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Sergio Solmi (1899–1981)

Author of Le meraviglie del possibile

34+ Works 142 Members 6 Reviews

About the Author

Includes the name: S. Solmi

Works by Sergio Solmi

Le meraviglie del possibile (1959) — Editor — 78 copies, 2 reviews
Scritti leopardiani (1994) 4 copies, 1 review
I classici del pensiero italiano - Giacomo Leopardi 1 (1987) — Editor — 3 copies, 1 review
La Santé de Montaigne (1998) 1 copy

Associated Works

The Morning of the Magicians (1960) — Foreword, some editions — 988 copies, 23 reviews
Piccola cosmogonia portatile (1988) — Translator, some editions — 46 copies
Ubu re: Gesta e opinioni del dottor Faustroll, patafisico (1896) — Foreword, some editions — 2 copies

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Common Knowledge

Birthdate
1899-12-16
Date of death
1981-10-17
Gender
male
Nationality
Italy
Associated Place (for map)
Italy

Members

Reviews

6 reviews
This beautifully edited booklet is actually the preface to part 2 of the collected work of Giacomo Leopardi (1798-1837), published in 1966. Solmi nicely indicates that Leopardi cannot simply be put away as an aristocratic cultivator of melancholy; he was a non-conformist in everything, a precursor of Nietzsche. That may be so, but when I read his Canti and an anthology from Zibaldone a long time ago, I had the impression that it was pessimism and depression all around, but very stylized like show more no one else could. show less
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Giacomo Leopardi nasce a Recanati il 29 giugno del 1798, primogenito del conte Monaldo, che fu il suo primo educatore insieme a vari precettori ecclesiastici.
La chiusura e la bigotteria dell'ambiente parentale, portano il giovane ad appassionarsi sempre di più e in modo estremamente solitario ai suoi studi. Impara da solo diverse lingue, tra cui l'ebraico, e si esercita in traduzioni scolastiche dai classici ma anche in piccoli saggi come La storia dell'astronomia e Saggio sopra gli errori show more popolari degli antichi, che già mostrano l'assorbimento della cultura illuministica. Nel 1816 avviene la «conversione letteraria»: Leopardi si dedica alla poesia, diventa amico di Pietro Giordani e progetta una fuga da Recanati, dove ormai non riesce più a vivere. In questi anni annota pensieri di ogni tipo nello Zibaldone (che raccoglierà scritti dal 1817 al 1832); scrive le canzoni patriottiche come All'Italia; un saggio di poetica, Discorso di un italiano intorno alla poesia romantica, e tra il 1819 e il 1821 i primi idilli (tra cui L'infinito, La sera del dì di festa, Alla luna ) e varie canzoni. Il suo fisico è ormai minato e ha anche una grave malattia agli occhi che lo costringe a un riposo forzato.
Nel 1822 finalmente esce da Recanati per recarsi a Roma, ma rimarrà deluso e annoiato dal clima di corruzione e di cultura reliquiaria che vi domina. Tornato a Recanati scrive quasi tutte le Operette morali (tra i più grandi esempi di prosa filosofica italiana). Tra il 1825 e il 1828 compie diversi viaggi tra Milano, Bologna e Firenze (dove conosce il Viesseux) nel tentativo di rendersi autonomo con la propria attività di traduttore, ma senza successo. Dal '21 al '27 c'è un quasi totale «silenzio poetico» che verrà rotto con la composizione de Il risorgimento e A Silvia e poi dei grandi idilli.
Torna diverse volte a Recanati e infine nel '33 si reca a Napoli con Ranieri dove morirà il 14 giugno del 1837.

Lo Zibaldone
E' un insieme di appunti, pensieri sulla vita, sul mondo, sull'uomo e sulla filosofia. Anzi a volte Leopardi viene definito filosofo, appunto per le sue idee filosofiche, ma lui fu filosofo nel senso illuminista, cioè filosofo come uomo di cultura, che cerca la spiegazione di ogni cosa. Appunto, nello Zibaldone Leopardi sistemò le sue idee e quest'opera è importante per conoscere le opere future. Infatti, nello Zibaldone si parla della noia, parola che lui ha preso dal sensismo precedente e che significava insoddisfazione; per uscire dalla noia, la quale non è provata solo dal Leopardi, ma da tutti gli uomini grandi, bisogna risolvere i problemi sociali, cioè storici. Il poeta è sicuro che il suo pessimismo non derivi dalla sua vita ma dal periodo storico. Per Leopardi i motivi storici dell'infelicità umana nascono dal contrasto di cui ha parlato anche Rousseau, fra natura e ragione o civiltà o anche società: la natura ci crea felici perchè ci dà una grande forza di vivere, però il progresso e la civiltà hanno frenato la gioia di vivere, i nostri impulsi più buoni, hanno ucciso le illusioni. Perciò a questo punto per salvarci, secondo il poeta, abbiamo bisogno della ragione, perchè non possiamo ritornare più come eravamo prima, allo stato di "natura", il quale esiste solamente nelle foreste più nascoste; quindi solo la ragione ci può salvare facendoci capire chiaramente la nostra vera situazione, aiutandoci a risolverla. Appunto per la sua grande fede nella ragione, Leopardi, amò molto l'illuminismo e ammirò pure la rivoluzione francese che aveva fatto nascere tante speranze e illusioni negli uomini ma la rivoluzione era fallita e l'uomo invidiava gli animali, perchè non pensano o si ribellano contro il presente e sognano il passato. Questi sono gli argomenti principali dello Zibaldone.
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