Ulysse from Bagdad
by Éric-Emmanuel Schmitt
On This Page
Description
Roman picaresqueTags
Recommendations
Member Recommendations
Member Reviews
Verhaal gezien vanuit de gezichtspunt van een vluchteling. Verhelderend.
Eric-Emmanuel Schmitt, autore francese noto per la sua capacità di fondere filosofia e narrazione, propone in Ulisse da Baghdad un romanzo che ambisce a raccontare l’odissea contemporanea di un giovane iracheno, Saad Saad, in fuga dalla Baghdad devastata dalla guerra. Il titolo stesso è una dichiarazione di intenti: evocare il mito di Ulisse per trasporlo nel contesto geopolitico del XXI secolo. Ma se l’incipit promette una riflessione profonda sull’identità, la migrazione e il senso dell’appartenenza, il finale delude le aspettative per la sua prevedibilità, smorzando la tensione etica e narrativa accumulata lungo il viaggio.
Il protagonista, il cui nome significa “felice” ma che vive in un contesto di dolore e show more privazione, incarna il paradosso dell’uomo contemporaneo sradicato. Saad è colto, onesto, innamorato, ma la sua vita in Iraq è impossibile: la dittatura di Saddam Hussein, l’embargo, la guerra e l’occupazione americana hanno trasformato Baghdad in un inferno sulla terra, completo di gironi che il nostro protagonista pare destinato a percorrere sino a quello più profondo — come un Dante asiatico, senza Virgilio né Beatrice. Cerca una via di fuga. La sua decisione di partire per Londra, senza passaporto né denaro, lo trasforma in un clandestino, un “inutile” secondo la definizione che il romanzo stesso suggerisce.
Schmitt costruisce il personaggio con una certa delicatezza, ma non riesce a renderlo davvero complesso. Saad è più simbolo che individuo, più funzione narrativa che soggetto pulsante. La sua voce, pur attraversando paesi e pericoli, resta spesso monocorde, priva di quella stratificazione emotiva che ci si aspetterebbe da un protagonista omerico.
Il romanzo si snoda, infatti, come una vera e propria odissea: Saad attraversa il Medio Oriente, il Mediterraneo, l’Europa, affrontando naufragi, inganni, incontri salvifici e momenti di disperazione. Schmitt alterna registri: ora favolistico, ora ironico, ora drammatico. Ci sono momenti intensi, altri più empatici, altri ancora — come per l'approdo italiano — più affini a noi del Bel Paese. Ma è forse questa varietà stilistica, che da un lato rende la lettura scorrevole, a indebolire la coerenza tonale del romanzo. Perché è un romanzo vero? Il lettore si trova spesso disorientato: è una fiaba morale? Un romanzo di denuncia? Un diario di viaggio?
L’autore tratta temi come la clandestinità, la morte in mare, la perdita di identità, cercando di rendere accessibile il dramma, senza appesantirlo troppo. In ciò corre il rischio di banalizzare l’esperienza migratoria, riducendola a tappe narrative funzionali, ma evita la caduta nel pietismo a scapito però della storia sentimentale di “felice”, che a tratti pare più onirica che reale.
Dopo un percorso che promette trasformazione, rivelazione, epifania, il lettore si trova di fronte a una conclusione scontata, quasi didascalica. Senza svelare troppo, si può dire che l’epilogo non restituisce la complessità del viaggio. Non c’è vera catarsi, né rottura del paradigma. Saad resta prigioniero di un destino già scritto, e il lettore con lui. E questo, paradossalmente, è il suo limite più grande.
Certo, il romanzo è comunque ricco di simboli: il nome del protagonista, la figura del padre filosofo che fluttua come un fantasma dell’anima — guida invisibile e rimorso incarnato — la città di Londra come terra promessa. Ma questi elementi, pur suggestivi, non vengono sempre sviluppati con profondità. La riflessione sull’identità — chi è Saad, cosa significa essere iracheno, europeo, clandestino — resta prigioniera di una costruzione narrativa che cerca a tutti i costi una fuga dalla realtà cui si ispira il romanzo. La patria è evocata come luogo perduto, ma non interrogata sino in fondo come costruzione culturale. L’esilio è vissuto come condizione, ma l’esperienza trasformativa è prigioniera di troppi stereotipi, primo tra tutti la speranza — che qui non salva ma semplifica.
Perché se tra le righe e i flutti dell’approdo sul Vecchio Continente si scorge il messaggio buonista che tutti siamo un po’ Saad, che l’umanità è migrante per natura, è altrettanto vero che questa universalizzazione rischia di appiattire le differenze, di cancellare le specificità storiche e politiche del dramma migratorio.
Parte bene: la scrittura di Schmitt è fluida, accessibile, decisamente ironica. E su questo tanto di cappello, poiché l’obiettivo è mostrare la tragicità senza drammatizzarla al punto da oscurare il protagonista stesso. Ma poi tende a perdere quella densità che rende memorabile un romanzo. Il ritmo è sostenuto, ma non incalzante.
Ulisse da Baghdad è un romanzo che attinge da una premessa potente: raccontare l’odissea di un migrante come epopea moderna. Ma il finale smorza ogni tensione. Si legge con piacere, ma senza stupore. show less
Il protagonista, il cui nome significa “felice” ma che vive in un contesto di dolore e show more privazione, incarna il paradosso dell’uomo contemporaneo sradicato. Saad è colto, onesto, innamorato, ma la sua vita in Iraq è impossibile: la dittatura di Saddam Hussein, l’embargo, la guerra e l’occupazione americana hanno trasformato Baghdad in un inferno sulla terra, completo di gironi che il nostro protagonista pare destinato a percorrere sino a quello più profondo — come un Dante asiatico, senza Virgilio né Beatrice. Cerca una via di fuga. La sua decisione di partire per Londra, senza passaporto né denaro, lo trasforma in un clandestino, un “inutile” secondo la definizione che il romanzo stesso suggerisce.
Schmitt costruisce il personaggio con una certa delicatezza, ma non riesce a renderlo davvero complesso. Saad è più simbolo che individuo, più funzione narrativa che soggetto pulsante. La sua voce, pur attraversando paesi e pericoli, resta spesso monocorde, priva di quella stratificazione emotiva che ci si aspetterebbe da un protagonista omerico.
Il romanzo si snoda, infatti, come una vera e propria odissea: Saad attraversa il Medio Oriente, il Mediterraneo, l’Europa, affrontando naufragi, inganni, incontri salvifici e momenti di disperazione. Schmitt alterna registri: ora favolistico, ora ironico, ora drammatico. Ci sono momenti intensi, altri più empatici, altri ancora — come per l'approdo italiano — più affini a noi del Bel Paese. Ma è forse questa varietà stilistica, che da un lato rende la lettura scorrevole, a indebolire la coerenza tonale del romanzo. Perché è un romanzo vero? Il lettore si trova spesso disorientato: è una fiaba morale? Un romanzo di denuncia? Un diario di viaggio?
L’autore tratta temi come la clandestinità, la morte in mare, la perdita di identità, cercando di rendere accessibile il dramma, senza appesantirlo troppo. In ciò corre il rischio di banalizzare l’esperienza migratoria, riducendola a tappe narrative funzionali, ma evita la caduta nel pietismo a scapito però della storia sentimentale di “felice”, che a tratti pare più onirica che reale.
Dopo un percorso che promette trasformazione, rivelazione, epifania, il lettore si trova di fronte a una conclusione scontata, quasi didascalica. Senza svelare troppo, si può dire che l’epilogo non restituisce la complessità del viaggio. Non c’è vera catarsi, né rottura del paradigma. Saad resta prigioniero di un destino già scritto, e il lettore con lui. E questo, paradossalmente, è il suo limite più grande.
Certo, il romanzo è comunque ricco di simboli: il nome del protagonista, la figura del padre filosofo che fluttua come un fantasma dell’anima — guida invisibile e rimorso incarnato — la città di Londra come terra promessa. Ma questi elementi, pur suggestivi, non vengono sempre sviluppati con profondità. La riflessione sull’identità — chi è Saad, cosa significa essere iracheno, europeo, clandestino — resta prigioniera di una costruzione narrativa che cerca a tutti i costi una fuga dalla realtà cui si ispira il romanzo. La patria è evocata come luogo perduto, ma non interrogata sino in fondo come costruzione culturale. L’esilio è vissuto come condizione, ma l’esperienza trasformativa è prigioniera di troppi stereotipi, primo tra tutti la speranza — che qui non salva ma semplifica.
Perché se tra le righe e i flutti dell’approdo sul Vecchio Continente si scorge il messaggio buonista che tutti siamo un po’ Saad, che l’umanità è migrante per natura, è altrettanto vero che questa universalizzazione rischia di appiattire le differenze, di cancellare le specificità storiche e politiche del dramma migratorio.
Parte bene: la scrittura di Schmitt è fluida, accessibile, decisamente ironica. E su questo tanto di cappello, poiché l’obiettivo è mostrare la tragicità senza drammatizzarla al punto da oscurare il protagonista stesso. Ma poi tende a perdere quella densità che rende memorabile un romanzo. Il ritmo è sostenuto, ma non incalzante.
Ulisse da Baghdad è un romanzo che attinge da una premessa potente: raccontare l’odissea di un migrante come epopea moderna. Ma il finale smorza ogni tensione. Si legge con piacere, ma senza stupore. show less
Nov 5, 2025Italian
Net als Odysseus moet Saad uit Irak lange tijd rondzwerven voordat hij zijn doel bereikt: weg van de oorlog en de uitzichtloze situatie in Bagdad naar Engeland. Onderweg komt hij ook Lotuseters, Circe, een cycloop en een Nausikaä tegen. Het boek stelt vragen over de rechtvaardigheid van grenzen, over "zij" en "wij", kortom, over waar de ene mens het recht vandaan haalt de andere de toegang tot een land te weigeren.
Het verschil met Odysseus is dat Saad niet naar huis gaat, maar juist ver weg van huis.
Een prachtig boek!
Het verschil met Odysseus is dat Saad niet naar huis gaat, maar juist ver weg van huis.
Een prachtig boek!
Jan 17, 2014Dutch
Скитания нелегального иммигранта, араба из Ирака в поисках нет, не новой Родины, но иной жизни, иной страны, возможности достойно выполнять те обязательства, которые он несет перед оставшейся частью своей семьи. Путь не домой, но из дома, из дома, который сделал все, чтобы его оставили. Очень спокойная, и в то же время откровенная книга о человеке, который не нужен, глазами этого человека. Неоднозначная show more книга. Может быть немного наивная, но мне кажется, что если бы подобных книг было больше, нетерпимости в мире было бы меньше (да, да, тоже идеализм, я знаю %/) show less
Sep 23, 2011Russian
Saad veut quitter Bagdad, son chaos, pour gagner l'Europe, la liberté, un avenir. Mais comment franchir les frontières sans un dinar en poche ? Comment, tel Ulysse, affronter les tempêtes, survivre aux naufrages, échapper aux trafiquants d'opium, ignorer le chant des sirènes devenues rockeuses, se soustraire à la cruauté d'un geôlier cyclopéen ou s'arracher aux enchantements amoureux d'une Calypso sicilienne ?
Apr 6, 2018French
> Ulysse from Bagdad/ Critiques : Eric-Emmanuel-Schmitt - Le site officiel
Sep 8, 2020 (Edited)French
Members
- Recently Added By
Author Information
Some Editions
Awards and Honors
Awards
Series
Belongs to Publisher Series
A tot vent (518)
Work Relationships
Common Knowledge
- Canonical title*
- Ulysse from Bagdad
- Original title
- Ulysse from Bagdad
- Original publication date
- 2008-10 (1e édition originale française, Albin Michel) (1e édition originale française, Albin Michel)
- People/Characters*
- Saad Saad
- Important places*
- Bagdad, Irak; Londres, Angleterre, Royaume-Uni
- Epigraph*
- "Il n'y a d'étranger que ce qui n'est pas humain"
JEAN GIRAUDOUX, Elpenor - Dedication*
- /
- First words*
- Je m'appelle Saad Saad, ce qui signifie en arabe Espoir Espoir et en anglais Triste Triste; au fil des semaines, parfois d'une heure à la suivante, voire dans l'explosion d'une seconde, ma vérité glisse de l'arabe à l'ang... (show all)lais; selon que je me sens optimiste ou misérable, je deviens Saad l'Espoir ou Saad le Triste.
- Last words*
- (Click to show. Warning: May contain spoilers.)Je regardais la verrue ultime, celle qui résistait à tout et, en soufflant sur elle, je prononçai enfin son vrai nom qui était le mien et me définissait, je la nommai : "Espoir".
- Original language*
- Französisch
*Some information comes from Common Knowledge in other languages. Click "Edit" for more information.
Classifications
Statistics
- Members
- 169
- Popularity
- 193,682
- Reviews
- 8
- Rating
- (3.88)
- Languages
- 8 — Catalan, Dutch, French, German, Italian, Polish, Russian, Spanish
- Media
- Paper, Audiobook, Ebook
- ISBNs
- 18
- ASINs
- 8





























































