Le stelle fredde

by Guido Piovene

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Premio Strega nel 1970, questo libro è il primo di Piovene che leggo e ahimè non posso dire di essermici trovato in sintonia. L’avvio è promettente e parla di straniamento, di fuga, di mistero. La relazione con il padre e i luoghi natali, così come di nuovo il mistero che aleggia come minaccia, danno al libro corpo e ritmo. Poi, a un certo punto, tutto rallenta e si imballa, e da quando il protagonista incontra un personaggio che vuol farsi chiamare Dostoevskij, tutto si sfuma, perde eccessivamente di contatto con la realtà e, in definitiva, diventa noioso, senza che emerga più un filo narrativo dotato di sostanza. Peccato, probabilmente sono io a non averlo capito.
Lasciato dalla sua donna, il protagonista di questo romanzo lascia la città per trasferirsi in campagna, in una casa ereditata. Qui viene sospettato dell'omicidio di un abitante del luogo che nutriva per lui antichi rancori. L'uomo, per sottrarsi agli interrogatori, si nasconde non lontano dalla casa, in un luogo solitario tra le colline, dove incontra un poliziotto filosofo ed un enigmatico personaggio che si rivela essere il fantasma di Dostoevskij.
Premio Strega 1970

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Original title
Le stelle fredde
Original publication date
1970
Dedication
A Valentino Bompiani
First words
Il medico mi chiese:
"Peggio dal destro o dal sinistro?"
"Non saprei fare distinzioni tra un orecchio e l'altro."
"Qaundo te ne sei reso conto?"
"Da poco, ma mi sono accorto che durava da un pezzo. L'hanno not... (show all)ato gli altri prima di me."
"Per ogni genere di suono?"
"Sì, ma non egualmente. Qaulcuno penetra di più, qualcuno meno, e le voci meno di tutti. Qualche voce poi fa eccezione, per esempio la tua, e mi arriva abbastanza chiara. Con quasi tutti gli altri ho invece l'impressione che parlino bisbigliando. Mi sforzo di afferrare quello che dicono, ma ci riesco solamente a intervalli. Come se le loro parole mi fossero portate da un vento che va e viene. E non posso sempre interromperli per dire: non capisco, parla più forte. Così taccio quando mi chiedono una riposta o rispondo stonato. Soprattutto l'inizio dei discorsi mi sfugge. Mi arriva velato, confuso. Poi spesso l'orecchio si abitua, ma è sempre troppo tardi. La gente mette sempre nelle prime parole, e poi non ripete più, qualche cosa di necessario per comprendere tutto quello che viene dopo. Il nome, per esempio, della persona di cui parla. Cerco d'indovinarlo, e sbaglio. Ide diceva anche..."
Quotations
D'improvviso mi accorsi che l'albero parlava, con un linguaggio suo che non mi era intellegibile. I petali erano segni, parti di una scrittura che formava parole collegate in un numero infinito di combinazioni. Io potevo, par... (show all)tendo da uno di quei piccoli fiori, sviluppare una frase, passando con l'occhio su un altro, e poi su un altro e un altro; e poi ancora seguire una diversa via, o saltare da un petalo a un petalo non contiguo, come in una corsa tra gli astri che sono infiniti di numero, e che può essere pensata come un parlare. L'albero aveva espresso un immenso vocabolario, ma la meraviglia maggiore era che tutti i suoi vocaboli vi erano collegati in infiniti modi, tutti i pensieri detti in uno stesso istante, anche se io potevo percorrerne soltanto qualcuno senza capirne il senso: lo stesso avviene con i sogni, con gli animali e con i morti. La certezza di quel parlare, per quanto incomprensibile, mi dava un sentimento di pace. I miei pensieri formulati si confusero a quelli che, trasmessi dai petali, guizzavano dentro di me come scintille, ne furono sopraffatti.
"Sentii una vampata di caldo, in cui la valle si animò, come un'illustrazione che esca dalla sua fissità e diventi viva d'un tratto, sebbene nulla di preciso vi si muova dentro, né uomo né animale, né altro corpo che mut... (show all)i luogo, ma vi formicola la somma dei moti imprecettibili della vita. E capivo che, in quello spazio, qualcuno che era sulla soglia poteva adesso entrare e muoversi.
Devo fare qualcosa per vivere. Ma quel fare, di cui non avevo un'idea precisa, non somigliava al fare solito della gente. La gente lo avrebbe chiamato ozio, e io non volevo che lo fosse.
Buttarsi in mezzo agli altri? no. Ha troppa stima di se stesso per mettersi al rischio di perdere, troppa poca per credersi sicuramente vincitore. E allora fa la sua scelta. Non con gli altri, ma sull'altra sponda, sulla spon... (show all)da contraria di tutti gli altri messi insieme. Gli altri si danno da fare; lui li sorveglia, li controlla. Non fa niente nel mondo, ma lavora a tenerlo in sesto. Niente di mio. Osservare, investigare.
Last words
(Click to show. Warning: May contain spoilers.)La migliore fotografia del ciliegio è davanti al letto, e la vedo svegliandomi. Adesso sarebbe il momento della sua massima bellezza. So che affacciandomi non potrò più vederlo, ma quasi ogni mattina lo scorgo dietro la finestra, un po' stinto, e più che stinto distanziato dai vetri che si frappongono tra noi. Ondeggia lentamente, questo morto dei morti, come riflesso su quei vetri, ma è integro, non vi manca nulla. È stranamente silenzioso, come se i vetri impedissero di arrivare a me il grande brusio d'api che lo accompagna. Nella matassa dei suoi rami contiene anche chi lo ha uccisio; impregna tutto del suo bianco.

Classifications

Genres
Fiction and Literature, General Fiction
DDC/MDS
853.914Literature & rhetoricItalian, Romanian & related literaturesItalian fiction1900-20th Century1945-1999
LCC
PQ4835 .I59 .S7Language and LiteratureFrench, Italian, Spanish and Portuguese literaturesItalian literatureIndividual authors, 1900-1960

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Italian
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