Incubus
by Giuseppe Berto
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Ma chi sono io per scrivere una recensione del capolavoro di Berto, l'unica cosa che posso dire è che deve essere assolutamente letto, sono ben più di cinque stelline e posso solo elencare le tante questioni che me lo hanno fatto sentire così vicino a partire dal difficile rapporto con il padre poi defunto, agli attacchi di panico, al costante senso di smarrimento ed a quel flusso continuo di coscienza che sto tentando di copiare adesso pur cosciente di non avere le sue capacità ed infatti sto per usare un punto cosa che Berto avrebbe fatto diverse pagine più in là. Mi sono sentito lontano invece per il tempo dedicato alla guerra ed alle associazioni fasciste che però nel libro sono appena accennate e sembrano comunque il show more risultato di una generale sudditanza nei confronti del padre e di una superficialità nell'approccio alle vicende politiche di quegli anni e che sono comunque marginali rispetto agli interessi verso l'arte e la scrittura.
"e io temo che tutte queste cose bene o male siano entrate a far parte del mio Super-Io il quale ne ha approfittato per farmi prendere in seguito alcune enormi buggerature di carattere patriottico"
Un padre con seri problemi con i congiuntivi, che si firma usando prima il cognome e poi il nome, imprigionato nella sua fedeltà alla patria e nelle burocratiche richieste verso gli enti più disparati si ritrova reincarnato nel super-io di Berto. Totalmente proiettato su se stesso il romanzo è anche un capolavoro di egocentrismo dove tutto il mondo circostante è un contorno, anche quando la sua vita viene a dipendere in modo spasmodico dal conforto e dalla presenza della moglie in tutto il romanzo il lettore non verrà mai a conoscere il nome della "ragazzetta-moglie" e persino per quanto riguarda la figlia sono convinto che il lettore ne venga a conoscenza per il fatto che la scelta del nome è stata oggetto di discussione tra i genitori e sia quindi funzionale alla storia, altrimenti anche lei sarebbe rimasta "figlia".
Magnifico il transfer verso lo psicanalista "vecchietto/basso di statura/di origini meridionali" che con i suoi "difetti" è forse colui che porta più di tutti alla realizzazione dell'opera che garantirà al protagonista-autore imperitura fama.
"e non importa che io provi insieme anche vergogna e senso di colpa per avere cosí a lungo mantenuto residui di diffidenza contro di lui, ora sono pronto alla piú aperta fiducia e sicuro che continuerò fino alla fine questa cura perché pur non credendo a sufficienza nella psicoanalisi credo sconfinatamente in quest’uomo quant’altri mai probo e onesto, proprio cosí padre mio, e in realtà senza che io ne fossi tecnicamente consapevole in quel momento era maturato il primo frutto dell’analisi ossia il transfert, che è trasposizione sulla persona dell’analista di sentimenti ed emozioni riservate nel lontano passato ad un altro che non occorre nominare, o forse si può dire addirittura che il bisogno impulsivo d’amore che nell’infanzia avevo avuto modo di soddisfare con estrema difficoltà ora lo soddisfacevo amando quest’uomo, il quale nonostante la mediocre statura e l’accento meridionale era già mio padre anche se ancora non lo sapevo bene."
Meno mainstream di Philip Roth, meno comico di Woody Allen mi domando se e quanto possano avere attinto questi ultimi dal capolavoro di Berto.
Non ho invece apprezzato l'appendice scritta dallo stesso Berto, ho trovato il giudizio su Cesare Pavese frettoloso, superficiale e arrogante, menomale che riconosce di essere scorbutico ma si rivela anche ignorante quando si ritrova ad esprimere a tutti i costi giudizi sugli altri scrittori ma è anche vero che ci capiva più lui di letteratura rispetto a me e quindi magari l'ignorante sono io. show less
"e io temo che tutte queste cose bene o male siano entrate a far parte del mio Super-Io il quale ne ha approfittato per farmi prendere in seguito alcune enormi buggerature di carattere patriottico"
Un padre con seri problemi con i congiuntivi, che si firma usando prima il cognome e poi il nome, imprigionato nella sua fedeltà alla patria e nelle burocratiche richieste verso gli enti più disparati si ritrova reincarnato nel super-io di Berto. Totalmente proiettato su se stesso il romanzo è anche un capolavoro di egocentrismo dove tutto il mondo circostante è un contorno, anche quando la sua vita viene a dipendere in modo spasmodico dal conforto e dalla presenza della moglie in tutto il romanzo il lettore non verrà mai a conoscere il nome della "ragazzetta-moglie" e persino per quanto riguarda la figlia sono convinto che il lettore ne venga a conoscenza per il fatto che la scelta del nome è stata oggetto di discussione tra i genitori e sia quindi funzionale alla storia, altrimenti anche lei sarebbe rimasta "figlia".
Magnifico il transfer verso lo psicanalista "vecchietto/basso di statura/di origini meridionali" che con i suoi "difetti" è forse colui che porta più di tutti alla realizzazione dell'opera che garantirà al protagonista-autore imperitura fama.
"e non importa che io provi insieme anche vergogna e senso di colpa per avere cosí a lungo mantenuto residui di diffidenza contro di lui, ora sono pronto alla piú aperta fiducia e sicuro che continuerò fino alla fine questa cura perché pur non credendo a sufficienza nella psicoanalisi credo sconfinatamente in quest’uomo quant’altri mai probo e onesto, proprio cosí padre mio, e in realtà senza che io ne fossi tecnicamente consapevole in quel momento era maturato il primo frutto dell’analisi ossia il transfert, che è trasposizione sulla persona dell’analista di sentimenti ed emozioni riservate nel lontano passato ad un altro che non occorre nominare, o forse si può dire addirittura che il bisogno impulsivo d’amore che nell’infanzia avevo avuto modo di soddisfare con estrema difficoltà ora lo soddisfacevo amando quest’uomo, il quale nonostante la mediocre statura e l’accento meridionale era già mio padre anche se ancora non lo sapevo bene."
Meno mainstream di Philip Roth, meno comico di Woody Allen mi domando se e quanto possano avere attinto questi ultimi dal capolavoro di Berto.
Non ho invece apprezzato l'appendice scritta dallo stesso Berto, ho trovato il giudizio su Cesare Pavese frettoloso, superficiale e arrogante, menomale che riconosce di essere scorbutico ma si rivela anche ignorante quando si ritrova ad esprimere a tutti i costi giudizi sugli altri scrittori ma è anche vero che ci capiva più lui di letteratura rispetto a me e quindi magari l'ignorante sono io. show less
A very unusual novel with a highly polished and extremely idiosyncratic style that has survived amazingly well the test of time (meaning: a neurotic Italian in 2008 could easily write as Berto's neurotic character in 1964 where the same is probably not true of a non-neurotic Italian in 1964 and 2008 respectively). Berto also has a way to meander between personal micro-preoccupations and cosmic themes in a way that comes across as completely genuine and non-pretentious. The final chapter, for example, is one of the least sentimental and most convincing depictions of the theme of personal surrender to death that I have ever encountered. This book was on an assigned summer reading list for my first year high school class in 1980. I didn't show more read it then but I am now very surprised that our teacher would have put it on the list, due to its frank discussion of sexuality. show less
*Il male oscuro* (1964) è un romanzo autobiografico di Giuseppe Berto, considerato una delle opere più intense e innovative della letteratura italiana del Novecento. Vincitore del Premio Viareggio nel 1964, il libro esplora con crudezza e profondità la malattia mentale, l'angoscia esistenziale e il complesso rapporto tra l'io e il mondo. Il romanzo è un flusso di coscienza in cui Berto racconta la sua lotta contro la depressione e l'ipocondria, definita appunto "male oscuro". La narrazione non segue un ordine cronologico lineare, ma si sviluppa attraverso associazioni di pensieri, ricordi e divagazioni che riflettono il caos interiore del protagonista.
Al centro della storia c'è il rapporto conflittuale con il padre, figura show more autoritaria e distante, la cui morte scatena nel narratore una crisi profonda. Parallelamente, emerge il tema della scrittura come tentativo di esorcizzare il dolore e dare un senso alla sofferenza.
Berto descrive con lucidità e autoironia il suo disagio psichico, anticipando temi cari alla letteratura contemporanea sul trauma e l'identità. Un legame tormentato che diventa metafora di un'eredità emotiva soffocante. Il libro stesso è un atto di liberazione, un modo per trasformare il dolore in arte.
Berto abbandona il realismo tradizionale per adottare uno stile frammentato, ricco di monologhi interiori, digressioni e un linguaggio a volte crudo, a volte lirico. L'uso del *flusso di coscienza* ricorda Joyce e Svevo, ma con una voce originale e profondamente italiana.
*Il male oscuro* è un'opera coraggiosa e commovente, che unisce introspezione psicologica e sperimentazione narrativa. Alcuni lettori potrebbero trovare la struttura disorientante, ma proprio questa discontinuità riflette l'essenza del disagio descritto. C'è grande onestà emotiva e profondità psicologica. Lo stile innovativo rompe con le convenzioni narrative creando un ritratto universale della fragilità umana.
La mancanza di una trama tradizionale può risultare faticosa. Alcune digressioni possono apparire eccessive. Resta comunque un capolavoro introspettivo e rivoluzionario, *Il male oscuro*, un libro fondamentale per chi vuole esplorare i labirinti della mente e il potere catartico della letteratura. Consigliato a chi ama la prosa psicologica e le storie di resistenza interiore. Un classico moderno da leggere e rileggere. show less
Al centro della storia c'è il rapporto conflittuale con il padre, figura show more autoritaria e distante, la cui morte scatena nel narratore una crisi profonda. Parallelamente, emerge il tema della scrittura come tentativo di esorcizzare il dolore e dare un senso alla sofferenza.
Berto descrive con lucidità e autoironia il suo disagio psichico, anticipando temi cari alla letteratura contemporanea sul trauma e l'identità. Un legame tormentato che diventa metafora di un'eredità emotiva soffocante. Il libro stesso è un atto di liberazione, un modo per trasformare il dolore in arte.
Berto abbandona il realismo tradizionale per adottare uno stile frammentato, ricco di monologhi interiori, digressioni e un linguaggio a volte crudo, a volte lirico. L'uso del *flusso di coscienza* ricorda Joyce e Svevo, ma con una voce originale e profondamente italiana.
*Il male oscuro* è un'opera coraggiosa e commovente, che unisce introspezione psicologica e sperimentazione narrativa. Alcuni lettori potrebbero trovare la struttura disorientante, ma proprio questa discontinuità riflette l'essenza del disagio descritto. C'è grande onestà emotiva e profondità psicologica. Lo stile innovativo rompe con le convenzioni narrative creando un ritratto universale della fragilità umana.
La mancanza di una trama tradizionale può risultare faticosa. Alcune digressioni possono apparire eccessive. Resta comunque un capolavoro introspettivo e rivoluzionario, *Il male oscuro*, un libro fondamentale per chi vuole esplorare i labirinti della mente e il potere catartico della letteratura. Consigliato a chi ama la prosa psicologica e le storie di resistenza interiore. Un classico moderno da leggere e rileggere. show less
Mar 24, 2025Italian
“Nunc dimittis servum tuum domine”
Come da citazione finale del libro, riportata nel titolo, il lungo viaggio di Giuseppe Berto tra le mille e una disperazione arriva alla fine con una rimessa senza condizioni, guarito ormai dal male che lo ha afflitto e lungamente accompagnato.
La soluzione dei suoi problemi, era, come logico che fosse, nel suo cervello, serviva solo trovare la persona giusta che lo costringesse a fare i conti con un passato scomodo da ricordare, che a dirla così, poteva anche sembrare una cosa facile…
E invece facile non lo è stata manco per niente, è stata invece una lettura veramente difficoltosa a causa in primis dello stile di scrittura adottato dall’autore, con scarsa punteggiatura e tirate periodiche da show more lasciare senza fiato, e poi per la costruzione particolareggiata della sua tragedia personale che, va chiarito subito, è di grande interesse e non scende mai nella pedanteria né fa lo sbaglio di estremizzare il tutto sulla sua persona, ma che comunque rimane dichiaratamente complessa.
Il racconto prende il via da quello che è in realtà la causa di tutto, con la prima parte del libro dedicata, in maniera capillare, all’incredibile odissea nevrotica che accompagna Berto, avvolgendolo con una spirale, lenta ma costante, che tocca il culmine con le sconvolgenti pagine dove ormai sembra che il suo destino di pazzia debba compiersi in maniera inesorabile, e sono queste pagine che lasciano un segno veramente doloroso su tutta la storia. Dall’apoteosi del dolore si passa, nella seconda parte del libro, al ritorno alla vita, con la paziente ricostruzione di un passato che nasconde in se il germe della nevrosi e delle sue fobie.
Lettura faticosa, ma comunque avvincente e finanche, pur nella sua tragicità, con qualche spunto comico. L’interminabile lunghezza dei periodi sembra voluta da Berto per coinvolgere il lettore nel suo dramma, trasportandolo nello stesso vortice che sta ingoiando lui senza dar modo che se ne renda conto; ma è la disperazione che tiene banco in maniera più che efficace nel suo lungo racconto, una disperazione che spesso assume i toni cupi della tragedia davanti a quello che tutti abbiamo paura di affrontare: i piccoli e grandi mostri annidati nella nostra mente, mostri che, Giuseppe Berto, in questo caso, è riuscito a concretizzare e a liberarsene, pur senza parlare di lieto fine visti gli anni sacrificati a questi idoli, oscuri come l’ambiguo male che rappresentano… show less
Come da citazione finale del libro, riportata nel titolo, il lungo viaggio di Giuseppe Berto tra le mille e una disperazione arriva alla fine con una rimessa senza condizioni, guarito ormai dal male che lo ha afflitto e lungamente accompagnato.
La soluzione dei suoi problemi, era, come logico che fosse, nel suo cervello, serviva solo trovare la persona giusta che lo costringesse a fare i conti con un passato scomodo da ricordare, che a dirla così, poteva anche sembrare una cosa facile…
E invece facile non lo è stata manco per niente, è stata invece una lettura veramente difficoltosa a causa in primis dello stile di scrittura adottato dall’autore, con scarsa punteggiatura e tirate periodiche da show more lasciare senza fiato, e poi per la costruzione particolareggiata della sua tragedia personale che, va chiarito subito, è di grande interesse e non scende mai nella pedanteria né fa lo sbaglio di estremizzare il tutto sulla sua persona, ma che comunque rimane dichiaratamente complessa.
Il racconto prende il via da quello che è in realtà la causa di tutto, con la prima parte del libro dedicata, in maniera capillare, all’incredibile odissea nevrotica che accompagna Berto, avvolgendolo con una spirale, lenta ma costante, che tocca il culmine con le sconvolgenti pagine dove ormai sembra che il suo destino di pazzia debba compiersi in maniera inesorabile, e sono queste pagine che lasciano un segno veramente doloroso su tutta la storia. Dall’apoteosi del dolore si passa, nella seconda parte del libro, al ritorno alla vita, con la paziente ricostruzione di un passato che nasconde in se il germe della nevrosi e delle sue fobie.
Lettura faticosa, ma comunque avvincente e finanche, pur nella sua tragicità, con qualche spunto comico. L’interminabile lunghezza dei periodi sembra voluta da Berto per coinvolgere il lettore nel suo dramma, trasportandolo nello stesso vortice che sta ingoiando lui senza dar modo che se ne renda conto; ma è la disperazione che tiene banco in maniera più che efficace nel suo lungo racconto, una disperazione che spesso assume i toni cupi della tragedia davanti a quello che tutti abbiamo paura di affrontare: i piccoli e grandi mostri annidati nella nostra mente, mostri che, Giuseppe Berto, in questo caso, è riuscito a concretizzare e a liberarsene, pur senza parlare di lieto fine visti gli anni sacrificati a questi idoli, oscuri come l’ambiguo male che rappresentano… show less
May 29, 2017Italian
Il 27 DICEMBRE 1914 nasce Giuseppe Berto Scrittore, drammaturgo e sceneggiatore (1914 - 1978) uno psicoscrittore. «Il male oscuro è la descrizione di una nevrosi d’angoscia e della cura per guarirla e dell’esplorazione nell’inconscio, per mezzo dei sogni e delle associazioni»: così spiega Giuseppe Berto nell’appendice al suo capolavoro. In questo non-romanzo che è al tempo stesso confessione, ricerca, racconto di un’esperienza personale, si trovano tutti gli elementi di una lunga e complessa malattia in cui emergono i fantasmi del passato, il rapporto con il padre, malanni immaginari che paralizzano il corpo, un senso di colpa incessante e il costante pensiero della morte.
Giuseppe Berto scrive il suo capolavoro in due show more mesi, dopo essersi rifugiato a Ricadi, a Capo Vaticano, il solo luogo in cui trova conforto e riparo. Nasce da un flusso continuo di pensieri, che si susseguono senza pause, senza punti per pagine e pagine ed è come entrare a diretto contatto con la nevrosi: un caso letterario unico, nonostante i precedenti illustri, Gadda e Svevo. Bepi, come veniva chiamato dagli amici, nasce a Mogliano Veneto nel 1914. La sua giovinezza, complice anche la difficile condizione economica della famiglia, la trascorre nell’esercito: parte per la Sicilia e poi volontario per l’Africa, fino al 1943, anno in cui viene fatto prigioniero dagli alleati e condotto in Texas in un campo di concentramento. Nel ’46 rientra in Italia e scrive il suo primo romanzo, Il cielo è rosso, che è un successo internazionale. Ma successivamente, la morte del padre e l’ostilità della critica, che lo stronca e lo snobba, lo portano sull’orlo della sua nevrosi.
Berto passa da una cura all’altra e presta la sua penna al cinema per sbarcare il lunario, finché approda nello studio dello psicanalista Nicola Perrotti, che gli suggerisce di abbandonare ogni cosa e di dedicarsi a una nuova opera letteraria: Il male oscuro sarà figlio di questa analisi. Tra le altre opere, quella più ambiziosa è La gloria, ultimo romanzo di Berto: Giuda Iscariota racconta la storia di Cristo dal suo punto di vista, quello del traditore. Ma è un tradimento d’amore, necessario alla gloria di Dio: accettazione del male, che sembra trovare un senso. Dice Giuda: «Siccome gli uomini sembra non possano fare a meno di crudeltà e ingiustizie, io continuo ad essere la tenebra: colui che tradì, che lo consegnò ai suoi nemici, intorno al quale non si sprecano molte parole». Berto morirà di lì a poco, nel 1978, di cancro, come suo padre. Si consiglia come manuale di formazione agli aspiranti psicoterapeuti.(Almamatto) show less
Giuseppe Berto scrive il suo capolavoro in due show more mesi, dopo essersi rifugiato a Ricadi, a Capo Vaticano, il solo luogo in cui trova conforto e riparo. Nasce da un flusso continuo di pensieri, che si susseguono senza pause, senza punti per pagine e pagine ed è come entrare a diretto contatto con la nevrosi: un caso letterario unico, nonostante i precedenti illustri, Gadda e Svevo. Bepi, come veniva chiamato dagli amici, nasce a Mogliano Veneto nel 1914. La sua giovinezza, complice anche la difficile condizione economica della famiglia, la trascorre nell’esercito: parte per la Sicilia e poi volontario per l’Africa, fino al 1943, anno in cui viene fatto prigioniero dagli alleati e condotto in Texas in un campo di concentramento. Nel ’46 rientra in Italia e scrive il suo primo romanzo, Il cielo è rosso, che è un successo internazionale. Ma successivamente, la morte del padre e l’ostilità della critica, che lo stronca e lo snobba, lo portano sull’orlo della sua nevrosi.
Berto passa da una cura all’altra e presta la sua penna al cinema per sbarcare il lunario, finché approda nello studio dello psicanalista Nicola Perrotti, che gli suggerisce di abbandonare ogni cosa e di dedicarsi a una nuova opera letteraria: Il male oscuro sarà figlio di questa analisi. Tra le altre opere, quella più ambiziosa è La gloria, ultimo romanzo di Berto: Giuda Iscariota racconta la storia di Cristo dal suo punto di vista, quello del traditore. Ma è un tradimento d’amore, necessario alla gloria di Dio: accettazione del male, che sembra trovare un senso. Dice Giuda: «Siccome gli uomini sembra non possano fare a meno di crudeltà e ingiustizie, io continuo ad essere la tenebra: colui che tradì, che lo consegnò ai suoi nemici, intorno al quale non si sprecano molte parole». Berto morirà di lì a poco, nel 1978, di cancro, come suo padre. Si consiglia come manuale di formazione agli aspiranti psicoterapeuti.(Almamatto) show less
Dec 26, 2023Italian
Uno dei libri più belli che abbia mai letto. Scritto tutto d'un fiato, paralizza nella lettura e vorresti non finisse mai. Unico difetto: va vietato ai minori di quarant'anni.
Sep 12, 2016Italian
Angosciante.
Aug 23, 2013Italian
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Common Knowledge
- Canonical title
- Incubus
- Original title
- Il male oscuro
- Original publication date
- 1964; 1966 (English) (English)
- Epigraph*
- Era il male oscuro di cui le storie e le leggi e le universe discipline delle gran cattedre persistono a dover ignorare le cause, i modi: e lo si porta dentro di sé per tutto il fulgorato scoscendere d'una vita, più greve o... (show all)gni giorno, immedicato.
C. E. GADDA, La cognizione del dolore
Ciò che m'opprime non si può curare: è la mia croce e devo portarla, ma sa Dio quanto s'è incurvata la mia schiena per lo sforzo.
S. FREUD, da una lettera del 1900
Il racconto è dolore, ma anche il silenzio è dolore.
ESCHILO, Prometeo - First words*
- Penso che questa storia della mia lunga lotta col padre, che un tempo ritenevo insolita per non dire unica, non sia in fondo tanto straordinaria se come sembra può venire comodamente sistemata dentro schemi e teorie psicolog... (show all)iche già esistenti, anzi in un certo senso potrebbe perfino costituire una appropriata dimostrazione della validità perlomeno razionale di tali schemi e teorie...
- Last words*
- (Click to show. Warning: May contain spoilers.)... e intanto sulla costa della Sicilia si è acceso il faro bianco di Punta Faro e si vedono anche le luci rosse dell'elettrodotto e quelle più basse del porto, e si cominciano a distinguere le lunghe file di lampadine della costa, si è fatto tardi ma innaffierò egualmente l'orto e stasera proverò a portare i due bidoni pieni come faceva mio padre può darsi che ce la faccia senza versare l'acqua né cadere, e poi sarà tempo di dire Nunc dimittis servum tuuum Domine, forse è già tempo.
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Classifications
- Genres
- Fiction and Literature, General Fiction
- DDC/MDS
- 853.914 — Literature & rhetoric Italian, Romanian & related literatures Italian fiction 1900- 20th Century 1945-1999
- LCC
- PQ4807 .E815 .M3 — Language and Literature French, Italian, Spanish and Portuguese literatures Italian literature Individual authors, 1900-1960
Statistics
- Members
- 179
- Popularity
- 182,103
- Reviews
- 7
- Rating
- (3.85)
- Languages
- 6 — English, German, Italian, Norwegian, Portuguese, Spanish
- Media
- Paper, Ebook
- ISBNs
- 13
- ASINs
- 5































































