
Lucien Stryk (1924–2013)
Author of Haiku
About the Author
Lucien Stryk, whose translations figure prominently in Zen, is co-editor with the late Takashi Ikemoto, of the Penguin Book of Zen Poetry. He lives in Dekalb, Illinois. (Bowker Author Biography)
Works by Lucien Stryk
World of the Buddha: An Introduction to the Buddhist Literature (Introduction to Buddhist Literature) (1969) 120 copies
Where We are 1 copy
The Duckpond 1 copy
Associated Works
Ikkyu: Crow With No Mouth: 15th Century Zen Master (1989) — Preface, some editions — 126 copies, 4 reviews
Tagged
Common Knowledge
- Legal name
- Stryk, Lucien Henry
- Birthdate
- 1924-04-07
- Date of death
- 2013-01-24
- Gender
- male
- Education
- Indiana University (BA)
University of Paris (Sorbonne)
University of London (1950-51)
University of Iowa (MFA)
University of Maryland, College Park - Occupations
- poet
professor
translator
editor - Organizations
- United States Army (WWII)
- Awards and honors
- Grove Press fellowship, 1960
Asia Society grant for Yale University, 1961
Fulbright grant for Iran, 1961-62
Ford Foundation fellow at University of Chicago, 1963
Shared first prize (with John Berryman and Hayden Carruth), New "Chicago" Poem Competition, Chicago Daily News, 1963
New Poetry Series Award, Swallow Press, 1965 (show all 21)
Excellence in Teaching Award, Northern Illinois University, 1967
Isaac Rosenbaum Poetry Award, 1968
Grant, National Translation Center, 1969
Poetry Award, Society of Midland Authors, 1973 and 1978
Robert F. Fergusson Memorial Award, Friends of Literature, 1974
Winner, All Nations Poetry Contest, 1974
Poetry fellow, National Endowment for the Arts, 1975-76
Islands and Continents Translation Award, 1978
Illinois Arts Council award from Poetry on the Buses Contest, 1978
Literary Awards, 1979, 1983, 2001, and artists' grant, 1983
Illinois Governor's Award for the Arts, 1980
Rockefeller Foundation fellow, 1983
Illinois Author of the Year, 1992
Lucien Stryk Prize, American Literary Translators Association
Honorary doctorate, Northern Illinois University - Relationships
- Stryk, Dan (son)
- Nationality
- Poland
USA - Birthplace
- Kolo, Poland
- Places of residence
- Chicago, Illinois, USA
DeKalb, Illinois, USA - Place of death
- London, England, UK
- Burial location
- Highgate Cemetery, London, England, UK
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Reviews
Ci sono piccolissime cose nella vita in grado di affascinare più di grandi cose. Una di queste è l’Haiku. Non è una poesia vera e propria, non è un aforisma, non è un detto o un proverbio. È solo un semplice gioiello poetico che raccoglie in 17 sillabe un’emozione. È un componimento dell’anima. Dove tante parole non servono, agisce la delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza. Rileggendo questo post mi è venuta l’idea di scrivere di haiku in occasione di questa show more stagione, l’autunno. Una stagione che ben si presta a fare operazioni del genere. Non per fare poesia o atteggiarmi a poeta, quanto piuttosto a cercare di mantenermi in forma facendo attività creativa prima che il letargo autunnale ci ricopra con il suo manto ingiallito. I motivi di ispirazione non mancano: foglie secche, alberi in fiamme coperti di foglie ingiallite, profumo di noci e di castagne … La stagione autunnale suggerisce immagini e sensazioni imprevedibili. Abbondano i suoni della natura e i canti degli animali che la abitano con tutti gli spiriti reali o immaginari che la popolano.
Sere fa, al tramonto, mentre facevo la mia solita passeggiata attraversando una macchia di terreno coltivata a ulivi e uva sono stato letteralmente invaso da uno strepitoso frinire di grilli. Non so se questo è il verbo giusto, in genere usato per le cicale, ma fa lo stesso. Era come un concerto scatenato, modulato a onde su quel tratto pianeggiante, alla luce evanescente di un tramonto che segnava la fine del giorno, ai piedi del monte, guardando verso la valle, alle spalle dello “sterminator Vesevo” di leopardiana memoria. Sembrava quasi che quel concerto segnasse la conclusione di una stagione che, come in una sinfonia naturale, annunciava il trapasso verso l’autunno. Le foglie sparse al suolo facevano sentire il lamento della loro fine sotto i miei passi. Ecco, le foglie. Simbolo dell’autunno. Una sola foglia o in tante. Appese ad un ramo secco e sfinito, accumulate a mucchi, a strati, portate dal vento, disperse nei cieli e negli angoli nascosti della natura. Ecco che compare nella mente l’illuminazione, l’improvvisa epifania:
foglia solitaria
dove sono finite tutte?
foglie mutano
se stesse a colori
È quella la mia ombra?
E intanto sbirciano,
furtive,
le foglie morte
Il soffio del vento autunnale
s’insinua tra le cose
volti di uomini
Su un ramo secco
si posa un corvo,
crepuscolo autunnale
Sono solo alcuni esempi di composizioni in forma di haiku. Ognuna di essa è una vera e propria apparizione, una immagine, una intuizione, un ricordo, una sensazione, insomma un sentimento di appartenenza e condivisione con il mistero che si fa realtà attraverso poche parole. Sta a chi legge crearsi la situazione, inventarla e adattarla ai suoi gusti, ai suoi sogni, alla sua realtà, una sua profondità che sfugge alle letture superficiali: quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg, ma sotto c’è tutta la montagna. Quella che a noi sembra un’immediata naturalezza è invece frutto di un lungo percorso, di un rigido allenamento alla meditazione, alla comprensione della realtà, nella quale l’autore si immerge profondamente, non limitandosi a osservarla dall’esterno. In una stagione di mutamenti come è l’autunno, ecco allora che i poeti si sforzano di cogliere la relazione tra le cose. Una foglia solitaria suscita il pensiero anche di altre. Dove sono finite? Quale percorso avranno seguito? Quali incontri avranno fatto? Foglie che mutano colore. Perché si trasformano? Com’è che nessuna di esse sarà mai simile ad un altra? Nessuno potrà mai trovare due foglie esattamente uguali. Come gli esseri umani. Perché mai? Le foglie all’ombra di un albero di fianco ad una tomba. Guardano fisse oltre il marmo. Ogni anno le rivedo e le ritrovo mentre io sono qui sotto e aspetto di tornare. Le cose degli uomini sono come i loro volti che le vedono. Il vento autunnale si insinua tra di loro e le invita a riflettere. Il corvo è il personaggio principale dell’ultimo Haiku che vi ho proposto. Che ci fa un corvo su di un ramo secco in un paesaggio autunnale? Date voi una risposta alla domanda e liberate la vostra mente al vento dell’autunno con un Haiku.
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Questo libro raccoglie composizioni di 140 poeti di 25 paesi diversi, tutte scritte in lingua inglese. Vi assicuro che ogni poesia è fonte di ispirazione, illuminazione, epifanie. Ognuno le percepisce in maniera diversa, perchè diverse sono le sensazioni, gli stati d'animo, le impressioni. Possono essere esteriori o interiori, ogni kaiku è una interpretazione e descrizione del mondo. Ma l'immaginazione gioca un ruolo decisivo, importante, necessaria sia per chi scrive che per chi legge kaiku. show less
Sere fa, al tramonto, mentre facevo la mia solita passeggiata attraversando una macchia di terreno coltivata a ulivi e uva sono stato letteralmente invaso da uno strepitoso frinire di grilli. Non so se questo è il verbo giusto, in genere usato per le cicale, ma fa lo stesso. Era come un concerto scatenato, modulato a onde su quel tratto pianeggiante, alla luce evanescente di un tramonto che segnava la fine del giorno, ai piedi del monte, guardando verso la valle, alle spalle dello “sterminator Vesevo” di leopardiana memoria. Sembrava quasi che quel concerto segnasse la conclusione di una stagione che, come in una sinfonia naturale, annunciava il trapasso verso l’autunno. Le foglie sparse al suolo facevano sentire il lamento della loro fine sotto i miei passi. Ecco, le foglie. Simbolo dell’autunno. Una sola foglia o in tante. Appese ad un ramo secco e sfinito, accumulate a mucchi, a strati, portate dal vento, disperse nei cieli e negli angoli nascosti della natura. Ecco che compare nella mente l’illuminazione, l’improvvisa epifania:
foglia solitaria
dove sono finite tutte?
foglie mutano
se stesse a colori
È quella la mia ombra?
E intanto sbirciano,
furtive,
le foglie morte
Il soffio del vento autunnale
s’insinua tra le cose
volti di uomini
Su un ramo secco
si posa un corvo,
crepuscolo autunnale
Sono solo alcuni esempi di composizioni in forma di haiku. Ognuna di essa è una vera e propria apparizione, una immagine, una intuizione, un ricordo, una sensazione, insomma un sentimento di appartenenza e condivisione con il mistero che si fa realtà attraverso poche parole. Sta a chi legge crearsi la situazione, inventarla e adattarla ai suoi gusti, ai suoi sogni, alla sua realtà, una sua profondità che sfugge alle letture superficiali: quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg, ma sotto c’è tutta la montagna. Quella che a noi sembra un’immediata naturalezza è invece frutto di un lungo percorso, di un rigido allenamento alla meditazione, alla comprensione della realtà, nella quale l’autore si immerge profondamente, non limitandosi a osservarla dall’esterno. In una stagione di mutamenti come è l’autunno, ecco allora che i poeti si sforzano di cogliere la relazione tra le cose. Una foglia solitaria suscita il pensiero anche di altre. Dove sono finite? Quale percorso avranno seguito? Quali incontri avranno fatto? Foglie che mutano colore. Perché si trasformano? Com’è che nessuna di esse sarà mai simile ad un altra? Nessuno potrà mai trovare due foglie esattamente uguali. Come gli esseri umani. Perché mai? Le foglie all’ombra di un albero di fianco ad una tomba. Guardano fisse oltre il marmo. Ogni anno le rivedo e le ritrovo mentre io sono qui sotto e aspetto di tornare. Le cose degli uomini sono come i loro volti che le vedono. Il vento autunnale si insinua tra di loro e le invita a riflettere. Il corvo è il personaggio principale dell’ultimo Haiku che vi ho proposto. Che ci fa un corvo su di un ramo secco in un paesaggio autunnale? Date voi una risposta alla domanda e liberate la vostra mente al vento dell’autunno con un Haiku.
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Questo libro raccoglie composizioni di 140 poeti di 25 paesi diversi, tutte scritte in lingua inglese. Vi assicuro che ogni poesia è fonte di ispirazione, illuminazione, epifanie. Ognuno le percepisce in maniera diversa, perchè diverse sono le sensazioni, gli stati d'animo, le impressioni. Possono essere esteriori o interiori, ogni kaiku è una interpretazione e descrizione del mondo. Ma l'immaginazione gioca un ruolo decisivo, importante, necessaria sia per chi scrive che per chi legge kaiku. show less
Ci sono piccolissime cose nella vita in grado di affascinare più di grandi cose. Una di queste è l’Haiku. Non è una poesia vera e propria, non è un aforisma, non è un detto o un proverbio. È solo un semplice gioiello poetico che raccoglie in 17 sillabe un’emozione. È un componimento dell’anima. Dove tante parole non servono, agisce la delicata e quasi insostenibile leggerezza di una carezza. Rileggendo questo post mi è venuta l’idea di scrivere di haiku in occasione di questa show more stagione, l’autunno. Una stagione che ben si presta a fare operazioni del genere. Non per fare poesia o atteggiarmi a poeta, quanto piuttosto a cercare di mantenermi in forma facendo attività creativa prima che il letargo autunnale ci ricopra con il suo manto ingiallito. I motivi di ispirazione non mancano: foglie secche, alberi in fiamme coperti di foglie ingiallite, profumo di noci e di castagne … La stagione autunnale suggerisce immagini e sensazioni imprevedibili. Abbondano i suoni della natura e i canti degli animali che la abitano con tutti gli spiriti reali o immaginari che la popolano.
Sere fa, al tramonto, mentre facevo la mia solita passeggiata attraversando una macchia di terreno coltivata a ulivi e uva sono stato letteralmente invaso da uno strepitoso frinire di grilli. Non so se questo è il verbo giusto, in genere usato per le cicale, ma fa lo stesso. Era come un concerto scatenato, modulato a onde su quel tratto pianeggiante, alla luce evanescente di un tramonto che segnava la fine del giorno, ai piedi del monte, guardando verso la valle, alle spalle dello “sterminator Vesevo” di leopardiana memoria. Sembrava quasi che quel concerto segnasse la conclusione di una stagione che, come in una sinfonia naturale, annunciava il trapasso verso l’autunno. Le foglie sparse al suolo facevano sentire il lamento della loro fine sotto i miei passi. Ecco, le foglie. Simbolo dell’autunno. Una sola foglia o in tante. Appese ad un ramo secco e sfinito, accumulate a mucchi, a strati, portate dal vento, disperse nei cieli e negli angoli nascosti della natura. Ecco che compare nella mente l’illuminazione, l’improvvisa epifania:
foglia solitaria
dove sono finite tutte?
foglie mutano
se stesse a colori
È quella la mia ombra?
E intanto sbirciano,
furtive,
le foglie morte
Il soffio del vento autunnale
s’insinua tra le cose
volti di uomini
Su un ramo secco
si posa un corvo,
crepuscolo autunnale
Sono solo alcuni esempi di composizioni in forma di haiku. Ognuna di essa è una vera e propria apparizione, una immagine, una intuizione, un ricordo, una sensazione, insomma un sentimento di appartenenza e condivisione con il mistero che si fa realtà attraverso poche parole. Sta a chi legge crearsi la situazione, inventarla e adattarla ai suoi gusti, ai suoi sogni, alla sua realtà, una sua profondità che sfugge alle letture superficiali: quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg, ma sotto c’è tutta la montagna. Quella che a noi sembra un’immediata naturalezza è invece frutto di un lungo percorso, di un rigido allenamento alla meditazione, alla comprensione della realtà, nella quale l’autore si immerge profondamente, non limitandosi a osservarla dall’esterno. In una stagione di mutamenti come è l’autunno, ecco allora che i poeti si sforzano di cogliere la relazione tra le cose. Una foglia solitaria suscita il pensiero anche di altre. Dove sono finite? Quale percorso avranno seguito? Quali incontri avranno fatto? Foglie che mutano colore. Perché si trasformano? Com’è che nessuna di esse sarà mai simile ad un altra? Nessuno potrà mai trovare due foglie esattamente uguali. Come gli esseri umani. Perché mai? Le foglie all’ombra di un albero di fianco ad una tomba. Guardano fisse oltre il marmo. Ogni anno le rivedo e le ritrovo mentre io sono qui sotto e aspetto di tornare. Le cose degli uomini sono come i loro volti che le vedono. Il vento autunnale si insinua tra di loro e le invita a riflettere. Il corvo è il personaggio principale dell’ultimo Haiku che vi ho proposto. Che ci fa un corvo su di un ramo secco in un paesaggio autunnale? Date voi una risposta alla domanda e liberate la vostra mente al vento dell’autunno con un Haiku.
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Questo libro raccoglie composizioni di 140 poeti di 25 paesi diversi, tutte scritte in lingua inglese. Vi assicuro che ogni poesia è fonte di ispirazione, illuminazione, epifanie. Ognuno le percepisce in maniera diversa, perchè diverse sono le sensazioni, gli stati d'animo, le impressioni. Possono essere esteriori o interiori, ogni kaiku è una interpretazione e descrizione del mondo. Ma l'immaginazione gioca un ruolo decisivo, importante, necessaria sia per chi scrive che per chi legge kaiku. show less
Sere fa, al tramonto, mentre facevo la mia solita passeggiata attraversando una macchia di terreno coltivata a ulivi e uva sono stato letteralmente invaso da uno strepitoso frinire di grilli. Non so se questo è il verbo giusto, in genere usato per le cicale, ma fa lo stesso. Era come un concerto scatenato, modulato a onde su quel tratto pianeggiante, alla luce evanescente di un tramonto che segnava la fine del giorno, ai piedi del monte, guardando verso la valle, alle spalle dello “sterminator Vesevo” di leopardiana memoria. Sembrava quasi che quel concerto segnasse la conclusione di una stagione che, come in una sinfonia naturale, annunciava il trapasso verso l’autunno. Le foglie sparse al suolo facevano sentire il lamento della loro fine sotto i miei passi. Ecco, le foglie. Simbolo dell’autunno. Una sola foglia o in tante. Appese ad un ramo secco e sfinito, accumulate a mucchi, a strati, portate dal vento, disperse nei cieli e negli angoli nascosti della natura. Ecco che compare nella mente l’illuminazione, l’improvvisa epifania:
foglia solitaria
dove sono finite tutte?
foglie mutano
se stesse a colori
È quella la mia ombra?
E intanto sbirciano,
furtive,
le foglie morte
Il soffio del vento autunnale
s’insinua tra le cose
volti di uomini
Su un ramo secco
si posa un corvo,
crepuscolo autunnale
Sono solo alcuni esempi di composizioni in forma di haiku. Ognuna di essa è una vera e propria apparizione, una immagine, una intuizione, un ricordo, una sensazione, insomma un sentimento di appartenenza e condivisione con il mistero che si fa realtà attraverso poche parole. Sta a chi legge crearsi la situazione, inventarla e adattarla ai suoi gusti, ai suoi sogni, alla sua realtà, una sua profondità che sfugge alle letture superficiali: quello che vediamo è solo la punta dell’iceberg, ma sotto c’è tutta la montagna. Quella che a noi sembra un’immediata naturalezza è invece frutto di un lungo percorso, di un rigido allenamento alla meditazione, alla comprensione della realtà, nella quale l’autore si immerge profondamente, non limitandosi a osservarla dall’esterno. In una stagione di mutamenti come è l’autunno, ecco allora che i poeti si sforzano di cogliere la relazione tra le cose. Una foglia solitaria suscita il pensiero anche di altre. Dove sono finite? Quale percorso avranno seguito? Quali incontri avranno fatto? Foglie che mutano colore. Perché si trasformano? Com’è che nessuna di esse sarà mai simile ad un altra? Nessuno potrà mai trovare due foglie esattamente uguali. Come gli esseri umani. Perché mai? Le foglie all’ombra di un albero di fianco ad una tomba. Guardano fisse oltre il marmo. Ogni anno le rivedo e le ritrovo mentre io sono qui sotto e aspetto di tornare. Le cose degli uomini sono come i loro volti che le vedono. Il vento autunnale si insinua tra di loro e le invita a riflettere. Il corvo è il personaggio principale dell’ultimo Haiku che vi ho proposto. Che ci fa un corvo su di un ramo secco in un paesaggio autunnale? Date voi una risposta alla domanda e liberate la vostra mente al vento dell’autunno con un Haiku.
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Questo libro raccoglie composizioni di 140 poeti di 25 paesi diversi, tutte scritte in lingua inglese. Vi assicuro che ogni poesia è fonte di ispirazione, illuminazione, epifanie. Ognuno le percepisce in maniera diversa, perchè diverse sono le sensazioni, gli stati d'animo, le impressioni. Possono essere esteriori o interiori, ogni kaiku è una interpretazione e descrizione del mondo. Ma l'immaginazione gioca un ruolo decisivo, importante, necessaria sia per chi scrive che per chi legge kaiku. show less
It's not all haiku, but it's good poetry with a haiku feel. The book is divided into 4 sections: Chinese poetry, Japanese poetry, Japanese haiku, and poetry by Shinkichi Takahashi. The selection of Japanese haiku is quite good -- I particularly like the small selection of poems by Kikaku, e.g. "Shrine gate / through morning mist -- / a sound of waves", and the selection by Issa contains several of his better poems. Takahashi is a modern Zen poet with a surreal feel to most of what he writes. show more The Chinese poetry varies, but I found a few particularly inspiring. For instance, this one by Nan-o-Myo, in response to the Zen directive of "not falling into the law of causation, yet not ignoring it": "Not falling, not ignoring-- / A pair of mandarin ducks / Alighting, bobbing, anywhere." To me it's a powerful description of a whole sequence of actions visible simultaneously, without causation, and yet reflecting causation. While the poem is not optimal haiku by my standards (for instance, it can't be understood on its own -- the first line has meaning only with explanation of context), it has many attributes of the finest haiku. show less
150 poems which capture the four main “moods” of Zen: Sabi (which I would loosely describe as solitude), Wabi (humbleness), Aware (transience), and Yugen (mystic calm). A little uneven but a nice mix across Chinese and Japanese poets; I also liked the inclusion of this poem in the introduction from modern poet Shinkichi Takahashi so much that I find myself saying it at times when I’m in a forest:
The wind blows hard among the pines
Toward the beginning
Of an endless past.
Listen: you’ve show more heard everything.
Others:
On death, from Tokken (1244-1319):
Seventy-six years,
Unborn, undying:
Clouds break up,
Moon sails on.
On death, from Dogen (1200-1253):
Four and fifty years
I’ve hung the sky with stars.
Now I leap through –
What shattering!
On death, from Shoten (11th century):
Leaving, where to go? Staying, where?
Which to choose? I stand aloof.
To whom speak my parting words? The galaxy,
White, immense. A crescent moon.
On enlightenment, from Shinsho:
Does one really have to fret
About enlightenment?
No matter what road I travel,
I’m going home.
On learning by being quiet, from Kakua:
Fisting, shouting like a petty merchant,
Saying, yes, no: quicksand.
Cease pointing, explaining. Keep quiet.
There: now hear the flutist coming home?
On solitude, from Zengetsu (833-912):
Mind, mind, mind – above the Path.
Here on my mountain, gray hair down,
I cherish bamboo sprouts, brush carefully
By pine twigs. Burning incense,
I open a book: mist over flagstones.
Rolling the blind, I contemplate:
Moon in the pond. Of my old friends,
How many know the Way?
As well as this one from Zengetsu, which I love:
A vegetarian in shabby robe, my spirit’s
Like the harvest moon – free, life through.
Asked where I dwell, I’ll say:
In green water, on the blue mountain.
On transience, from Dogen:
The world? Moonlit
Drops shaken
From the crane’s bill. show less
The wind blows hard among the pines
Toward the beginning
Of an endless past.
Listen: you’ve show more heard everything.
Others:
On death, from Tokken (1244-1319):
Seventy-six years,
Unborn, undying:
Clouds break up,
Moon sails on.
On death, from Dogen (1200-1253):
Four and fifty years
I’ve hung the sky with stars.
Now I leap through –
What shattering!
On death, from Shoten (11th century):
Leaving, where to go? Staying, where?
Which to choose? I stand aloof.
To whom speak my parting words? The galaxy,
White, immense. A crescent moon.
On enlightenment, from Shinsho:
Does one really have to fret
About enlightenment?
No matter what road I travel,
I’m going home.
On learning by being quiet, from Kakua:
Fisting, shouting like a petty merchant,
Saying, yes, no: quicksand.
Cease pointing, explaining. Keep quiet.
There: now hear the flutist coming home?
On solitude, from Zengetsu (833-912):
Mind, mind, mind – above the Path.
Here on my mountain, gray hair down,
I cherish bamboo sprouts, brush carefully
By pine twigs. Burning incense,
I open a book: mist over flagstones.
Rolling the blind, I contemplate:
Moon in the pond. Of my old friends,
How many know the Way?
As well as this one from Zengetsu, which I love:
A vegetarian in shabby robe, my spirit’s
Like the harvest moon – free, life through.
Asked where I dwell, I’ll say:
In green water, on the blue mountain.
On transience, from Dogen:
The world? Moonlit
Drops shaken
From the crane’s bill. show less
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