The History of Rome

by Theodor Mommsen

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Description

The classical historian Theodor Mommsen (1817-1903) published his History of Rome between 1854 and 1856. His work was received with widespread acclaim by the scholarly community and the reading public. In 1902 Mommsen was awarded the Nobel Prize for Literature and acclaimed as 'the greatest living master of the art of historical writing'. Mommsen rejected traditional Enlightenment accounts, which glorified ancient Rome; instead, guided by a new and rigorous criticism of sources, he began the show more demythologisation of Roman history. In a vivacious and engaging style, Mommsen drew bold parallels between the nineteenth century and classical Rome. Volume 4 covers the establishment of the military monarchy; this English translation, first published in 1866, corresponds to the fourth edition of the German third volume. Part 2 begins with Pompey and Julius Caesar and ends with the battle of Thapsus. In this reissue, the index to the entire work is also included. show less

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Un testo monumentale dietro cui sta uno studio immenso e una sapienza storica veramente immensa, se si pensa che è stato scritto nell'800 senza ausilio di mezzi tecnologici ma solo per ricerca sui luoghi e sulle fonti. Per questo meriterebbe 5 stelle. Ancora oggi le basi dello studio della storia romana repubblicana sono quelle delineate dal Mommsen. Ha inoltre il merito di raccontare in modo quasi romanzesco alcune vicende, anche se lo stile risente del tempo e quindi può sembrare pomposo (in questo non aiuta la traduzione italiana fatta in pieno periodo fascista, con un lessico ricercato, da addetti ai lavori).
Paradossalmente, è un testo che illustra piuttosto bene anche la storia e la cultura a cavallo tra XIX° e XX° secolo. E show more qui vengo ai difetti. Uno è la prolissità. Nei capitoli di azione il testo si distende ampio ma lo si segue. Nei capitoli meno narrativi, in cui si analizzano le arti, la cultura e la lingua latine, è piuttosto noioso. L'altro (grave) difetto (credo comune ai suoi contemporanei) e il fare storiografia giudicando i tempi andati col metro di oggi. Ogni aspetto della vita e della cultura, ogni comportamento è giudicato sulla base di valori non contemporanei e con categorie moderne (riferimenti alla democrazia parlamentare, per esempio, che sono tirati un po' per i capelli, anche se magari possono servire per far capire meglio). Al Mommsen per esempio stava notevolmente antipatico Cicerone, che viene stroncato come scrittore e come uomo. Lo stesso giudizio piuttosto spietato viene espresso su Pompeo, che emerge come un eterno indeciso, mentre è piuttosto benevolo con il grande Cesare. Ma il difetto peggiore è sicuramente l'alone nazionalistico che pervade il testo. Interi capitoli sulla cultura sono letti alla luce di una sorta di superiorità tedesca (la frase secondo cui i tedeschi sono eredi dei greci, la cui filosofia e cultura Mommsen ritiene superiore a quella italica, mentre gli italiani non sono mai stati poeti di alto livello... fa sorridere se pensiamo a Dante, Petrarca... e alla enorme differenza che esiste tra greci e tedeschi. Oggi diciami che siamo tutti eredi dei Greci e anche dei Romanim in quanti Europei). In questo senso, dicevo, il testo insegna a noi posteri anche il quadro del dibattito culturale tra '800 e '900, intriso appunto di pregiudizi su popoli e razze, su presunte superiorità, che poi ahimé porteranno a certi estremi. E il Mommsen era un liberale. Quindi se un liberale aveva queste idee (oggi quasi ridicole) immaginiamoci quale dovesse essere il dibattito tra i monarchici e tra quelle forze estremiste che poi avranno il loro peso nei decenni successivi. Insomma, un testo assolutamente fondamentale per la storia antica ma che sente tutti i suoi anni e ha il limite di una impostazione non totalmente scientifica ed eccessivamente giudicante. Tanto di cappello comunque a uno studioso di importanza mondiale. show less
I don't know about other disciplines, but I'm pretty sure that in most specialties of history, there are some basic, "classic" volumes, often 19th century, that are assumed to contain the "facts" which subsequent academic careerists are assumed to know and therefore need not recall. Much more fun to speculate with interpretation and "revisionist" readings without having to remember who did what when. In ancient history, one of these is "Mommsen". I was surprised, therefore, to find, on reading the great Herr Doktor Professor's "History of Rome" (which became available cheap, that is, free, on Kindle) that the proportion of fact to imagination and speculation was pretty small. Mommsen is the quintessential nineteenth century authority. show more He plows through eight centuries of pre-imperial history with magnificent assurance, confidently judging the historical figures whose doings he describes, giving extensive resumes of their thoughts and assigning moral strengths and defects with aplomb, all leading up to his hero, Julius Caesar, who is praised so fulsomely that one really does rub one's eyes in disbelief. Lack of source material is no real hindrance to the good professor-- he knows. He can provide a character sketch and a psychoanalysis of just about anybody in ancient times.

Professor Mommsen makes no pretense of explaining or justifying his point of view--it is simply and self-evidently correct. In English writers of the same period this assurance is often bracing--translated from German, where it is based on slightly different conventional attitudes, it is ridiculous.

My undergraduate years left me with scant respect for academia. Otherwise, I imagine Mommsen would have grieved me. Possibly ancient and medieval history is unusual in the vast and evident superiority of modern efforts over those of the more distant historiographical past. But I bet it's not.

This work, all five volumes, is mighty entertaining. Either Professor Mommsen or his translator was able to avoid the dullness of so much academic writing--but at what cost! I recommend it to anyone who is inclined to admire authority--it should be a good corrective.
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Edition: New Edition, In Four Volumes // Descr: x, 571 p. 21.5 cm. // Series: Call No. { 947 M75 vol. III } Volume III Translated by Rev. William P. Dickson With a Preface by Dr. Leonard Schmitz. // //
Edition: New Edition, In Four Volumes // Descr: x, 768 p. 21.5 cm. // Series: Call No. { 947 M75 vol. IV } Volume IV Translated by Rev. William P. Dickson With a Preface by Dr. Leonard Schmitz. // //
Edition: New Edition, In Four Volumes // Descr: xix, 635 p. 21.5 cm. // Series: Call No. { 947 M75 vol. I } Volume I Translated by Rev. William P. Dickson With a Preface by Dr. Leonard Schmitz Contains Appendix. // //
Edition: New Edition, In Four Volumes // Descr: vi, 568 p. map (1) 21.5 cm. // Series: Call No. { 947 M75 vol. II } Volume II Translated by Rev. William P. Dickson With a Preface by Dr. Leonard Schmitz. // //
Essendo trascorso più di un secolo e mezzo dalla prima uscita, la monumentale storia della Roma repubblicana scritta dal premio Nobel tedesco patisce un po’ il tempo passato, sia per l’evoluzione delle scoperte scientifiche, sia (seppur molto meno) per le trasformazioni del pensiero in materia, ma resta un’opera che merita di essere letto senza farsi spaventare dalla dimensione perché – in aggiunta ai suoi comunque notevolissimi pregi storiografici – si dimostra in innumerevoli parti un testo di elevato valore letterario. Malgrado la traduzione in mio possesso risalga al ventennio fascista (con tanto di polemichette nazionaliste sparse qua e là), la scrittura di Mommsen mostra di unire alla cura maniacale dello studioso il show more coinvolgimento e l’entusiasmo dell’appassionato, narrando i sette secoli che precedono la morte di Cesare come se si trattasse di cronaca viva piuttosto che un pezzo di classicità: per tale scopo, risulta fondamentale il continuo inquadramento sociale e psicologico realizzato analizzando oltre agli eventi anche le modifiche via via intercorse nella sfera dell’arte, della religione, dell’economia e – più in generale – delle relazioni interpersonali. Dal punto di vista temporale, il lavoro prende le mosse non ‘ab Urbe condita’, ma dai decenni precedenti, attraverso l’accurato tratteggio delle tribù presenti nell’Italia centro-meridionale e dei rapporti fra di loro e con i Greci, per giungere sul limitare delle idi di Marzo: quasi che l’autore non se la fosse sentita di raccontare la caduta del suo idolo assoluto, Giulio Cesare, e del dominio ‘illuminato’ che egli esercitava sugli ormai vastissimi possedimenti di Roma. Lo storico difatti non si fa pregare a mettre in chiaro le proprie simpatie e antipatie, a volte sottolineate dal semplice mutare dello stile nel racconto, in un’esposizione che è tutto meno che asettica sebbene sempre precisa e documentatissima (il corpo delle note è imponente, una sorta di libro nel libro): su alcune posizioni si può discutere, ma quel che conta è chi scrive cerca con costanza di farle discendere dai fatti. Allo stesso modo, vengono enfatizzate le innumerevoli vergogne disseminate lungo l’esistenza della repubblica romana, laddove il sangue correva a fiumi a causa di errori, ignavia, avidità: dalla dissennata condotta della guerra annibalica alle doppiezze in politica estera, dalla gratuita distruzione di Corinto alla ferocia delle guerre civili che, si sa, in materia sono in ogni tempo le peggiori. Seppur cresciuto in una società meno sensibile della nostra su certi temi, Mommsen narra con una punta di sgomento i massacri indiscriminati e le persecuzioni feroci che contrassegnarono con frequenza impressionante tutto il periodo – non che i due millenni successivi siano stati meglio, ma questo è un altro discorso – completando così un grande affresco di un mondo da noi più lontano di quanto si possa comunemente pensare malgrado vi siano saldamente piantate le nostre radici. show less

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Canonical title
The History of Rome
Original title
Römische Geschichte
Original publication date
1854 (Vol. I) (Vol. I); 1855 (Vol. II) (Vol. II); 1856 (Vol. III) (Vol. III)
Important places
Rome, Lazio, Italia
Epigraph
Arduum res gestas scribere.

SALLUSTIUS
First words*
Sulle sponde di quel mare Mediterraneo che, insinuandosi nella terraferma, forma il più vasto golfo dell'Oceano ed ora restringendosi per mezzo di isole o promontari, ora estendendosi ampiamente, unisce e separa ad un tempo ... (show all)le tre parti del mondo antico, si stabilirono fin dai tempi remoti genti varie che, se sotto l'aspetto etnograficao e linguistico appartengono a stirpi diverse, storicamente formano un unico complesso.
Quotations*
Il traduttore A. Quattrini scrive di Mommsen: "Il meno che si possa dire per iscusar la sua paradossale incomprensione è che una volta ancora si dimostra che Iddio ha negato al Tedesco il senso della bellezza."
Last words*
(Click to show. Warning: May contain spoilers.)Per i popoli del Mediterraneo, oppressi in mille modi, si levò però con Cesare, dopo un soffocante meriggio, una sera tollerabile; e quando, dopo una lunga notte storica, ricomparve il nuovo giorno dei popoli, e quando giovani nazioni nel proprio libero moto presero la corsa verso nuovi ed elevati scopi, allora si vide che in parecchi di quei popoli i semi sparsi da Cesare avevano germogliato e avevano portato al crescere della pianta dell'individualità nazionale, primo passo verso una comunità universale socialmente progredita.
Original language
German
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History, Nonfiction, General Nonfiction
DDC/MDS
937History & geographyHistory of ancient world (to ca. 499)Italian Peninsula to 476 and adjacent territories to 476
LCC
DG209 .M666History of Europe, Asia, Africa and OceaniaCityHistory of ItalyAncient Italy. Rome to 476HistoryGeneral
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