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O Cesare o nulla (1998)

by Manuel Vázquez Montalbán

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Novela ambientada en la Italia renacentista, protagonizada por una familia, los Borja, emparentada con la realeza y el poder religioso y económico.

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Las ambiciones y las pasiones humanas han llevado su lucha por el poder absoluto a los más variados escenarios históricos: La crueldad y la falta de escrúpulos de los protagonistas en los salones de la iglesia en la Italia renacentista. ( )
  pedrolopez | Dec 12, 2017 |
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Epigraph
"Fu in quell'epoca, all'incirca", disse
Kennedy, "che Cesare Borgia venne a
Roma dall'Università di Pisa, quando
suo padre fu fatto papa. Doveva avere
una ventina d'anni ed era forte, agile,
domava cavalli e maneggiava le armi in
modo ammirevole e uccideva tori."
"Pure?"

PÍO BAROJA, O Cesare o nulla
Dedication
A padre Miquel Batllori, gesuita,
saggio in tante cose
e così importante conoscitore
della cosmogonia borgiana
da essere convinto che l'incesto
avvenne.
Gli chiedo scusa delle mie licenze,
in particolare di quelle in merito
ai gesuiti.
Ad Antonio Gramsci,
senza i cui studi su Machiavelli
non avrei osato affrontare
un romanzo così poststorico.
A Jordi Batlló,
senza le cui provocazioni intellettuali
e di strategia immaginaria
questo romanzo non sarebbe
andato avanti.
First words
Se si potesse applicare la ragione al gioco, sia alle carte, la cricca, sia ai dadi, il tric-trac. Se si potesse. Sicuramente studiando le combinazioni si arriverebbe a sapere perché si vince, perché si perde, perché il barbiere di Sant'Andrea è capace di battere Niccolò Machiavelli, anche se il signor segretario persino quando mangia fette di finocchiona o beve vino Trebbiano allungato con l'acqua lo fa come se stesse pensando all'origine e alla finalità della finocchiona nel mondo e per quali ragioni oggettive preferisce i vini Trebbiani a quelli delle Cinque Terre, a dispetto dei genovesi.
Quotations
Machiavelli prende in mano le carte, le controlla, ne sceglie alcune mentre si siede. Il ventaglio di carte rimane davanti ai suoi occhi.
"Questa era la mia mano. Com'è possibile che con una simile mano mi abbiano battuto? Come si può incanalare la sorte? Attraverso quale fessura della ragione filtra la sorte?"
"Non passa giorno senza che io aggiunga qualche rigo alle mie note su quel che accade. Qui le mie giornate sono complete. Di martina mi alzo con il sole e vado in un bosco che sto tagliando. Qualche giorno vado a caccia. La caccia mi appassiona, con ogni sistema, con la rete, con il vischio. Mi porto dietro alcuni libri, Petrarca, Ovidio, litigo con Dante. Come si può essere realisti circondati da tanta realtà! Poi rivedo il mio lavoro del giorno prima, le mie note, le mie osservazioni. Mangio quello che producono le mie terre, che non è molto, e verso sera mi mescolo a quella gentaglia e gioco, gioco, e perdo, perdo, ci insultiamo. Infine. Ma poi arriva il momento di entrare nel mio studiolo, mi tolgo le vesti portate durante il giorno e indosso panni degni delle corti reali o pontificie e mi trasferisco nell'antichità per leggere i classici adeguatamente abbigliato. In quel momento non vi è nulla che io tema. Né la povertà. Né la disgrazia. Né la morte".
"Cesare, ti son piaciuti questi versi di Ausias March?"
Ma non è Cesare a rispondere bensì Corella.
"Quanto quelli di Petrarca recitati da Canale. Sono due grandi poeti, uniti dal vincolo di letture comuni. Da più di un secolo e mezzo la rilettura dei classici latini e greci ha favorito la comparsa di classici italiani, francesi, catalani, castigliani. Petrarca è per la lingua italiana ciò che Ausias è per quella catalana, sono entrambi dei fondatori. Inoltre tutti e due provengono da Sant'Agostino e Cicerone, da Virgilio e Ovidio. Sapeva sua santità che un papa d'Avignone fu sul punto di scomunicare Petrarca perchè citava Virgilio?"
"Io non intendo scomunicare nessuno perchè cita dei poeti. E contro l'opinione dei teologi, non intendo nemmeno scomunicare Copernico, che mi sta confondendo Cielo e Terra e non so dove finirà col portarci."
"Sua santità fa bene. Citare Virgilio non è più pericoloso, ma costruire una lingua vuol dire strutturare un paese. Non c'è identità senza lingua. Lo ha appena detto un saggio castigliano, Nebrija: la lingua fu sempre compagna dell'Impero."
"Maestà! Si sono persi i due carri che portavano gli oggetti di valore."
"Come si son potuti perdere precisamente quei due carri?"
"Non ci sono ladri come i romani, maestá. Alcuni arrivano a derubare se stessi quando non c'è altro da rubare."
"Carlo VIII si ritira ma ha evidenziato la fragilità difensiva degli Stati italiani. Siamo rimasti attoniti vedendo entrare l'esercito francese, il vero esercito moderno nazionale: tremila cavalieri, cinquemila fanti della Guascogna, cinquemila fanti svizzeri, quattromila arcieri bretoni, duecento balestrieri e un importante corpo d'artiglieria abbastanza leggero per essere trainato da cavalli e non da buoi. Gli Stati italiani non si possono difendere basandosi su mercenari e signori feudali irresponsabili, un pugno di condottieri decaduti, più mercenari degli stessi mercenari plebei e dediti solo alle finalità della loro gente. Sono passati i tempi in cui i condottieri come gli Sforza potevano avere un senso dello Stato. Bisogna creare un esercito regolare [...]"
Last words
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Disambiguation notice
Publisher's editors
Blurbers
Original language
Canonical DDC/MDS

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Wikipedia in English

None

Novela ambientada en la Italia renacentista, protagonizada por una familia, los Borja, emparentada con la realeza y el poder religioso y económico.

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