
Cesare De Marchi
Author of Il talento
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- Canonical name
- De Marchi, Cesare
- Gender
- male
- Awards and honors
- Premio Dessì (2006)
- Nationality
- Italia
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Apparentemente no. Forse è solo possibile trovare dei modi per contenere questo disordine.Il romanzo di De Marchi è davvero bello: possiede una scrittura fluida e trascinante, la ricostruzione storica è inappuntabile, e il modo in cui racconta è sensibile e acuto.
Da leggere. "[...] Anche la nuova esistenza era scandita dalle lezioni e dallo studio, anzi lo studio vi andava prendendo un'importanza e un'estensione tali che lui stesso non sapeva più che cosa leggeva per obbligo e che cosa show more per svago; tutta la sua vita interiore si andava concentrando; perfino quando scriveva e riscriveva una poesia, era come se il sentimento concreto da cui aveva preso impulso perdesse progressivamente sostanza. La realtà si allontanava da lui, lui dalla realtà. Sempre più si muoveva in un mondo fatto di riflessi, perché le parole che altro erano?, riflessi che non cessavano mai, in qualunque stato si trovasse, anche nel sonno, si annodavano in immagini più e meno vivide, più e meno precise. Il ruvido della vita si stemperava in una terra di nessuno, non irreale e non reale, che metteva una distanza tra i fatti e lui. La distanza lo rassicurava, e le parole scritte avevano questo potere di distanza: già nel loro tempo grammaticale era implicita una ragione, se non di calma, di rassegnazione. Strana ironia, lui cercava riparo leggendo e scrivendo parole, mentre suo padre aveva smesso di parlare come se in quel modo potesse spegnere i pensieri. Quanto poco si fosse salvato dalla furia del mondo, lo dichiarava il suo gesto. [...]" show less
Da leggere. "[...] Anche la nuova esistenza era scandita dalle lezioni e dallo studio, anzi lo studio vi andava prendendo un'importanza e un'estensione tali che lui stesso non sapeva più che cosa leggeva per obbligo e che cosa show more per svago; tutta la sua vita interiore si andava concentrando; perfino quando scriveva e riscriveva una poesia, era come se il sentimento concreto da cui aveva preso impulso perdesse progressivamente sostanza. La realtà si allontanava da lui, lui dalla realtà. Sempre più si muoveva in un mondo fatto di riflessi, perché le parole che altro erano?, riflessi che non cessavano mai, in qualunque stato si trovasse, anche nel sonno, si annodavano in immagini più e meno vivide, più e meno precise. Il ruvido della vita si stemperava in una terra di nessuno, non irreale e non reale, che metteva una distanza tra i fatti e lui. La distanza lo rassicurava, e le parole scritte avevano questo potere di distanza: già nel loro tempo grammaticale era implicita una ragione, se non di calma, di rassegnazione. Strana ironia, lui cercava riparo leggendo e scrivendo parole, mentre suo padre aveva smesso di parlare come se in quel modo potesse spegnere i pensieri. Quanto poco si fosse salvato dalla furia del mondo, lo dichiarava il suo gesto. [...]" show less
E’ scritto bene, non c’è che dire. La prosa è elegante, ricca, a tratti persino sontuosa. Il quadro storico (il ‘700 tedesco, ma anche Roma) è ricostruito con attenzione meticolosa. E c’è una storia da raccontare. Eppure, molto a malincuore (anche perché conosco l’autore che è persona seria, coltissima e molto schiva e perché ho apprezzato un suo precedente romanzo ‘Il talento’), l’ho abbandonato a p. 200 su quasi 400. Che cosa c’è che non va? Mi ha sopraffatto la show more noia, una noia mortale di quelle che non si riescono a vincere. Il problema è l’impianto e lo stile, che sono vecchi, improponibili al giorno d’oggi. Ne risulta un libro fuori tempo, non per l’argomento (il rapporto maestro-allievo, da quello che ne ho ricavato essendo arrivata a metà) ma per il modo in cui è affrontato e trattato. Personalmente non vado cercando la novità o la sperimentazione ad ogni costo, ma mi chiedo che senso ha oggi scrivere un libro (mattone) così. Certamente apprezzo l’800 in letteratura, in musica e anche, in parte, in pittura e per esempio se ne avessi la possibilità volentieri mi metterei in casa un quadro di un pre-raffaellita, ma mai e poi mai appenderei in salotto un dipinto ‘alla maniera’ di Dante Gabriele Rossetti. Dunque dico sì a un romanzo classico, ma dico no a un romanzo scritto oggi come si scriveva cento e più anni fa. show less
Racconti molto belli, coinvolgenti e molto ben scritti. Troppo brevi però!
Sep 8, 2014Italian
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