Nicola Labanca
Author of Oltremare. Storia dell'espansione coloniale italiana
Works by Nicola Labanca
Complex Systems and Social Practices in Energy Transitions Framing Energy Sustainability in the Time of Renewables (2017) 3 copies
Storia illustrata delle armi da fuoco. Dall'archibugio alle bombe intelligenti invenzioni e tecnologie che hanno cambiato l'arte della guerra (2009) 3 copies
I gruppi di combattimento : studi, fonti, memorie (1944-1945) : atti del convegno (Firenze, 15 aprile 2005) (2006) 3 copies, 1 review
Associated Works
Les batailles de 1916 [Colloque international, Université Paris-Sorbonne et Sénat, Paris, 22-24 juin 2016] (2018) — Contributor — 1 copy
La France et l'Algérie : leçons d'histoire. De l'école en situation coloniale à l'enseignement du fait colonial (2008) — Contributor — 1 copy
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Il 10 marzo 1896, nei pressi di Adua, un corpo di spedizione italiano comandato dal generale Oreste Baratieri venne annientato
dal poderoso esercito etiopico di Menelik II. Se gli «storici coloniali » italiani hanno sempre cercato di ridimensionare l'entità della disfatta, gli studiosi africani vi hanno visto addirittura uno dei primi segni di riscossa dei neri contro i bianchi.
Quattromilacinquecento morti e circa duemila prigionieri italiani, duemila vittime fra gli «ascari », un numero show more imprecisato
di feriti: Adua fu la più cocente sconfitta patita da una potenza europea nello scramble for Africa, nella corsa alla spartizione del continente nero. La catastrofe africana fece cadere il governo crispino, impresse una svolta alla politica estera ed interna italiane, ridimensionò le ambizioni da grande potenza dell'Italia umbertina, mobilitò le masse popolari di numerose
città italiane che scesero in piazza al grido di «Abbasso Crispi! Viva Menelik!».
Ma in che modo si arrivò ad Adua? Come fu possibile che l'ultima delle potenze europee volesse a tutti i costi un' espansione
sulle coste del Mar Rosso, incagliandosi contro l'impero etiopico, allora uno degli stati tradizionali piiù forti dell'intera Africa? Perché i governi dell'Italia liberale si fidarono cosi tanto dei militari, che sulla prima colonia eritrea avevano steso una presa cosi larga e profonda?
Questo studio di Nicola Labanca basato su una ricognizione amplissima degli archivi politici e diplomatici, militari e coloniali quale mai sinora era stata compiuta - dà una risposta a questi interrogativi.
Avvicinandosi al primo colonialismo italiano da un' ottica internazionale e comparata, evidenzia il peso particolare dei militari e dell'esercito. Analizza le relazioni fra politici e militari che stavano alla radice della politica espansionista. Studia la composizione sociale dei primi reparti coloniali. Esamina senza reticenze strutture e mentalità di quella prima società coloniale italiana che si formò sulle coste del Mar Rosso, dalle primissime occupazioni fino ad Adua. Ricorda l'inesistente preparazione militare che precedette la battaglia. E poi, finalmente, osserva la battaglia: con gli occhi di chi la combatté.
Ciò che emerge da queste pagine non è tuttavia una storia dell' esercito o della guerra, bensì un capitolo di storia della società italiana di fine Ottocento, dei suoi velleitarismi, delle sue ambizioni, dei suoi pregiudizi razziali.
Adua non fu una «giornata sfortunata»; essa fu il punto di arrivo di una lunga marcia che questo libro ci racconta. show less
dal poderoso esercito etiopico di Menelik II. Se gli «storici coloniali » italiani hanno sempre cercato di ridimensionare l'entità della disfatta, gli studiosi africani vi hanno visto addirittura uno dei primi segni di riscossa dei neri contro i bianchi.
Quattromilacinquecento morti e circa duemila prigionieri italiani, duemila vittime fra gli «ascari », un numero show more imprecisato
di feriti: Adua fu la più cocente sconfitta patita da una potenza europea nello scramble for Africa, nella corsa alla spartizione del continente nero. La catastrofe africana fece cadere il governo crispino, impresse una svolta alla politica estera ed interna italiane, ridimensionò le ambizioni da grande potenza dell'Italia umbertina, mobilitò le masse popolari di numerose
città italiane che scesero in piazza al grido di «Abbasso Crispi! Viva Menelik!».
Ma in che modo si arrivò ad Adua? Come fu possibile che l'ultima delle potenze europee volesse a tutti i costi un' espansione
sulle coste del Mar Rosso, incagliandosi contro l'impero etiopico, allora uno degli stati tradizionali piiù forti dell'intera Africa? Perché i governi dell'Italia liberale si fidarono cosi tanto dei militari, che sulla prima colonia eritrea avevano steso una presa cosi larga e profonda?
Questo studio di Nicola Labanca basato su una ricognizione amplissima degli archivi politici e diplomatici, militari e coloniali quale mai sinora era stata compiuta - dà una risposta a questi interrogativi.
Avvicinandosi al primo colonialismo italiano da un' ottica internazionale e comparata, evidenzia il peso particolare dei militari e dell'esercito. Analizza le relazioni fra politici e militari che stavano alla radice della politica espansionista. Studia la composizione sociale dei primi reparti coloniali. Esamina senza reticenze strutture e mentalità di quella prima società coloniale italiana che si formò sulle coste del Mar Rosso, dalle primissime occupazioni fino ad Adua. Ricorda l'inesistente preparazione militare che precedette la battaglia. E poi, finalmente, osserva la battaglia: con gli occhi di chi la combatté.
Ciò che emerge da queste pagine non è tuttavia una storia dell' esercito o della guerra, bensì un capitolo di storia della società italiana di fine Ottocento, dei suoi velleitarismi, delle sue ambizioni, dei suoi pregiudizi razziali.
Adua non fu una «giornata sfortunata»; essa fu il punto di arrivo di una lunga marcia che questo libro ci racconta. show less
Dec 30, 2014Italian
Il libro risponde, in lucida sintesi (la prima, da vent'anni a questa parte), a una serie di interrogativi ormai maturi nel campo degli studi sul colonialismo italiano, o meglio sull'Italia coloniale: per quale apparente contraddizione inItalia (che trale grandi nazioni europee ebbe l' "impero coloniale" più piccolo, meno produttivo e più breve) le esperienze, i temi, i miti coloniali ebbero una così straordinaria importanza? Che rapporto corre tra il colonialismo dell'Italia liberale show more (dal 1885 in Eritrea, dal 1889 in Somalia,dal 1911 in Libia) e quello dell'Italia fascista (dal1935 in Etiopia)?
Quali stereotipi sorressero più o meno consapevolmente l'ideologia coloniale e a che armi ricorse la propaganda? Quali implicazioni economiche, demografiche, culturali ebbero quelle vicende? Esistono infine lecondizioni peruna"decolonizzazione" della nostra memoria coloniale, per guardare senza paura e indulgenze a un aspetto così cruciale della nostra storia?
INDICE
Capitolo I - Per "una più grande Italia"; Capitolo II - Un "impero" per il fascismo?; Capitolo III - Il mito e la propaganda delle colonie; Capitolo IV - Tre bilanci: economia, demografia, società coloniale. show less
Quali stereotipi sorressero più o meno consapevolmente l'ideologia coloniale e a che armi ricorse la propaganda? Quali implicazioni economiche, demografiche, culturali ebbero quelle vicende? Esistono infine lecondizioni peruna"decolonizzazione" della nostra memoria coloniale, per guardare senza paura e indulgenze a un aspetto così cruciale della nostra storia?
INDICE
Capitolo I - Per "una più grande Italia"; Capitolo II - Un "impero" per il fascismo?; Capitolo III - Il mito e la propaganda delle colonie; Capitolo IV - Tre bilanci: economia, demografia, società coloniale. show less
Dec 31, 2014 (Edited)Italian
Una ricostruzione complessiva delle conquiste in terra africana (Eritrea, Somalia, Libia e, da ultimo, Etiopia) che appassionarono il pubblico dell'Italia liberale e del regime fascista: è quanto si prefigge questo volume, proponendo un'interpretazione nuova che non si limita alla storia diplomatica e militare dell'espansione, ma analizza le ragioni politiche e la dimensione sociale dell'imperialismo coloniale italiano. l'autore smonta i messaggi della propaganda colonialista che show more affascinarono generazioni di italiani, mostra i pochi reali vantaggi tratti dall'Italia dai suoi possedimentiafricani, descrive la società coloniale creata nell'Oltremare, con i suoi tratti razzisti, la sua composizione sociale, le sue istituzioni. Prestigio per i governi, gloria per i militari, profitti per gli imprenditori, fortuna per gli avventurieri, terre per i poveri coloni «emigrati» in Africa: nell'Oltremare gli italiani cercavano ognuno qualcosa.
Labanca spiega perché fra di loro, a decenni di distanza, sia ancora diffusa una memoria così indulgente di quella lontana esperianza di dominio coloniale. show less
Labanca spiega perché fra di loro, a decenni di distanza, sia ancora diffusa una memoria così indulgente di quella lontana esperianza di dominio coloniale. show less
Jan 1, 2015Italian
I gruppi di combattimento : studi, fonti, memorie (1944-1945) : atti del convegno (Firenze, 15 aprile 2005) by Nicola Labanca
Fra il 1944 e il 1945 il Regno del Sud fu autorizzato dagli Alleati a formare sei nuove unità militari, che dalle retrovie sarebbero state portate sulla prima linea del fuoco nella guerra contro il nazifascismo. I gruppi di combattimento - questo il nome che fu scelto per loro - avrebbero impegnato ben 50.000 uomini, costituendo il nucleo più consistente dei reparti militari regolari italiani impegnati in armi e in prima linea con gli Alleati. Si tratta di un'esperienza oggi poco nota, show more così come spesso è stato dimenticato l' apporto dato ai Gruppi da volontari - spesso ex partigiani e antifascisti - di regioni già liberate, che offrirono il proprio contributo all' ultimo atto della guerra. Questo volume - frutto dell' attività del Centro interuniversitario di studi e ricerche storico-militari - raccoglie ricostruzioni, memorie, indicazioni di fonti, fondamentali per ricordare una vicenda complessa e troppo a lungo ignorata, o deformata da retoriche di varia ispirazione. show less
Mar 28, 2014 (Edited)Italian
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