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1fiorfiore
Ciao a tutti. Sono nuovo del gruppo, mi interesso in generale della cultura e mi piace seguire ad esempio pubblicazioni di libri che trattano di storia locale.
Ma ho un dubbio che nel tempo non sono riuscito a risolvere:
La maggior parte dei libri di storia locale, almeno quelli in cui ho assistito alla presentazione, editi ad esempio da associazioni culturali no profit non presentano il codice isbn.
Cioè vengono venduti durante la presentazione, ma a quanto mi risulta gli autori non provvedono o lo fanno molto poco, alla distribuzione per essere venduti. Molte volte vengono regalati ad amici, studenti, interessati. Ora mi chiedo:
1) Perchè si preferisce non inserire un codice isbn?
2) C'è un catalogo particolare per questi tipi di libri? Cioè di storia locale con e senza codice isbn?
3) Può esserci un motivo legato al fatto che il libro di storia locale, volutamente senza codice isbn, e stampato in poche centinaia di copie, forse diventa più prezioso perchè col tempo diventa introvabile?
Spero in una risposta e grazie!!!
Fiorfiore
Ma ho un dubbio che nel tempo non sono riuscito a risolvere:
La maggior parte dei libri di storia locale, almeno quelli in cui ho assistito alla presentazione, editi ad esempio da associazioni culturali no profit non presentano il codice isbn.
Cioè vengono venduti durante la presentazione, ma a quanto mi risulta gli autori non provvedono o lo fanno molto poco, alla distribuzione per essere venduti. Molte volte vengono regalati ad amici, studenti, interessati. Ora mi chiedo:
1) Perchè si preferisce non inserire un codice isbn?
2) C'è un catalogo particolare per questi tipi di libri? Cioè di storia locale con e senza codice isbn?
3) Può esserci un motivo legato al fatto che il libro di storia locale, volutamente senza codice isbn, e stampato in poche centinaia di copie, forse diventa più prezioso perchè col tempo diventa introvabile?
Spero in una risposta e grazie!!!
Fiorfiore
2ddejaco
Temo che un libro senza ISBN sia semplicemente un libro senza editore, che vive fuori dai normali circuiti commerciali. Quindi niente cataloghi (ufficiali).
Può essere, però, che per il vecchio ma ancora valido "diritto di stampa" le Nazionali ne abbiano copia. Non so però se li inseriscono nel catalogo nazionale.
Hai provato a cercarli lì?
Dario
Può essere, però, che per il vecchio ma ancora valido "diritto di stampa" le Nazionali ne abbiano copia. Non so però se li inseriscono nel catalogo nazionale.
Hai provato a cercarli lì?
Dario
3ddejaco
Mi riferisco, ovviamente, a libri "recenti" cioè stampati dopo l'obbligatorietà dell'ISBN.
Per il catalogo nazionale prova: http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/informazioni.jsp?l=it
Ciao
Dario
Per il catalogo nazionale prova: http://opac.sbn.it/opacsbn/opac/iccu/informazioni.jsp?l=it
Ciao
Dario
4fiorfiore
Grazie per il tuo messaggio. Mi sto chiarendo alcuni dubbi. Ho cercato nel sito che mi hai segnalato. Ho trovato la maggior parte di libri che avevo in mente. Alcuni li ho già perchè sono stati editi da un'associazione culturale no profit di cui sono socio.
Ora mi ero incuriosito su una serie di cose.
Tutti i libri sono privi di codice isbn, sono stati stampati in poche centinaia di copie, al massimo 200 copie perchè i costi di stampa sono stati sostenuti dall'associazione stessa.
Ho ancora dei dubbi: evidentemente, a mio avviso, non è il primo motivo quello di vendere queste copie dato che alcuni non presentano nemmeno il prezzo stampato in copertina. Allora perchè si stampa un libro e si fa in modo che sia non molto reperibile?
Tra quelli che ho trovato ad esempio un libro è presente alla Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II di Roma, Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Biblioteca dell'Archivio di Stato di Napoli e alla Biblioteca della società napoletana di storia patria di Napoli.
Come si fa a farli inserire nei cataloghi di queste biblioteche?
E poi praticamente cosa significa "catalogo nazionale"?
E cosa s'intende per "diritto di stampa"?
Spero in una risposta e di non essermi dilungato troppo. Grazie.
Ora mi ero incuriosito su una serie di cose.
Tutti i libri sono privi di codice isbn, sono stati stampati in poche centinaia di copie, al massimo 200 copie perchè i costi di stampa sono stati sostenuti dall'associazione stessa.
Ho ancora dei dubbi: evidentemente, a mio avviso, non è il primo motivo quello di vendere queste copie dato che alcuni non presentano nemmeno il prezzo stampato in copertina. Allora perchè si stampa un libro e si fa in modo che sia non molto reperibile?
Tra quelli che ho trovato ad esempio un libro è presente alla Biblioteca nazionale centrale Vittorio Emanuele II di Roma, Biblioteca nazionale centrale di Firenze, Biblioteca dell'Archivio di Stato di Napoli e alla Biblioteca della società napoletana di storia patria di Napoli.
Come si fa a farli inserire nei cataloghi di queste biblioteche?
E poi praticamente cosa significa "catalogo nazionale"?
E cosa s'intende per "diritto di stampa"?
Spero in una risposta e di non essermi dilungato troppo. Grazie.
5ddejaco
Il "diritto di stampa" è il residuo di una legge di Carlo Alberto (non scherzo), molto apprezzata in tutti i periodi di controllo poliziesco, che OBBLIGA qualsiasi tipografia a consegnare otto (mi pare) copie di TUTTO quello che stampano alla Prefettura. Questo vale anche per il volantino (l'ho fatto per anni, anni fa, quando facevo il delegato sindacale), su cui in genere ci sta scritto (come da Legge: Cicl. in prop. cioè ciclostilato in proprio) per cui è omessa l'indicazione della tipografia.
In Italia c'è la libertà di stampa, ma è controllata ...
Le Prefetture consegnano poi parte del materiale alle Nazionali. Qualcuno poi deciderà se sono documenti interessanti, quindi da catalogare, oppure semplicemente da conservare.
E' possibile quindi che quei libri siano nel catalogo nazionale.
Ciao
Dario
In Italia c'è la libertà di stampa, ma è controllata ...
Le Prefetture consegnano poi parte del materiale alle Nazionali. Qualcuno poi deciderà se sono documenti interessanti, quindi da catalogare, oppure semplicemente da conservare.
E' possibile quindi che quei libri siano nel catalogo nazionale.
Ciao
Dario
6luigifoschini
Si tratta del Decreto Legislativo 31 agosto 1945 n. 660, che richiama la Legge n. 374 del 2 febbraio 1939. Bisogna depositare 1 copia alla Procura e 4 in Prefettura. E' molto usato in ambito accademico perché i rapporti interni di istituti e dipartimenti devono seguire queste disposizioni per potere essere accettati nei concorsi. Se invece il saggio è stampato da una casa editrice o da una rivista, è cura dell'editore adempiere agli obblighi di legge.
Per le tesi di dottorato di ricerca c'è anche l'obbligo di consegnarne copia alle Biblioteche Nazionali di Firenze e Roma. Non so se nel frattempo le cose sono cambiate, ma quando ho preso il dottorato (1994) l'obbligo di consegna era anche personale, cioè bisognava consegnare a mano di persona!
Per quanto ne so io, queste leggi sono rimaste più che altro per cercare di scoraggiare o quantomeno limitare la fabbricazione di titoli in proprio prima di un concorso, come dimostrano alcuni espliciti riferimenti quali la sentenza 981 della Corte dei Conti del 14/6/1994. Ricordo che quando ho consegnato alcuni rapporti interni che feci negli anni novanta, spesso trovavo impiegati che neanche sapevano di che si trattava e, dopo avergli spiegato la cosa, una volta acquisito il materiale, lo buttavano in qualche faldone che finiva poi nei meandri di qualche polveroso archivio. L'unico che chiese un po' di informazioni sul saggio che consegnavo, fu l'impiegato della Biblioteca Nazionale di Firenze, a cui consegnavo la mia tesi di dottorato, che mi chiese qualche parola chiave per poter catalogare lo scritto.
Per le tesi di dottorato di ricerca c'è anche l'obbligo di consegnarne copia alle Biblioteche Nazionali di Firenze e Roma. Non so se nel frattempo le cose sono cambiate, ma quando ho preso il dottorato (1994) l'obbligo di consegna era anche personale, cioè bisognava consegnare a mano di persona!
Per quanto ne so io, queste leggi sono rimaste più che altro per cercare di scoraggiare o quantomeno limitare la fabbricazione di titoli in proprio prima di un concorso, come dimostrano alcuni espliciti riferimenti quali la sentenza 981 della Corte dei Conti del 14/6/1994. Ricordo che quando ho consegnato alcuni rapporti interni che feci negli anni novanta, spesso trovavo impiegati che neanche sapevano di che si trattava e, dopo avergli spiegato la cosa, una volta acquisito il materiale, lo buttavano in qualche faldone che finiva poi nei meandri di qualche polveroso archivio. L'unico che chiese un po' di informazioni sul saggio che consegnavo, fu l'impiegato della Biblioteca Nazionale di Firenze, a cui consegnavo la mia tesi di dottorato, che mi chiese qualche parola chiave per poter catalogare lo scritto.
7ddejaco
Grazie della precisazione. Non avevo mai pensato agli effetti di quella forma di controllo sui concorsi universitari (ognuno guarda al suo particulare ...).
Ho l'impressione, da quel che dici, che i cataloghi non ne abbiano beneficiato molto ...
Dario
Ho l'impressione, da quel che dici, che i cataloghi non ne abbiano beneficiato molto ...
Dario
8fiorfiore
Ringrazio entrambi delle risposte. La questione è più ampia di quanto immaginavo. Non avevo mai sentito parlare di "rapporti interni" o che anche il semplice volantino dovesse seguire questa prassi della consegna in Prefettura e Procura della Repubblica.
Posso dire che alcuni libri scritti pochi anni fa in cui l'associazione di volontariato culturale, di cui sono socio, è anche editore, e l'autore è il presidente di questa associazione, non sono tutti presenti nelle biblioteche nazionali di Roma e Firenze.
Non mi è chiaro se alcuni libri giungono (per quanto ho capito per iniziativa dell'editore) ad alcune biblioteche e queste ultime decidono se inserirle o meno in un catalogo nazionale, oppure l'autore del libro può decidere di consegnare, donare, qualche copia a una biblioteca e quest'ultima può decidere se inserirla o meno nel catalogo nazionale.
Quali criteri entrano in gioco nel caso un libro di storia locale, senza codice isbn, sia presente e catalogato in modo da risultare nel catalogo nazionale? Grazie.
Fiorfiore
Posso dire che alcuni libri scritti pochi anni fa in cui l'associazione di volontariato culturale, di cui sono socio, è anche editore, e l'autore è il presidente di questa associazione, non sono tutti presenti nelle biblioteche nazionali di Roma e Firenze.
Non mi è chiaro se alcuni libri giungono (per quanto ho capito per iniziativa dell'editore) ad alcune biblioteche e queste ultime decidono se inserirle o meno in un catalogo nazionale, oppure l'autore del libro può decidere di consegnare, donare, qualche copia a una biblioteca e quest'ultima può decidere se inserirla o meno nel catalogo nazionale.
Quali criteri entrano in gioco nel caso un libro di storia locale, senza codice isbn, sia presente e catalogato in modo da risultare nel catalogo nazionale? Grazie.
Fiorfiore
9ddejaco
L'editore dovrebbe consegnare le copie in Procura e in Prefettura, non alle biblioteche. Ci penseranno loro a inoltrare. Se e quando ...
Se l'editore non si muove come previsto ma contatta direttamente le Nazionali, forse c'è qualche speranza. Dubito che un'altra biblioteca accetti di inserire a catalogo "donazioni" senza ISBN.
La cosa migliore che puoi fare è parlarne con una qualche biblioteca della tua zona, perché le regole "interne" del Sistema Bibliografico sono tante e abbastanza rigide.
Ciao
Dario
Se l'editore non si muove come previsto ma contatta direttamente le Nazionali, forse c'è qualche speranza. Dubito che un'altra biblioteca accetti di inserire a catalogo "donazioni" senza ISBN.
La cosa migliore che puoi fare è parlarne con una qualche biblioteca della tua zona, perché le regole "interne" del Sistema Bibliografico sono tante e abbastanza rigide.
Ciao
Dario
10supersidvicious
Il codice ISBN non è obbligatorio. Diventa essenziale nel momento in cui si intende immettere il prodotto librario nel canale di distribuzione.
Il motivo per cui non si inserisce il numero ISBN è solo economico, visto che per averlo l'editore deve pagare. Tra l'altro esistono libri diversi con lo stesso numero ISBN perché l'editore non aveva voglia di ricomprare altri numeri e ha riutilizzato numeri vecchi di opere ormai fuori catalogo.
Capita lo stesso con il codice EAN, quello che trovate su tutti i prodotti nei supermercati. In qualità di produttore non sono obbligato a metterlo sul mio prodotto, ma se voglio venderlo attraverso il canale della grande distribuzione devo pagare una quota annuale a GS1 proporzionale al fatturato.
Il fatto che un libro non riporti l'ISBN può indicare che è stato stampato in pochi esemplari e quindi è raro, ma la presenza dell'ISBN non ne diminuisce il valore.
Il valore di un libro è dato dal contenuto, quindi potrei stampare a mie spese un libro sulla storia locale di Ome ma dubito diventerà raro e prezioso.
Le biblioteche mettono a catalogo opere interessanti indipendentemente dalla presenza del codice ISBN.
Per ulteriori informazioni sull'ISBN potete leggere queste FAQ
Il motivo per cui non si inserisce il numero ISBN è solo economico, visto che per averlo l'editore deve pagare. Tra l'altro esistono libri diversi con lo stesso numero ISBN perché l'editore non aveva voglia di ricomprare altri numeri e ha riutilizzato numeri vecchi di opere ormai fuori catalogo.
Capita lo stesso con il codice EAN, quello che trovate su tutti i prodotti nei supermercati. In qualità di produttore non sono obbligato a metterlo sul mio prodotto, ma se voglio venderlo attraverso il canale della grande distribuzione devo pagare una quota annuale a GS1 proporzionale al fatturato.
Il fatto che un libro non riporti l'ISBN può indicare che è stato stampato in pochi esemplari e quindi è raro, ma la presenza dell'ISBN non ne diminuisce il valore.
Il valore di un libro è dato dal contenuto, quindi potrei stampare a mie spese un libro sulla storia locale di Ome ma dubito diventerà raro e prezioso.
Le biblioteche mettono a catalogo opere interessanti indipendentemente dalla presenza del codice ISBN.
Per ulteriori informazioni sull'ISBN potete leggere queste FAQ
11fiorfiore
Ringrazio per gli ultimi post sia supersidvicius che ddejaco. In particolare nell'ultimo post mi è stato illuminante il fatto che un libro acquista valore per il suo contenuto. Mi stuzzicava e mi stuzzica tuttora (non mi sono ancora informato presso una biblioteca) del criterio di scelta di una biblioteca, di qualsiasi importanza essa sia, di mettere a catalogo un libro di storia locale senza codice isbn.
Se io scrivo un libro di storia locale senza isbn e vado presso una biblioteca a 50 km dal mio paese, pensando che chi la gestisce reputi interessante il mio libro, sarà quasi obbligata a inserirlo ufficialmente nel proprio catalogo oppure può anche fregarsene. Anche qui ci vogliono le conoscenze? Non è che la cosa mi disgusta, ma la metto in questi termini per capire questi meccanismi.
Un'ultima cosa. Se uno studioso di Ome, titolato o meno, scrive un libro di storia locale che riguarda questo paese, in cui descrive una sua personale ricerca storica o culturale inedita, il libro e il suo contenuto saranno sicuramente importanti per qualche studente che deve fare una tesi di laurea, per studenti delle superiori, per studiosi in genere. Forse non diventerà raro o prezioso, ma importante si. Ci sono tantissime pubblicazioni di storia locale. Chissà se tutte sono registrate presso le biblioteche comunali o in altre biblioteche. Grazie di nuovo per le risposte.
Fiorfiore.
Se io scrivo un libro di storia locale senza isbn e vado presso una biblioteca a 50 km dal mio paese, pensando che chi la gestisce reputi interessante il mio libro, sarà quasi obbligata a inserirlo ufficialmente nel proprio catalogo oppure può anche fregarsene. Anche qui ci vogliono le conoscenze? Non è che la cosa mi disgusta, ma la metto in questi termini per capire questi meccanismi.
Un'ultima cosa. Se uno studioso di Ome, titolato o meno, scrive un libro di storia locale che riguarda questo paese, in cui descrive una sua personale ricerca storica o culturale inedita, il libro e il suo contenuto saranno sicuramente importanti per qualche studente che deve fare una tesi di laurea, per studenti delle superiori, per studiosi in genere. Forse non diventerà raro o prezioso, ma importante si. Ci sono tantissime pubblicazioni di storia locale. Chissà se tutte sono registrate presso le biblioteche comunali o in altre biblioteche. Grazie di nuovo per le risposte.
Fiorfiore.

