
Stefano Bartezzaghi
Author of Lezioni di enigmistica
About the Author
Works by Stefano Bartezzaghi
La ludoteca di Babele: dal dado ai social network: a che gioco stiamo giocando? (2016) 7 copies, 1 review
Mettere al mondo il mondo: Tutto quanto facciamo per essere detti creativi e chi ce lo fa fare (2021) 3 copies, 1 review
Il libro dei giochi per le vacanze. Anagrammi, rebus, cruciverba, refusi, indovinelli (2009) 2 copies
SENZA DISTINZIONE 1 copy
Bartezzaghi Stefano 1 copy
Da dove si comincia? 1 copy
Associated Works
Harry Potter and the Prisoner of Azkaban (1999) — Editor, some editions — 122,241 copies, 1,081 reviews
Eats, Shoots & Leaves: The Zero Tolerance Approach to Punctuation (2003) — Foreword, some editions — 16,662 copies, 343 reviews
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Common Knowledge
- Birthdate
- 1962-07-20
- Gender
- male
- Short biography
- Enigmista, scrittore, ludolinguista. Laureato in Discipline delle Arti e dello Spettacolo (Facoltà di Lettere e Filosofia di Bologna), con Umberto Eco. È figlio di Piero Bartezzaghi, un famoso enigmista, e fratello di Alessandro Bartezzaghi, redattore della Settimana Enigmistica, e di Paolo, redattore della Gazzetta dello Sport. Affermato ludolinguista, ha tenuto rubriche di giochi di parole in molti giornali e riviste. Attualmente collabora con La Repubblica presso cui cura la rubrica "Lessico & Nuvole".
- Nationality
- Italy
- Places of residence
- Milan, Italy
- Map Location
- Italy
Members
Reviews
Mettere al mondo il mondo: Tutto quanto facciamo per essere detti creativi e chi ce lo fa fare by Stefano Bartezzaghi
Stefano Bartezzaghi continua nella sua immane opera di costruire una semiotica della creatività. Con questo suo nuovo lavoro comprendiamo meglio perché il suo libro precedente si intitolasse Banalità: in un certo senso banalità ("quello che conosce tutto il ban, il villaggio") e creatività sono due facce della stessa medaglia, come l'ossimoro "sii creativo!" ci fa capire.
Vi avviso subito: nonostante lo stile di scrittura di Bartezzaghi sia chiaro e spesso anche leggero, e nonostante ci show more sia un utilissimo glossario in appendice sul significato dei termini da lui usati in modo tecnico e indicati in corsivo nel testo (ma ci avvisa che esso non deve essere affatto considerato anche solo un embrione di dizionario di semiotica...) il libro non è di facile lettura se come me non ne sapete molto di semiologia. Insomma, non pensate che sia una lettura da spiaggia, ma prendetevi il tempo necessario per leggerlo e assaporarlo: ne vale la pena! show less
Vi avviso subito: nonostante lo stile di scrittura di Bartezzaghi sia chiaro e spesso anche leggero, e nonostante ci show more sia un utilissimo glossario in appendice sul significato dei termini da lui usati in modo tecnico e indicati in corsivo nel testo (ma ci avvisa che esso non deve essere affatto considerato anche solo un embrione di dizionario di semiotica...) il libro non è di facile lettura se come me non ne sapete molto di semiologia. Insomma, non pensate che sia una lettura da spiaggia, ma prendetevi il tempo necessario per leggerlo e assaporarlo: ne vale la pena! show less
Non quello che mi aspettavo
Prima di essere un esperto di giochi, Stefano Bartezzaghi è un semiologo. E questo suo ultimo libro è fondamentalmente un testo di semiologia, il che me l'ha fatto apprezzare molto di meno, per la banale ragione che non sono chissà quale esperto nel settore e quindi mi mancano le basi. In effetti la parte che mi è piaciuta di più è stata il capitolo 5 ("Ucraina. La guerra presa alla lettera ") che riprende i brevi testi che Bartezzaghi ha scritto su show more Repubblica all'inizio dell'invasione russa.
Quello che invece non mi è piaciuto è il trovare materiale molto simile nei vari capitoli, soprattutto quando si parla dell'Iliade. (Non guardate il titolo "ariosteo" della seconda parte del volume: banalmente i capitoli sono intitolati a Donne, Cavallier, Arme e Amori :-) ) È quasi come se il testo fosse stato assemblato in momenti diversi senza poi essere stato armonizzato. Resta comunque interessante vedere lo sport, più che la guerra, da un punto di vista diverso dal solito. show less
Prima di essere un esperto di giochi, Stefano Bartezzaghi è un semiologo. E questo suo ultimo libro è fondamentalmente un testo di semiologia, il che me l'ha fatto apprezzare molto di meno, per la banale ragione che non sono chissà quale esperto nel settore e quindi mi mancano le basi. In effetti la parte che mi è piaciuta di più è stata il capitolo 5 ("Ucraina. La guerra presa alla lettera ") che riprende i brevi testi che Bartezzaghi ha scritto su show more Repubblica all'inizio dell'invasione russa.
Quello che invece non mi è piaciuto è il trovare materiale molto simile nei vari capitoli, soprattutto quando si parla dell'Iliade. (Non guardate il titolo "ariosteo" della seconda parte del volume: banalmente i capitoli sono intitolati a Donne, Cavallier, Arme e Amori :-) ) È quasi come se il testo fosse stato assemblato in momenti diversi senza poi essere stato armonizzato. Resta comunque interessante vedere lo sport, più che la guerra, da un punto di vista diverso dal solito. show less
Testo in bilico fra linguistica e sociologia che consiglio a chiunque ritenga la creatività una delle chiavi interpretative del "fare meglio", indipendentemente dal campo di riferimento. Particolarmente riuscita la parte di testo che riguarda la nascita della mitologia della creatività negli anni '50 del secolo scorso, fondamentalmente a partire da un fraintendimento linguistico che ci ha fatti passare da "invenzione" a "creazione". Testo ben strutturato, anche se la prima parte (per me show more troppo lunga) mal si connette alla seconda, quanto a contenuti la più rilevante (anche se chiusa da un intervista un po' posticcia). show less
Disappointing. Firstly, it stretches the definition of "tormentone" too much for my taste, then it includes stuff that cannot fit even under the stretched definition. Most importantly though, the author seems to lack a feel for the language in general and living language in particular - this is no mortal sin in itself, as long as one doesn't decide to write a book on a subject like this. Language Log it isn't.
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