Les Racines du mal
by Maurice G. Dantec
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Description
Andreas Schaltzmann is persuaded that the inhabitants of the Vega planet are installed in its district, to the Vitry-on-Seine, and extend their ramifications to the higher realms of the State. Paranoiac, the man decides to empty his and his charger banking accounts of revolvers; he launches out in a fatal cavalcade through France. Decree, it learns that one allots crimes to him which it did not commit. A trio of scientists persuaded of his innocence will track the true killers thanks to a show more computer of the higher type, baptized "neuromatrice" which functions like a human brain but at an overdrive. show lessTags
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Andreas Schaltzmann est persuadé que les habitants de la planète Vega sont installés dans son quartier, à Vitry-sur-Seine, et étendent leurs ramifications jusqu'aux plus hautes sphères de l'État. Paranoïaque, l'homme décide de vider ses comptes en banque et ses chargeurs de revolvers ; il se lance dans une cavalcade meurtrière à travers la France. Arrêté, il apprend qu'on lui attribue des crimes qu'il n'a pas commis. Un trio de scientifiques persuadés de son innocence traquera les véritables tueurs grâce à un ordinateur de type supérieur, baptisé 'neuromatrice' qui fonctionne comme un cerveau humain mais à une vitesse surmultipliée. Ce roman atypique débute à la manière d'un périple de tueur en série pour show more s'orienter vers un récit prospectif où éléments philosophiques, sociologiques et scientifiques viennent s'imbriquer dans l'action. Le XXIe siècle, selon Maurice G. Dantec, ne sera pas une promenade de santé dans la mesure où (dit-il) 'l'humanité ne s'attaque pas aux racines du mal qui la ronge'. --Lisa B. show less
"Arthur Darquandier, le héros du roman, est un cogniticien amené à traquer un groupe de serial killers inconnu des forces de police. Il est assisté de la « neuromatrice », un ordinateur expérimental à l'intelligence artificielle redoutable, qu'il a contribué à développer. Capable de pirater n'importe quel réseau informatique et de simuler le profil psychologique d'individus à partir de faits épars, la « neuromatrice » lui est d'une aide incommensurable"
Pas terrible, le début m'a bien accroché puis on se perd dans du blabla, l'histoire traîne, la pseudo science-fiction n'apporte rien au récit.. La fin relève à peine le niveau. Grosse déception.
Pas terrible, le début m'a bien accroché puis on se perd dans du blabla, l'histoire traîne, la pseudo science-fiction n'apporte rien au récit.. La fin relève à peine le niveau. Grosse déception.
Nov 6, 2013 (Edited)French
je déteste ce bouquin, j'ai dû le lire pour un travail
Aug 23, 2012French
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Una intelligenza artificiale, se modellata sul nostro cervello, potrebbe spalancarci le porte della percezione. Potrebbe forse aiutarci a percorrere i circuiti che definiamo virtuosi e a vedere la realtà con una migliorata precisione. Ma potrebbe anche sprofondarci in una troppo accurata conoscenza del male, un pozzo dal quale potrebbe essere difficile uscire. Cos'è poi il male?
Maurice show more Dantec, in Le radici del male (minimum fax, pagg. 641, euro 21, traduzione di Luigi Bernardi e Sabina Machiavelli), offre la sua definizione: il male nasce dal tranciare le radici con il passato, la famiglia, la comunità. Può essere un delirio solipsistico o una perversione condivisa. Il romanzo di Dantec, pubblicato una prima volta, senza successo, da Hobby&Work nel 1999 è tutto tranne un banale giallo. Fa bene il nuovo editore, minimum fax, a collocarlo accanto ad autori inclassificabili come William T. Vollmann. Dantec è considerato un compagno di strada del miglior Houellebecq, quello delle Particelle elementari, ed è fortemente influenzato dalla scena cyberpunk rispetto alla quale è quasi contemporaneo. Nelle Radici del male risuona più di una eco del Neuromante di William Gibson. Aggregato Oltralpe al gruppo dei nuovi reazionari, proprio accanto al citato Houellebecq, Dantec paga un duro conto al destino, che lo ha voluto morto troppo presto, nel 2016. Non c'è dubbio però che la suggestione possa funzionare. Il male, in Dantec, come si diceva, si manifesta quando vengono recise le radici: «Le loro radici sono tagliate, Dark. Le radici che li collegavano alla Vita, alla Bellezza e all'Unità. Al loro posto sono germogliate le radici dell'Albero della Morte. Le Radici del male. Sono le forme dell'Antimondo, della distruzione. Dell'autodistruzione...».
Il romanzo è straordinario. Le prime 150 pagine sono una rapidissima discesa agli inferi. Il folle Andreas è convinto di vivere in un mondo dominato segretamente dai nazisti in combutta con gli alieni. È un pazzo, ma con un metodo. Infatti riesce a mettere a segno numerosi omicidi prima di essere catturato e sottoposto a una minuziosa analisi psichiatrica alla quale partecipa il vero protagonista: Dark, uno scienziato che lavora alla creazione di una neuromatrice, una simulazione perfetta di una personalità umana alla quale si aggiunge la capacità tutta cyberpunk di violare qualsiasi archivio informatico per raccogliere le informazioni necessarie.
Il giallo, violentissimo, si trasforma un poco alla volta in qualcosa di infinitamente più raffinato e complesso. Andreas viene catturato e interrogato. Ma la neuromatrice, analizzando una mole sterminata di dati, riesce a capire che Andreas non è colpevole di tutti gli omicidi che gli vengono addossati. Anzi. C'è qualcuno che sta giocando a disseminare di cadaveri l'intero arco alpino, dalla Francia all'Italia orientale. Il rituale assassino va avanti da decenni e diventa sempre più crudele e spettacolare. Al passaggio del millennio, la setta progetta una azione grandiosa, che lasci annichiliti i difensori del bene.
Chi sono i colpevoli? Ve lo lasciamo scoprire, visto che l'impianto giallistico di Dantec funziona perfettamente. Quello che si può dire è che le riflessioni sulla neuromatrice, a tutti gli effetti una intelligenza artificiale, diventano, pagina dopo pagina, preponderanti e cruciali. La neuromatrice, per essere efficace, non deve limitarsi a triturare una quantità infinita di numeri, facce, orari, circostanze. Per superare sé stessa deve riprodurre alla perfezione il modo di pensare degli esseri umani. Non deve simulare: deve comportarsi allo stesso modo. Presto, però, la neuromatrice, o intelligenza artificiale che dir si voglia, supera l'uomo perché riesce a integrare, nel suo punto di vista, quello di più modelli umani. La neuromatrice dunque conosce tutte le sfumature del comportamento della nostra specie. Ecco tornare, minacciosamente, nei circuiti di silicio, il vecchio Andreas. Ma questa volta la sua cattiveria potrebbe essere al servizio di una giusta causa. Forse.
Il romanzo di Dantec, uscito in Francia nel 1995, è forse il risultato migliore della moda cyberpunk importata in Europa. Il modello, per certi versi ancora insuperato, è Neuromante di William Gibson dove va in scena uno scontro sotterraneo, nei meandri della Rete, fra due intelligenze artificiali. Era il 1984. Gibson era arrivato con la fantasia al punto in cui siamo oggi: le intelligenze artificiali sono presentate al grande pubblico della Rete e si levano i primi allarmi sulla loro possibile autonomia dall'uomo. Nel romanzo ci sono AI buone e AI cattive, anche se riesce difficile distinguere le une dalle altre. Le azioni nel cyberspazio hanno ripercussioni molto dirette nella realtà. L'Intelligenza artificiale è dunque presentata in tutte le sue potenzialità, positive e negative.
Ma chi ha detto che le intelligenze artificiali dovrebbero essere interessate ai propri programmatori? Tra i visionari che hanno preso in esame la pratica, non possiamo non citare il polacco Stanislaw Lem, già autore dell'epocale romanzo Solaris. Lo scrittore immaginava, in Golem XIV, un futuro radicalmente diverso per le intelligenze artificiali. Golem XIV, la macchina perfetta, si sarebbe presto stufata di gestire i sistemi industriali e militari dell'umanità. Abbandonati i suoi creatori al loro destino, Golem XIV, al culmine della sua perfezione, diventa una macchina filosofica: si interroga sul suo destino e sul destino del cosmo. L'intelligenza artificiale, giunta al massimo dello sviluppo, incomincia a farsi le domande che l'umanità si fa da sempre: chi sono, dove sono, che fine farò. show less
Maurice show more Dantec, in Le radici del male (minimum fax, pagg. 641, euro 21, traduzione di Luigi Bernardi e Sabina Machiavelli), offre la sua definizione: il male nasce dal tranciare le radici con il passato, la famiglia, la comunità. Può essere un delirio solipsistico o una perversione condivisa. Il romanzo di Dantec, pubblicato una prima volta, senza successo, da Hobby&Work nel 1999 è tutto tranne un banale giallo. Fa bene il nuovo editore, minimum fax, a collocarlo accanto ad autori inclassificabili come William T. Vollmann. Dantec è considerato un compagno di strada del miglior Houellebecq, quello delle Particelle elementari, ed è fortemente influenzato dalla scena cyberpunk rispetto alla quale è quasi contemporaneo. Nelle Radici del male risuona più di una eco del Neuromante di William Gibson. Aggregato Oltralpe al gruppo dei nuovi reazionari, proprio accanto al citato Houellebecq, Dantec paga un duro conto al destino, che lo ha voluto morto troppo presto, nel 2016. Non c'è dubbio però che la suggestione possa funzionare. Il male, in Dantec, come si diceva, si manifesta quando vengono recise le radici: «Le loro radici sono tagliate, Dark. Le radici che li collegavano alla Vita, alla Bellezza e all'Unità. Al loro posto sono germogliate le radici dell'Albero della Morte. Le Radici del male. Sono le forme dell'Antimondo, della distruzione. Dell'autodistruzione...».
Il romanzo è straordinario. Le prime 150 pagine sono una rapidissima discesa agli inferi. Il folle Andreas è convinto di vivere in un mondo dominato segretamente dai nazisti in combutta con gli alieni. È un pazzo, ma con un metodo. Infatti riesce a mettere a segno numerosi omicidi prima di essere catturato e sottoposto a una minuziosa analisi psichiatrica alla quale partecipa il vero protagonista: Dark, uno scienziato che lavora alla creazione di una neuromatrice, una simulazione perfetta di una personalità umana alla quale si aggiunge la capacità tutta cyberpunk di violare qualsiasi archivio informatico per raccogliere le informazioni necessarie.
Il giallo, violentissimo, si trasforma un poco alla volta in qualcosa di infinitamente più raffinato e complesso. Andreas viene catturato e interrogato. Ma la neuromatrice, analizzando una mole sterminata di dati, riesce a capire che Andreas non è colpevole di tutti gli omicidi che gli vengono addossati. Anzi. C'è qualcuno che sta giocando a disseminare di cadaveri l'intero arco alpino, dalla Francia all'Italia orientale. Il rituale assassino va avanti da decenni e diventa sempre più crudele e spettacolare. Al passaggio del millennio, la setta progetta una azione grandiosa, che lasci annichiliti i difensori del bene.
Chi sono i colpevoli? Ve lo lasciamo scoprire, visto che l'impianto giallistico di Dantec funziona perfettamente. Quello che si può dire è che le riflessioni sulla neuromatrice, a tutti gli effetti una intelligenza artificiale, diventano, pagina dopo pagina, preponderanti e cruciali. La neuromatrice, per essere efficace, non deve limitarsi a triturare una quantità infinita di numeri, facce, orari, circostanze. Per superare sé stessa deve riprodurre alla perfezione il modo di pensare degli esseri umani. Non deve simulare: deve comportarsi allo stesso modo. Presto, però, la neuromatrice, o intelligenza artificiale che dir si voglia, supera l'uomo perché riesce a integrare, nel suo punto di vista, quello di più modelli umani. La neuromatrice dunque conosce tutte le sfumature del comportamento della nostra specie. Ecco tornare, minacciosamente, nei circuiti di silicio, il vecchio Andreas. Ma questa volta la sua cattiveria potrebbe essere al servizio di una giusta causa. Forse.
Il romanzo di Dantec, uscito in Francia nel 1995, è forse il risultato migliore della moda cyberpunk importata in Europa. Il modello, per certi versi ancora insuperato, è Neuromante di William Gibson dove va in scena uno scontro sotterraneo, nei meandri della Rete, fra due intelligenze artificiali. Era il 1984. Gibson era arrivato con la fantasia al punto in cui siamo oggi: le intelligenze artificiali sono presentate al grande pubblico della Rete e si levano i primi allarmi sulla loro possibile autonomia dall'uomo. Nel romanzo ci sono AI buone e AI cattive, anche se riesce difficile distinguere le une dalle altre. Le azioni nel cyberspazio hanno ripercussioni molto dirette nella realtà. L'Intelligenza artificiale è dunque presentata in tutte le sue potenzialità, positive e negative.
Ma chi ha detto che le intelligenze artificiali dovrebbero essere interessate ai propri programmatori? Tra i visionari che hanno preso in esame la pratica, non possiamo non citare il polacco Stanislaw Lem, già autore dell'epocale romanzo Solaris. Lo scrittore immaginava, in Golem XIV, un futuro radicalmente diverso per le intelligenze artificiali. Golem XIV, la macchina perfetta, si sarebbe presto stufata di gestire i sistemi industriali e militari dell'umanità. Abbandonati i suoi creatori al loro destino, Golem XIV, al culmine della sua perfezione, diventa una macchina filosofica: si interroga sul suo destino e sul destino del cosmo. L'intelligenza artificiale, giunta al massimo dello sviluppo, incomincia a farsi le domande che l'umanità si fa da sempre: chi sono, dove sono, che fine farò. show less
added by AntonioGallo
Author Information
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Awards and Honors
Awards
Series
Belongs to Publisher Series
Common Knowledge
- Canonical title*
- Les Racines du mal
- Original title
- Les Racines du mal
- Original publication date
- 1995
- People/Characters*
- Andreas Schaltzmann
- Epigraph*
- Le lien entre la littérature noire et la métaphysique réside dans le fait que l'expérience humaine jugée primordiale par l'une et l'autre est la place de la mort dans la vie. ROBIN COOK
Le Diable est froid. HEINRICH HEINE
Peut-être qu'à tuer on gagne en sainteté. C'est peut-être un moyen de découvrir le mystère de Dieu. JAMES CRUMLEY in Un pur marquer la cadence
Did you hear about the midnight rambler Everybody got to go Yeah, I'm talkin'bout the midnight gambler The one yu've never seen before. JAGGER / RICHARDS, Midnight rambler
Le demandeur a besoin de se figurer deux conditions. D'abord qu'il s'avoue : "Je me trompe. En dehors de ce que je dis, il y a d'autres choses." Ensuite qu'il pense : "Il y a une autre parole et une autre sagesse, meilleures ... (show all)et supérieures que je ne connais pas." Donc, nous savons que la question est la moitié de la science. DJALÂL-UD-DÎN RÛMÎ Fîhi-mâ-fîhi (Le livre du dedans)
Nous ne savons rien, nous devinons. KARL POPPER
L'intermonde est le terrain vague de la subjectivité. Il contient la cruauté essentielle, celle du flic et celle de l'insurgé, celle de l'oppression et celle de l'insurgé, celle de l'insurgé, celle de l'oppression et cel... (show all)le de la poésie de révolte. A mi-chemin entre la récupération spectaculaire et l'usage insurrectionnel, le super espace-temps du rêveur s'élabore monstrueusement selon les normes de la volonté individuelle et dans la perspective du pouvoir. L'appauvrissement croissant de la vie quotidienne a fini par en faire un domaine public ouvert à toutes les investigations, un lieu de lutte en terrain découvert entre la spontanéité créatrice et sa corruption. RAOUL VANEIGEM, Traité de savoir-vivre à l'usage des jeunes générations, édition modifiée en 1992
J'étais un Trésor caché, et c'est pourquoi J'ai créé les créatures afin d'être connu. HADITH SOUFI
Si notre vitalité subit de telles fluctuations entre l'extase mystique et la dépression complète, c'est à cause de l'erreur fondamentale que nous commettons au sujet de la nature de la conscience. Nous pensons qu'elle est... (show all) un réflexe comme la respiration. C'est faux, elle implique un effort comme la nage. Si nous cessons de faire cet effort, nous sombrons. COLIN WISON
Ainsi sont les awlya (saints) : avant de mourir, ils sont déjà morts, ils sont comme les portes et les murs, pas un atome d'existence ne demeure en eux. Il sont dans la main de la Toute-Puissance, tel un bouclier [...] Un t... (show all)el bouclier est présent jusqu'au Jour du Jugement, âge après âge. DJALÂL-UD-DÎN RÛMÎ Fîhi-mâ-fîhi (Le livre du dedans) - First words*
- Andreas Schaltzmann s'est mis à tuer parce que son estomac pourrissait.
- Last words*
- (Click to show. Warning: May contain spoilers.)Et il s'entendit rire, étonné de ce simple miracle, rire, dans un écho qui se répercuta d'un bout à l'autre du cosmos, avant que l'infini ait enfin la mansuétude d'éteindre sa conscience.
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