
Alberto Rollo
Author of Un'educazione milanese
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Verso la fine del libro, è lo stesso Rollo a definire la sua scrittura "né di invenzione né di mera evocazione biografica". E credo stia in questa osservazione, che presuppone un'indecisione fondante, l'origine dei limiti di questo libro, soprattutto rispetto all'apparente pudore che fa usare a Rollo l'aggettivo "mera" per riferirsi alla sua componente più biografica. Perché è proprio da quest'ultima, quando un certo controllo pare venire meno, che emergono le pagine più vere e show more coinvolgenti del testo, che scorrono via leggere e restano negli occhi. Altrove, quando il racconto è sotto il controllo di un'eccessiva razionalizzazione prospettica, si sfocia nel territorio della saggistica e soprattutto di una scrittura pesante e respingente. È davvero un peccato.
Nota a margine: finito di leggere il 26 maggio 2017, a poco più di un mese dall'elezione del Premio Strega cui questo libro è candidato. Mi stupirebbe vederlo vincitore - e, a titolo del tutto personale, non lo voterei. show less
Nota a margine: finito di leggere il 26 maggio 2017, a poco più di un mese dall'elezione del Premio Strega cui questo libro è candidato. Mi stupirebbe vederlo vincitore - e, a titolo del tutto personale, non lo voterei. show less
“Com’è che si appartiene ad una città? C’è qualcosa di tribale in questa restituzione di identità. E c’è qualcosa di antico nel riconoscere quanto può essere contaminante quell’appartenenza.”
Ho intrapreso questa lettura per vedere se, dopo “La vita agra” di Bianciardi, mi arrivasse un’immagine di Milano con una prospettiva diversa, oltre alla curiosità di leggere di una città che mi ha sempre interessato per il suo ruolo guida nella storia nazionale.
Ed è stata una show more gradita sorpresa, Alberto Rollo, che non conoscevo, racconta la sua storia insieme a quella della sua città in maniera più che convincente, infilando una carrellata di anni dove la sua vita si intreccia inestricabilmente con le trasformazioni di una città sempre in continua evoluzione, a tal proposito mi sono molto piaciuti i richiami a Umberto Boccioni e ai suoi quadri sulle città del futuro.
I temi sono quelli classici, la Milano del boom economico industriale, l’avvento della moda, le dismissioni, l’espansione edilizia, un po’ defilati gli anni di piombo, tutto vissuto e raccontato da uno che era impegnato a viverci in quella realtà, tra famiglia, amici e un futuro da inventare.
Anche se non sono di Milano posso provare a capire le ragioni per cui Rollo parla di un’educazione milanese e di un senso di appartenenza a una città in cui si è vissuto e lavorato per una vita e condividerle, non mi è sembrato comunque che accennasse a un sentimento diffuso quanto più che altro alla sua esperienza personale di uomo molto legato alla realtà cittàdina dove è sempre vissuto, tanto da raccontarne i molti pregi e… i pochi difetti.
Buon libro a mio avviso e buona narrazione che, dopo un avvio interlocutorio si stabilizza su un buon livello per dare poi il meglio nelle pagine finali, con una serie di interessanti e condivisibili considerazioni; non sarà la bibbia meneghina, ma pur essendo di fatto un’autobiografia, offre comunque un sostanzioso sguardo, anche se soggettivo e non dal punto di vista operaio, su eventi e trasformazioni, in un arco di tempo, che hanno interessato milioni di persone. show less
Ho intrapreso questa lettura per vedere se, dopo “La vita agra” di Bianciardi, mi arrivasse un’immagine di Milano con una prospettiva diversa, oltre alla curiosità di leggere di una città che mi ha sempre interessato per il suo ruolo guida nella storia nazionale.
Ed è stata una show more gradita sorpresa, Alberto Rollo, che non conoscevo, racconta la sua storia insieme a quella della sua città in maniera più che convincente, infilando una carrellata di anni dove la sua vita si intreccia inestricabilmente con le trasformazioni di una città sempre in continua evoluzione, a tal proposito mi sono molto piaciuti i richiami a Umberto Boccioni e ai suoi quadri sulle città del futuro.
I temi sono quelli classici, la Milano del boom economico industriale, l’avvento della moda, le dismissioni, l’espansione edilizia, un po’ defilati gli anni di piombo, tutto vissuto e raccontato da uno che era impegnato a viverci in quella realtà, tra famiglia, amici e un futuro da inventare.
Anche se non sono di Milano posso provare a capire le ragioni per cui Rollo parla di un’educazione milanese e di un senso di appartenenza a una città in cui si è vissuto e lavorato per una vita e condividerle, non mi è sembrato comunque che accennasse a un sentimento diffuso quanto più che altro alla sua esperienza personale di uomo molto legato alla realtà cittàdina dove è sempre vissuto, tanto da raccontarne i molti pregi e… i pochi difetti.
Buon libro a mio avviso e buona narrazione che, dopo un avvio interlocutorio si stabilizza su un buon livello per dare poi il meglio nelle pagine finali, con una serie di interessanti e condivisibili considerazioni; non sarà la bibbia meneghina, ma pur essendo di fatto un’autobiografia, offre comunque un sostanzioso sguardo, anche se soggettivo e non dal punto di vista operaio, su eventi e trasformazioni, in un arco di tempo, che hanno interessato milioni di persone. show less
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