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Works by Mimmo Franzinelli

Storia della Resistenza (2019) 5 copies, 1 review
Croce e il fascismo (2024) 2 copies
Tortura 1 copy
Il giro d'Italia (2013) 1 copy
Disertori 1 copy

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La catena (1997) — Editor, some editions — 7 copies

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Birthdate
1954-04-26
Gender
male
Nationality
Italy
Associated Place (for map)
Italy

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Da oltre cinquant'anni diari attribuiti a Mussolini compaiono e scompaiono, in scenari che coniugano affarismo e sconsiderato revisionismo storico.
Il punto di svolta è segnato, nel novembre 2010, dalla pubblicazione dei Diari di Mussolini [veri o presunti] 1939: cinque agende rinvenute dal senatore Marcello dell'Utri in Svizzera sono presentate come la rilevazione del «volto umano» del duce, pacifista e amico degli ebrei, intimamente avverso Hitler e preoccupato soltanto della «sua» show more Italia.
Un testo, insomma, che - se fosse vero - cosringerebbe gli storici a riscrivere la biografia di Mussolini e a rienterpretare le vicende del Novecento.
Mimmo Franzelli lo smonta con gli strumenti dell'analisi testuale e della ricerca storiografica e svela che si tratta di un manufatto fabbricato da specialisti in apocrifi mussoliniani.
Un'indagine avvincente e rigorosa mette in evidenza, incongurenze, anacronismi ed errori che caratterizzano i presunti diari e ne dimostra l'assoluta l'assoluta inverosimiglianza.
Il lettore apprenderà, trà l'altro, quali sono le fonti - dai diari di Ciano ai quotidiani del regime - cui i falsari hanno generosamente attinto per la stesura di quelle pagine.
Autopsia di un falso raffronta inoltre la vicenda editoriale dell'agenda 1939 con i falsi di Hitler lanciati nel 1983 dal gruppo editoriale Stern e illustra caratteri e modalità della massiccia operazione mediatica che ha accompagnato la pubbliazione dei Diari mussoliniani.
Il libro di Mimmo Franzinelli è anche una riflessione più ampia sulla falsificazione della storia e la manipolazione dell'opinione pubblica, sul divario tra eventi storici e la loro rappresentazione mistificante: un saggio rivelatore di una fase della vita pubblica italiana in cui - dala cultura alla politica - il verosimile e la finzione tendono a sostituirsi al reale.
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Alla fine degli anni Quaranta, 695 fascicoli processuali sui crimini di guerra nazifascisti vennero occultati nella sede della Procura generale militare, a Roma, in uno sgabuzzino al pianterreno di Palazzo Cesio Quella documentazione conteneva notizie su eccidi, omicidi, saccheggi e delitti commessi in Italia durante l'occupa~z:ione tedesca. E non solo relative agli episodi più tragicamente noti -Cefalonia, le Fosse Ardeatine, Marzabotto ma anche a episodi mai portati a conoscenza show more dell'opinione pubblica. A compiere quelle atrocità negli anni dell'armistizio non furono solo gli occupanti tedeschi, ma anche i collaborazionisti e reparti della RSI. La rappresaglia non fu solo reazione agli attacchi partigiani, ma tecnica terroristica preventiva. Vennero massacrati di preferenza comunisti, anarchici, ebrei, prelevati dalle carceri; poi si passò alla gente comune con rastrellamenti di vecchi, donne e bambini, stragi in casolari isolati, villaggi rasi al suolo, razzie, saccheggi: una battaglia senza quartiere contro un popolo disarmato, ben più accanita delle scaramucce contro i partigiani. Poche furono le perdite tedesche, enormi quelle degli italiani. E, per loro, alla tragedia della morte violenta si sarebbe aggiunta quella della giustizia tradita e di un colpevole oblio. Il materiale «provvisoriamente archiviato» fu ritrovato nel 1994. Tranne poche eccezioni, l'implacabile decorso del tempo ha lasciato che i persecutori concludessero la loro vita impuniti e insieme ha ostacolato la ricostruzione storica dei crimini di guerra. A decenni di distanza gli archivi giudiziari restituiscono pagine sconvolgenti di tante vite spezzate e testimonianze dirette dei sopravvissuti, tasselli decisivi per la conoscenza del volto brutale della guerra ai civili. Le stragi nascoste documenta il quadro d'insieme di eventi rimasti sepolti per mezzo secolo, utilizzando per la prima volta i fascicoli occultati e ricostruendo i processi contro gli ultimi colpevoli. show less
Le squadre d'azione mussoliniane, braccio armato dei Fasci di combattimento fondati a Milano il 23 marzo 1919, attraverso l'uso combinato di violenza bruta e iniziativa politica - con la connivenza di settori dell'apparato
statale - inflissero un colpo mortale agli avversari, spianando così la strada alla marcia su Roma e all'instaurazione del regime fascista, con cui si chiuse il convulso, drammatico scenario successivo alla Grande Guerra.
Grazie a una meticolosa ricerca d'archivio, Mimmo show more Franzinelli ha ricostruito in modo documentato e avvincente la cronologia della violenza politica che per quattro anni insanguinò città e paesi di ogni provincia d'Italia, e sancì la vittoria militare delle squadre d' azione. Scontri armati tra fascisti, «sovversivi>> (socialisti, comunisti, repubblicani, anarchici) e forze dell'ordine, «spedizioni punitive>>, vendette, agguati, con il loro tragico seguito di devastazioni, ferimenti, omicidi, stragi: di ogni episodio vengono precisati data, luogo, numero e nomi delle vittime - e, spesso, dei carnefici -, in un'indagine retrospettiva istruita per un giudizio che ormai può essere pronunciato
solo in sede storica.
Squadristi è un'assoluta novità nel panorama storiografico in quanto analizza per la prima volta lo squadrismo, da un lato come cartina di tornasole della crisi dello Stato liberale e della fragilità di una sinistra incapace di fare i conti con la violenza propria e altrui, dall'altro come strumento privilegiato di quella pratica dell'intimidazione che, unitamente alla costante ricerca del consenso, fu alla base del successo polkitico del fascismo.
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Il 22 giugno 1946, pochi giorni dopo la nascita della Repubblica, fu varata l'"amnistia Togliatti". Il provvedimento, che doveva pacificare il paese, si tradusse nella liberazione di migliaia di fascisti, compresi i peggiori criminali. Chi lo aveva voluto? C'era qualcosa di sbagliato nei tempi e nella formulazione dell'atto di clemenza? O c'era invece qualcosa di inadeguato nei giudici cui spettava interpretare e applicare la legge?
Quel che è certo è che l'amnistia portò all'archiviazione show more di molti processi, sollevò un'ondata di risentimenti e lasciò senza risposta molte domande.
Per far luce sulla complicata vicenda dell'amnistia del '46, Mimmo Franzinelli ha analizzato un'imponente mole di documentazione archivistica in gran parte inedita. Le "carte Togliatti", conservate alla Fondazione Gramsci, testimoniano, fra l'altro, la diretta paternità del segretario comunista nella stesura del decreto, smentendo la tesi che il guardasigilli fosse caduto in un tranello dell'apparato ministeriale.
Le relazioni riservate di prefetti e comandanti dei carabinieri sulle scarcerazioni consentono di accertare chi beneficiò del "colpo di spugna", come e per quali reati: dai magistrati ai collaborazionisti, dagli stragisti ai delatori, dai torturatori di partigiani ai
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