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Loriano Macchiavelli

Author of Macaronì

85 Works 1,113 Members 17 Reviews

About the Author

Includes the name: Loriano Macchiavelli

Image credit: Loriano Macchiavelli (2008)

Series

Works by Loriano Macchiavelli

Macaronì (1997) 88 copies, 4 reviews
Un disco dei Platters (1998) 70 copies
Malastagione (2011) 69 copies, 1 review
I sotterranei di Bologna (2002) 65 copies
Tango e gli altri. Romanzo di una raffica, anzi tre (2007) — Author — 60 copies, 2 reviews
Lo Spirito e altri briganti (2002) — Author — 52 copies, 1 review
Le piste dell'attentato (1982) 39 copies
Crimini italiani (2008) — Author — 36 copies, 1 review
Strage (Italian Edition) (2010) 34 copies, 3 reviews
Sui colli all'alba (2005) 33 copies, 1 review
Cos'è accaduto alla signora perbene (1979) 33 copies, 1 review
Sarti Antonio e l'assassino (2004) 32 copies
Ombre sotto i portici (1976) 31 copies
Fiori alla memoria (1975) 28 copies
Sarti Antonio: un diavolo per capello (2008) 27 copies, 1 review
Passato, presente e chissà (2007) 26 copies
Delitti di gente qualunque (2009) 16 copies
L'archivista (1981) 13 copies
Sequenze di memoria (2008) 12 copies
L'ironia della scimmia (2012) 12 copies
Funerale dopo Ustica (1989) 9 copies
Vola golondrina (2023) 9 copies
Coscienza sporca (1995) 7 copies
Stop per Sarti Antonio (1987) 4 copies
Italia odia. Dieci volti del noir italiano (2005) — Author — 4 copies
Noi che gridammo al vento (2016) 4 copies
Arrivederci & Amen (2006) 2 copies
Růže a její dvojník (1990) 2 copies
Včera, dnes a možná zítra (1978) 2 copies, 1 review
La bambina del lago (2019) 2 copies
Via Crudes (2008) 1 copy
Delitti senza castigo (2019) 1 copy

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Common Knowledge

Canonical name
Macchiavelli, Loriano
Legal name
Macchiavelli, Loriano
Birthdate
1934-03-12
Gender
male
Nationality
Italy
Birthplace
Vergato, Emilia Romagna, Italy
Map Location
Italy

Members

Reviews

26 reviews
L’enigmatica trama tra il noir e il poliziesco che costituisce il nucleo narrativo di questo romanzo non viene adeguatamente valorizzata a motivo delle scelte stilistiche operate dagli autori , vale a dire una prosa eccessivamente dimessa e toni narrativi spesso permeati del più scontato semplicismo.
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato.
show less
Macchiavelli , Loriano (1990). Strage. Torino: Einaudi. 2010. ISBN 9788858402535. Pagine 594. 6,99 €

Libro consigliato da un amico, lettore raffinato e intensivo, in genere affidabile. Quindi, l’ho immediatamente comprato e mi sono messo a leggere la sera stessa, interrompendo tutte le altre letture. D’altra parte, lo afferma anche il distico in rima baciata:

Amico fidato,
Romanzo acquistato.

Invece, l’ho trovato una delusione. Provo ad abbozzare un minimo d’ nalisi critica, anche show more per fare chiarezza a me stesso.

Il primo punto, per me, è che trovo la scrittura di Macchiavelli troppo piatta, convenzionale, di genere. Sembra a volte di leggere un Giallo Mondadori o un Segretissimo: anche per le scene di sesso e violenza. Capisco che ammettendolo mi sono rivelato da solo per l’esteta che sono, esponendomi alle critiche di chi mi dice (l’hanno detto l’amico fidato di cui sopra e un’amica che ho incontrato a cena) che questo è un libro di fantapolitica sulla strage di Bologna e quindi va letto cercandoci qualche spunto di avvicinamento alla verità “politica” o “politico-culturale” di quella strage, e non le belle lettere. Non sono per nulla d’accordo. Se era quello l’intento del libro, allora Macchiavelli averebbe dovuto scrivere un saggio (avendone le capacità e il respiro). Un romanzo, secondo me, deve avere anche una ragion d’essere artistica. Esempi ce ne sono: in questo blog ho citato più d’una volta Nelle mani giuste di Giancarlo De Cataldo.

Secondo punto: ma qual è poi la tesi di Macchiavelli? Che i mandanti della strage erano mafia eversione di destra banda della Magliana massoneria Andreotti? Che le cause prossime (e le responsabilità penali) sono difficili da sbrogliare? Che Dalla Chiesa era un santo peccatore? Mah, si può dire di tutti gli episodi dal 1969 in avanti (almeno per quello che ne so e ne ricordo io). Anzi, non è che la valigia esplosiva della strage di Bologna era la terza bomba di piazza Fontana di cui s’erano perse le tracce?

A riprova del fatto che il romanzo mi ha lasciato freddo, non ho sentito la necessità di appuntarmi nemmeno una frase.
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L’enigmatica trama tra il noir e il poliziesco che costituisce il nucleo narrativo di questo romanzo non viene adeguatamente valorizzata a motivo delle scelte stilistiche operate dagli autori , vale a dire una prosa eccessivamente dimessa e toni narrativi spesso permeati del più scontato semplicismo.
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato.
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L’enigmatica trama tra il noir e il poliziesco che costituisce il nucleo narrativo di questo romanzo non viene adeguatamente valorizzata a motivo delle scelte stilistiche operate dagli autori , vale a dire una prosa eccessivamente dimessa e toni narrativi spesso permeati del più scontato semplicismo.
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato.
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