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KiWi Taschenbücher, Nr.49, Wir: Mit dem…
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KiWi Taschenbücher, Nr.49, Wir: Mit dem Essay 'Über die… (original 1920; edition 1984)

by Jewgenij Samjatin

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6,1771611,049 (3.86)1 / 400
Set in the twenty-sixth century A.D., Yevgeny Zamyatin's masterpiece describes life under the regimented totalitarian society of OneState, ruled over by the all-powerful "Benefactor." Recognized as the inspiration for George Orwell's 1984, We is the archetype of the modern dystopia, or anti-Utopia: a great prose poem detailing the fate that might befall us all if we surrender our individual selves to some collective dream of technology and fail in the vigilance that is the price of freedom. Clarence Brown's brilliant translation is based on the corrected text of the novel, first published in Russia in 1988 after more than sixty years' suppression.… (more)
Member:Jisi
Title:KiWi Taschenbücher, Nr.49, Wir: Mit dem Essay 'Über die Literatur und die Revolution'
Authors:Jewgenij Samjatin
Info:Kiepenheuer & Witsch (1984), Taschenbuch, 224 pages
Collections:Your library
Rating:****
Tags:None

Work details

We by Yevgeny Zamyatin (Author) (1920)

  1. 250
    Brave New World by Aldous Huxley (tehran)
    tehran: Brave New World was largely inspired by Zamyatin's We.
  2. 261
    1984 by George Orwell (soylentgreen23, roby72, timoroso, MEStaton, 2810michael)
    timoroso: Zamyatin's "We" was not just a precursor of "Nineteen Eighty-Four" but the work Orwell took as a model for his own book.
  3. 60
    Red Star: The First Bolshevik Utopia by Alexander Bogdanov (leigonj)
    leigonj: As We (1920) is anti-communist Russian science fiction, Red Star (1908) is pro-communist Russian science fiction. They are equally superb.
  4. 30
    Aelita by Alexei Tolstoy (DuneSherban)
    DuneSherban: While thematically distinct from We, Aelita shares its problematic view of early Soviet society, and can also be read as a discourse on totalitarian society, revolution and Bolshevism (published originally in 1923).
  5. 30
    Lord of the World by Robert Hugh Benson (hippietrail)
    hippietrail: an even earlier dystopia novel from 1908
  6. 20
    This Perfect Day by Ira Levin (myshelves, VictoriaPL)
    myshelves: Dystopian novel.
  7. 00
    The Master and Margarita by Mikhail Bulgakov (sturlington)
  8. 00
    Kallocain by Karin Boye (Oct326, catherinedarley)
  9. 00
    Day of the Oprichnik by Vladimir Sorokin (2810michael)
  10. 213
    Anthem by Ayn Rand (myshelves)
    myshelves: Dystopian novel. Wikipedia says: "Ayn Rand's Anthem (1938) has several major similarities to We, although it is stylistically and thematically different."
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A pellucid dystopia -I first read this book as a kid, and it stayed with me. Suppressed for six decades, and for good reason. Love the cover!
  kencf0618 | Jun 25, 2019 |
Yay, dystopian scifi! I borrowed this from Adam. Interesting to read a first-person view of a dystopia where the narrator seems to genuinely believe it's a dystopia. I liked this a lot, especially the last few chapters where the narrator starts to realise how badly he's misjudged I-330. On the other hand, I wish he didn't constantly mention the fact that his one friend had "African teeth" literally every time he showed up. What does that even mean?
( )
  tronella | Jun 22, 2019 |
Very original for its time, a bit obsolete today. Worth a read to understand the origins of the genre. ( )
  Hanno | Jun 1, 2019 |
Zamjatin, Evgenij (1921). Noi (trad. Barbara Delfino). Milano: Lupetti. 2007-2011. ISBN 9788883912283. Pagine 191. 14,00 €

Mi sono chiesto molte volte perché ci siano opere dell’ingegno umano (libri, ma anche brani musicali e pièces teatrali) che sono considerate pietre miliari (della letteratura, della musica o del teatro) ma che nessuno sembra leggere, ascoltare o rappresentare mai. Non ho una risposta universale, ma nel caso specifico di questo romanzo ce l’ho.


Strano destino quello di questo romanzo di Evgenij Ivanovič Zamjatin, ingegnere navale e scrittore. Ha avuto l’indiscutibile onore di essere stato il primo romanzo a essere bandito dal Glavlit, l’ente sovietico preposto alla censura letteraria. Per intercessione di Gorkij, Stalin gli concesse di andare in esilio nel 1931. Non gli fosse stato concesso l’espatrio, sarebbe probabilmente morto malamente nelle grandi purghe del 1937 in qualche gulag. Invece morì libero a Parigi: nel 1937. Come nella canzone più famosa di Vecchioni, quella nera signora lo raggiunse anche là.


Noi è considerato un capostipite del romanzo distopico: il romanzo fu tradotto in inglese già nel 1924 e influenzò Brave New World di Aldous Huxley, Anthem di Ayn Rand e – prevedibilmente – 1984 di George Orwell. Secondo il risvolto di copertina di questa edizione, Noi “incarna una delle più sofisticate e lucide anti-utopie della letteratura novecentesca”. Eppure, nessuno sembra interessato a leggerlo: l’edizione pubblicata da Feltrinelli nel 1963 nella traduzione di Ettore Lo Gatto è da tempo immemorabile fuori catalogo. Lupetti ne ha pubblicato una nuova traduzione (questa) nel 2007, in una collana opportunamente chiamata “i rimossi“:

Riproporre opere letterarie che sono state sacrificate dal tradizionale circuito editoriale; libri giudicati “scomodi”, perché non allineati con il clima politico, culturale e artistico nel quale sono stati prodotti. Per dirla con Freud: bisogna ricordarsi che il rimosso ritorna.

(Ora (2013) anche Voland ne ha pubblicato una terza traduzione, di Alessandro Niero.)

Insomma, penso di aver capito il motivo per cui – nonostante l’indubbio interesse dei temi che tocca – nessuno legge questo romanzo: è scritto in un modo che per la nostra attuale sensibilità è repellente. Enfatico, sopra le righe, esaltato. Viene quasi voglia di simpatizzare per il totalitario establishment dello Stato Unico piuttosto che per questo pazzo esaltato.

Non ho ritegno a raccontarvi la vicenda perché sarei un sadico se vi invitassi a sottoporvi alla tortura di leggerlo, anche se è molto breve (nella mia sintesi mi avvalgo ampiamente della voce di Wikipedia). In un lontano futuro, dopo una lungo periodo di guerre e conflitti che ha portato l’umanità sull’orlo dell’estinzione, il pianeta è governato da un’organizzazione statale che individua nel libero arbitrio la causa dell’infelicità, e che pretende di controllare matematicamente le vite dei cittadini attraverso un sistema di efficienza e precisione industriale di tipo tayloristico. La storia è raccontata in forma di diario dal protagonista, D-503, un ingegnere che sovrintende alla realizzazione dell’Integrale, la nave spaziale che dovrà esportare nell’universo la civiltà planetaria dello Stato Unico. Attraverso l’incontro con una donna, D-503 entra in contatto con un gruppo di resistenti noto come Mefi (da Mefistofele).

I nomi dei personaggi sono funzione del loro sesso: gli uomini hanno nomi che iniziano per consonante seguiti da numeri dispari di tre cifre, mentre i nomi femminili iniziano per vocale seguita da un numero pari. Le abitazioni (e gli altri oggetti) sono esclusivamente di vetro e materiali trasparenti, così che chiunque sia visibile in ogni momento.

A me sembra che più che una critica al regime sovietico, il bersaglio di Zamjatin sia il taylorismo, che aveva conosciuto bene nella sua permanenza nei cantieri navali di Jesmond, vicino a Newcastle-upon-Tyne. È pur vero che l’industrializzazione forzata stava conducendo lo Stato sovietico sulla stessa strada.

* * *

Apprendo soltanto oggi, leggendo la voce di Wikipedia), che il compositore italiano Pierluigi Castellano si è ispirato a questo romanzo nel suo lavoro del 1990, Noi, My, Us. È un’altra coincidenza nella costellazione della rete delle conoscenze e dei 6 gradi di separazione: anni fa, mi è capitato di stare nella stessa classe di yoga di Pierluigi Castellano, che mi ha anche regalato uno dei suoi album (ma non era questo, era Sevilla X).

DI Pierluigi Castellano su YouTube si trova veramente poco. In particolare non c’è il brano My, ispirato al nostro romanzo, e lungo 11’35″. Accontentatevi del breve (3’36″) Elisabeth, tratto dall’album Boule de neige del 1987.


* * *

Poche citazioni (lettura cartacea, citazioni faticose da ribattere, pigrizia):

Non è forse ancora chiaro che la beatitudine e l’invidia sono il numeratore e il denominatore di quella frazione chiamata felicità? [p. 22]

Ecco: ci sono due forze nel mondo – l’entropia e l’energia. Una, porta alla pace beata, all’equilibrio felice; l’altra, alla distruzione dell’equilibrio, al movimento perpetuo e tormentoso. [p. 134]

«Mio caro: tu sei un matematico. E in più sei un filosofo matematico: dimmi l’ultimo numero.»
«Cioè? Io… io non capisco: quale ultimo numero?»
«L’ultimo, l’estremo, il massimo.»
«Ma, I, questo è assurdo. Dal momento che il numero dei numeri è infinito, che ultimo numero vuoi che ti dica?»
«E tu quale ultima rivoluzione vuoi? Non ci sarà mai un’ultima rivoluzione, le rivoluzioni sono senza fine. L’ultima, cioè, è per i bambini: l’infinito spaventa i bambini ed è necessario che i bambini dormano tranquilli la notte…» [p. 141] ( )
  Boris.Limpopo | Apr 29, 2019 |
Arguably the first dystopian novel, written in the USSR in 1921 (!), it still packs a punch.
1 vote kencf0618 | Mar 19, 2019 |
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Author nameRoleType of authorWork?Status
Zamyatin, YevgenyAuthorprimary authorall editionsconfirmed
Aplin, HughTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Brown, ClarenceTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Chesterman, AdrianCover artistsecondary authorsome editionsconfirmed
Drohla, GiselaTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Ginsburg, MirraTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Glenny, MichaelIntroductionsecondary authorsome editionsconfirmed
Guerney, Bernard GuilbertTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Le Guin, Ursula K.Introductionsecondary authorsome editionsconfirmed
Lo Gatto, EttoreTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Mills, RussellCover artistsecondary authorsome editionsconfirmed
Randall, NatashaTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed
Reschke, ThomasÜbersetzersecondary authorsome editionsconfirmed
Russell, KitIllustratorsecondary authorsome editionsconfirmed
Siegel, HaroldCover artistsecondary authorsome editionsconfirmed
Sillitoe, AlanForewordsecondary authorsome editionsconfirmed
Zilboorg, GregoryTranslatorsecondary authorsome editionsconfirmed

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Wir (1981IMDb)
Awards and honors
Epigraph
Dedication
First words
I am merely copying out here, word for word, what was printed today in the State Gazette: In 120 days from now the building of the INTEGRAL will be finished.
Quotations
The effect of that woman on me was as unpleasant as a displaced irrational number that has accidentally crept into an equation.
There is no final revolution.  Revolutions are infinite.
I do not want anyone to want for me--I want to want for myself.
I shall attempt nothing more than to note down what I see, what I think - or, to be more exact, what we think (that's right: we, and let this WE be the title of these records). But this, surely, will be a derivative of our life, of the mathematically perfect life of OneState, and if that is so, then won't this be, of its own accord, whatever I may wish, an epic?
A human being is like a novel: until the last page you don't know how it will end. Or it wouldn't be worth reading...."
Last words
(Click to show. Warning: May contain spoilers.)
Disambiguation notice
Publisher's editors
Blurbers
Publisher series
Original language
Canonical DDC/MDS

References to this work on external resources.

Wikipedia in English (1)

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Book description
The first dystopia ever, it started asking uncomfortable questions about individuals, collectives, revolutions, progress — and the collectives’ rights to individuals’ souls in the name of revolutions and progress.
Haiku summary

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Penguin Australia

An edition of this book was published by Penguin Australia.

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