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Marco Innocenti (1) (1946–)

Author of L'Italia del 1943: Testimonianze fra cronaca e storia

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Birthdate
1946
Date of death
1946 (author1), 1966 (author 2)
Gender
male
Short biography
Giornalista, responsabile della redazione esteri del "Sole 24 Ore". Studioso di attualità, politica internazionale e di storia contemporanea. Nato a Milano.
Nationality
Italy
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Italy

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Il 1943 è un anno tragico, con due date fondamentali: il 25 luglio e l'8 settembre. Per gli italiani è una stagione fatta di fame, paure, bombe, tedeschi, americani, fascisti, partigiani. L'armistizio dell'8 settembre 1943, così come la conseguente rapida e brutale reazione dell'esercito tedesco, in Italia avevano provocato una catastrofe della struttura politica, amministrativa, civile e militare; in pochissimi giorni la Wehrmacht aveva occupato gran parte della penisola e aveva show more disarmato e catturato centinaia di migliaia di soldati dell'esercito italiano. Il 1943 è anche la ritirata dalla Russia, è la scoperta che la guerra è perduta, è il martirio delle città, la decadenza fisica e morale del Duce, il crollo di un mito.

L’anno dell’Italia divisa, nei libri di storia, coincide con lo sbarco in Sicilia, con il fascismo che cade a fronte di un esercito senza ordini che diserta compatto. E' la calata dei tedeschi, i primi giorni di Salò, è la guerra civile. Con l’armistizio si apre per il nostro Paese un periodo tra i più bui, la cui ricostruzione continua a innescare violente polemiche. Dopo l’8 settembre i Savoia riparano a Brindisi per fondare il “Regno del Sud”, mentre Mussolini è liberato ed annuncia la nascita della Repubblica sociale italiana. La Penisola, divisa fra i due fronti lungo la linea gotica, diventa un punto nevralgico per le sorti del conflitto; a farne le spese è una popolazione straziata, divisa, colpita dai bombardamenti e condannata all’orrore di una lotta fratricida. Intanto, in un vortice di avvenimenti, la guerra si avvicina alla fine: Roma occupata e liberata, l’eccidio delle Fosse Ardeatine, lo sbarco in Normandia, la Conferenza di Yalta, la “macelleria messicana” di piazzale Loreto, il suicidio di Hitler, la presa di Berlino, le bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki, il processo di Norimberga e la difficile Conferenza di pace. Tutto inizia nel 1943!

Marco Innocenti, giornalista e scrittore, per oltre vent'anni responsabile del settore esteri al quotidiano “Il Sole 24 Ore”, in questo suo saggio “L’Italia del 1943. Come eravamo nell’anno in cui crollò il fascismo” (Mursia, 1993) va oltre la rendicontazione storica o l’analisi dei fatti principali. Egli si insinua tra le pieghe della storia italiana, ci descrive le sensazioni che saturano l’aria, ci riporta gli odori e i rumori, le canzoni, la vita quotidiana delle persone comuni, Parla di noi italiani divisi e lacerati dalla guerra. Per questo, aiutato da un corredo di una settantina di fotografie e da una scrittura sciolta con un gradevole stile giornalistico, questo saggio si trasforma in un racconto d’altri tempi in cui l’aspetto tragico è spesso levigato dall’ironia di chi scrive.

Anche i titoli dei capitoli in cui Innocenti seziona il suo lavoro, non mancano di un certo humor. C’è, ad esempio, “Prima la patria e poi la morosa”, con la stella cometa che attraversa il cielo e la fame che morde dentro, ma anche le pubblicità delle medicine che tormentano gli italiani: Rodina Montecatini per raffreddori, reumatismi, nevralgie; la Pasticca del Re Sole per la tosse: il purgante Gazzoni; il Veramon; la Magnesia Bisurata e chi più ne ha, più ne metta. Ma c’è pure “I gatti in padella” dove la fame, questa continua grande fame che ci affligge, si affianca al tema degli sfollati. Già! Perché di fatto l’Italia, nel 1943, è un paese di sfollati che “si arrampicano sui treni come scimmie e alloggiano dove e come possono”. Hanno buone gambe, spingono carrelli e tricicli carichi di masserizie. In questo racconto della quotidianità spicciola e di sopravvivenza, che talvolta ci fa sorridere o ci sorprende per l’ingegno italico, l’autore ci mostra anche l’orizzonte più ampio dello scenario bellico e politico, italiano e internazionale, rendendolo decisamente più digeribile a chi legge. E così, tra le vicende di Mussolini o degli Alleati, spuntano i pomodori e le melanzane degli orti di guerra, si sfogliano i quotidiani ed i settimanali in cerca di ricette “di fortuna”, quelle di Petronilla sulla “Domenica del Corriere” o della Signora di Casa su “Eva”.

“L’Italia del 1943. Come eravamo nell’anno in cui crollò il fascismo” è una lettura edificante per la memoria, non tanto per ciò che vorremmo dimenticare sul fascismo e la guerra in cui lo stesso ci fece precipitare, ma per quello che raramente ci viene tramandato di quell’epoca: la capacità di resistere, di andare avanti, di ricostruire, sperare, ricreare una normalità in un quotidiano che di normale non ha nulla. E ciò tanto mi ricorda il racconto della vita nella Ramallah occupata dagli israeliani che ci fa Suad Amiry nel suo “Sharon e mia suocera - Diari di guerra da Ramallah, Palestina”.

Nel capitolo “Compagni si sciopera” c’è la storia di un esercito alla deriva, di una ritirata che più disfatta di così non si può, ma c’è pure la rivolta degli operai al grido di “sacco vuoto non sta in piedi”, l’occupazione delle fabbriche, la confusione, il disorientamento. Innocenti però non dimentica che in quello scenario a far notizia è la vincita al lotto di un detenuto delle carceri di Vignola, duemila lire con un ambo di 9 e 12, gli articoli di legge con cui era stato condannato. Che a tenere su il morale, mentre si sovrapponevano le notizie dei partigiani titini che attaccavano i nostri militari, erano le barzellette, guarda caso sulla fame: “Cameriere, il pesce era migliore la settimana scorsa. Strano signore, è sempre lo stesso” oppure “Quale fiore preferite? Il cavolfiore”.

Ed è così che questo racconto va avanti, alternando al resoconto dell’abbandono dell’Africa l’elenco delle canzoni che gli italiani ascoltano alla radio in quegli anni difficili, i fotogrammi di “Casablanca” con Bogart e la Bergman che vincono l’Oscar, così come l’immagine dei bambini spediti, nell’estate del Bel Paese devastato, alle colonie elioterapiche. Bambini che, tra gli stenti di quel dopoguerra appena iniziato, scoprono per la prima volta il mare, “il cielo azzurro come lo hanno dipinto sui quaderni delle elementari”.

C’è tanto da raccontare, tanto da ricordare, ancor più da sapere di quel 1943 che alle nuove generazioni sembra così incredibilmente lontano. Ma che, come scrive in prefazione di questo libro il suo autore, “è un anno in cui succede di tutto. L’anno della capra secondo il calendario cinese: chi vi nasce è capriccioso, timido, creativo, istintivo, nervoso; chi vi muore, e sono tanti, forse avrà una tomba precaria in terra straniera”.
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Het Italië van 1943 was na drie jaar uitgekeken op de triomfalistische propaganda die het al die tijd te verteren kreeg. Het oorlogsavontuur dat Mussolini voor zijn land in gang zette, bracht enkel een verpletterende realiteit van vele duizenden doden vermisten binnen een onmachtig leger, van verwoeste huizen, van hongersnood, enz... Dit boek beschrijft die realiteit vooral vanuit het standpunt van de modale inwoner van Italië wiens dagelijks leven altijd al in het teken had gestaan van de show more drie C's (il cinema, il calcio e le canzoni). Wat stond er dan in de kranten? Welke films speelden er? Welke boeken werden uitgebracht? Welke liedjes bracht de radio in de huiskamer? Hoe stond het met voetbal? Midden in het boek staan heel wat foto's over enkele belangrijke gebeurtenissen en figuren.
Maar gaandeweg worden de beschrijvingen grimmiger. 25 juli blijkt voor de hoofdspelers in de toenmalige Italiaanse politiek een keerpunt dat ieders illusies en fouten blootlegt, zowel deze van Mussolini als van Grandi, Ciano, Victor Emmanuel of Badoglio. De wapenstilstand van 8 september zorgde er dan voor dat het land tijdelijk compleet in twee werd verdeeld. Maar zowel in het door de geallieerden bezette zuiden als in het door de Duitsers bezette noorden werd steeds meer honger geleden. Voor het noorden kwam daar nog eens een vuile oorlog tussen partizanen en de marionettenrepubliek van Salò bovenop. Bij momenten aangrijpende beschrijvingen zorgen voor een goed evenwicht met de anders nogal droge lijsten van namen en feiten.
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Sono passati cinquant'anni ma il 1945 non è ancora sepolto nel tempo. È stato un anno chiave, l'anno dei vincitori e dei vinti, quello in cui muore la guerra e nasce la pace, in cui finisce un mondo e ne comincia un altro. Un anno di tragedia, perché tragica è la guerra. Un anno di euforia, perché piena di euforia è la pace. Tanti morti e tanta musica, per dimenticare. Tanta gioia e tanti conti da saldare. Un capitolo che si chiude, una generazione che passa la mano. Il sapore di amaro show more in bocca in chi si accorge che gli hanno rubato una vita. Per i vincitori la gloria, per i vinti l'infamia. Per tutti la necessità, forse la voglia, di ricominciare. Il 1945 degli italiani è la piccola storia di piccoli uomini presi in mezzo dalla grande storia. E fatto di guerra, quando sembra che il mondo ti crolli addosso, ma è fatto anche di pace, che ti sorride e sembra una grande fantasia di colori, un arcobaleno in ciclo, un aquilone che vola, il sogno di una vita. Il 1945 è ricominciare a vivere, è ricostruire, ballare, amare, dimenticare, è correre verso un nuovo destino. È accarezzare la pace, con tutto ciò che sa dare. Questo libro vuole raccontare un anno della nostra vita, nei suoi fatti di guerra, di diplomazia e di politica, ma anche e soprattutto nella sua quotidianità, una quotidianità intensa, fatta di atmosfere, umori, ansie, gioie e dolori, speranze, ricordi e sacrifici.

INDICE: Introduzione, Ave Maria, aiutaci tu; Gli albi di Papà Castoro; Gary Cooper e Amedeo Nazzari; La caduta degli dei; I colombi di Milano; Tornano i reduci; Crona aca, piccola cronanca; La politica dei galantuomini.
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Nel mondo dei sogni, nell'estate del 1939, c'è posto per tutti, e l'Europa si fa bella per morire. Gran galà, feste mondane, voglia di vivere: è la notte la vedette più ambita. Fino al colpo al cuore che fulmina l'estate che declina. Il primo settembre tuonano i cannoni: Hitler innesca la miccia che brucerà il mondo intero. Getta gli ultimi spiccioli di pace, attacca, vuole la guerra ma non «quella» guerra. Farà a pezzi la Polonia scatenando una reazione a catena che, alla fine, gli show more salderà il conto. Il 1939 è l'anno in cui si giocano tante vite e tanti destini, l'anno che riporta gli europei in trincea e che brucia un'intera generazione. Scrive Albert Camus: «È cominciato il regno delle bestie». Vammiraglio Wilhelm Canaris spende due sole parole: finis Germaniae. Raccontando il fatale 1939 e la sua estate incosciente e orgogliosa, I cannoni di settembre traccia la storia di un suicidio: quello dell'Europa intera sulla quale, malinconica, scenderà la sera. show less
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