebbe apprezzato ma la scelta fatta dall'autore non pesa affatto sulla comprensibilità totale.

Molto utile e piacevole è anche il Glossario finale al romanzo che, nonostante non sia troppo necessario visto che il romanzo è veramente comprensibilissimo, aiuta nei momenti in cui, può capitare, il lettore si perde un attimo dietro nomi e appellativi come "Nulkim" che, letteralmente, significa "senza famiglia". Appellativo usato per additare gli stranieri.

Per quanto riguarda la forma devo dire che sono rimasta piacevolmente sorpresa per quanto riguarda i refusi. Non so a chi attribuire il merito ma una cosa è sicura, il testo è ben scritto e piuttosto pulito. Se non vogliamo considerare, ogni tanto, la spaziatura mancante fra qualche parola. Possedendo la versione digitale NON posso sapere se queste imperfezioni sono state limate in fase di stampa.

Concludendo mi sento di consigliare questo romanzo, davvero. Per una volta non ci troviamo di fronte ad una "saga" infinita e la trama è decisamente originale. Complimenti.
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