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Evelyne Blau

Author of Krishnamurti: 100 Years

3 Works 57 Members 5 Reviews

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Works by Evelyne Blau

Krishnamurti: 100 Years (1995) 53 copies, 4 reviews
Krishnamurti : with a silent mind (1989, documentary) (1984) — Producer — 3 copies, 1 review

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5 reviews
This book came out of the research and interviews for the film "Krishnamurti: With a Silent Mind," directed by Michael Mendizza and produced by the author of this book, Evelyne Blau.

The book (and movie) combine may threads: historical background, teachings of Krishnamurti, analyses of K's teachings, and intimate reminisces from those close to K. The book adds many photos not previously published, along with details surrounding K's final illness and death.
A reverential tribute to Indian religious teacher Jiddu Krishnamurti (1895-1986), this handsomely produced volume splices an informal biographical narrative, 100 duotone photographs, excerpts from his letters, teachings, diaries and poems and recollections by friends and disciples. Born in southern India, whisked away to England in 1912 by Theosophical Society leader Annie Besant, Krishnamurti was promoted as a messiah-to-be, a role he renounced in 1929 by breaking with the Society. A show more pacifist, California guru and friend of Aldous Huxley in the 1930s, he returned to India in 1947, later traveled widely, established schools and, in the 1960s, became a guiding light to New Age seekers. Krishnamurti's teachings on consciousness, self-transformation, love, relatedness and spiritual freedom have influenced many, as reflected here in the reminiscences of Huxley, Henry Miller, Joseph Campbell, Leopold Stokowski, dramatist Anita Loos, physicist David Bohm, psychiatrist Benjamin Weinniger, ceramist Beatrice Wood and others. Blau, a trustee of the Kirshnamurti Foundation, also edited his book Meditations. - Copyright 1995 Reed Business Information, Inc. show less
“Quando dichiari di essere un Indiano, un Musulmano, un Cristiano, un Europeo o qualsiasi altra cosa, commetti una violenza. Lo sai perche’? Perche’ ti separi dal resto dell’umanità. Quando ti differenzi dagli altri per il tuo credo, la tua nazionalità, le tradizioni, generi violenza. L’uomo che cerca di capire la violenza non appartiene a nessun Paese, nessuna religione o partito politico. Egli cerca di capire l’umanità nella sua totalità”. (J. Krishnamurti)

Tempo fa show more pubblicai questo post cercando di aprire una discussione su di un argomento che in questi giorni appare costantemente in prima pagina, anche se sotto diversi titoli.

In effetti parlare di “multiculturalismo” significa occuparsi di un problema che ha molti, diversi e contrastanti aspetti. Le sue facce possono essere: etnocentrismo, identità, nazionalismo, diritti umani, razzismo, xenofobia e altri ancora.

Non ho ricevuto riscontri. Quasi nessuno ha fatto caso a quanto ho scritto. Non me ne meraviglio, so bene che chi vive solo di social, vive soltanto una vita di superficie.

E’ difficile che un social riesca a portare i suoi frequentatori a navigare in verticale, scegliendo approfondimenti e discussioni non superficiali e banali, come invece troppo spesso avviene. Sono molto affezionato a questo scrittore per varie ragioni.

Su chi è Jiddu Krishnamurti potrete leggere qui al link. Di lui posseggo diversi libri sin dai tempi di quando ero studente lavoratore in Inghilterra, ahimè un secolo ed un millennio fa ormai.

Uno scrittore di origine indiana, ma lui stesso si considerava un “apolide”. Il suo insegnamento non è facile a riassumersi in breve. Ne discutevo spesso con quel mio grande amico Shabudin, prematuramente scomparso, anche lui di origini indiane.

Basta qui dire che voleva, come estremo scopo umano, l’aderenza perfetta dell’individuo alla vita, ossia la sua assoluta coerenza interiore. Il visionario scrittore Krishnamurti ha portato alle ultime conseguenze questa particolare forma d’individualismo asserendo che “la verità che gli uomini cercano non può essere organizzata”.

Egli ha respinto di conseguenza la forma messianica, in cui una società teosofica aveva inteso circoscrivere la sua personalità, e si rese del tutto indipendente. In quella citazione potrete leggere le conseguenze del suo comportamento insieme alla bellezza dei suo pensiero.

Emerge la negazione di tutto quel pensiero negativo, ma che fa la differenza per tutti gli esseri umani: razza, colore, politica, religione, cultura, lingua, ideologia, insomma tutto quanto possa generare diversità e conflitto, differenza e distinzione, accettazione ed esclusione.

Esemplari i suoi scritti sulla meditazione della condizione umana come potrete leggere qui al link un post che scrissi diverso tempo fa. Utopia? Ingenuità? Astrazione?

Sembra chiaro, comunque, che l’era del multiculturalismo, tra bombe e invasioni, resta sempre conflittuale. I popoli e le nazioni, in particolare quelle europee, trovano grandi difficoltà ad intendersi.

Sembra che ci si avvii ad accogliere l’idea che tutte le culture siano “buone” e quindi tutte accettabili. Sarebbe questa una soluzione ideale soltanto se ogni cultura fosse al suo posto, si manifestasse cioè là dove essa appartiene.

Il fatto è che quando grandi masse umane si muovono da una parte all’altra del nostro pianeta le cose si complicano. Si muovono in cerca di una vita migliore senza rendersi conto che dovrà essere necessariamente diversa. E’ a questo punto che nascono i conflitti.

Si aggiunga poi il fatto che le diversità sono quanto mai complesse. Non sono soltanto etniche e razziali, ma anche culturali, religiose, sessuali, generazionali, esistenziali.

Si scopre così che si possono accettare fenomeni culturali come ad esempio il cinema iraniano, i romanzi scandinavi, il cinema indiano, la medicina orientale, anche senza capirne granchè.

Resta difficile accettare l’emigrato in cerca di una vita migliore a qualunque costo mentre prega un “dio” diverso dal nostro. Questo bisogno può anche riempirsi di forti cariche emotive quali possono essere la politica e la religione, e allora il conflitto sarà anche fatale.

Col tempo si capisce poi che questo scambio ideale non è bilaterale e transitivo tra le varie culture. Culture diverse non significa culture simili o egualmente fruibili. Resta quindi insostenibile il peso del multiculturalismo.

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Krishnamurti ha detto che "la verità che gli uomini cercano non può essere organizzata". Cosa intendeva? Una domanda affascinante, che tocca il cuore del pensiero di Krishnamurti.

Intendeva sostanzialmente che la verità non può essere codificata, istituzionalizzata o trasformata in un sistema di dottrine. Quando gli uomini cercano di "organizzare" la verità—attraverso religioni organizzate, filosofie sistematiche, insegnamenti strutturati—la trasformano inevitabilmente in qualcosa di morto, di secondario rispetto all'esperienza diretta.

Per Krishnamurti, la verità è un'esperienza immediata, viva, che accade nel momento presente quando la mente è libera da condizionamenti, preconcetti e strutture mentali. Nel momento in cui la organizziamo, la incateniamo: la verità diventa un'ideologia, una credenza, un'appartenenza a un gruppo. Cessa di essere verità e diventa un'illusione collettiva.

C'è un parallelo interessante con la sua critica alle istituzioni religiose e agli "intermediari spirituali"—sacerdoti, guru, organizzazioni ecclesiastiche—che pretendono di possedere e dispensare la verità. Per Krishnamurti, questo è un tradimento della verità stessa, perché la verità non si comunica da persona a persona come si comunica una dottrina: deve essere scoperta individualmente, nella libertà totale.

In questo senso, il suo insegnamento (per quanto paradossale) mirava proprio a dissolversi: non voleva che si formasse una "religione di Krishnamurti". La verità, diceva, è nel silenzio della mente consapevole, nell'osservazione libera di ciò che è, non negli scaffali di una biblioteca (per quanto preziosi!) ma nell'esperienza vissuta di ogni momento.

Sia le lingue che i linguaggi, da sempre, cercano di dare risposte all'ineffabile. A mio parere, invano. È il problema perenne di chi lavora con le parole: il linguaggio è per sua natura un'approssimazione, una riduzione dell'esperienza vivente a schema simbolico.

Quando cerchiamo di dire l'ineffabile—l'amore, la bellezza, il senso del sacro, persino il dolore—arriviamo sempre troppo tardi. Le parole inseguono ciò che è già fuggito. E il "cercare invano" non è solo una sconfitta retorica: è la natura stessa del fenomeno.

Eppure—e qui il paradosso diventa interessante—proprio sapendo che è vano, continuiamo. I mistici lo sapevano bene: le loro aporie, i loro silenzi eloquenti, i loro paradossi verbali non sono fallimenti ma riconoscimenti consapevoli di questo limite. La negazione in Meister Eckhart, l'apofasi nella teologia negativa, persino il "non detto" di certi poeti.

Forse il linguaggio non ha il compito di "dire" l'ineffabile, ma di creare uno spazio intorno ad esso. Di circondararlo, di indicarlo, come la cornice che non contiene il quadro ma lo definisce. La mistica ha capito questo: la parola non come veicolo della verità, ma come silenzio organizzato, come confessione della propria insufficienza. Da bibliofilo, ho notato come i libri più belli sono spesso quelli che sanno quando smettere, dove la bianchezza della pagina diventa eloquente.
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> Mendizza, Michael : KRISHNAMURTI : With a Silent Mind, film en vidéocassette : Étant donné l'étrange vie de K et la subtilité de ses idées et observations, ce film est remarquable en ce qu'il présente à la fois la vie de K, ses explorations de ce qui est, des commentaires de ses amis et relations, et des extraits de ses causeries dans diverses parties du globe. Ce film d'une valeur inestimable est en outre d'une facture remarquable.
In: Aryel Sanat, La vie intérieure de show more Krishnamurti, 2001 - Editions Adyar. (p. 258)… ; (en ligne),
URL : https://www.cultureunplugged.com/documentary/watch-online/play/50564/With-a-Sile...

> BAnQ (Dussault S., La presse, 10 août 1991) : https://collections.banq.qc.ca/ark:/52327/2171892
> BAnQ (Horguelin T., Le devoir, 10 août 1991) : https://collections.banq.qc.ca/ark:/52327/2760857
> BAnQ (Ménard F., Le devoir, 24 août 1991) : https://collections.banq.qc.ca/ark:/52327/2760878
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