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Ken Parker è uno dei più incredibili casi editoriali italiani, parliamo chiaramente dell’ambito del fumetto; a fronte dell’incapacità di reggere il mercato in edicola si registra, infatti, un incredibile affetto, anzi quasi una venerazione, da parte dei suoi lettori, pronti ad acquistare le numerose e spesso costose riedizioni di lungo fucile. In questo albo vengono proposte quattro storie; le prime due, brevi. E si parte subito con quel delicato capolavoro di “pallide ombre”, dove la parola lascia lo spazio in maniera integrale al disegno; i colori riempiono ogni spazio dei ricordi di un affamato Ken; nella seconda storia breve, “la leggenda di Kenissuaq”, uno spaccato della cultura degli eschimesi esalta il carattere show more multirazziale delle storie di lungo fucile. Le storie lunghe, “diritto e rovescio” e “sciopero” rappresentano una chiara scelta editoriale di propendere per un Ken impegnato, alle prese con temi sociali: in questo caso l’omosessualità ed i diritti sociali del lavoratori. Lungo fucile è forse più di questo perché nel suo mondo la giustizia non è sociale, ma rappresenta una sfera dei diritti umani. Ma, una selezione i curatori dovevano ben farla e tra le oltre 100 storie ogni scelta avrebbe causato delle controindicazioni. Perché per capire Ken Parker bisogna leggere tutte le storie, cosa che sto lentamente facendo, dopo aver comprato l’ennesima, costosa, ristampa.
Recensione del 04 giugno 2008
La simpatia per Ken precedeva la conoscenza. Penso di averlo iniziato a leggere su Comic Art, mentre cercavo la chiave per entrare in questo mondo. E Ken mi ha sempre affascinato. Diverso, diversissimo da Tex, un altro west, un’altra frontiera. Più umano, meno deciso, forse più sociale, in parte quasi comunista. Gli autori sono schierati, schieratissimi, ma questo fumetto non perde nulla. E’ un grandissimo evento nella storia del fumetto italiano e ne costituisce parte integrante. Ken è un uomo del west che potrebbe vivere oggi, o ieri, o domani, dovunque. In parte è l’esaltazione dei buoni sentimenti, di quelli semplici, elementari, a volte vicini alla banalità. Ma sono i sentimenti della gente comune, prima della sfida dell’homo homini lupus, Hobbes e fuori. Questo albo, poi, ha delle storie straordinarie. Ma, oltre e più di sciopero, spaccato attualissimo sulla sicurezza sul lavoro c’è l’acquarello di pallide ombre. Un capolavoro nel capolavoro, straordinario, emozionante. Ken stupisce ed emoziona. show less
Recensione del 04 giugno 2008
La simpatia per Ken precedeva la conoscenza. Penso di averlo iniziato a leggere su Comic Art, mentre cercavo la chiave per entrare in questo mondo. E Ken mi ha sempre affascinato. Diverso, diversissimo da Tex, un altro west, un’altra frontiera. Più umano, meno deciso, forse più sociale, in parte quasi comunista. Gli autori sono schierati, schieratissimi, ma questo fumetto non perde nulla. E’ un grandissimo evento nella storia del fumetto italiano e ne costituisce parte integrante. Ken è un uomo del west che potrebbe vivere oggi, o ieri, o domani, dovunque. In parte è l’esaltazione dei buoni sentimenti, di quelli semplici, elementari, a volte vicini alla banalità. Ma sono i sentimenti della gente comune, prima della sfida dell’homo homini lupus, Hobbes e fuori. Questo albo, poi, ha delle storie straordinarie. Ma, oltre e più di sciopero, spaccato attualissimo sulla sicurezza sul lavoro c’è l’acquarello di pallide ombre. Un capolavoro nel capolavoro, straordinario, emozionante. Ken stupisce ed emoziona. show less
Sep 5, 2016 (Edited)Italian
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