
Ottavio Fatica
Author of Lost in traslation
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- male
- Nationality
- Italy
- Birthplace
- Perugia, Italy
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"Lost in translation" è un libro prezioso che raccoglie riflessioni, aneddoti e considerazioni di un traduttore di razza, uno dei più stimati nel panorama italiano. Fatica, che ha tradotto Dostoevskij, Bulgakov, Čechov e molti altri giganti della letteratura russa, condivide in questo volume il suo "mestiere" con grande onestà intellettuale.
Il libro è insieme un saggio sulla traduzione e una sorta di memoir professionale: Fatica discute le scelte traduttorie, i dilemmi che ogni show more traduttore affronta quotidianamente, la tensione tra fedeltà e leggibilità, tra lettera e spirito. È un testo che parla agli addetti ai lavori ma resta accessibile anche ai lettori comuni curiosi di scoprire cosa accade "dietro le quinte" di un romanzo tradotto. La scrittura è chiara, spesso ironica, mai pedante.
Mi viene in mente "traduttore, traditore". La frase racchiude una verità parziale ma innegabile. Ogni traduzione comporta necessariamente delle perdite: il suono, le risonanze culturali, le associazioni che una parola evoca nella lingua d'origine. Il traduttore "tradisce" nel senso etimologico di tradere, "consegnare, trasferire", ma anche, inevitabilmente, trasformare.
Tuttavia, questa sentenza può essere riduttiva. Una buona traduzione non è un tradimento ma piuttosto una ri-creazione, un atto interpretativo che permette a un testo di vivere in un'altra lingua. Come diceva Borges, "il concetto di testo definitivo non corrisponde che alla religione o alla stanchezza". Anche l'originale è, in un certo senso, già una traduzione: dal pensiero alla parola.
Fatica stesso, nel suo libro, mostra come il lavoro del traduttore sia quello di un equilibrista: deve perdere qualcosa per guadagnare qualcos'altro, deve scegliere quale aspetto preservare. E in questo senso, il "tradimento" diventa fedeltà a un livello più profondo: fedeltà all'effetto, all'esperienza di lettura, alla voce dell'autore. show less
Il libro è insieme un saggio sulla traduzione e una sorta di memoir professionale: Fatica discute le scelte traduttorie, i dilemmi che ogni show more traduttore affronta quotidianamente, la tensione tra fedeltà e leggibilità, tra lettera e spirito. È un testo che parla agli addetti ai lavori ma resta accessibile anche ai lettori comuni curiosi di scoprire cosa accade "dietro le quinte" di un romanzo tradotto. La scrittura è chiara, spesso ironica, mai pedante.
Mi viene in mente "traduttore, traditore". La frase racchiude una verità parziale ma innegabile. Ogni traduzione comporta necessariamente delle perdite: il suono, le risonanze culturali, le associazioni che una parola evoca nella lingua d'origine. Il traduttore "tradisce" nel senso etimologico di tradere, "consegnare, trasferire", ma anche, inevitabilmente, trasformare.
Tuttavia, questa sentenza può essere riduttiva. Una buona traduzione non è un tradimento ma piuttosto una ri-creazione, un atto interpretativo che permette a un testo di vivere in un'altra lingua. Come diceva Borges, "il concetto di testo definitivo non corrisponde che alla religione o alla stanchezza". Anche l'originale è, in un certo senso, già una traduzione: dal pensiero alla parola.
Fatica stesso, nel suo libro, mostra come il lavoro del traduttore sia quello di un equilibrista: deve perdere qualcosa per guadagnare qualcos'altro, deve scegliere quale aspetto preservare. E in questo senso, il "tradimento" diventa fedeltà a un livello più profondo: fedeltà all'effetto, all'esperienza di lettura, alla voce dell'autore. show less
Oct 9, 2025Italian
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