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Karin Michaëlis (1872–1950)

Author of The Dangerous Age

56+ Works 185 Members 6 Reviews

About the Author

Disambiguation Notice:

Edmond Ralph is a pseudonym for Karin Michaëlis

Image credit: Karin Michaëlis/Uncredited

Works by Karin Michaëlis

The Dangerous Age (1910) 57 copies, 3 reviews
Bibi (1991) 27 copies
Bibi ha un amico (1995) 9 copies
Bibis grosse Reise (1971) 9 copies
6x2 non fa 12 (1988) 5 copies
Bibi a Little Danish Girl (1932) 3 copies
Lillemor (2022) 3 copies
Elsie Lindtner (1912) 2 copies
Das Antlitz des Kindes (1931) 2 copies
Krigens Ofre (2017) 2 copies, 1 review
Bibi: una bambina del Nord (2014) 2 copies, 1 review
Die sieben Schwestern (1925) 2 copies
Herr und Mädchen (1930) 1 copy
Die große Beichte (1919) 1 copy
Hjertets vagabond (1985) 1 copy
Barnet (2019) 1 copy
Little Troll 1 copy
Rachael (2013) 1 copy
Ehegatten 1 copy
Hallo Bibi - bk1357 (1900) 1 copy
The Child Andrea (1916) 1 copy
The governor 1 copy
Ich bin Bibi. - bk1819 (1980) 1 copy

Associated Works

Secrets & Spies: Behind the Scenes Stories of World War II (1964) — Contributor — 206 copies, 2 reviews

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Common Knowledge

Canonical name
Michaëlis, Karin
Other names
Bech Brøndum, Katharina Marie
Ralph, Edmond
Stangeland, Karin Michaelis
Birthdate
1872-03-20
Date of death
1950-01-11
Gender
female
Relationships
Michaëlis, Sophus (husband)
Schwarzwald, Eugenie (friend)
Nationality
Denmark
Birthplace
Randers, Jutland, Denmark
Place of death
Copenhagen, Denmark
Disambiguation notice
Edmond Ralph is a pseudonym for Karin Michaëlis
Associated Place (for map)
Denmark

Members

Reviews

6 reviews
Fascinating epistolary novel about a woman in her early 40s who is struggling with perimenopause ("hysteria", tears, anxiety, other hormone issues) and the loss of her value as her childbearing years end (and she had no children) and her beauty fades.

I had never heard of this famous Danish author, and the book is over 100 years old, but it is still completely relevant, even though she is upper middle class, she has friends, discussed in detail, who are not as fortunate as she.

It is entirely show more possible that only women over age 40 will truly appreciate this work. show less
Nello spulciare la mia LdLdL in cerca di un libro per bambini pubblicato prima del 1980 per la 2018 RHC, mi sono imbattuta in Bibi. Una bambina del Nord, che uscì per la prima volta nel 1927. Onestamente, non mi aspettavo niente di memorabile, solo di passare un po’ di tempo in compagnia di un buon libro per bambini.

E invece, ho scoperto un piccolo gioiello. Bibi. Una bambina del Nord è un romanzo, primo di una serie, pieno indipendenza, spirito di iniziativa e umanità: bonus, la show more protagonista è una bambina e si sente un certo aroma di femminismo mentre si legge. Considerato tutto questo, mi sorprende molto apprendere che questo romanzo è arrivato per la prima volta in Italia durante l’epoca fascista: infatti, per quanto possano aver tagliato delle parti (come ci riferisce la traduttrice, Eva Kampmann, in una nota a questa edizione), l’intera storia è quanto di meno fascista ci si possa immaginare!

Bibi, infatti, è una bambina che non sottosta ad alcun potere autoritario: né quello del padre (con il quale ha un rapporto molto positivo e paritario), né quello della scuola, né quello dello Stato (che, tramite i poliziotti, non fa una bella figura). Nemmeno i suoi nonni conti appaiono in una luce proprio positiva: sembrano in tutto e per tutto convinti che il denaro possa sistemare ogni cosa e comprare ogni diritto.

Per contro, Bibi. Una bambina del Nord esalta il valore della libertà, della bontà, della condivisione, dell’amore per gli animali, del rifiuto della violenza e dell’imposizione: è un romanzo troppo positivo perché ve lo lasciate scappare (se poi riuscite a consigliarlo/regalarlo/passarlo a qualche piccol* essere umano, tanto meglio!).
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http://www.lettureedintorni.blogspot.it/2015/10/bibi-una-bambina-del-nord-karin....

"Si può misurare la libertà in chilometri" scriveva Karin Michaelis; "questa comincia col mettersi in movimento e coll'uscire dallo spazio geografico e sociale. In seguito si passerà dalla libertà di movimento alla libertà di fatto."

Chi meglio di Bibi incarna questo programma? Bibi, nata contessina Ulrikke Elisabeth, figlia del re delle ferrovie della Danimarca, o più banalmente di un capostazione, gode show more di una libertà inimmaginabile: scorrazza da nord a sud e da est a ovest per tutta la Danimarca saltando sul primo treno in partenza grazie alla sua tessera della ferrovia, una sorta di passaporto per il magico mondo dell'avventura. Bibi a undici anni è una ragazzina che definire autonoma e intraprendente è ancora poco. Scappa da scuola dove non riesce a stare attenta perché si annoia e parte per i suoi vagabondaggi che la portano a scoprire tutte le isole e le diverse zone del suo freddo paese, conosce le abitudini di vita peculiari ad ogni zona e le racconta nelle lettere lunghissime, vivide e sgrammaticate che scrive al suo amato papà.
A proposito degli errori di ortografia, il narratore ci dice: "Non perché non sappia fare meglio: sa come si scrivono quasi tutte quante le parole, quando si dà il tempo di pensarci su. Ma c'è forse qualcosa di più difficile che pensarci su prima di commettere qualche sciocchezza?"
Bibi è un'entusiasta: una bambina che trova del bello e del buono in tutte quante le situazioni. Trabocca di energia, è in continuo movimento, vede, impara e vuole raccontare talmente tante cose che quando si mette a scriverle pare vogliano uscire tutte insieme, si accalcano una sull'altra, creando il racconto confuso, eccitato e gioioso tipico di un bambino felice. "... mi sento come un cassetto che non si chiude tanto è pieno" scrive Bibi; ed è proprio questa l'impressione che si ha e che l'autrice riesce a rendere benissimo nelle lettere di Bibi al padre.
Il padre di Bibi senz'ombra di dubbio non è un padre tradizionale. Nelle mie letture di libri per ragazzi non ne avevo ancora incontrato uno così: è un padre amorevole, per nulla apprensivo, ha una fiducia cieca nella sua unica figlia a cui concede il massimo della libertà e non chiede nulla in cambio del suo affetto. Bibi non ha obblighi o doveri. Nemmeno la necessità di frequentare la scuola pare intaccare il suo spirito libero e anche quando il padre, dopo l'espulsione dalla seconda scuola, la mette di fronte alla necessità di scegliere tra un collegio in Svizzera o il soggiorno presso i conti suoi nonni che si propongono di occuparsi dell'educazione di quella bambina che ai loro occhi pare una selvaggia, lo fa senza pressione alcuna. Si deve sforzare di apparire severo e determinato, e sembra che in realtà per lui la questione non sia affatto importante. L'unica cosa che gli sta a cuore è la felicità della bambina.
I nonni-conti di Bibi, sono i "signori grigi" che Bibi incontrerà più volte nel corso delle sue scorribande non riconoscendoli, non potendo riconoscerli in quanto mai visti prima. Infatti i conti decisero di troncare ogni relazione con la figlia (la madre defunta di Bibi) in seguito alla sua decisione di contrarre un matrimonio per loro degradante. Gli incontri con questi signori grigi sono molto divertenti ed è piacevole notare come i conti si "coloreranno" e animeranno in seguito alla frequentazione con la nipotina ribelle.
Come nella più classica delle tradizioni Bibi è orfana di madre. Ma in questo caso la condizione di orfana non dà il via a un ricordo lacrimevole che muove a compassione. La mamma di Bibi non è percepita nel romanzo come un'assenza pesante, ma come una presenza. Bibi dialoga spesso con sua mamma, non ne parla con tristezza, la va a trovare regolarmente nel cimitero personale che ha costruito per lei, organizza festicciole sulla sua tomba, che non è una tomba vera e propria perché nella tomba non c'è nessuno. "Ma Bibi fa finta che ci sia sepolta la sua adorata Mamma...allora, ecco che è sepolta là per davvero: si può immaginare qualcosa talmente a lungo e con tanta forza da farla diventare quasi reale."
Questa è Bibi.
Ah, dimenticavo... se vi dovesse capitare di essere tirati per le gambe da un'idea, non cercate di resistere, ma seguitela!

Tutte le citazioni sono tratte da: Karin Michaelis, Bibi. Una bambina del Nord, Salani, Milano 2005.
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I mange år var Michaëlis en af Danmarks største forfattere. Hun havde et væld af bøger bag sig inden for mange genrer, og hun var en af de kunstnere, der blev oversat og læst flittigst i bl.a. Tyskland. Alligevel blev hun glemt at litteraturhistorien i mange år, men det er der heldigvis ved at blive lavet om på, bl.a. har Gladiator genudgivet Krigens ofre fra 1916. Det er måske et lidt overraskende valg, hvis man vil fremme interessen for hendes skønlitterære produktion, men hun show more var som sagt også meget andet.

Første verdenskrig var selvsagt en begivenhed af enorm betydning, og som sådan fyldte den også i datidens danske aviser. Langt det meste var imidlertid holdt i telegramstil, og det største fokus var på militære begivenheder, slag og frontlinjernes forskydning. Michaëlis overvejer at blive en rigtig krigskorrespondent med besøg på krigsskuepladserne, men hun vælger en anden tilgang. Hun kender Østrig-Ungarn udmærket, for hun har i perioder boet i Wien, og hun sætter sig snart for i stedet at rapportere fra livet på hjemmefronten. Det gør hun i en serie artikler, der blev publiceret i Politiken og efterfølgende samlet i denne bogudgivelse.

Det er tydeligt, at hun nærer en stor beundring for landet og dets måde at håndtere krigen på. Det skal ikke nødvendigvis udlægges som politisk støtte til centralmagterne, selvom særligt artiklen om behandlingen af russiske krigsfanger tegner et næsten komisk positivt billede. Det er snarere studier i samfundets og enkelte menneskers håndtering af situationen, når de kommer under et massivt pres.

Beretningen fra flygtningelejren hvor tusinder af flygtninge fra de østligste provinser (i det nuværende Ukraine) skulle indkvarteres med kort varsel er rørende. Traditioner og skikke fra hjemlandet genopføres, og hele lejren er præget af midlertidighed og et ønske om at rejse hjem. Det er i vid udstrækning kvinderne, der holder sammen på lejren, og også i andre tekster mærker man Michaëlis’ kvindelige blik på virkeligheden. Det er tydeligt i Rohø! hvor en forening af husmødre i Wien prøver at organisere betalelige varer uden om de almindelige grossister og i fortællingen om den danske kvinde, der finder på at sy tæpper med avispapir som for.

Som Karin Klitgaard skriver i efterordet, så benytter Michaëlis sig af naivitet som sproglig og fortællemæssig strategi, hvor hun lader sine umiddelbare indtryk flyde frit ind i teksten og dermed dele oplevelsen med læseren. Det bevidst naive blik gør hende i stand til at skrive en dybt interessant reportage fra de enorme Skoda-fabrikker, hvor hun forener beundring for den tekniske formåen og skønheden i processerne med nøgterne iagttagelser af deres kapacitet. Naiviteten virker så meget stærkere, fordi man ved, hvad våbnene skal bruges til.

Krigens ofre kan selvfølgelig læses som et stilstudie, men den er nok mest interessant for læsere, der allerede har en interesse for første verdenskrig – enten fordi bogen læses som kildetekst eller fordi der trods alt er mange elementer, der virker indforståede, og der er ikke som i en roman et plot eller gennemgående karakterer til at få fortællingen til at hænge sammen. Accepterer man den præmis er det til gengæld en udmærket mulighed for at lære en af de store oversete forfattere at kende.
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