Summer Light, and Then Comes the Night
by Jón Kalman Stefánsson
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Description
"Sometimes, in small places, life becomes bigger. Sometimes a distance from the world's tumult opens our hearts and our dreams. In a village of four hundred souls, the infinite light of an Icelandic summer makes its inhabitants want to explore, and the eternal night of winter lights up the magic of the stars. The village becomes a microcosm of the age-old conflict between human desire and destiny, between the limits of reality and the wings of the imagination. With humor, poetry, and a show more tenderness for human weaknesses, Stefánsson explores the question of why we live at all"-- show lessTags
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If you expect a conventional novel, look elsewhere - "Summer Light, and Then Comes the Night" is anything but. It has a weird narrator (an almost omnipresence of a type (although it does not know everything so not exactly) but with a "we" voice which reads more like a chorus from a classic play than anything else) and it is a more of a collection of stories with connecting episodes (from that narrator voice) than an actual novel. Add the jumps in time between the different chapters/stories (the last one is not the last one chronological) and it almost does not feel like a novel. And yet, it somehow does - those connections and the references between the parts and the characters which show up in multiple parts. Maybe a better word would show more be chronicle or saga (although these tend to go chronologically) so that is not the correct type either. It is all of them and none of them...
The novel is the story of a small village in Iceland in the late 1980s (for the main story), filled with people who appear to be normal but as everyone else have something interesting in their life. A man who starts dreaming in Latin and decides to leave his work as the director of the local Knitting company and to become an astronomer. The company itself, existing only because it was needed by someone so he is reelected, ends up closing and leaving a lot of people in the small village unemployed; a man comes home after having vowed never to do that; love and lust gets exposed in ways noone expects. Each part adds more details to a story we thought we knew, adding missing pieces, clarifying, connecting. And somewhere in all that emerges the story of a village which is very Icelandic, very normal... and not normal at all. It is the village that emerges as the main character - all the people in it are the supporting cast which makes it alive.
I suspect that this novel won't be for everyone - between the narrator style, the disjointed narrative and the somewhat uneven parts (but then, not everyone's life can be interesting), it is a weird novel. I still cannot decide if I liked it a lot or if it annoyed me - but I am glad I read it and I am interested in exploring other books by the author. Plus a non-crime Icelandic novel was an interesting way to see Iceland. show less
The novel is the story of a small village in Iceland in the late 1980s (for the main story), filled with people who appear to be normal but as everyone else have something interesting in their life. A man who starts dreaming in Latin and decides to leave his work as the director of the local Knitting company and to become an astronomer. The company itself, existing only because it was needed by someone so he is reelected, ends up closing and leaving a lot of people in the small village unemployed; a man comes home after having vowed never to do that; love and lust gets exposed in ways noone expects. Each part adds more details to a story we thought we knew, adding missing pieces, clarifying, connecting. And somewhere in all that emerges the story of a village which is very Icelandic, very normal... and not normal at all. It is the village that emerges as the main character - all the people in it are the supporting cast which makes it alive.
I suspect that this novel won't be for everyone - between the narrator style, the disjointed narrative and the somewhat uneven parts (but then, not everyone's life can be interesting), it is a weird novel. I still cannot decide if I liked it a lot or if it annoyed me - but I am glad I read it and I am interested in exploring other books by the author. Plus a non-crime Icelandic novel was an interesting way to see Iceland. show less
Alla ricerca del senso nella quotidianita’ oppure della Geworfenheit (thrownness) di Heidegger, chissa’ ...
Hai mai riflettuto, del resto, su quante cose siano affidate al caso, su come tutto lo sia? Puo’ essere un pensiero maledettamente sgradevole, di rado si trova nel caso un barlume di senso e la nostra vita e’ dunque poco piu’ di un errare senza meta, questa vita che a volte sembra poter andare per ogni dove e poi s’interrompe in mezzo ad una frase… (11)
C’e chi gli ha chiesto se ha visto manifestarsi Dio, forse e’ piu’ che sufficiente avere il cielo e il latino, le stelle non ti abbandonano mai mentre certo non si puo’ dire altrettanto di Dio. (27)
Le lacrime sono fatte come remi, il dolore e la tristezza show more vogano. Chi piange a un funerale, piange nondimeno la propria morte e quella del mondo, perche’ tutto muore e alla fine non resta niente. (62)
Ma c’e’ chi si dibatte ancora con l’Amicizia stellare di Nietzsche.
Ma quello che e’ stato e’ stato e non si cancella, e ti cambia il paesaggio interiore in un modo che le parole servono a ben poco. (71)
Del resto si possono dire tante cose sull’essere umano. La maggior parte delle persone ha dentro la bellezza quanto la sporcizia. L’uomo e’ un essere complesso, una sorta di labirinto, ed e’ facile smarrirsi se ci si inoltra per cercare spiegazioni. (142)
Ed e’ ancora lui, Nietzsche, che con la piena cognizione dell’origine se ne aumenta l’insignificanza, ossia non serve a nulla.
Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l’essenza che pero’ si allontana sempre piu’ come l’arcobaleno. Nelle storie antiche si dice che l’uomo non possa guardare Dio, equivarrebbe alla morte, e senza dubbio vale lo stesso per quello che cerchiamo - la ricerca stessa e’ lo scopo, il risultato ce ne priverebbe. E ovviamente e’ la ricerca che ci insegna le parole per descrivere lo splendore delle stelle, il silenzio dei pesci, il sorriso e lo sconforto, la fine del mondo e la luce dell’estate. Abbiamo un compito, a parte baciare labbra; sai per caso come si dice “ti desidero” in latino? E come si dice in islandese? (165)
Questa sera desidero parlare dei possibili confini dell’universo, dei possibili confini dell’esistenza.
Ti puoi immaginare come tutti drizzammo le orecchie.
D’altra parte e’ presumibile che ben pochi di noi avrebbero desiderato sprecare la serata a meditare su questioni del genere, abbiamo gia’ abbastanza da fare nel nostro tempo libero, oltretutto gli studi dimostrano che questo genere di elucubrazioni favorisce l’alcolismo e l’abuso di sonniferi e antidepressivi. L’Astronomo disse che l’uomo non capira’ mai la vita, non si orientera’ mai nelle sue dimensioni, la sua essenza va oltre l’immaginazione eppure allo stesso tempo e’ cosi’ ovvia, cosi’ semplice che non c’e’ modo di afferrarla. Gia’ a quelle parole ci venne il capogiro. (169-70)
… come spesso vanno le cose, il mondo e’ pieno di sogni che non si avverano, svaniscono e si depositano come rugiada nel cielo e si trasformano in stelle nella notte. (171)
E’ rischioso avvicinarsi troppo ai propri sogni, possono renderti fiacco nei confronti della vita, sostituirsi alla volonta’, e cos’e’ un uomo senza volonta’? (198)
… non riesco a liberarmi dal sospetto che sia il caso a governare ogni cosa, che tutto nasca da li’, perfino goni senso ed ogni scopo; gli uccelli continuano a volare alti nel cielo, perche’ dovremmo preoccuparci di una cultura, di una civilta’ sopra di noi? (201)
E gli uccelli dipinti sono cosi’ vivi che il gatto del vicinato, un diavolo giallognolo che ci ha privato di ben piu’ volatili di quanto ce ne fosse bisogno, ha continuato a saltare contro il muro per intere settimane, glielo vedevi chiaramente sul muso, e da allora non e’ piu’ stato il cacciatore di una volta, e poi si dice che l’arte non abbia influenza sulla vita. (219)
Ma la vita fugge in ogni direzione e si conclude a meta’ frase, e allora non c’e’ niente di meglio che svegliarsi presto la mattina e guardare la superficie del mare, e lasciar scorrere il tempo.
Il mare, una tazza di caffe’, l’edredone (anatra marina) che cicaleccia, le rocce che si immergono, e poi riemergono a respirare. Due sono le cose che faccio - respirare e pensare a te. (258-9)
… resta li’ a riflettere, guarda il panorama inospitale, scrive: Vado a londra, ci pensa su a lungo, poi mette un punto esclamativo ma se ne pente subito, la frase diventa cosi’ goffa, come se fosse una gran notizia andare dove migliaia di islandesi vanno ogni anno. Sbuffa, si alza, si affretta a comprare un’altra cartolina, ci scrive il nome di lei e poi: Vado a Londra. Punto, niente punto esclamativo. Poi bisogna dare qualche spiegazione, scrive: Il mondo e’ grande. Punto, che dopo averci pensato parecchio trasforma in una virgola: ed e’ ovvio che uno voglia vederne almeno un pezzo. Cosi’ va bene, si appoggia all’indietro soddisfatto, si fa una lunga sorsata di bitta … (280)
Benedikt e’ in un pub con una pinta di birra in mano, guarda la gente che passa fuori, la potenza dei fiumi di vita, pensa alle dimensioni della citta’, alla storia, alla mummia, beve la birra ed e’ completamente spiazzato perche’ tutto questo, la mummia, la moltitudine, la storia, non e’ che una scemenza, niente di niente in confronto ad un’unica donna in un minuscolo paese in una terra lontana da tutto ma vicini all’inverno eterno e al buio soffocante, una terra che sarebbe completamente disabitata se una corrente calda dell’oceano non la lambisse. … Che senso avrebbe il mondo se lei non ci fosse, che cosa ce ne faremmo delle mummie, della storia, della gente, dell’aria azzurra? (283)
Sull’utilita’ e il danno della storia per la vita:
“Chi non sa sedersi sulla soglia dell'attimo, dimenticando tutto il passato, chi non sa stare ritto su un punto senza vertigini e paura come una dea della vittoria non saprà mai cos'è la felicità, e peggio ancora non farà mai qualcosa che rende felici gli altri." Nietzsche
I migliori: Cos'e' analogo al termine "fine del mondo" e Che senso avrebbe il mondo senza di lei? show less
Hai mai riflettuto, del resto, su quante cose siano affidate al caso, su come tutto lo sia? Puo’ essere un pensiero maledettamente sgradevole, di rado si trova nel caso un barlume di senso e la nostra vita e’ dunque poco piu’ di un errare senza meta, questa vita che a volte sembra poter andare per ogni dove e poi s’interrompe in mezzo ad una frase… (11)
C’e chi gli ha chiesto se ha visto manifestarsi Dio, forse e’ piu’ che sufficiente avere il cielo e il latino, le stelle non ti abbandonano mai mentre certo non si puo’ dire altrettanto di Dio. (27)
Le lacrime sono fatte come remi, il dolore e la tristezza show more vogano. Chi piange a un funerale, piange nondimeno la propria morte e quella del mondo, perche’ tutto muore e alla fine non resta niente. (62)
Ma c’e’ chi si dibatte ancora con l’Amicizia stellare di Nietzsche.
Ma quello che e’ stato e’ stato e non si cancella, e ti cambia il paesaggio interiore in un modo che le parole servono a ben poco. (71)
Del resto si possono dire tante cose sull’essere umano. La maggior parte delle persone ha dentro la bellezza quanto la sporcizia. L’uomo e’ un essere complesso, una sorta di labirinto, ed e’ facile smarrirsi se ci si inoltra per cercare spiegazioni. (142)
Ed e’ ancora lui, Nietzsche, che con la piena cognizione dell’origine se ne aumenta l’insignificanza, ossia non serve a nulla.
Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l’essenza che pero’ si allontana sempre piu’ come l’arcobaleno. Nelle storie antiche si dice che l’uomo non possa guardare Dio, equivarrebbe alla morte, e senza dubbio vale lo stesso per quello che cerchiamo - la ricerca stessa e’ lo scopo, il risultato ce ne priverebbe. E ovviamente e’ la ricerca che ci insegna le parole per descrivere lo splendore delle stelle, il silenzio dei pesci, il sorriso e lo sconforto, la fine del mondo e la luce dell’estate. Abbiamo un compito, a parte baciare labbra; sai per caso come si dice “ti desidero” in latino? E come si dice in islandese? (165)
Questa sera desidero parlare dei possibili confini dell’universo, dei possibili confini dell’esistenza.
Ti puoi immaginare come tutti drizzammo le orecchie.
D’altra parte e’ presumibile che ben pochi di noi avrebbero desiderato sprecare la serata a meditare su questioni del genere, abbiamo gia’ abbastanza da fare nel nostro tempo libero, oltretutto gli studi dimostrano che questo genere di elucubrazioni favorisce l’alcolismo e l’abuso di sonniferi e antidepressivi. L’Astronomo disse che l’uomo non capira’ mai la vita, non si orientera’ mai nelle sue dimensioni, la sua essenza va oltre l’immaginazione eppure allo stesso tempo e’ cosi’ ovvia, cosi’ semplice che non c’e’ modo di afferrarla. Gia’ a quelle parole ci venne il capogiro. (169-70)
… come spesso vanno le cose, il mondo e’ pieno di sogni che non si avverano, svaniscono e si depositano come rugiada nel cielo e si trasformano in stelle nella notte. (171)
E’ rischioso avvicinarsi troppo ai propri sogni, possono renderti fiacco nei confronti della vita, sostituirsi alla volonta’, e cos’e’ un uomo senza volonta’? (198)
… non riesco a liberarmi dal sospetto che sia il caso a governare ogni cosa, che tutto nasca da li’, perfino goni senso ed ogni scopo; gli uccelli continuano a volare alti nel cielo, perche’ dovremmo preoccuparci di una cultura, di una civilta’ sopra di noi? (201)
E gli uccelli dipinti sono cosi’ vivi che il gatto del vicinato, un diavolo giallognolo che ci ha privato di ben piu’ volatili di quanto ce ne fosse bisogno, ha continuato a saltare contro il muro per intere settimane, glielo vedevi chiaramente sul muso, e da allora non e’ piu’ stato il cacciatore di una volta, e poi si dice che l’arte non abbia influenza sulla vita. (219)
Ma la vita fugge in ogni direzione e si conclude a meta’ frase, e allora non c’e’ niente di meglio che svegliarsi presto la mattina e guardare la superficie del mare, e lasciar scorrere il tempo.
Il mare, una tazza di caffe’, l’edredone (anatra marina) che cicaleccia, le rocce che si immergono, e poi riemergono a respirare. Due sono le cose che faccio - respirare e pensare a te. (258-9)
… resta li’ a riflettere, guarda il panorama inospitale, scrive: Vado a londra, ci pensa su a lungo, poi mette un punto esclamativo ma se ne pente subito, la frase diventa cosi’ goffa, come se fosse una gran notizia andare dove migliaia di islandesi vanno ogni anno. Sbuffa, si alza, si affretta a comprare un’altra cartolina, ci scrive il nome di lei e poi: Vado a Londra. Punto, niente punto esclamativo. Poi bisogna dare qualche spiegazione, scrive: Il mondo e’ grande. Punto, che dopo averci pensato parecchio trasforma in una virgola: ed e’ ovvio che uno voglia vederne almeno un pezzo. Cosi’ va bene, si appoggia all’indietro soddisfatto, si fa una lunga sorsata di bitta … (280)
Benedikt e’ in un pub con una pinta di birra in mano, guarda la gente che passa fuori, la potenza dei fiumi di vita, pensa alle dimensioni della citta’, alla storia, alla mummia, beve la birra ed e’ completamente spiazzato perche’ tutto questo, la mummia, la moltitudine, la storia, non e’ che una scemenza, niente di niente in confronto ad un’unica donna in un minuscolo paese in una terra lontana da tutto ma vicini all’inverno eterno e al buio soffocante, una terra che sarebbe completamente disabitata se una corrente calda dell’oceano non la lambisse. … Che senso avrebbe il mondo se lei non ci fosse, che cosa ce ne faremmo delle mummie, della storia, della gente, dell’aria azzurra? (283)
Sull’utilita’ e il danno della storia per la vita:
“Chi non sa sedersi sulla soglia dell'attimo, dimenticando tutto il passato, chi non sa stare ritto su un punto senza vertigini e paura come una dea della vittoria non saprà mai cos'è la felicità, e peggio ancora non farà mai qualcosa che rende felici gli altri." Nietzsche
I migliori: Cos'e' analogo al termine "fine del mondo" e Che senso avrebbe il mondo senza di lei? show less
Een meesterlijk geschreven boek. Even wennen aan de stijl, lange zinnen in de wij vorm, geen dialogen, volle bladspiegel. Maar het is echt een geweldig verhaal, eigenlijk korte verhalen over een dorp in IJsland. Ik ga het t.z.t. opnieuw lezen, het sprak me erg aan al leest het niet heel makkelijk.
This novel started off strong and lively - I loved the energy. However, at about 19% I started to feel like the book was simply babbling and rambling on with no real point to where it was going. Also, just as a side note, I did find the two anti-American comments included (even at only 19%) very off-putting.
Værd at læse for sine finurlige beskrivelser, rammende observationer og meget genkendelige situationer og mennesker. Men jeg blev aldrig for alvor rørt af fortællingen og kedede mig lidt i halvvejs igennem.
Un minimalista che scava nella profondità dell'animo umano, Stefansson. "Parliamo, scriviamo, raccontiamo di piccole e grandi cose per cercare di capire, di arrivare a qualcosa, di afferrare l'essenza che però si allontana sempre più come l'arcobaleno".
An interesting portrait of a village with a large dose of sexuality. At times, it was difficult to keep the various characters straight, partially because of the unfamiliarity of the Icelandic names.
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ThingScore 92
Store drømmer og små menneskeliv smelter sammen til en helstøpt litterær enhet i denne vakre romanen.
Samtidig tilbyr Stefánsson også et skarpt portrett av et Island i en brytningstid. På vei fra en etterkrigsperiode der Bondepartiet og samvirkelagene bestemte det meste, og over i en postmoderne, liberalistisk nåtid.
Samtidig tilbyr Stefánsson også et skarpt portrett av et Island i en brytningstid. På vei fra en etterkrigsperiode der Bondepartiet og samvirkelagene bestemte det meste, og over i en postmoderne, liberalistisk nåtid.
added by annek49
At han aldri har fått prisen han har vært nominert til fire ganger, nærmer seg en skandale
Endelig er Jón Kalman Stefánssons «Sommerlys – og så kommer natten» oversatt til norsk.
Endelig er Jón Kalman Stefánssons «Sommerlys – og så kommer natten» oversatt til norsk.
added by annek49
En slik fryd å lese at man nesten vil holde den hemmelig
Jón Kalman Stefánssons gjennombruddsroman er en slags «Flåklypa Tidende» fra den islandske landsbygda, men vakrere
Jón Kalman Stefánssons gjennombruddsroman er en slags «Flåklypa Tidende» fra den islandske landsbygda, men vakrere
added by annek49
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802 works; 265 members
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4,379 works; 124 members
Author Information
Some Editions
Awards and Honors
Series
Belongs to Publisher Series
Gallimard, Folio (7024)
Common Knowledge
- Canonical title
- Summer Light, and Then Comes the Night
- Original title
- Sumarljós og svo kemur nóttin; Sumarljós og svo kemur nóttin : sögur og útúrdúrar
- Original publication date
- 2005
- Important places
- Iceland
- First words
- Now, we'd almost written that what made our village unique was that it wasn't unique at all; but apparently that isn't true.
- Last words
- (Click to show. Warning: May contain spoilers.)And what then?
- Original language
- Icelandic
Classifications
- Genres
- Fiction and Literature, General Fiction
- DDC/MDS
- 839.6934 — Literature & rhetoric German & related literatures Other Germanic literatures Old Norse, Old Icelandic, Icelandic, Faroese literatures Modern West Scandinavian; Modern Icelandic Modern Icelandic fiction 1900-1999
- LCC
- PT7511 .J53915 .S8613 — Language and Literature German, Dutch and Scandinavian literatures Modern Icelandic literature Individual authors or works 19th-20th centuries
- BISAC
Statistics
- Members
- 355
- Popularity
- 88,864
- Reviews
- 17
- Rating
- (3.78)
- Languages
- 11 — Czech, Danish, Dutch, English, French, German, Hungarian, Icelandic, Italian, Spanish, Swedish
- Media
- Paper, Audiobook, Ebook
- ISBNs
- 37
- ASINs
- 8






























































