De Petersburgse pest

by I. Gontsjarov

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, ± . Ivan Goncharov ? Lihaja bolest'

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Born into a wealthy merchant family, Goncharov pursued a career in the civil service; first in the ministry of finance, and later, during more liberal times after 1855, in the censorship department. Most of his life was very placid, troubled only once by an extended sea voyage to Japan, which resulted in a smoothly written travel narrative, The show more Frigate Pallas (1855--57). In his later years, he suffered from paranoia, having become obsessed with the notion that Ivan Turgenev and such foreign writers as Flaubert had plagiarized elements of his last work. Goncharov's solid reputation as a major realist writer rests, above all, on his second novel, Oblomov (1859). The fame of this work derives from its unmatched depiction of human slothfulness and boredom, embodied in the book's likable hero. Oblomov is now a literary and cultural archetype, while the term Oblomovism has entered the Russian language, denoting indolence and inertia of epic proportions. Goncharov's other works are of lesser stature. A Common Story (1847) is an entertaining bildungsroman about a young man's gradual abandonment of his early ideals. The Precipice (1869), on which Goncharov worked for almost 20 years, is a massive portrayal of gentry life in the country. Although its antiradical plot is not terribly successful, the book contains a gallery of striking social and psychological types: particularly memorable are the novel's women. (Bowker Author Biography) show less

Some Editions

Langeveld, Arthur (Translator)
Langeveld, Arthur (Afterword)

Series

Belongs to Publisher Series

Common Knowledge

Canonical title*
La malattia malvagia
Original title
Lichàja bolèst'
Original publication date
1838; 1936
Important places*
St. Petersburg, Rusland
Epigraph*
Nel dicembre 1830, quando il colera giro-
vagava ancora per Mosca, benché fosse gia
notevolmente diminuita la sua espansione, su
duecentocinquanta galline cinquanta persero
la vita in un brevissimo periodo di ... (show all)tempo.

Opuscolo scientifico sugli effetti del
colera a Mosca
, del dottor Kristian
Loder, Mosca, pagina 81
First words*
Avrete letto, egregi signori, o forse almeno sentito, di una strana malattia da cui erano una volta affetti i bambini in Germania e in Francia e di cui non esiste altro esempio negli annali della medicina.
Quotations*
Arrivò aprile. Il sole con raggio fiammeggiante salutò l'ultimo giorno d'inverno che andandosene fece una smorfia così deplorevole che la Neva si spaccò dal riso e uscì fuori dalle sponde, e la terra indurita sorrise di ... (show all)tra la neve. La spensierata rondinella chiacchierina e l'allodola portarono la notizia dell'arrivo della primavera. Quelli che morivano o dormivano risuscitarono e si svegliarono. Tutto si affaccendò, si mise a cantare, a zampettare, brontolare, gracidare. - Gloria a Dio nel più alto dei cieli e pace in terra agli uomini che egli ama -. E ad un tratto anche gli abitanti di Pietroburgo si accorsero della primavera.
[Nikon Ustinovič Tjaželenko] era famoso fin dagli anni giovanili per la metodica pigrizia senza precedenti e l'eroica indifferenza alla vanità del mondo. Passava la maggior parte della vita sdraiato a letto. Se gli capitav... (show all)a talvolta di sedersi, questo avveniva all'ora di pranzo. Per la colazione e per la cena, secondo lui, non valeva assolutamente la pena di farlo [...] molto raramente usciva di casa e, a causa di un avita condotta sempre da sdraiato, aveva acquistato tutti gli attributi di uno scansafatiche. Gli fioriva e s'innalzava dalla pancia un monte eccessivamente grande. tutto il resto del corpo gli scendeva come le pieghe di un rinoceronte, formando un specie di vestito naturale.
[...] gli Zurov sono malati.
- Ma che dici? Malati di cosa? - gridai io con terrore.
- Di una malattia strana, caro mio, molto strana. E contagiosa! [...]
- Dimmi almeno il nome e i sintomi di questa malattia, - d... (show all)issi.
- Il nome non c'è perché, come mi risulta, è il primo caso. E per ciò che riguarda i sintomi, adesso te li spiego. Beh, non so proprio da dove iniziare... vedi... Eh, sì, diventa una cosa molto ingarbugliata quando non ne sai il nome... Ecco, chiamiamola, almeno per ora, «malattia malvagia». E poi, quando i medici ne sapranno qualcosa, la battezzeranno a modo loro. Fatto sta che gli Zurov d'estate non possono restare a casa. Ecco dov'è questa terribile, questa micidiale malattia. -
- Persino io , anni fa... ti rivordi i begli anni di una volta quando ero così stupido da passare la maggior parte del giorno, e anche della notte, in piedi? eh, giovinezza, giovinezza! Dio, come mi piaceva andare nel bosco ... (show all)con una piccola provvista, per esempio... eh... un tacchino arrosto sotto l'ascella e una bottiglia di malaga in tasca. Mi accomodavo sotto un albero, mi sdraiavo sull'erba, mangiavo un boccone e mi godevo una giornata calda. Beh, e poi... a casa! Ma quella gente lì si ammazza con le gite in campagna! Figurati a che punto sono arrivati! Se un giorno d'estate rimangono a casa, allora (di nascosto, l'ho sentito confessare a loro stessi durante uno degli attacchi) si sentono oppressi, angosciati, non trovano pace. Una forza irresistibile li trascina fuori città, uno spirito maligno s'impadronisce di loro. Ed eccoli... - qui Tjaželenko cominciò a parlare con fervore. - Eccoli corrono in barca, in carrozza, a piedi. Arrivati là, camminano fino alla morte, finché non cadono per terra. Ora salgono sulle cime, ora scendono nei burroni. - Ognuno di questi concetti egli accompagnava con un gesto pittoresco. - Si mettono ad attraversare i ruscelli a guado, affondano nelle paludi, si fanno strada in mezzo a cespugli spinosi, si arrampicano su alberi altissimi. Dio, quante volte annegavano, si precipitavano negli abissi, affondavano nel limo, si intirizzivano di gelo e persino - che terrore! - pativano la fame e la sete!
Ma come sono questi sintomi?
- Eh, quei continui sbadigli, la malinconia, l'angoscia, la mancanza del sonno e dell'appetito, il pallore e allo stesso tempo certe macchie misteriose in tutta la faccia e qualcosa di strano,... (show all) di selvaggio negli occhi...! [...]
appena loro si ricordano dei boschi, dei prati, delle paludi, dei posticini solitari, tutti i sintomi si manifestano e li prende l'angoscia ed il tremito finché non soddisfano lo sciagurato desiderio. Allora tutti insieme corrono via di casa senza fiato, prendendo appena il necessario, come se fossero spinti, istigati da tutti i demoni dell'inferno.
- Ma dove vanno allora?
- Dappertutto. Per trenta verste intorno a Pietroburgo non c'è un cespuglio che loro non abbiano frugato. Non parlo dei luoghi conosciuti, come Peterhoff e Pargolovo, che tutti visitano. Loro cercano gli angoli sperduti, poco frequentati, solo per, guarda un po'!, conversare con la natura, respirare l'aria fresca, sfuggire la polvere e... chi sa cosa ancora. Prova ad interrogare Marja Aleksandrovna. Lei te ne racconterà delle belle: «Qui, sa, solo per la puzza dei ristoranti e dei mercati si può soffocare!». Guarda che ingiustizia!, che nera ingratitudine! Mercati e ristoranti! Questi ricettacoli di salute e di pacifica felicità! Sfuggire i luoghi dove isi concentrano i frutti di due ricchissimi regni della natura: animale e vegetale! Soffocare dell'aria di quei posti dove al dolcissimo nostro fabbisogno, il mangiare, erigono palazzi, costruiscono altari! Dimmi un po', quale piazza è più maestosa di quella Sennaja, e in che cosa cede il primato la mostra delle opere naturali che si fa in essa, a quella delle opere d'arte? Insomma, sfuggire il piacere che è l'unico che non ci tradisce e, sempre giovane, sempre fresco, ogni giorno ci copre di nuovi imperituri fiori! Tutto il resto è spettro e fumo, tutto è precario e instabile. Tutte le altre gioie ci sfuggono nel momento in cui le raggiungiamo. Mentre qui, anche se qualcosa provasse a sfuggirci, la pallottola precisa vola avanti, chiamata dalla voce del desiderio bizzarro, e s'impadronisce dell'essere intrepido. A che servono questi innumerevoli mezzi e comodità se non per goderseli con gratitudine e...
Ognuna di esse [gite] veniva marcata inevitabilmente da qualche incredibile avventura. Ora si rompeva l'assale e la carrozza ribaltava, seminando come la cornucopia diversi oggetti in pittoresco disordine: pentolini, uova, ar... (show all)rosto, uomini, samovar, tazzine, bastoncini, calosce, signore, ciambelle, ombrelli, coltelli, cucchiai. Ora la pioggia continua e la stanchezza li costringevano a cercare riparo in qualche capanna, che si trasformava a sua volta in un palcoscenico curiosissimo per la sua varietà. Vitellini, bambini, panchine non coperte, pareti nere di fumo, uomini russi e finlandesi, scarafaggi, pentole, piatti, signore russe e finlandesi, mantelle, impermeabili, armjak, cappellini da signora e lapti, senza alcuna preparazione cominciavano a recitare un avanspettacolo divertentissimo.
Noi [...] andammo avanti a piedi e, come si suol dire nelle favole, camminammo, camminammo e non c'era fine al nostro cammino. Dirò solo che discendemmo lungo cinque vallate, facemmo il giro intorno a sette laghi, salimmo su... (show all)i tre monti, sedemmo sotto i settantun alberi del vasto e tenebroso bosco e in più sostammo presso ogni posticino interessante.
[...] la loro meta finale era di trasferirsi in America dove, secondo le loro testuali parole, la natura era più attraente, l'aria molto più piacevole, le montagne più alte, c'era meno polvere e via discorrendo.
Last words*
(Click to show. Warning: May contain spoilers.)«Un giorno», così terminò l'inglese il suo racconto, «essi, con una notevole provvista di vestiti e cibo, andarono in montagna e da lì mai più tornarono».
Original language
Russian
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Fiction and Literature, General Fiction
DDC/MDS
891.733Literature & rhetoricAsian LiteratureEast Indo-European and Celtic literaturesRussian and East Slavic languagesRussian fiction1800–1917

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