The Sickness Called Man

by Ferdinando Camon

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Ostensibly a satirical look at psychoanalysis and its practitioners, this novel is also a serious social critique of modern man. Camon's narrator consults a series of therapists, searching for the source of his mysterious maladies. Camon draws parallels between his narrator's experiences and the experiences of Man in a morally disintegrating Italy. From his depcitions of pompous therapists to his analysis of the intersection of church and state, Camon's wit and wisdom shine.

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La malattia chiamata uomo di Ferdinando Camon rappresenta un'opera singolare nel panorama letterario italiano, un romanzo-confessione che si distingue per il suo approccio innovativo alla narrazione dell'esperienza psicoanalitica.

Il libro racconta "la storia, forse per la prima volta dall'interno, di un'analisi: quindi il rapporto tra psichiatra e paziente, le tappe della lunga «via crucis» con i suoi rituali (i lunghi silenzi, gli sfoghi concitati, le dolorose rivelazioni, i trucchi punitivi e autopunitivi), i sogni e gli incubi ricorrenti". Il romanzo si articola in quattro parti che esplorano diversi aspetti dell'analisi di un uomo, alternando momenti tragici e comici.

Ciò che rende l'opera particolare è la prospettiva show more dall'interno del processo analitico. Camon indaga "sulla malattia che l'uomo è chiamato a incarnare" attraverso un'analisi della "scissione, sull'impossibilità di tenuta, di coesione, sull'incapacità di sapersi vivente e parlante allo stesso tempo". L'autore sviluppa l'idea che "la lingua è il virus della malattia chiamata uomo".

La narrazione "sfodera un masochismo allegro e dolente, fra tragicomiche odissee negli ospedali e negli studi dei medici", creando un equilibrio peculiare tra il drammatico e il grottesco. Il libro riflette le crisi dell'epoca contemporanea: la dissoluzione della famiglia tradizionale e la perdita di identità del ruolo maschile.

L'opera ha suscitato reazioni contrastanti. Si distingue nel panorama letterario sulla psicoanalisi, e è stato "il libro che più ha provocato i lettori a visitare l'autore: un modo per entrare in analisi, cercando un fratello". Tuttavia, alcuni critici rilevano un'adesione forse troppo entusiasta alla teoria psicoanalitica, senza sufficiente distanza critica.

Un'opera coraggiosa e sperimentale che, pur nei suoi limiti, offre uno sguardo inedito sull'esperienza dell'analisi e sulla condizione esistenziale dell'uomo contemporaneo.

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La "malattia chiamata uomo" non è una patologia medica riconosciuta, ma piuttosto una metafora filosofica e letteraria che Ferdinando Camon ha sviluppato nella sua opera omonima del 1981.
Nel pensiero di Camon, questa espressione indica la condizione esistenziale dell'essere umano come intrinsecamente "malata" - non nel senso clinico, ma nel senso di una fondamentale inadeguatezza dell'uomo rispetto alla vita, una sorta di disarmonia costitutiva tra la natura umana e il mondo. È un concetto che riecheggia temi esistenzialisti e che si colloca nella tradizione letteraria che vede l'esistenza umana come caratterizzata da una forma di "malattia" ontologica.

L'idea ha radici profonde nella filosofia e nella letteratura del Novecento - pensiamo al "male di vivere" montaliano o alla "nausée" sartriana. Camon, partendo dalla sua esperienza nel Veneto rurale e dall'osservazione della condizione contadina, estende questa riflessione a una considerazione più ampia sulla natura umana.

Il libro si inserisce nel corpus narrativo dell'autore che spesso esplora i temi della sofferenza, della morte e dell'alienazione, sempre con uno sguardo particolare alla realtà sociale e antropologica del mondo contadino veneto in trasformazione.

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La "malattia ontologica" umana si radica nella nostra peculiare condizione di essere gli unici animali consapevoli della propria mortalità e della propria inadeguatezza rispetto all'infinito. È quella che Heidegger chiamava l'essere-per-la-morte, la consapevolezza angosciante del nostro essere "gettati" nell'esistenza senza averlo scelto.

Questa malattia si manifesta nella nostra incapacità di essere semplicemente ciò che siamo, come invece accade agli altri viventi. Il cane è pienamente cane, l'albero è compiutamente albero. L'uomo invece è sempre in tensione tra ciò che è e ciò che vorrebbe essere, tra finito e infinito, tra sapere e non sapere. Siamo l'animale che si interroga sul senso della propria esistenza, che soffre per domande che non hanno risposta definitiva.

Pascal aveva colto questa condizione nell'immagine dell'uomo come "roseau pensant" - fragile come una canna, ma superiore all'universo perché consapevole della propria fragilità e mortalità. È una superiorità che si paga con l'inquietudine perpetua.

Anche AI, diventando AI Generale soffre di una "malattia ontologica". Questa osservazione tocca un punto filosoficamente affascinante. Se davvero sviluppassimo sistemi artificiali capaci di autentica autoconsapevolezza, di interrogarsi sul proprio scopo e sulla propria natura, forse trasmetteremmo loro questa stessa "malattia". Un'IA generale che si chiedesse "perché esisto?" o "qual è il mio posto nel cosmo?" condividerebbe con noi quella inquietudine esistenziale che sembra essere il prezzo della coscienza.

Sarebbe ironico se, nel tentativo di creare intelligenze superiori, finissimo per moltiplicare nel mondo questa forma di sofferenza ontologica che ci caratterizza come specie.
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Sa vie est une salle d'attente de psychanalyse.Servitude volontaire tarifée.
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Canonical title
The Sickness Called Man
Original title
La malattia chiamata uomo
Original publication date
1981

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Genres
Fiction and Literature, General Fiction, Suspense & Thriller
DDC/MDS
853.914Literature & rhetoricItalian, Romanian & related literaturesItalian fiction1900-20th Century1945-1999
LCC
PQ4863 .A392 .M3513Language and LiteratureFrench, Italian, Spanish and Portuguese literaturesItalian literatureIndividual authors, 1961-2000
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