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Mother Nature Is Trying to Kill You: A…
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Mother Nature Is Trying to Kill You: A Lively Tour Through the Dark Side… (edition 2014)

by Dan Riskin (Author)

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Using the seven deadly sins as a road map, Riskin offers dozens of jaw-dropping examples that illuminate how brutal nature can truly be and shows ways this deadly world has shaped us as humans and what our responsibilities are to this terrible, wonderful planet we call home.
Member:KarenRennich
Title:Mother Nature Is Trying to Kill You: A Lively Tour Through the Dark Side of the Natural World
Authors:Dan Riskin (Author)
Info:Touchstone (2014)
Collections:Your library
Rating:
Tags:None

Work Information

Mother Nature Is Trying to Kill You: A Lively Tour Through the Dark Side of the Natural World by Dan Riskin Ph.D.

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A mostly fun book that is ruined a little by the author's insistence on bringing in topics not necessary to the theme of the book. Ultimately the author frames the whole discussion (unnecessarily in my view) as trying to explain why he loves his son. He ends up making a case throughout the book that we are really nothing more than meat puppets at the service of our DNA, and then tries to claim at the end of the book that we should use free will to be good people. Didn't buy it. But the part about all-natural not being particularly healthy is good, and the animal parts are fun. ( )
  Skybalon | Mar 19, 2020 |
Riskin, Dan (2014). Mother Nature Is Trying to Kill You: A Lively Tour Through the Dark Side of the Natural World. New York: Touchstone. 2014. ISBN: 9781476707563. Pagine 273. 13,11 €

Viviamo in una cultura per la quale tutto ciò che è naturale è buono e bello: anche quando con tutta evidenza stiamo definendo “natura” l’opera dell’uomo, e non soltanto il paesaggio (non c’è ormai praticamente luogo sul pianeta che sia pristino, non plasmato dall’opera dell’uomo nel corso dei secoli – ricordate che cosa diceva Giorgio Boatti sul rapporto tra mezzadria e paesaggio italiano?), ma anche un recentissimo “lago di ruspa“. Per la quale l’opposto di “naturale” non è “artificiale” o “artefatto”, ma “chimico” o “nocivo”: non passa estate che qualcuno – disprezzando le creme solari “industriali” e nonostante le ammonizioni dei medici – non si provochi pericolose e dolorosissime ustioni utilizzando il latte di fico come abbronzante. Per la quale nell’interazione tra “uomo” e “natura” non sia sempre quest’ultima dalla parte delle vittime e sempre il primo da quella del carnefice.

Questo libro, molto godibile e piacevole, e che si legge d’un fiato, rimette le cose nella loro prospettiva: madre natura cerca di ucciderti. Non perché sia matrigna, come riteneva Giacomo Leopardi, ma perché ogni essere vivente, ogni “robot di carne” (come lo chiama Riskin) non ha altra ragione d’essere che di replicare il proprio DNA nel maggior numero di copie possibile. Nient’altro è importante. Anzi: nient’altro è di alcun interesse dal suo punto di vista.


Riskin è uno scienziato e ama la natura e gli animali (è un esperto di pipistrelli). Ma – come me, del resto – non sopporta la visione romantica, sdolcinata e profondamente falsa di cui abbiamo appena parlato. E – sempre come me, del resto – è affascinato dai dettagli, soprattutto da quelli più terrificanti e disgustosi.

Tanto per darvi un’idea (non è uno SPOILER, dal momento che non stiamo parlando di un thriller, ma se volete potete smettere di leggere qui; anche perché è una storia dell’orrore e le immagini non sono piacevoli) il libro comincia con l’incontro ravvicinato tra l’autore e un torsalo (o botfly o, scientificamente, Dermatobia hominis).


wikimedia.org/wikipedia/commons
Ecco una femmina. Sì, lo so, è impalata su uno spillone. Ci sarà sicuramente qualche antispecista tra i lettori che troverà che la povera bestia è stata sottoposta a un trattamento crudele e inumano. E che augurerà la stessa sorte a chi ha infilzato la bestiola.

Che molte specie di mosche depongano le proprie uova nelle carni dei morti e che poi le larve se ne nutrano è noto a tutti: il brulicare dei vermi è un’immagine consueta nei film dell’orrore; i cagnotti o bigattini utilizzati dai pescatori come esche altro non sono che le larve della mosca carnaria.

Ma non tutti sanno che ci sono specie di mosche che “preferiscono” che le proprie larve si nutrano di carne fresca. E quale carne è più fresca della carne viva? Così, ci sono varie specie di “mosche” (sono tutti ditteri, anche se di specie e generi diversi) le cui larve sono parassiti di animali vivi: dei bovini, delle pecore, delle capre, dei cavalli. Persino delle renne e dei cammelli. La Dermatobia hominis, come dice il nome scientifico, è un parassita dell’uomo.

Non vive da noi in Europa, ma se andate in Messico o in America centrale per un viaggio di piacere o per una spedizione scientifica (come è successo in Belize al nostro autore allo studio dei pipistrelli), allora qualche rischio lo correte. «OK – stai pensando – starò ben attento e non lascerò che nessuna mosca, piccola o grande che sia, mi si avvicini e meno che mai che mi si posi sulla pelle.» Peccato, però, che la mosca sia più furba di te.

[Attenzione: ogni volta che usiamo questi antropomorfismi – la mosca preferisce, la mosca è furba – stiamo applicando a un animale privo di coscienza, a un robot di carne, la prospettiva intenzionale, di cui abbiamo parlato qui a proposito di un famoso racconto di fantascienza. Il comportamento della mosca, che a noi sembra il frutto di una strategia, è il risultato dell'operare dell'evoluzione.]

La mosca non depone le sue uova direttamente sotto la pelle del suo “ospite” (sotto la tua pelle, in questo caso). No: cattura una zanzara, vi depone le uova e poi la rilascia. La zanzara – che possiamo immaginare un po’ stupita e forse appesantita nel volo, ma per il resto in piena forma – fa il suo dovere e ti punge, per succhiarti il sangue. Ma in quel frangente, inconsapevolmente (anche lei è un robot di carne) depone le uova di mosca sotto la tua cute. Et voilà: eccoti inoculato!

Dove la zanzara ti ha punto, la pelle si arrosaa e si gonfia. Prude un po’. Un normale ponfo provocato dalla puntura della zanzara, no? No. Non passa, anzi peggiora. Si ingrandisce e non prude più. Ti preoccupa, ma non fa male. O meglio, non fa male quasi mai. Ma a volte sono fitte tremende. Sei tornato dal tuo viaggio. Vai dal medico, che non capisce niente: una cisti sebacea, ti dice; a volte ti dice che è un tumore della pelle. Difficile che si accorga del buchino che la larva usa per respirare, come un periscopio.


wikimedia.org/wikipedia/commons
La larva ha delle specie di peletti che impediscono di tirarla fuori: avete presente quei peli neri che crescono a Jeff Goldblum ne La mosca di Cronenberg?


A meno che un medico non riesca a estrarla (con molta cautela, per evitare che la larva si spezzi e delle parti ti restino nella carne, provocando una brutta infezione), dopo otto settimane (due mesi di convivenza!) la larva si apre un varco nella tua pelle e si lascia cadere a terra, per impuparsi e diventare una mosca adulta.


wikimedia.org/wikipedia/commons
Dopo il racconto della sua simpatica convivenza con una larva di torsalo nel 1998, nella premessa Dan Riskin espone quella che sarà la filosofia del suo libro:

I went to Belize as a scientist, to study how biological organisms live in nature, and instead I experienced nature as a biological organism. That really influenced how I perceive the natural world. To me, nature’s not just a pretty photograph of a rainforest. It’s constantly changing, twisting in a dynamic life-and-death drama driven entirely by a battle for energy – energy that flows from host to parasite, from prey to predator, and from rotting carcass to scavenger, in a never-ending battle among all creatures to persist and pass on DNA. Belize reminded me that I’m part of that epic system. We all are. My botfly fed on me to get energy, and I spent energy trying to get rid of it. That’s what nature is – a place where animals selfishly try to survive and make babies by getting the upper hand on one another.
When you think about nature that way, it becomes strange that lately everyone and their dog seems to be telling us we should be living more naturally. We’re surrounded by advice on diet, exercise, medicine, and lifestyle, all championing some version of a “natural” way to live. Since humans evolved as part of nature, we’re told that escape from our modern problems is as simple as getting back to our roots, by moving/eating/behaving the way humans did millennia ago.
The main flaw with that kind of advice, of course, is that it ignores the basic fact that a few thousand years ago people typically only lived into their thirties. There are predators, parasites, and decomposers everywhere, ready to break us down for food at the first opportunity. Living in a modern, Westernized society, we’ve done such a good job of keeping most of those threats at bay that those “natural” advice givers can act as though things like botflies, rattlesnakes, and malaria don’t even exist. But believe me, they do.
If anything, Mother Nature is trying to kill you. [pos. Kindle 119]

Dopo l’introduzione, il libro è suddiviso in 7 capitoli, ognuno dedicato a uno dei 7 peccati capitali: ma è soltanto un espediente narrativo, perché non ha senso sovrapporre alcuna considerazione morale alla descrizione delle piante e degli animali.

* * *

Qualche altra citazione:

And of course, if you can communicate, you can lie. [2124]

Pride is the idea that you’re different from everyone else and that the normal rules shouldn’t apply to you. [2799] ( )
  Boris.Limpopo | Apr 29, 2019 |
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References to this work on external resources.

Wikipedia in English (1)

Using the seven deadly sins as a road map, Riskin offers dozens of jaw-dropping examples that illuminate how brutal nature can truly be and shows ways this deadly world has shaped us as humans and what our responsibilities are to this terrible, wonderful planet we call home.

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