Letter to a Child Never Born
by Oriana Fallaci
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Description
Published by Rizzoli in 1975, Letter to a Child Never Born was quickly translated and sold in twenty-seven countries, becoming an extraordinary world success. It is the tragic monologue of a woman speaking with the child she carries in her womb. This letter confronts the burning theme of abortion, and the meaning of life, by asking difficult questions: Is it fair to impose life even if it means suffering? Would it be better not to be born at all? Letter to a Child Never Born touches on the show more real meaning of being a woman: the power to give life or not. When the book begins, the protagonist is upset after learning she is pregnant. She knows nothing about the child, except that this creature depends totally and uniquely on her own choices. The creation of another person directly within one's own body is a very shocking thing. The sense of responsibility is huge; it is a heavy burden that gives life to endless reflections, from the origin of our existence to the shame of our selfishness. If the child could choose, would he prefer to be born, to grow up, and to suffer, or would he return to the joyful limbo from which he came? A woman's freedom and individuality are also challenged by a newborn--should she renounce her freedom, her job, and her choice? What should she do at this point? show lessTags
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Sempre attuale.
"Vigliacco. Ipocrita. Vigliacco. Tu che le telefonavi soltanto perché lo buttasse via. Tu che per due mesi sei rimasto nascosto come un disertore. Tu che sei andato da lei solo perché ti ho pregato. Fate sempre così, vero? Vi spaventate e ci lasciate sole e al massimo tornate da noi in nome della paternità. Tanto che vi costa la paternità? Un ventre sfasciato da un ingrossamento ridicolo? La pena del parto, la tortura dell'allattamento? Il frutto della paternità vi viene scodellato dinanzi come una minestra già cotta, posato sul letto come una camicia stirata. Non avete che dargli un cognome se siete sposati, neanche quello se siete fuggiti. Ogni responsabilità è della donna, ogni sofferenza, ogni insulto. show more Puttana, le dite se ha fatto l'amore con voi. La parola puttano non esiste nel dizionario: usarla è un errore di glottologia. Sono millenni che ci imponete i vostri vocaboli, i vostri precetti, i vostri abusi. Sono millenni che usate il nostro corpo senza rimetterci nulla. Sono millenni che ci imponete il silenzio e ci relegate al compito di mamme. In qualsiasi donna cercate una mamma. A qualsiasi donna chiedete di farvi da mamma: perfino se è vostra figlia. Dite che non abbiamo i vostri muscoli e poi sfruttate la nostra fatica anche per farvi lucidare le scarpe. Dite che non abbiamo il vostro cervello e poi sfruttate la nostra intelligenza anche per farvi amministrare il salario. Eterni bambini, fino alla vecchiaia, restate bambini da imboccare, pulire, servire, consigliare, consolare, proteggere nelle vostre debolezze e nelle vostre pigrizie. Io vi disprezzo. E disprezzo me stessa per non saper fare a meno di voi, per non gridarvi più spesso: siamo stanche d'esservi mamme. Siamo stanche di questa parola che avete santificata per il vostro interesse, il vostro egoismo." show less
"Vigliacco. Ipocrita. Vigliacco. Tu che le telefonavi soltanto perché lo buttasse via. Tu che per due mesi sei rimasto nascosto come un disertore. Tu che sei andato da lei solo perché ti ho pregato. Fate sempre così, vero? Vi spaventate e ci lasciate sole e al massimo tornate da noi in nome della paternità. Tanto che vi costa la paternità? Un ventre sfasciato da un ingrossamento ridicolo? La pena del parto, la tortura dell'allattamento? Il frutto della paternità vi viene scodellato dinanzi come una minestra già cotta, posato sul letto come una camicia stirata. Non avete che dargli un cognome se siete sposati, neanche quello se siete fuggiti. Ogni responsabilità è della donna, ogni sofferenza, ogni insulto. show more Puttana, le dite se ha fatto l'amore con voi. La parola puttano non esiste nel dizionario: usarla è un errore di glottologia. Sono millenni che ci imponete i vostri vocaboli, i vostri precetti, i vostri abusi. Sono millenni che usate il nostro corpo senza rimetterci nulla. Sono millenni che ci imponete il silenzio e ci relegate al compito di mamme. In qualsiasi donna cercate una mamma. A qualsiasi donna chiedete di farvi da mamma: perfino se è vostra figlia. Dite che non abbiamo i vostri muscoli e poi sfruttate la nostra fatica anche per farvi lucidare le scarpe. Dite che non abbiamo il vostro cervello e poi sfruttate la nostra intelligenza anche per farvi amministrare il salario. Eterni bambini, fino alla vecchiaia, restate bambini da imboccare, pulire, servire, consigliare, consolare, proteggere nelle vostre debolezze e nelle vostre pigrizie. Io vi disprezzo. E disprezzo me stessa per non saper fare a meno di voi, per non gridarvi più spesso: siamo stanche d'esservi mamme. Siamo stanche di questa parola che avete santificata per il vostro interesse, il vostro egoismo." show less
“Lettera a un bambino mai nato” è un libro dal forte impatto rivolto esclusivamente ad un pubblico femminile. Sessista? Probabilmente.
Mi dispiace infinitamente per loro ma non ritengo che un uomo possieda abbastanza sensibilità per comprendere “davvero” questo libro, è pressoché impossibile. Se questa mia opinione mi etichetta come “sessista” ben venga.
E’ un libro breve ma di una profondità e attualità impressionante. Nonostante siano passati 13 anni da quando è stato pubblicato, tristemente possiamo ancora riconoscere molte tematiche trattate come attuali.
Parla di una donna, di cui ignoriamo perfino il nome, che apprende di essere incinta ancor prima che la stessa scienza possa confermarlo. Incinta e sola, senza un show more marito. Una donna in carriera, incinta, senza un marito e sottoposta al giudizio altrui. Non vi sembra tristemente reale questa problematica? No? Allora, purtroppo, ci sono ancora donne in giro che preferiscono illudersi sulla “parità dei sessi”… O che preferiscono credere al falso perbenismo che gli viene propinato in viso per poi ignorare i bisbigli alle proprie spalle.
Parla dei suoi pensieri e del suo desiderio di comunicare con quell’esserino che porta in grembo, della paura per la scelta fatta di tenere il bambino. Paura che si spiega nel volerlo testardamente dare alla luce seppur nell’incertezza di non sapere se il piccolo voglia finire in questo mondo. Cosa potrebbe offrirle/gli? Sarebbe meglio per lui nascere bambina o bambino?
E se un giorno le rinfacciasse il suo atto egoistico di darlo alla luce?
E se un giorno si sentisse urlare in faccia “chi ti aveva chiesto nulla”?
E’ la lettera di una madre coraggiosa che spiega, senza peli sulla lingua, al suo bambino ancora non nato, cosa dovrà aspettarsi dalla vita. Consigli di vita, limpidi e sinceri come se di fronte avesse un adulto eppure sussurrati in silenzio con una delicatezza inaudita.
E’ brutale, in alcuni punti. E’ dolce e sensibile in altri… MA sempre sincera e schietta.
Ed è bello per una volta leggere e confrontarsi con una “donna” che onestamente si mette in gioco e confida al suo bambino che, per lei, egoisticamente averlo accanto sarebbe un gioia. Una gioia probabilmente irta di ostacoli, ma pur sempre una gioia… Ma la vita, che tutto è tranne che semplice, cosa rappresenterà per il nascituro?
Si chiede, giorno dopo giorno, mentre segue attentamente l’evoluzione del suo piccino se sarà abbastanza forte per combattere in questa gabbia di tigri che è la vita e, soprattutto, se vuole questa vita per suo figlio. La forza è quasi sempre frutto del dolore… Vuole davvero veder suo figlio soffrire giorno dopo giorno per diventare un giovane e forte uomo? E lei sarà abbastanza forte per tutti e due all’inizio?
E’ difficile avere il potere di dare la vita. Molto spesso i bigotti non si rendono neanche lontanamente conto di quanto complesso sia avere una reale coscienza del grande potere che ogni donna possiede . Non è semplicemente una questione morale, di Dio, Allah o che altro… No, spesso non è sempre una semplice questione di “gioia”, dare la vita non è una scherzo. Come non lo è toglierla, è innegabile…
Ma tutti coloro che tanto splendidamente riducono il problema ad un “è giusto così”, “uccidere è peccato”… nessuno sa che, nella realtà, se non in casi estremi, il problema per una donna non è quasi mai se dare o meno la vita al proprio bambino. Per una donna è una “gioia” dare la vita ad una creatura. E’ gioia, piacere e felicità.
No, il vero problema è… Gli dono la vita, ma che vita gli sto donando? Quanto soffrirà questa creatura? La vorrà? Mi vorrà? Saprò proteggerlo dai dolori della vita… Dovrò davvero proteggerlo e renderlo in futuro indifeso o lasciarlo sbagliare per vederlo crescere forte e in grado di proteggersi?
Impossibile per un uomo comprendere davvero la complessità di un tale dilemma. Spesso perfino le donne stesse stentano ad ammetterlo con se stesse troppo spaventate dal giudizio altrui. Ma no, la Donna del libro, lo ammette e lo confida al suo stesso bambino in una delle lettere più belle e commuoventi che io abbia mai letto.
In fondo, come ella stessa dice al suo bambino: Nascere, morire… Non conta perché la vita non muore.
Articolo completo: http://sognandoleggendo.net/blog/?p=1214 show less
Mi dispiace infinitamente per loro ma non ritengo che un uomo possieda abbastanza sensibilità per comprendere “davvero” questo libro, è pressoché impossibile. Se questa mia opinione mi etichetta come “sessista” ben venga.
E’ un libro breve ma di una profondità e attualità impressionante. Nonostante siano passati 13 anni da quando è stato pubblicato, tristemente possiamo ancora riconoscere molte tematiche trattate come attuali.
Parla di una donna, di cui ignoriamo perfino il nome, che apprende di essere incinta ancor prima che la stessa scienza possa confermarlo. Incinta e sola, senza un show more marito. Una donna in carriera, incinta, senza un marito e sottoposta al giudizio altrui. Non vi sembra tristemente reale questa problematica? No? Allora, purtroppo, ci sono ancora donne in giro che preferiscono illudersi sulla “parità dei sessi”… O che preferiscono credere al falso perbenismo che gli viene propinato in viso per poi ignorare i bisbigli alle proprie spalle.
Parla dei suoi pensieri e del suo desiderio di comunicare con quell’esserino che porta in grembo, della paura per la scelta fatta di tenere il bambino. Paura che si spiega nel volerlo testardamente dare alla luce seppur nell’incertezza di non sapere se il piccolo voglia finire in questo mondo. Cosa potrebbe offrirle/gli? Sarebbe meglio per lui nascere bambina o bambino?
E se un giorno le rinfacciasse il suo atto egoistico di darlo alla luce?
E se un giorno si sentisse urlare in faccia “chi ti aveva chiesto nulla”?
E’ la lettera di una madre coraggiosa che spiega, senza peli sulla lingua, al suo bambino ancora non nato, cosa dovrà aspettarsi dalla vita. Consigli di vita, limpidi e sinceri come se di fronte avesse un adulto eppure sussurrati in silenzio con una delicatezza inaudita.
E’ brutale, in alcuni punti. E’ dolce e sensibile in altri… MA sempre sincera e schietta.
Ed è bello per una volta leggere e confrontarsi con una “donna” che onestamente si mette in gioco e confida al suo bambino che, per lei, egoisticamente averlo accanto sarebbe un gioia. Una gioia probabilmente irta di ostacoli, ma pur sempre una gioia… Ma la vita, che tutto è tranne che semplice, cosa rappresenterà per il nascituro?
Si chiede, giorno dopo giorno, mentre segue attentamente l’evoluzione del suo piccino se sarà abbastanza forte per combattere in questa gabbia di tigri che è la vita e, soprattutto, se vuole questa vita per suo figlio. La forza è quasi sempre frutto del dolore… Vuole davvero veder suo figlio soffrire giorno dopo giorno per diventare un giovane e forte uomo? E lei sarà abbastanza forte per tutti e due all’inizio?
E’ difficile avere il potere di dare la vita. Molto spesso i bigotti non si rendono neanche lontanamente conto di quanto complesso sia avere una reale coscienza del grande potere che ogni donna possiede . Non è semplicemente una questione morale, di Dio, Allah o che altro… No, spesso non è sempre una semplice questione di “gioia”, dare la vita non è una scherzo. Come non lo è toglierla, è innegabile…
Ma tutti coloro che tanto splendidamente riducono il problema ad un “è giusto così”, “uccidere è peccato”… nessuno sa che, nella realtà, se non in casi estremi, il problema per una donna non è quasi mai se dare o meno la vita al proprio bambino. Per una donna è una “gioia” dare la vita ad una creatura. E’ gioia, piacere e felicità.
No, il vero problema è… Gli dono la vita, ma che vita gli sto donando? Quanto soffrirà questa creatura? La vorrà? Mi vorrà? Saprò proteggerlo dai dolori della vita… Dovrò davvero proteggerlo e renderlo in futuro indifeso o lasciarlo sbagliare per vederlo crescere forte e in grado di proteggersi?
Impossibile per un uomo comprendere davvero la complessità di un tale dilemma. Spesso perfino le donne stesse stentano ad ammetterlo con se stesse troppo spaventate dal giudizio altrui. Ma no, la Donna del libro, lo ammette e lo confida al suo stesso bambino in una delle lettere più belle e commuoventi che io abbia mai letto.
In fondo, come ella stessa dice al suo bambino: Nascere, morire… Non conta perché la vita non muore.
Articolo completo: http://sognandoleggendo.net/blog/?p=1214 show less
Oriana Fallaci's Letter to a Child Never Born makes no distinction between her personal desire not to abort and the laws that prevent her from making that choice legally. She finds abortion distasteful. Fine. She's a humanist (humans aren't trees, and being human means eating meat). That's fine too. It's even fine, I suppose, that she doesn't make much distinction between herself and the thing that grows (and dies) inside her. But she's a respected journalist, able to travel internationally. She belongs to the class that's the last to have its choice taken away. Had she thought more about her social condition--rather than just thinking of herself as "pregnant woman"--maybe this would have been a less irresponsible book. As it stands, show more I'm glad it's out of print. show less
This is a seminal work about abortion. Interestingly, you can find people on both sides of the issue citing this work as supporting "their side." Yes, it can be a bit maudlin, and certainly a tad histrionic, but those are likely a couple of real emotions experienced by women when faced with the birth of a child that may not be entirely welcome. I've found it interesting that Italians tended to condemn this work more than those who read it in the English language translation. It's a powerful and emotional screed by a powerful and emotional writer. Within a thin 115 pages, the reader is unlikely to be bored. At the very least, this is a book worth reading for historical context on the issue of abortion and choice at a time (mid 1970's) show more when the anglo-european world saw a lot of legal, moral, and societal changes on this front. show less
Morboso.
Una maternità inaspettata e indesiderata raccontata attraverso un monologo doloroso e struggente. Quel figlio potrebbe diventare un ostacolo per l'autonomia e la libertà della mamma. La scelta di tenerlo comporta un dualismo di sensazioni. Affetto, tenerezza, complicità, contrapposti a ripensamenti, dubbi, litigi. Domande, interrogativi che scorrono come un fiume in piena: ''Come faccio a sapere che non sarebbe giusto buttarti via? Darei tanto bambino perché tu mi aiutassi con un cenno, un indizio''. E le risposte arrivano con i fatti ....
E' un libro pervaso da una tristezza incredibile; è un libro che suscita dal primo istante il desiderio di prendersi cure di questa donna, per aiutarla a non sentirsi sola di fronte alle sue show more paure, a vivere la maternità con gioia e speranza. show less
E' un libro pervaso da una tristezza incredibile; è un libro che suscita dal primo istante il desiderio di prendersi cure di questa donna, per aiutarla a non sentirsi sola di fronte alle sue show more paure, a vivere la maternità con gioia e speranza. show less
May 27, 2011Italian
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Italian Literature
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A prize-winning novelist and journalist, Oriana Fallaci is known primarily for her controversial interviews. She has spoken unabashedly, if not abrasively, with such world figures as Henry Kissinger, Willy Brandt, the Ayatollah Khomeini, Yasir Arafat, the Shah of Iran, Indira Ghandi, and Golda Meir. Her bold, often brilliant, interviewing show more technique is characterized by brutal frankness, as when she challenged Henry Kissinger to "talk about war." (Bowker Author Biography) show less
Series
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Common Knowledge
- Canonical title
- Letter to a Child Never Born
- Original title
- Lettera a un bambino mai nato
- Original publication date
- 1975
- Dedication*
- A chi non teme il dubbio
a chi si chiede i perché
senza stancarsi e a costo
di soffrire di morire
A chi si pone il dilemma
di dare la vita o negarla
questo libro è dedicato
da una donna
per tutte le ... (show all)donne - First words*
- Heute nacht erfuhr ich, dass du da bist: ein Tropfen Leben, dem Nichts entkommen.
- Last words*
- (Click to show. Warning: May contain spoilers.)Tu sei morto. Forse muoio anch'io. Ma non conta. Perché la vita non muore.
- Original language*
- Italiano
*Some information comes from Common Knowledge in other languages. Click "Edit" for more information.
Classifications
- Genres
- Fiction and Literature, General Fiction
- DDC/MDS
- 853.914 — Literature & rhetoric Italian, Romanian & related literatures Italian fiction 1900- 20th Century 1945-1999
- LCC
- PQ4866 .A4 .L4 — Language and Literature French, Italian, Spanish and Portuguese literatures Italian literature Individual authors, 1961-2000
Statistics
- Members
- 715
- Popularity
- 39,809
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- 13
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- (3.74)
- Languages
- 13 — Dutch, English, Estonian, Finnish, French, German, Greek, Hungarian, Italian, Portuguese, Spanish, Swedish, Turkish
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- Paper, Ebook
- ISBNs
- 36
- ASINs
- 19




























































