Ho appena finito di leggere Che razza di libro! di Jason Mott, e devo dire che mi ha folgorato. La bellezza della scrittura dell'autore e la trama mai scontata e banale mi ha fatto amare questo libro fino al punto di emozionarmi.
Ma andiamo con ordine:
È una storia che si divide su due piani paralleli, quella di un bambino chiamato Nerofumo per il fatto di avere un colore della pelle molto scuro e quella di uno scrittore nero, l'autore appunto di Che razza di libro!
Al bambino i genitori gli danno un dono, quello dell'invisibilità. È il non - visto per tutti coloro i quali lui non vuole che lo vedano. Lo scrittore, invece ha un disturbo dell'immaginazione che non gli permette di distinguere la realtà dalla fantasia. A lui, Nerofumo è visibile, ma crederà che sia solo frutto della sua immaginazione. Col dipanarsi degli eventi si capirà come le due storie si intrecciano - storie di discriminazione e pregiudizi - e solo nel finale si capirà veramente che ruolo hanno l'uno per l'altro.
Senza entrare nei dettagli - non vorrei spoilerare - la storia di questi due personaggi a me ha fatto pensare alla storia di tutti noi, che viviamo le nostre vite rendendo invisibili gli altri.
In che senso?
Nel senso che quando sentiamo una notizia al telegiornale, quando la leggiamo, non ci poniamo mai il problema di capire.
L'invisibilità di Nerofumo è dovuta alla sua paura di essere nero, e se anche noi avessimo paura e rendessimo invisibili gli altri?
La paura genera dolore, il dolore show more scaturisce da un trauma, e quasi sempre noi pensiamo al nostro di trauma.
Ma, se invece di sentire e basta, cominciassimo anche a capire il trauma degli altri? Il perchè è successa una determinata cosa? Che cosa l'ha provocato?
A me sembra, invece, che siamo tutti invisibili gli uni per gli altri, chiusi nei nostri mondi.
Poi, si potrebbe pensare anche come fare in modo che questi traumi non capitino più, ma questa è un'altra storia show less
Ma andiamo con ordine:
È una storia che si divide su due piani paralleli, quella di un bambino chiamato Nerofumo per il fatto di avere un colore della pelle molto scuro e quella di uno scrittore nero, l'autore appunto di Che razza di libro!
Al bambino i genitori gli danno un dono, quello dell'invisibilità. È il non - visto per tutti coloro i quali lui non vuole che lo vedano. Lo scrittore, invece ha un disturbo dell'immaginazione che non gli permette di distinguere la realtà dalla fantasia. A lui, Nerofumo è visibile, ma crederà che sia solo frutto della sua immaginazione. Col dipanarsi degli eventi si capirà come le due storie si intrecciano - storie di discriminazione e pregiudizi - e solo nel finale si capirà veramente che ruolo hanno l'uno per l'altro.
Senza entrare nei dettagli - non vorrei spoilerare - la storia di questi due personaggi a me ha fatto pensare alla storia di tutti noi, che viviamo le nostre vite rendendo invisibili gli altri.
In che senso?
Nel senso che quando sentiamo una notizia al telegiornale, quando la leggiamo, non ci poniamo mai il problema di capire.
L'invisibilità di Nerofumo è dovuta alla sua paura di essere nero, e se anche noi avessimo paura e rendessimo invisibili gli altri?
La paura genera dolore, il dolore show more scaturisce da un trauma, e quasi sempre noi pensiamo al nostro di trauma.
Ma, se invece di sentire e basta, cominciassimo anche a capire il trauma degli altri? Il perchè è successa una determinata cosa? Che cosa l'ha provocato?
A me sembra, invece, che siamo tutti invisibili gli uni per gli altri, chiusi nei nostri mondi.
Poi, si potrebbe pensare anche come fare in modo che questi traumi non capitino più, ma questa è un'altra storia show less
