Canzoniere
by Francesco Petrarca
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""Mark Musa, in editing and translating Petrarch's Canzoniere, has performed a wonderful service to the English-speaking reader. Here, in one volume, are included the poet's own selection of the best lyric verse he wrote throughout his life, accompanied by brief but useful notes... "" -Chronicles""As well as skillful and fluent verse renderings of the 366 lyrics that make up this milestone in the development of Western poetic tradition, Musa offers copious and up-to-date annotation to each show more poem... along with a substantial, sensitive, and intelligent introduction that is genuinely hel show lessTags
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20. Petrarch: The Canzoniere, or Rerum vulgarium fragmenta by Mark Musa
introduction assisted by [[Barbara Manfredi]]
published: 1996 (Petrarch lived 1304-1374, and wrote the Canzoniere from roughly from 1327 to his death.)
format: 795-page paperback with original and English translation on facing pages. I read 497 pages.
acquired: Feb 18
read: Feb 18 – May 23
time reading: 36:06, 4.35 mpp
rating: 4
about the author: Mark Musa was an American translator 1934-2014
Musa was my rock for reading Petrarch. He keeps the translation accurate and has extensive, if imperfect, notes. His poetry quality varies and almost always compromises itself in favor of accuracy. It's his notes I both really appreciated, and complained about. If he doesn't explain show more something, I had no where to turn.
In Musa's credit, there is this stanza from poem 126, an image that maybe has a touch of magic here, but in other translations left me flat. In Italian, it's apparently a highlight.
Falling from gracious boughs,
I sweetly call to mind,
were flowers in a rain upon her bosom,
and she was sitting there
humble in such glory
now covered in a shower of love's blooms:
a flower falling on her lap,
some fell on her blond curls,
like pearls set into gold
they seemed to me that day;
some fell to rest on ground, some on the water,
and some in lovelike wandering
were circling down and saying, "Here Love reigns."
The thing with Petrarch is there can probably be no perfect translation. Each I came across had strengths and weaknesses. Only Musa had good notes...but I have to acknowledge I've come across works with better notes (Dante). So there is probably room for a work-of-love kind of annotation in English.
fuller review on LT here:
2021
https://www.librarything.com/topic/330945#7517869 show less
introduction assisted by [[Barbara Manfredi]]
published: 1996 (Petrarch lived 1304-1374, and wrote the Canzoniere from roughly from 1327 to his death.)
format: 795-page paperback with original and English translation on facing pages. I read 497 pages.
acquired: Feb 18
read: Feb 18 – May 23
time reading: 36:06, 4.35 mpp
rating: 4
about the author: Mark Musa was an American translator 1934-2014
Musa was my rock for reading Petrarch. He keeps the translation accurate and has extensive, if imperfect, notes. His poetry quality varies and almost always compromises itself in favor of accuracy. It's his notes I both really appreciated, and complained about. If he doesn't explain show more something, I had no where to turn.
In Musa's credit, there is this stanza from poem 126, an image that maybe has a touch of magic here, but in other translations left me flat. In Italian, it's apparently a highlight.
Falling from gracious boughs,
I sweetly call to mind,
were flowers in a rain upon her bosom,
and she was sitting there
humble in such glory
now covered in a shower of love's blooms:
a flower falling on her lap,
some fell on her blond curls,
like pearls set into gold
they seemed to me that day;
some fell to rest on ground, some on the water,
and some in lovelike wandering
were circling down and saying, "Here Love reigns."
The thing with Petrarch is there can probably be no perfect translation. Each I came across had strengths and weaknesses. Only Musa had good notes...but I have to acknowledge I've come across works with better notes (Dante). So there is probably room for a work-of-love kind of annotation in English.
fuller review on LT here:
2021
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Canzoniere
Tesoro di poesia studiato e imitato per secoli, il Canzoniere (o Rerum vulgarium fragmenta) non era l'opera prediletta di Petrarca, che affidava i suoi sogni di immortalità ai poemi e ai trattati in latino. Fu però l'opera cui il poeta continuò instancabilmente a dedicarsi per quasi quarant'anni, correggendone costantemente lo stile e rivedendone più volte la struttura fino ad approdare, poche settimane prima della sua morte, alla redazione definitiva di 366 tra sonetti, canzoni, ballate e madrigali, la maggior parte dei quali dedicati all'amata Laura, la musa poetica più famosa di sempre insieme alla Beatrice dantesca.
Un tributo d'amore che a distanza di sei secoli continua a impressionare e commuovere, un monumento show more letterario che al di là della grandezza dello stile - così distintivo da generare l'aggettivo "petrarchesco" e generazioni intere di epigoni dentro e fuori Italia - conquista oggi soprattutto per la forza ancora intatta delle passioni che esprime.
L'autore
Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304. Figlio di un esule amico di Dante, dopo gli studi di grammatica e retorica a Montpellier si trasferì a Bologna per frequentare la facoltà di legge. Presi gli ordini minori per poter godere dei benefici ecclesiastici, nel 1330 entrò al servizio del cardinale Giovanni Colonna: questo gli consentì di viaggiare frequentemente per tutta l'Europa assecondando la sua natura inquieta, mentre la sua fama di poeta si spargeva fino a valergli nel 1341 l'ambitissimo alloro poetico a Roma.
Seguirono anni di ritiri nell'isolamento di Valchiusa alternati a prestigiose frequentazioni nelle corti italiane.
Nel 1370, dopo anni di spola tra Pavia, Padova e Venezia, si trasferì definitivamente ad Arquà, dove si spense in pace nel 1374.
Oltre al Canzoniere, la cui ultima redazione venne terminata poche settimane prima di morire, gli scritti più importanti di Petrarca sono i trattati in latino De vita solitaria (1346) e De otio religioso (1347), il diario spirituale Secretum (1358), le tre raccolte di epistole Familiares (1366), Seniles (1374) e Variae, i Trionfi (1374) e le postume Rime disperse. show less
Tesoro di poesia studiato e imitato per secoli, il Canzoniere (o Rerum vulgarium fragmenta) non era l'opera prediletta di Petrarca, che affidava i suoi sogni di immortalità ai poemi e ai trattati in latino. Fu però l'opera cui il poeta continuò instancabilmente a dedicarsi per quasi quarant'anni, correggendone costantemente lo stile e rivedendone più volte la struttura fino ad approdare, poche settimane prima della sua morte, alla redazione definitiva di 366 tra sonetti, canzoni, ballate e madrigali, la maggior parte dei quali dedicati all'amata Laura, la musa poetica più famosa di sempre insieme alla Beatrice dantesca.
Un tributo d'amore che a distanza di sei secoli continua a impressionare e commuovere, un monumento show more letterario che al di là della grandezza dello stile - così distintivo da generare l'aggettivo "petrarchesco" e generazioni intere di epigoni dentro e fuori Italia - conquista oggi soprattutto per la forza ancora intatta delle passioni che esprime.
L'autore
Francesco Petrarca nacque ad Arezzo nel 1304. Figlio di un esule amico di Dante, dopo gli studi di grammatica e retorica a Montpellier si trasferì a Bologna per frequentare la facoltà di legge. Presi gli ordini minori per poter godere dei benefici ecclesiastici, nel 1330 entrò al servizio del cardinale Giovanni Colonna: questo gli consentì di viaggiare frequentemente per tutta l'Europa assecondando la sua natura inquieta, mentre la sua fama di poeta si spargeva fino a valergli nel 1341 l'ambitissimo alloro poetico a Roma.
Seguirono anni di ritiri nell'isolamento di Valchiusa alternati a prestigiose frequentazioni nelle corti italiane.
Nel 1370, dopo anni di spola tra Pavia, Padova e Venezia, si trasferì definitivamente ad Arquà, dove si spense in pace nel 1374.
Oltre al Canzoniere, la cui ultima redazione venne terminata poche settimane prima di morire, gli scritti più importanti di Petrarca sono i trattati in latino De vita solitaria (1346) e De otio religioso (1347), il diario spirituale Secretum (1358), le tre raccolte di epistole Familiares (1366), Seniles (1374) e Variae, i Trionfi (1374) e le postume Rime disperse. show less
Leopardi fu estremamente critico nei confronti della lirica di Petrarca. Tuttavia, nel confronto tra i “Canti” del sommo poeta di Recanati e il “Canzoniere” appaiono numerosi esempi di petrarchismo, specie sull’amore, “pensiero dominante”.
In una lettera ad Antonio Fortunato Stella datata 13 Settembre 1826 Leopardi scrive:
«Io le confesso che, specialmente dopo maneggiato il Petrarca con tutta quell’attenzione ch’è stata necessaria per interpretarlo, io non trovo in lui se non pochissime, ma veramente pochissime bellezze poetiche e sono divenuto partecipe dell’opinione del Sismondi, il quale […] confessa che nelle poesie del Petrarca non gli è riuscito di trovar la ragione della loro celebrità».
Già cinque anni show more prima nello Zibaldone Leopardi tracciava il suo cammino di progressivo distanziamento poetico da Petrarca:
«Avendo letto fra i lirici il solo Petrarca, mi pareva che dovendo scriver cose liriche, la natura non mi potesse portare a scrivere in altro stile ec. che simile a quello del Petrarca. Tali infatti mi riuscirono i primi saggi che feci in quel genere di poesia. I secondi meno simili, perché da qualche tempo non leggeva più il Petrarca. I terzi dissimili affatto, per essermi formato ad altri modelli, o aver contratta, a forza di moltiplicare i modelli, le riflessioni ec., quella specie di maniera o di facoltà, che si chiama originalità» (Zib., 2185).
Se l’iniziale viatico petrarchesco non solo è dichiarato apertamente dall’autore, ma risulta evidente anche da una prima ricognizione dei testi , non si può altrettanto agevolmente accettare l’ipotesi di un tardivo e totale distacco dal modello, come se si fosse lentamente consumato un vero e proprio ‘rinnegamento del padre’.
Molto si è scritto sul petrarchismo all’interno del cosiddetto ciclo d’Aspasia, in particolare su Alla sua donna , ma un’analisi, seppur indicativa, di alcuni luoghi de Il pensiero dominante può testimoniare quanto il modello petrarchesco – opportunamente rielaborato, reso problematico e, infine, fatto proprio – agisca ancora, e a fondo, anche nei testi più maturi.
In prima analisi si noterà che Il pensiero dominante si apre con una serie di apposizioni e con un vocativo che rimane come isolato:
- «Dolcissimo, possente
- dominator di mia profonda mente;
- Terribile, ma caro
- dono del ciel; consorte
- ai lugubri giorni,
- Pensier che innanzi a me sì spesso torni».
- (vv. 1-6).
Si tratta, a ben vedere, di una rarità all’interno dei Canti, che potrebbe far pensare al vocativo che apre il Canzoniere di Petrarca . Tuttavia sono soprattutto le apposizioni a ricordare l’andamento ossimorico del verso petrarchesco : l’amore, il pensiero dominante, è «dolcissimo», ma anche «possente dominator», «terribile, ma caro/ dono del ciel», «consorte» sì, ma «ai lugubri giorni».
Del resto l’intero componimento è attraversato da stilemi e richiami a Petrarca: i versi 9-12 («Pur sempre / che in dir gli effetti suoi, / le umane lingue il sentir proprio sprona, / par novo ad ascoltar ciò ch’ei ragiona») ricordano RVF, 71, vv. 7- 13: «Occhi leggiadri dove amor fa nido,/ a voi rivolgo il mio debile stile,/ pigro da sé, ma ‘l gran piacer lo sprona;/ et chi di voi ragiona/ tien dal soggetto un habito gentile,/ con l’ali amorose/ levando il parte d’ogni pensier vile»; «per prova intesi» del v. 44 è stilema petrarchesco (RVF, 1, v. 7: «per prova intenda»), come pure «mi pare un gioco» al v. 46 (RVF, 133, v. 7: «et parvi gioco»). Particolarmente interessante risultata poi la dimensione assoluta, che porta all’oblio e alla dimenticanza, dei vv. 100- 106:
- «Che mondo mai, che nova
- immensità, che paradiso è quello
- là dove spesso il tuo stupendo incanto
- parmi innalzar! dov’io,
- sott’altra luce che l’usata errando,
- il mio terreno stato
- e tutto quanto il ver pongo in obblio!»
Sono versi che sembrano riecheggiare l’ultima strofa della famosa canzone 126, Chiare, fresche et dolci acque:
- «Quante volte diss’io
- allor pien di spavento:
- costei per fermo nacque in paradiso.
- Così carco d’oblio
- il divin portamento
- e ‘l volto e le parole e ‘l dolce riso
- m’aveano, et sì diviso
- da l’imagine vera,
- ch’i’ dicea sospirando:
- Qui come venn’io, o quando?
- credendo esser in ciel, non là dov’era»
- (vv. 53- 63).
Tuttavia fra i due passi, fra i due oblii – e non potrebbe, per ovvi motivi, essere altrimenti – c’è una differenza sostanziale: ne Il pensiero dominante non viene descritto uno smarrimento dei sensi, una dimenticanza di sé suscitata da quella che oggi potremmo definire un’ alienazione amorosa, ma a cadere nell’oblio è la consapevolezza della condizione umana («il mio terreno stato») e, dunque, di «tutto quanto il ver». Non a caso nei versi seguenti, nonostante ricorrano – in un’accezione filosofica ben diversa – termini tipicamente petrarcheschi quali «sogno» e «errore», emergono temi propriamente leopardiani:
- […]Ahi finalmente un sogno
- in molta parte onde s’abbella il vero
- sei tu, dolce pensiero;
- sogno e palese error. Ma di natura,
- infra i leggiadri errori,
- divina sei: perché sì viva e forte,
- che incontro al ver s’adegua,
- né si dilegua pria, che in grembo a morte»
- (vv. 108- 115).
Argomento de Il pensiero dominante è «l’amore che esalta e trasfigura, sentito e cantato come valore assoluto, esclusivo, totalizzante da parte di chi ha interiorizzato la nullità del vivere e dell’esistere» , un «incanto stupendo» che rende più accettabile l’esistenza , ma che, effimero e fuggitivo, è condannato a svanire; inganno vissuto e sentito nella certezza della sua illusorietà, può affermarsi nel breve respiro dei versi di una canzone dove, comunque, il sentimento del vero e del nulla rimane sempre vigile e pronto ad ingombrare la pagina e l’esistenza, fino a prorompere nella disillusione lapidaria di A se stesso.
Tuttavia già in Amore e Morte l’inganno è svelato ed è la Morte, sorella di Amore, ad essere l’immagine della «quiete» (v. 40), del «porto» (v. 42) da opporre al deserto della vita e del «terreno stato». Ancora una volta Leopardi, però, nell’esprimere contenuti originali utilizza, con le opportune differenziazioni, una topica e ricorrente immagine petrarchesca, riscontrabile pressoché in apertura del Canzoniere:
- «Morte pò chiuder sola a’ miei penseri
- l’amoroso camin che gli conduce
- al dolce porto de la lor salute»
- (14, vv. 5-7);
come nell’ultimo sonetto prima della conclusiva canzone alla Vergine:
- «sí che, s’io vissi in guerra et in tempesta,
- mora in pace et in porto […]
- (365, vv. 12- 13). show less
In una lettera ad Antonio Fortunato Stella datata 13 Settembre 1826 Leopardi scrive:
«Io le confesso che, specialmente dopo maneggiato il Petrarca con tutta quell’attenzione ch’è stata necessaria per interpretarlo, io non trovo in lui se non pochissime, ma veramente pochissime bellezze poetiche e sono divenuto partecipe dell’opinione del Sismondi, il quale […] confessa che nelle poesie del Petrarca non gli è riuscito di trovar la ragione della loro celebrità».
Già cinque anni show more prima nello Zibaldone Leopardi tracciava il suo cammino di progressivo distanziamento poetico da Petrarca:
«Avendo letto fra i lirici il solo Petrarca, mi pareva che dovendo scriver cose liriche, la natura non mi potesse portare a scrivere in altro stile ec. che simile a quello del Petrarca. Tali infatti mi riuscirono i primi saggi che feci in quel genere di poesia. I secondi meno simili, perché da qualche tempo non leggeva più il Petrarca. I terzi dissimili affatto, per essermi formato ad altri modelli, o aver contratta, a forza di moltiplicare i modelli, le riflessioni ec., quella specie di maniera o di facoltà, che si chiama originalità» (Zib., 2185).
Se l’iniziale viatico petrarchesco non solo è dichiarato apertamente dall’autore, ma risulta evidente anche da una prima ricognizione dei testi , non si può altrettanto agevolmente accettare l’ipotesi di un tardivo e totale distacco dal modello, come se si fosse lentamente consumato un vero e proprio ‘rinnegamento del padre’.
Molto si è scritto sul petrarchismo all’interno del cosiddetto ciclo d’Aspasia, in particolare su Alla sua donna , ma un’analisi, seppur indicativa, di alcuni luoghi de Il pensiero dominante può testimoniare quanto il modello petrarchesco – opportunamente rielaborato, reso problematico e, infine, fatto proprio – agisca ancora, e a fondo, anche nei testi più maturi.
In prima analisi si noterà che Il pensiero dominante si apre con una serie di apposizioni e con un vocativo che rimane come isolato:
- «Dolcissimo, possente
- dominator di mia profonda mente;
- Terribile, ma caro
- dono del ciel; consorte
- ai lugubri giorni,
- Pensier che innanzi a me sì spesso torni».
- (vv. 1-6).
Si tratta, a ben vedere, di una rarità all’interno dei Canti, che potrebbe far pensare al vocativo che apre il Canzoniere di Petrarca . Tuttavia sono soprattutto le apposizioni a ricordare l’andamento ossimorico del verso petrarchesco : l’amore, il pensiero dominante, è «dolcissimo», ma anche «possente dominator», «terribile, ma caro/ dono del ciel», «consorte» sì, ma «ai lugubri giorni».
Del resto l’intero componimento è attraversato da stilemi e richiami a Petrarca: i versi 9-12 («Pur sempre / che in dir gli effetti suoi, / le umane lingue il sentir proprio sprona, / par novo ad ascoltar ciò ch’ei ragiona») ricordano RVF, 71, vv. 7- 13: «Occhi leggiadri dove amor fa nido,/ a voi rivolgo il mio debile stile,/ pigro da sé, ma ‘l gran piacer lo sprona;/ et chi di voi ragiona/ tien dal soggetto un habito gentile,/ con l’ali amorose/ levando il parte d’ogni pensier vile»; «per prova intesi» del v. 44 è stilema petrarchesco (RVF, 1, v. 7: «per prova intenda»), come pure «mi pare un gioco» al v. 46 (RVF, 133, v. 7: «et parvi gioco»). Particolarmente interessante risultata poi la dimensione assoluta, che porta all’oblio e alla dimenticanza, dei vv. 100- 106:
- «Che mondo mai, che nova
- immensità, che paradiso è quello
- là dove spesso il tuo stupendo incanto
- parmi innalzar! dov’io,
- sott’altra luce che l’usata errando,
- il mio terreno stato
- e tutto quanto il ver pongo in obblio!»
Sono versi che sembrano riecheggiare l’ultima strofa della famosa canzone 126, Chiare, fresche et dolci acque:
- «Quante volte diss’io
- allor pien di spavento:
- costei per fermo nacque in paradiso.
- Così carco d’oblio
- il divin portamento
- e ‘l volto e le parole e ‘l dolce riso
- m’aveano, et sì diviso
- da l’imagine vera,
- ch’i’ dicea sospirando:
- Qui come venn’io, o quando?
- credendo esser in ciel, non là dov’era»
- (vv. 53- 63).
Tuttavia fra i due passi, fra i due oblii – e non potrebbe, per ovvi motivi, essere altrimenti – c’è una differenza sostanziale: ne Il pensiero dominante non viene descritto uno smarrimento dei sensi, una dimenticanza di sé suscitata da quella che oggi potremmo definire un’ alienazione amorosa, ma a cadere nell’oblio è la consapevolezza della condizione umana («il mio terreno stato») e, dunque, di «tutto quanto il ver». Non a caso nei versi seguenti, nonostante ricorrano – in un’accezione filosofica ben diversa – termini tipicamente petrarcheschi quali «sogno» e «errore», emergono temi propriamente leopardiani:
- […]Ahi finalmente un sogno
- in molta parte onde s’abbella il vero
- sei tu, dolce pensiero;
- sogno e palese error. Ma di natura,
- infra i leggiadri errori,
- divina sei: perché sì viva e forte,
- che incontro al ver s’adegua,
- né si dilegua pria, che in grembo a morte»
- (vv. 108- 115).
Argomento de Il pensiero dominante è «l’amore che esalta e trasfigura, sentito e cantato come valore assoluto, esclusivo, totalizzante da parte di chi ha interiorizzato la nullità del vivere e dell’esistere» , un «incanto stupendo» che rende più accettabile l’esistenza , ma che, effimero e fuggitivo, è condannato a svanire; inganno vissuto e sentito nella certezza della sua illusorietà, può affermarsi nel breve respiro dei versi di una canzone dove, comunque, il sentimento del vero e del nulla rimane sempre vigile e pronto ad ingombrare la pagina e l’esistenza, fino a prorompere nella disillusione lapidaria di A se stesso.
Tuttavia già in Amore e Morte l’inganno è svelato ed è la Morte, sorella di Amore, ad essere l’immagine della «quiete» (v. 40), del «porto» (v. 42) da opporre al deserto della vita e del «terreno stato». Ancora una volta Leopardi, però, nell’esprimere contenuti originali utilizza, con le opportune differenziazioni, una topica e ricorrente immagine petrarchesca, riscontrabile pressoché in apertura del Canzoniere:
- «Morte pò chiuder sola a’ miei penseri
- l’amoroso camin che gli conduce
- al dolce porto de la lor salute»
- (14, vv. 5-7);
come nell’ultimo sonetto prima della conclusiva canzone alla Vergine:
- «sí che, s’io vissi in guerra et in tempesta,
- mora in pace et in porto […]
- (365, vv. 12- 13). show less
LauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLaura
Solo e pensoso i più deserti campi
LauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLaura...E non mi stufo mai di rileggerlo, ché la MAESTRIA di quest'ometto qui mette paura!
Solo e pensoso i più deserti campi
LauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLauraLaura...E non mi stufo mai di rileggerlo, ché la MAESTRIA di quest'ometto qui mette paura!
"The Sacred Poems, however, deserve particular regard; they were the work of Waller's declining life, of those hours in which he looked upon the fame and the folly of the time past with the sentiments which his great predecessor, Petrarch, bequeathed to posterity, upon his review of that love and poetry which have given him immortality." --Johnson, in the Lives of the Poets, Edmund Waller.
En cierta ocasión, el joven poeta vió a la chica de sus sueños y empezó a dedicarle sonetos. Ella no le hacía caso, pero él, dale que te pego, todavía seguía en ello veinte años después. Y va y se muere (la chica, no el poeta), y Petrarca sigue haciéndole versos al menos diez añitos más. Eso es ser insistente, y lo demás cuentos. Bien, pues este libro es el compendio de tanta fidelidad.
En realidad, los estudiosos creen que Petrarca utilizó a la tal Laura como excusa para hacer poemas de amor sin estar realmente enamorado, si bien parece que la chica era auténtica. Bueno, pues si no estaba enamorado lo aparentaba muy bien. Aunque confesaré que no de todos los poemas me he enterado del todo, en muchos de ellos me ha show more emocionado. Dicen que el mérito de este poeta está en salir definitivamente de los corsés medievales y llevar los sentimientos individuales (aunque, como digo, un tanto forzados) al primer plano. Es verdad que en este "Cancionero" también hay poemas políticos, religiosos o dedicados a amigos, pero el amor, un tanto solitario, es el gran protagonista.
La edición incluye una introducción que insiste en la importancia de Petrarca para la revolución poética del renacimiento español, pero con un lenguaje realmente pedante y pesado. Y, sobre todo, trae una traducción realizada a finales del XVI, en verso, que tiene indudable gracia, si bien a veces resulta algo enrevesada, tanto por la traducción rimada como por el lenguaje literario de su época. Pero, aún así, muy interesante. show less
En realidad, los estudiosos creen que Petrarca utilizó a la tal Laura como excusa para hacer poemas de amor sin estar realmente enamorado, si bien parece que la chica era auténtica. Bueno, pues si no estaba enamorado lo aparentaba muy bien. Aunque confesaré que no de todos los poemas me he enterado del todo, en muchos de ellos me ha show more emocionado. Dicen que el mérito de este poeta está en salir definitivamente de los corsés medievales y llevar los sentimientos individuales (aunque, como digo, un tanto forzados) al primer plano. Es verdad que en este "Cancionero" también hay poemas políticos, religiosos o dedicados a amigos, pero el amor, un tanto solitario, es el gran protagonista.
La edición incluye una introducción que insiste en la importancia de Petrarca para la revolución poética del renacimiento español, pero con un lenguaje realmente pedante y pesado. Y, sobre todo, trae una traducción realizada a finales del XVI, en verso, que tiene indudable gracia, si bien a veces resulta algo enrevesada, tanto por la traducción rimada como por el lenguaje literario de su época. Pero, aún así, muy interesante. show less
Mar 12, 2011 (Edited)Spanish
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Son of an exiled Florentine clerk, Petrarch was born in Arezzo, Italy, but was raised at the court of the Pope in Avignon in southern France. He studied the classics in France and continued his education at the University of Bologna in Italy. Less than a year after his return to Avignon in 1326, Petrarch fell in love with the woman he referred to show more as Laura in his most famous poetry. Although he never revealed her true name, nor, apparently, ever expressed his love to her directly, he made her immortal with his Canzoniere (date unknown), or songbook, a collection of lyric poems and sonnets that rank among the most beautiful written in Italian, or in any other language. Like the major Italian poet Dante Alighieri, Petrarch chose to write his most intimate feelings in his native Italian, rather than the Latin customary at that time. Petrarch used Latin for his more formal works, however. He incorrectly assumed that he would be remembered for the Latin works, but it was his Italian lyric poetry that influenced both the content and form of all subsequent European poetry. Petrarch's sonnet form was prized by English poets as an alternative to English poet William Shakespeare's sonnet form. (Bowker Author Biography) show less
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Common Knowledge
- Canonical title
- Canzoniere
- Original title
- Canzoniere
- Original publication date
- 1327-1368 (writing) (writing); 1470 (1st printed ed.) (1st printed ed.); 1501 (Aldina) (Aldina)
- Original language*
- Italiano
*Some information comes from Common Knowledge in other languages. Click "Edit" for more information.
Classifications
- Genres
- Poetry, Fiction and Literature
- DDC/MDS
- 851.1 — Literature & rhetoric Italian, Romanian & related literatures Italian poetry Early Italian; Age of Dante –1375
- LCC
- PQ4476 — Language and Literature French, Italian, Spanish and Portuguese literatures Italian literature Individual authors and works to 1400
- BISAC
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