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Luca Ricolfi

Author of La società signorile di massa

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Includes the name: Luca Ricolfi

Image credit: via Rizzoli Libri

Works by Luca Ricolfi

La società signorile di massa (2019) — Author — 25 copies, 1 review
Sinistra e popolo. Il conflitto politico nell'era dei populismi (2017) — Author — 12 copies, 1 review
Manifesto del libero pensiero (2022) — Author — 11 copies, 2 reviews
Il danno scolastico (2021) — Author — 11 copies, 1 review

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Non e' il libro di Ricolfi che mi aspettavo: qui la parte scientifica e' - seppur divulgativa - abbastanza importante. Pur laureato economista, se avessi saputo di tutto questo dispiego di forze matematiche forse non l'avrei acquistato: credevo in un trattato piu' sociologico che non macroeonomico, più recente e meno basato su dati che - ahime' - si vogliono fermare al 2007. E' senz'altro interessante, ma al momento non trovo la risposta fondamentale: crescita, perche'? Perche' tutto questo show more dispiego di forze e intelligenza per sapere se il nostro mondo crescera' all'infinito oppure si fermera'? Anche senza troppe dimostrazioni, il buon senso induce a propendere per quest'ultima ipotesi: le leggi macroeconomiche possono o confermare, oppure - con la lieve modifica di un solo esponente in una formula - negarlo. Sapendo che tutto dipende da un esponente o da una interpretazione, tutte queste pagine sono oltremodo superlfue.
Verso la parte finale si riprende, e i suggerimenti che si possono dare sono del tutto simili a quelli che si potevano dare senza i fuochi d'artificio delle espressioni economiche - anche se senz'altro aiutano.
Alla fine, quasi 50 pagine tra note, bibliografia, indici, approfondimenti scientifici.
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Un titolo e una tesi molto forti (la società signorile di massa: la metà degli italiani non lavora e conduce comunque una vita agiata) sviluppate da un sociologo che usa dati in maniera convincente e insieme discutibile (si veda per esempio qui: https://www.econopoly.ilsole24ore.com/2020/01/02/produttivita-lavoro-ricolfi/). Senza dubbio un libro che fa riflettere, ma che si lascia spesso andare a critiche risapute, moraliste e in definitiva noiose (la società dei consumi, i "bamboccioni" show more e così via), senza sviluppare gli aspetti forse più interessanti (per me: la democratizzazione involuzione dell'istruzione). show less
Il Manifesto della Mastrocola e di Ricolfi è da sottoscrivere senza indugi. Per poter, finalmente, liberare la parola e, con la parola, il pensiero. La loro analisi è semplice, anzi talmente semplice, da apparire banale. Ma nell’epoca del politicamente corretto come dovere sociale, dell’antifascismo come imprimatur di ogni affermazione, dell’assolutamente conforme, un testo come questo diventa fondamentale. La base di partenza è la prevalenza della cultura di sinistra. Da lì show more partono le tendenze sociali, politiche e culturali. Ma dopo decenni in cui la sinistra si è battuta per i diritti dagli anni Ottanta, l’attenzione si è spostata sulla forma: delle parole. Che diventano belle, giuste, diremmo oggi resilienti, e quindi alla base di pensieri ed opinioni condivisibili. O scorrette, da imprigionare, castigare, mortificare, a prescindere dal contesto e dal significato. Ogni forma di dibattito si blocca al limite della parola, alla conformità della stessa alla sensibilità di un’élite che si è nominata custode del linguaggio. Libro veramente molto interessante. show less
Cominciamo dal fondo. Se vi interessa conoscere tutte le tesi di questo libro vi basta leggere le poche pagine dell'epilogo: trovate tutto. Passi il capitolo precedente, che esplicita come sono stati raccolti e analizzati i dati, ma i primi due terzi del libro sono inutilmente ripetitivi, quasi come se Ricolfi si sentisse in colpa e dovesse spiegare perché lui non è più di sinistra mostrando perché sono i fatti stessi che lo impongono. Non posso dire che il libro è inutile: ci sono show more parecchi buoni spunti, come la tricotomia di Hayek conservatori - socialdemocratici - liberaldemocratici spiegata bene, la differenza tra populismo di destra e nazifascismo (entrambi vogliono il predominio dei "noi", ma il primo è isolazionista e il secondo espansionista), la scelta della sinistra di staccarsi dalle masse operaie per dedicarsi al ceto medio. Ma il battere sul fatto che il buonismo sia la logica conseguenza per sentirsi ancora di sinistra mi pare una tesi ardita; anche l'analisi che vede una correlazione tra crescita del populismo e crescita dei reati compiuti da stranieri è tecnicamente corretta ma probabilmente sfasata, perché manca la controprova che misura non tanto la nazionalità quanto il reddito. Insomma, uno dei classici casi in cui un bignami sarebbe stato meglio. show less

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