The Desert and the Sown: Travels in Palestine and Syria
by Gertrude Bell
On This Page
Description
Athletic, intellectual and sensitive, Gertrude Bell was an ideal chronicler for a public fascinated by the Orient. Blending descriptions of customs, communities, archaeology, agriculture, The Desert and the Sown recounts a dramatic portion of her expedition across Syria. Enriched by over 300 photographic illustrations, Bell's prose leads readers from the Mosque of 'Umar to the shores of the Dead Sea, the Castle of Salkhad and the dramatic landmarks of Kanawat. Notwithstanding the inclusion show more of such picturesque sites, the author never allows the spectacular to overshadow the significant. As she herself professed, her narrative contains frequent references to the 'conditions of unimportant persons', arguing that 'they do not appear so unimportant to one who is in their midst'. This volume reflects a compassionate and respectful attitude to other civilizations. show lessTags
Recommendations
Member Recommendations
Member Reviews
Syria > Description and travel/Syria > Social life and customs/Lebanon > Description and travel/Lebanon > Social life and customs/Palestine > Description and travel/Palestine > Social life and customs/Bell, Gertrude Lowthian, 1868-1926 > Journeys --/Middle East
Incipit
Per chi è cresciuto in un ambiente sociale sofisticato, la partenza per un viaggio in luoghi selvaggi è uno dei pochi momenti esaltanti dell’esistenza. Si aprono tutti cancelli del muro di cinta, cade la catena d’ingresso al santuario, si fa un passo in avanti guardando con circospezione a destra e sinistra ed, ecco, si è davanti al mondo sconfinato!
Il mondo dell’avventura e della scoperta, nero di tempeste incombenti, brillante della luce naturale del sole, con domande insolute e dubbi risolvibili nascosti nelle pieghe di ogni colle. Da soli ci si deve avventurare in quel mondo, via della massa di amici che camminano tra i roseti senza spine. Spogliati dei panni elaborati e raffinati che ostacolano la lotta, senza show more rifugio, senza difesa, senza alcun bene terreno. La voce del vento sostituirà quella incalzante di chi vuole dare consigli, il tocco della pioggia e il graffio del gelo saranno sproni più forti della lode o del biasimo e la necessità parlerà con una voce autorevole sconosciuta alla saggezza presa in prestito dall’uomo e seguita o negletta a sua volontà. Così si abbandona il proprio rifugio dorato e, come un personaggio di fiaba alla soglia del sentiero che si stende lungo il tondo contorno della terra, si sentono rompere i legami del proprio cuore.
Un libro che racconta un viaggio nella Siria ottomana, iniziato nel febbraio del 1905, di una signora inglese, Geltrude Bell, studiosa di archeologia, che divenne una protagonista, per la sua conoscenza dei luoghi e delle popolazioni, della politica medio-orientale inglese, dopo la fine della I Guerra mondiale, quando francesi e inglesi tracciarono i confini dei nuovi Stati, nati dalla disgregazione dell’Impero ottomano (Sykes e Picot).
Un libro per chi ama la Siria e vuole ripercorrere le tappe di un viaggio tra le rovine lasciate dagli ittiti, dai romani e dai crociati. Tracce e rovine forse ormai perdute e, comunque, irreparabilmente diverse da quelle scoperte da Geltrude Bell nel lontano 1905.
Oltre alle rovine descritte nel testo e, in parte, riprodotte dalle fotografie in bianco e nero dell’autrice, il libro racconta la varietà delle popolazioni che vivevano più o meno pacificamente (vi erano frequenti razzie e scontri tra tribù e popolazioni) in quella terra: arabi, drusi, circassi, armeni, curdi, yazidi. Convivevano diverse religioni: musulmana, ortodossa, cattolica, ebraica, ismailita.
C’erano anche gli yazidi, diventati tristemente famosi per le persecuzioni di cui sono stati recentemente vittime in Iraq, da parte dei terroristi dell’Isis. Già allora I “maomettani” li chiama
vano “adoratori del diavolo”, ma Geltrude Bell li considera “gente innocua e ben intenzionata”.
Molto interessante, anche i fini della comprensione di ciò che avviene in Irak, è questo passo:
Mi avvicinai all’argomento con cautela mentre eravamo seduti sulla soglia della chiesetta di Kefr Lab, chiedendogli se gli yezidi avevano moschee o chiese.
"Nessuna delle due", risposte Musa. "Preghiamo all’aria aperta. Ogni giorno all’alba adoriamo il sole".
"Avete un imam che guida la preghiera?"
"Nei giorni di festa lo sceicco guida la preghiera", disse "ma gli altri giorni ognuno prega da solo".
Chiesi ancora: "Siete amici dei maomettani o loro sono vostri nemici?"
Rispose: "Qui nella zona attorno ad Aleppo siamo in pochi e non ci temono e viviamo in pace con loro; ma ogni anno viene da Mosul uno sceicco molto erudito a raccogliere i nostri tributi e si meraviglia a vedere che siamo fratelli dei musulmani perché a Mosul dove gli yezidi sono di più, c’è una forte inimicizia". show less
Per chi è cresciuto in un ambiente sociale sofisticato, la partenza per un viaggio in luoghi selvaggi è uno dei pochi momenti esaltanti dell’esistenza. Si aprono tutti cancelli del muro di cinta, cade la catena d’ingresso al santuario, si fa un passo in avanti guardando con circospezione a destra e sinistra ed, ecco, si è davanti al mondo sconfinato!
Il mondo dell’avventura e della scoperta, nero di tempeste incombenti, brillante della luce naturale del sole, con domande insolute e dubbi risolvibili nascosti nelle pieghe di ogni colle. Da soli ci si deve avventurare in quel mondo, via della massa di amici che camminano tra i roseti senza spine. Spogliati dei panni elaborati e raffinati che ostacolano la lotta, senza show more rifugio, senza difesa, senza alcun bene terreno. La voce del vento sostituirà quella incalzante di chi vuole dare consigli, il tocco della pioggia e il graffio del gelo saranno sproni più forti della lode o del biasimo e la necessità parlerà con una voce autorevole sconosciuta alla saggezza presa in prestito dall’uomo e seguita o negletta a sua volontà. Così si abbandona il proprio rifugio dorato e, come un personaggio di fiaba alla soglia del sentiero che si stende lungo il tondo contorno della terra, si sentono rompere i legami del proprio cuore.
Un libro che racconta un viaggio nella Siria ottomana, iniziato nel febbraio del 1905, di una signora inglese, Geltrude Bell, studiosa di archeologia, che divenne una protagonista, per la sua conoscenza dei luoghi e delle popolazioni, della politica medio-orientale inglese, dopo la fine della I Guerra mondiale, quando francesi e inglesi tracciarono i confini dei nuovi Stati, nati dalla disgregazione dell’Impero ottomano (Sykes e Picot).
Un libro per chi ama la Siria e vuole ripercorrere le tappe di un viaggio tra le rovine lasciate dagli ittiti, dai romani e dai crociati. Tracce e rovine forse ormai perdute e, comunque, irreparabilmente diverse da quelle scoperte da Geltrude Bell nel lontano 1905.
Oltre alle rovine descritte nel testo e, in parte, riprodotte dalle fotografie in bianco e nero dell’autrice, il libro racconta la varietà delle popolazioni che vivevano più o meno pacificamente (vi erano frequenti razzie e scontri tra tribù e popolazioni) in quella terra: arabi, drusi, circassi, armeni, curdi, yazidi. Convivevano diverse religioni: musulmana, ortodossa, cattolica, ebraica, ismailita.
C’erano anche gli yazidi, diventati tristemente famosi per le persecuzioni di cui sono stati recentemente vittime in Iraq, da parte dei terroristi dell’Isis. Già allora I “maomettani” li chiama
vano “adoratori del diavolo”, ma Geltrude Bell li considera “gente innocua e ben intenzionata”.
Molto interessante, anche i fini della comprensione di ciò che avviene in Irak, è questo passo:
Mi avvicinai all’argomento con cautela mentre eravamo seduti sulla soglia della chiesetta di Kefr Lab, chiedendogli se gli yezidi avevano moschee o chiese.
"Nessuna delle due", risposte Musa. "Preghiamo all’aria aperta. Ogni giorno all’alba adoriamo il sole".
"Avete un imam che guida la preghiera?"
"Nei giorni di festa lo sceicco guida la preghiera", disse "ma gli altri giorni ognuno prega da solo".
Chiesi ancora: "Siete amici dei maomettani o loro sono vostri nemici?"
Rispose: "Qui nella zona attorno ad Aleppo siamo in pochi e non ci temono e viviamo in pace con loro; ma ogni anno viene da Mosul uno sceicco molto erudito a raccogliere i nostri tributi e si meraviglia a vedere che siamo fratelli dei musulmani perché a Mosul dove gli yezidi sono di più, c’è una forte inimicizia". show less
Dec 9, 2016Italian
Ratings
Members
- Recently Added By
Lists
Trinity College Booklist (1951): Class Five, Travel and Geography
52 works; 2 members
Club Read's Recommended Nonfiction Written by Women
618 works; 30 members
Best Biographies of Notable Women
279 works; 101 members
Author Information
Some Editions
Series
Belongs to Publisher Series
Work Relationships
Is abridged in
Common Knowledge
- Original publication date
- 1907
- People/Characters
- Gertrude Bell
- Important places
- Syria; Palestine
- Epigraph
- He deems the Wild the sweetest of friends, and travels on where travels above him the Mother of all the clustered stars. - Ta'abata Sharran
- First words
- To those bred under an elaborate social order few such moments of exhilaration can come as that which stands at the threshold of wild travel.
Classifications
- Genres
- Travel, Nonfiction, General Nonfiction, Biography & Memoir
- DDC/MDS
- 915.691043 — History & geography Geography & travel Geography of and travel in Asia Middle East Syria, Lebanon, Cyprus, Israel, Jordan Syria
- LCC
- DS94 .B4 — History of Europe, Asia, Africa and Oceania Asia History of Asia Syria History
- BISAC
Statistics
- Members
- 234
- Popularity
- 139,475
- Reviews
- 2
- Rating
- (3.32)
- Languages
- English, French, German, Italian
- Media
- Paper, Ebook
- ISBNs
- 26
- UPCs
- 1
- ASINs
- 9

































































