Loriano Macchiavelli
Author of Macaronì
About the Author
Image credit: Loriano Macchiavelli (2008)
Series
Works by Loriano Macchiavelli
Il confine del crimine 6 copies
Delitti senza castigo 2 copies
La rosa e il suo doppio 1 copy
Macchiavelli Loriano 1 copy
Sotterranei di Bologna 1 copy
Il cerchio di gesso. Racconto anomalo in tre brandelli (in 8 indagini ritrovate per Sarti Antonio) 1 copy
Il fascino del poliziesco ovvero I casi della vita (in 8 indagini ritrovate per Sarti Antonio) 1 copy
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Common Knowledge
- Canonical name
- Macchiavelli, Loriano
- Legal name
- Macchiavelli, Loriano
- Birthdate
- 1934-03-12
- Gender
- male
- Nationality
- Italy
- Birthplace
- Vergato, Emilia Romagna, Italy
- Map Location
- Italy
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Reviews
L’enigmatica trama tra il noir e il poliziesco che costituisce il nucleo narrativo di questo romanzo non viene adeguatamente valorizzata a motivo delle scelte stilistiche operate dagli autori , vale a dire una prosa eccessivamente dimessa e toni narrativi spesso permeati del più scontato semplicismo.
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato. show less
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato. show less
Macchiavelli , Loriano (1990). Strage. Torino: Einaudi. 2010. ISBN 9788858402535. Pagine 594. 6,99 €
Libro consigliato da un amico, lettore raffinato e intensivo, in genere affidabile. Quindi, l’ho immediatamente comprato e mi sono messo a leggere la sera stessa, interrompendo tutte le altre letture. D’altra parte, lo afferma anche il distico in rima baciata:
Amico fidato,
Romanzo acquistato.
Invece, l’ho trovato una delusione. Provo ad abbozzare un minimo d’ nalisi critica, anche show more per fare chiarezza a me stesso.
Il primo punto, per me, è che trovo la scrittura di Macchiavelli troppo piatta, convenzionale, di genere. Sembra a volte di leggere un Giallo Mondadori o un Segretissimo: anche per le scene di sesso e violenza. Capisco che ammettendolo mi sono rivelato da solo per l’esteta che sono, esponendomi alle critiche di chi mi dice (l’hanno detto l’amico fidato di cui sopra e un’amica che ho incontrato a cena) che questo è un libro di fantapolitica sulla strage di Bologna e quindi va letto cercandoci qualche spunto di avvicinamento alla verità “politica” o “politico-culturale” di quella strage, e non le belle lettere. Non sono per nulla d’accordo. Se era quello l’intento del libro, allora Macchiavelli averebbe dovuto scrivere un saggio (avendone le capacità e il respiro). Un romanzo, secondo me, deve avere anche una ragion d’essere artistica. Esempi ce ne sono: in questo blog ho citato più d’una volta Nelle mani giuste di Giancarlo De Cataldo.
Secondo punto: ma qual è poi la tesi di Macchiavelli? Che i mandanti della strage erano mafia eversione di destra banda della Magliana massoneria Andreotti? Che le cause prossime (e le responsabilità penali) sono difficili da sbrogliare? Che Dalla Chiesa era un santo peccatore? Mah, si può dire di tutti gli episodi dal 1969 in avanti (almeno per quello che ne so e ne ricordo io). Anzi, non è che la valigia esplosiva della strage di Bologna era la terza bomba di piazza Fontana di cui s’erano perse le tracce?
A riprova del fatto che il romanzo mi ha lasciato freddo, non ho sentito la necessità di appuntarmi nemmeno una frase. show less
Libro consigliato da un amico, lettore raffinato e intensivo, in genere affidabile. Quindi, l’ho immediatamente comprato e mi sono messo a leggere la sera stessa, interrompendo tutte le altre letture. D’altra parte, lo afferma anche il distico in rima baciata:
Amico fidato,
Romanzo acquistato.
Invece, l’ho trovato una delusione. Provo ad abbozzare un minimo d’ nalisi critica, anche show more per fare chiarezza a me stesso.
Il primo punto, per me, è che trovo la scrittura di Macchiavelli troppo piatta, convenzionale, di genere. Sembra a volte di leggere un Giallo Mondadori o un Segretissimo: anche per le scene di sesso e violenza. Capisco che ammettendolo mi sono rivelato da solo per l’esteta che sono, esponendomi alle critiche di chi mi dice (l’hanno detto l’amico fidato di cui sopra e un’amica che ho incontrato a cena) che questo è un libro di fantapolitica sulla strage di Bologna e quindi va letto cercandoci qualche spunto di avvicinamento alla verità “politica” o “politico-culturale” di quella strage, e non le belle lettere. Non sono per nulla d’accordo. Se era quello l’intento del libro, allora Macchiavelli averebbe dovuto scrivere un saggio (avendone le capacità e il respiro). Un romanzo, secondo me, deve avere anche una ragion d’essere artistica. Esempi ce ne sono: in questo blog ho citato più d’una volta Nelle mani giuste di Giancarlo De Cataldo.
Secondo punto: ma qual è poi la tesi di Macchiavelli? Che i mandanti della strage erano mafia eversione di destra banda della Magliana massoneria Andreotti? Che le cause prossime (e le responsabilità penali) sono difficili da sbrogliare? Che Dalla Chiesa era un santo peccatore? Mah, si può dire di tutti gli episodi dal 1969 in avanti (almeno per quello che ne so e ne ricordo io). Anzi, non è che la valigia esplosiva della strage di Bologna era la terza bomba di piazza Fontana di cui s’erano perse le tracce?
A riprova del fatto che il romanzo mi ha lasciato freddo, non ho sentito la necessità di appuntarmi nemmeno una frase. show less
L’enigmatica trama tra il noir e il poliziesco che costituisce il nucleo narrativo di questo romanzo non viene adeguatamente valorizzata a motivo delle scelte stilistiche operate dagli autori , vale a dire una prosa eccessivamente dimessa e toni narrativi spesso permeati del più scontato semplicismo.
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato. show less
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato. show less
L’enigmatica trama tra il noir e il poliziesco che costituisce il nucleo narrativo di questo romanzo non viene adeguatamente valorizzata a motivo delle scelte stilistiche operate dagli autori , vale a dire una prosa eccessivamente dimessa e toni narrativi spesso permeati del più scontato semplicismo.
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato. show less
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato. show less
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