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Francesco Guccini

Author of Cròniche epafániche

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About the Author

Image credit: Francesco Guccini a Lucca Comics & Games 2016. Chiesa di San Giovanni. By Niccolò Caranti - Own work, CC BY-SA 4.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=52755150

Series

Works by Francesco Guccini

Cròniche epafániche (1989) 100 copies, 1 review
Vacca d'un cane (1993) 100 copies
Dizionario delle cose perdute (2012) 88 copies, 6 reviews
Macaronì (1997) 88 copies, 4 reviews
Malastagione (2011) 70 copies, 2 reviews
Un disco dei Platters (1998) 70 copies
Cittanova blues (2003) 52 copies
Lo Spirito e altri briganti (2002) 52 copies, 1 review
Icaro (2008) 23 copies, 1 review
Nuovo dizionario delle cose perdute (2014) 21 copies, 1 review
Storie dello spazio profondo (1972) 16 copies, 1 review
Storia di altre storie (2001) 15 copies
Stagioni: tutte le canzoni (2000) 11 copies
Vola golondrina (2023) 9 copies
Canzoni (2018) 8 copies
Parole e canzoni. Con DVD (2007) 7 copies
Che cosa sa Minosse (2020) 5 copies
Stagioni 5 copies
Maledetta galassia! (1999) — Introduction — 4 copies
Così eravamo (2024) 3 copies, 1 review
Via Paolo Fabbri 43 (2007) 3 copies
Opera Buffa 3 copies
Signora Bovary 3 copies
Auschwitz (2010) 2 copies, 1 review
L'Ultima Thule 2 copies
Metropolis 2 copies
Album Concerto — Author — 2 copies
Amerigo (1998) 2 copies
Parnassius Guccinii (1994) 1 copy
Ritratti 1 copy
Guccini 1 copy
Radici 1 copy
Folk Beat 1 1 copy
Radici 1 copy

Associated Works

Gotico rurale (2000) — Contributor — 19 copies

Tagged

Common Knowledge

Birthdate
1940-06-14
Gender
male
Occupations
singer
songwriter
Nationality
Italy
Birthplace
Modena, Italia
Places of residence
Pavana, PT, Italy
Map Location
Italia
Associated Place (for map)
PT, Italy

Members

Reviews

28 reviews
Sette cammei, sette piccoli racconti che non hanno scopo alcuno se non raccontare un momento, una situazione, una meraviglia, una sorpresa, buona o cattiva che sia.
Il più bello è "Aria di libertà", che fa desiderare di essere in quel momento magico che è stata la liberazione, e di avere 16 anni, e di essere già un eroe.
Il più divertente è "La scimmia", che dimostra come noi italiani, che si tratti di intellettuali di sinistra o di beceri leghisti, siamo dei coglioni provinciali.
Quello show more a me più caro è "José Pasculli, perché conosco quella morte. show less
Alla fine è tutta una questione di corna, ma prima di arrivare a questa conclusione apparentemente banale la storia intreccia una godibilissima indagine della quale sono elementi integranti alcuni surreali abitanti dell'appennino tosco-modenese, per non parlare della montagna stessa.
Un libro per gli amanti della letteratura gialla, e per gli amanti della natura.
Tre son poche ma quattro decisamente troppe.
Discreto giallo, bei personaggi e tanto odore di bosco. Mi è piaciuto forse perché di recente ho fatto un paio di passeggiate in montagna in ambienti che ricordano i luoghi del racconto.
L’enigmatica trama tra il noir e il poliziesco che costituisce il nucleo narrativo di questo romanzo non viene adeguatamente valorizzata a motivo delle scelte stilistiche operate dagli autori , vale a dire una prosa eccessivamente dimessa e toni narrativi spesso permeati del più scontato semplicismo.
In tal modo il racconto, pur sapientemente articolato in una suggestiva alternanza cronologica tra presente e passato, difetta di forza espressiva, riducendo anche le scene più drammatiche, o show more più gustose, ad un livello bozzettistico di una ovvietà addirittura disarmante.
Anche i personaggi, a partire dal simpatico maresciallo Santovito fino alla schiera dei paesani del piccolo centro dell’Appennino tosco-emiliano che fanno da coro alle vicende, se risultano tratteggiati con un certo convincente realismo, tuttavia restano tipizzati in blandi stereotipi, privi di quell’incisività e di quel carisma che li renderebbero indimenticabili.
La parte più interessante, a mio avviso, è la parentesi storico-sociale che descrive la condizione degli italiani emigrati in Francia nella seconda metà dell’Ottocento. Sono loro i “macaronì” del titolo, spregiativamente chiamati in questo modo dai nativi a causa dell’unica pietanza che potessero permettersi e sottoposti ad ogni sorta di persecuzioni e di angherie.
Deludente il modo in cui non vengono sfruttate le ottime potenzialità insite nell'idea iniziale. Un vero peccato.
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