
Claude Bleton
Author of I negri del traduttore
Works by Claude Bleton
Les Dénonciateurs 1 copy
Associated Works
Me, Who Dove into the Heart of the World (2010) — Translator, some editions — 216 copies, 25 reviews
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Common Knowledge
- Birthdate
- 1942
- Gender
- male
- Occupations
- writer
translator - Organizations
- Directeur du Collège international des traducteurs littéraires d'Arles
- Nationality
- France
- Places of residence
- Paris, France
Arles, France - Associated Place (for map)
- France
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Reviews
Il traduttore esiste come conseguenza dell'autore o, meglio, il traduttore traduce/trasferisce/tradisce in una lingua un'opera scritta e concepita da qualcuno in qualche altra lingua.
Sembra che non sempre sia così.
Questo libro è la storia di un traduttore francese che, invece di tradurre, si inventa testi e li attribuisce (più o meno forzatamente) ad autori magari già noti ma all'inizio della carriera. Saranno questi ultimi a dover redigere l'originale a partire dalla sua versione show more tradotta e a doversi caricare, così, delle croci sopportate -finora- solo dai traduttori.
E', in fondo, una vendetta crudele verso il proprio aguzzino da parte del traduttore, che sarà costretto ad arrivare fino all'eliminazione fisica, scegliendo l'opportuna modalità di esecuzione, caso per caso, in forma di "contrappasso".
Alla fine non sarà la legge a interrompere la catena dei delitti (quelli letterari e quelli penali) ma la pavidità degli editori ...
Una versione borgesiana della critica letteraria.
L'argomento si presta ad alcune considerazioni.
Il vecchio e non risolto problema (Fedeltà all'originale o interpretazione/adattamento alla cultura della lingua che riceve l'opera?) qui è ribaltato (ed in parte magari risolto): sarà l'autore -finalmente- a doversi adattare a trame, situazioni, personaggi, climi e stile definiti per lui dal solerte traduttore.
Inoltre questo libro contribuisce a chiarire una querelle, in atto da qualche tempo (il Sole24Ore della Domenica), sulla "nuova" letteratura italiana o, meglio, sulla lingua dei "nuovi" autori italiani, che sembrano aver perso la ricchezza del nostro eloquio con semplificazioni (e impoverimenti) dello stile eliminando (perdendo?) le forme migliori (le più complesse) della lingua, nel senso di purezza e completezza di espressione.
La cosa è imputata alla deprecabile volontà di scrivere e comporre come se già si prevedesse la versione inglese dell'opera, che sicuramente preferisce coordinazione e frasi brevi in luogo di subordinazioni e periodi complessi.
Ma perché la versione inglese? Ma perché il mercato anglosassone è ben più redditizio, non foss'altro che per dimensioni, e perché è quello il mercato che potrebbe trasformare l'opera letteraria in un film o in uno sceneggiato televisivo (massima fortuna dal punto di vista delle entrate finanziarie). (Qualcuno insinua anche di più: Orrore! Orrore! si tratterebbe di trasposizioni letterarie di opere nate come sceneggiature cinematografiche o televisive.)
Insomma la lingua si perderebbe a causa dell'eccessiva attenzione ai soldi.
E riecco che spunta l'Antica Questione del rapporto dell'Arte con il Potere (cioè, per essere meno ipocriti, i soldi) che, gira e rigira, si ripresenta periodicamente in forme nuove.
Questo libro testimonia/acclara/dimostra il contrario: la verità è che la letteratura dei nuovi autori italiani non esiste o, meglio, è il prodotto di uno (o più) traduttori inglesi che impostano e scrivono testi che poi gli autori italiani, pavidi ma soprattutto avidi, firmano.
Ma poi, chissà se invece questa non sia un'invenzione/confessione della traduttrice italiana (Paola Carbonara), che si sarà indubbiamente divertita (e magari vendicata di qualche vecchio sgarbo di qualcuno) nel tradurre (o nel concepire) questo testo. show less
Sembra che non sempre sia così.
Questo libro è la storia di un traduttore francese che, invece di tradurre, si inventa testi e li attribuisce (più o meno forzatamente) ad autori magari già noti ma all'inizio della carriera. Saranno questi ultimi a dover redigere l'originale a partire dalla sua versione show more tradotta e a doversi caricare, così, delle croci sopportate -finora- solo dai traduttori.
E', in fondo, una vendetta crudele verso il proprio aguzzino da parte del traduttore, che sarà costretto ad arrivare fino all'eliminazione fisica, scegliendo l'opportuna modalità di esecuzione, caso per caso, in forma di "contrappasso".
Alla fine non sarà la legge a interrompere la catena dei delitti (quelli letterari e quelli penali) ma la pavidità degli editori ...
Una versione borgesiana della critica letteraria.
L'argomento si presta ad alcune considerazioni.
Il vecchio e non risolto problema (Fedeltà all'originale o interpretazione/adattamento alla cultura della lingua che riceve l'opera?) qui è ribaltato (ed in parte magari risolto): sarà l'autore -finalmente- a doversi adattare a trame, situazioni, personaggi, climi e stile definiti per lui dal solerte traduttore.
Inoltre questo libro contribuisce a chiarire una querelle, in atto da qualche tempo (il Sole24Ore della Domenica), sulla "nuova" letteratura italiana o, meglio, sulla lingua dei "nuovi" autori italiani, che sembrano aver perso la ricchezza del nostro eloquio con semplificazioni (e impoverimenti) dello stile eliminando (perdendo?) le forme migliori (le più complesse) della lingua, nel senso di purezza e completezza di espressione.
La cosa è imputata alla deprecabile volontà di scrivere e comporre come se già si prevedesse la versione inglese dell'opera, che sicuramente preferisce coordinazione e frasi brevi in luogo di subordinazioni e periodi complessi.
Ma perché la versione inglese? Ma perché il mercato anglosassone è ben più redditizio, non foss'altro che per dimensioni, e perché è quello il mercato che potrebbe trasformare l'opera letteraria in un film o in uno sceneggiato televisivo (massima fortuna dal punto di vista delle entrate finanziarie). (Qualcuno insinua anche di più: Orrore! Orrore! si tratterebbe di trasposizioni letterarie di opere nate come sceneggiature cinematografiche o televisive.)
Insomma la lingua si perderebbe a causa dell'eccessiva attenzione ai soldi.
E riecco che spunta l'Antica Questione del rapporto dell'Arte con il Potere (cioè, per essere meno ipocriti, i soldi) che, gira e rigira, si ripresenta periodicamente in forme nuove.
Questo libro testimonia/acclara/dimostra il contrario: la verità è che la letteratura dei nuovi autori italiani non esiste o, meglio, è il prodotto di uno (o più) traduttori inglesi che impostano e scrivono testi che poi gli autori italiani, pavidi ma soprattutto avidi, firmano.
Ma poi, chissà se invece questa non sia un'invenzione/confessione della traduttrice italiana (Paola Carbonara), che si sarà indubbiamente divertita (e magari vendicata di qualche vecchio sgarbo di qualcuno) nel tradurre (o nel concepire) questo testo. show less
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Très amusante divagation sur le rôle du traducteur, arrivé à traduire avant que l'auteur écrive... ce qui pose quelques menus problèmes.
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