Vittorio Sgarbi
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Image credit: Elena Torre
Works by Vittorio Sgarbi
Gli anni delle meraviglie: da Piero della Francesca a Pontormo: Il *tesoro d'Italia, 2 (2015) 9 copies
Gli anni delle meraviglie. Da Piero della Francesca a Pontormo. Il tesoro d'Italia. Ediz. illustrata (Vol. 2) (2014) 7 copies
Caravaggio e l'Europa : il movimento caravaggesco internazionale da Caravaggio a Mattia Preti (2005) 5 copies
Da Tiziano a Caravaggio a Tiepolo: capolavori di tre secoli di arte italiana. Palazzina di Caccia di Stupinigi, Torino (2002) 4 copies
Lorenzo e Jacopo Salimbeni di Sanseverino e la civiltà tardogotica (Italian Edition) (1999) 3 copies
Gli occhi di Caravaggio. Gli anni della formazione tra Venezia e Milano. Ediz. illustrata (2011) 3 copies
I pittori del Rinascimento a Sanseverino: Lorenzo d'Alessandro e Ludovico Urbani, Niccolo Alunno, Vittore Crivelli e il Pinturicchio (2001) 3 copies
Raffaello 2 copies
Lo stato dell'arte: Istituti italiani di cultura nel mondo = State of the arts: italian cultural institutes in the world (2011) 2 copies, 1 review
Per un partito della bellezza 2 copies
I pittori del Rinascimento a Sanseverino. Bernardino di Mariotto, Luca Signorelli, Pinturicchio (2006) 2 copies
La mia vita 2 copies
Da Giotto a Picasso 1 copy
Il tesoro d' Italia 1 copy
Sognare Venezia 1 copy
Dell'Italia. Uomini e luoghi 1 copy
Angela Micheli: sculture 1 copy
Piero della Francesca 1 copy
Stella Magni Castellaneta 1 copy
Guercino: poesia e sentimento nella pittura del '600 (cat. exp., Milan, Palazzo Reale, 27 septembre 2003 – 18 janvier 2004) (2004) 1 copy
Un Paese sfigurato 1 copy
Immortali 1 copy
San Giuseppe con il bambino di Giovan Battista Piazzetta (cat. exp., Guastalla, Museo della Città, 30 avril – 18 juillet 2004) (2004) 1 copy
Il ritratto interiore : da Lotto a Pirandello (cat. exp., Aoste, Musée Archéologique Régional, 1 juin – 2 octobre 2005) (2005) 1 copy
Le tenebre e la rosa 1 copy
Pietro Annigoni 1 copy
Associated Works
Rêver Venise-Venedig Traumen — Introduction, some editions — 1 copy
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Common Knowledge
- Legal name
- Sgarbi, Vittorio Umberto Antonio Maria
- Birthdate
- 1952-05-08
- Gender
- male
- Education
- University of Bologna
- Occupations
- curator
art historian
Art Critic
politician - Organizations
- Italian Parliament (Chamber of Deputies)
- Relationships
- Colle, Sabrina (partner)
- Nationality
- Italy
- Birthplace
- Ferrara, Italy
- Associated Place (for map)
- Ferrara, Italy
Members
Reviews
Cara capra,
ho tra le mani il libro che il tuo padrone Vittorio ti ha dedicato, scrivendo il suo ultimo libro diario per il nuovo anno scolastico 2019/20.
Ero curioso di sfogliarlo dopo di aver letto avidamente quello che ne ha scritto il suo collega Alessandro Gnocchi in una grandiosa recensione.
Tra colleghi ci si tratta bene, mi pare normale. E poi Vittorio, è un autorevole collaboratore, forse il più prolifico alla corte sia del quotidiano fondato da Montanelli che a quella del Cavaliere show more e di Mediaset.
“Un libro da conservare gelosamente, nonostante sia un diario per gli studenti, con i mesi, le date e tutto il resto. Ma come, direte voi, un diario non esaurisce il suo scopo alla fine dell’anno scolastico? No, se l’ha compilato Vittorio Sgarbi.”
Con un incipit del genere non perdi tempo di averlo tra le mani e leggerlo. “Un libro da comodino?”, direi proprio di no. Non c’è nemmeno una introduzione, che so, una presentazione. Sei immediatamente catapultato nelle griglie del tempo con l’orario provvisorio, per poi passare a quello definitivo.
Settembre ti dà il benvenuto con un primo disegno di te (su 16) a firma di Staino . Tu che ti guardi allo specchio e subito pensi a lui, all’autore, con il suo narcisismo. Siamo appena a settembre e hai la conferma che l’obiettivo del libro, dal punto di vista commerciale, sono gli studenti. A questi Vittorio rivolge un chiaro invito:
“Mettetevi in cammino, non siate pigri, perchè dalla vostra meraviglia deriva la vita dell’arte, dei luoghi, del nostro paese, l’Italia delle meraviglie”.
Continui a sfogliarlo e scopri non solo una miniera di aforismi di grandi artisti, ma anche di quadri con un breve commento e soprattutto battute geniali che possono fare da stimolo per discussioni, composizioni, temi e saggi oltre che dibattiti.
C’è molto da ridere ma anche da pensare. Il potere, la politica, l’ignoranza, la vita e la morte, un anno intero da seguire ed inseguire nelle ore di studio, di ricerca o di svago. Man mano che vai avanti, sfogliando le pagine ti accorgi che l’anno scolastico termina a giugno, ma il diario continua sono alla fine dell’anno 31 dicembre 2020.
Allora capisci lo scherzo che ti ha tirato l’imprevedibile tuo padrone Vittorio. Il libro è un diario per la tua vita, o almeno per i prossimi mesi. Con tutto quello spazio ripieno di righi bianchi sui quali puoi tracciare i tuoi pensieri, scopri nuove possibilità alla fine della strada che hai fatto:
“Ogni volta che tolgo le scarpe, mi vengono delle idee nuove. Studiate, capre!”
— — — — — — — — — — — -
Cara capra,
devi sapere che diversi anni fa, scrissi un post sul mio blog su una tua compagna capra di nome Nerina. Fu quando il tuo padrone decise di scegliere il tuo “nome” per le sue imprecazioni contro chi, per una ragione o per un’altra, si meritava una simile invettiva. Ecco al link cosa scrissi il 24 ottobre del 2013:
Vittorio Sgarbi è un “imprecatore” professionale, noto per la creatività con cui manda a quel paese la gente. Sgarbi è un famoso “invettivologo”, cioè uno studioso alla continua ricerca di nuovi insulti. Tra i tanti che lui ha usato, e continua ad usare, c’è il termine “capra”. Come tutti sanno questo è un animale tanto antico, quanto umile e docile.
Non si sa perché Sgarbi lo abbia scelto per offendere chi, secondo lui, va offeso come ignorante, cafone, idiota e via imprecando. Eppure, questo mansueto animale non merita simili insulti umani. La prova l’ho avuto qualche giorno fa quando, sul sito della Treccani, nella consueta rubrica dedicata alla poesia del giorno, è stata pubblicata una poesia di Umberto Saba che qui ripropongo:
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.
Da quanto scrive con grande semplicità e rigore poetico Umberto Saba, non si direbbe che la capra sia un animale stupido. Bastino alcuni termini usati per averne una prova. Un belato “fraterno” caratterizza la sua vicinanza all’uomo che la guarda e le parla. Il suo viso “semita” sta per un viso antico, fatto di saggezza biblica, nella sua barba ebraica. E infine quel verbo “querelarsi”, espressione interiore di dolore che cerca una condivisione. Ecco, questo è l’animale “capra”, checché ne pensi l’invettologo Sgarbi. A questa poetica considerazione vorrei aggiungerne una strettamente personale.
Nerina, questo era il nome della capretta che mia Nonna aveva quando io con lei, ancora bambino, trascorrevo i mesi estivi. Me la ricordo Nerina. Aveva un punto bianco naturale al centro della testa, tra le due corna. Un campanello le pendeva al collo, scampanellava allegramente libera, quando andava per i boschi. La Nonna la chiamava per nome ad alta voce quando si allontanava troppo.
Nonna Vincenza se la portava nella selva, con la lunga roncola a tagliare rami da alcuni alberi che lei chiamava “pungenti” perché erano pieni di spine. Le foglie erano tenerissime, Nerina ne era ghiotta. La Nonna diceva che le faceva fare il miglior latte possibile.
Ed era vero. Lo ricordo quel latte, quando lo bevevo dalla grande ciotola e mi facevo i “baffi”. Lei, la Nonna, ci parlava con Nerina, lunghe conversazioni mentre la mungeva ed io pensavo che fosse un poco pazza. Adesso so che tra loro comunicavano ed io non potevo capire. Non avevo l’età per comprendere.
Ricordo che una notte, nel piccolo ed isolato villaggio di montagna dove trascorrevo le vacanze, dopo che la Nonna mi aveva costretto a recitare, come ogni sera, il rosario interamente in latino, al lume di una candela, con il lucignolo immerso nell’olio, mi addormentai senza che me ne accorgessi. Mi svegliai dopo qualche tempo e mi accorsi che ero solo in quella grande stanza a cupola, come erano le case di campagna di un tempo.
Nel buio pesto della notte, mi accorsi la Nonna non c’era nel suo letto di fianco al mio. La finestra era aperta e dava sul bosco che circondava la casa. Di sotto c’erano le scale all’aperto che portavano al piano di sopra. Sentivo delle voci e come un fruscìo che mi fecero rabbrividire di paura.
Tirava un leggero vento che faceva stormire le foglie degli alberi. Misi la testa sotto il cuscino, ma non rimasi a lungo in questa attesa. Non potevo resistere e sentivo il cuore battere forte. Scesi dal letto e con grande timore mi affacciai alla finestra, mentre continuavo a sentire delle voci.
Vidi un’ombra che trasportava nella stalla le fascine di legna che erano ammassate all’esterno. Mentre entrava e usciva riconobbi la Nonna. Non poteva non essere che lei. Emetteva sommessi sussurrii alternati a silenzi, come se parlasse a se stessa o con qualcuno. Dall’alto, nel buio profondo della notte, potevo distinguerla a mala pena, con il suo solito fazzoletto sulla testa, annodato sotto il mento, la lunga gonna, le fascine in testa, portate una ad una all’interno della stalla.
Entrava e usciva e parlava sussurrando. Mi sembrò una strega nella notte, mi passò per la testa l’idea che la Nonna fosse impazzita oppure che la strega l’avesse fatta fuori. Forse addirittura l’aveva legata. E stavano parlando. Urlai con un grido liberatorio: “Nonna! Dove sei?” — Mi rispose secca: “Non vedi che sta per piovere, sto portando le fascine dentro la stalla!”. — “C’è qualcuno con te? Con chi parli?”.- “Con Nerina, mi ha avvisato lei che sta per piovere”.
Mi disse poi che, alla fine della recita del rosario, quando io mi ero addormentato, Nerina aveva cominciato a belare e lei l’aveva sentita. Mi disse che lo faceva spesso. Appena possibile farò sapere a Vittorio Sgarbi che se chiama qualcuno “Capra!” gli fa un complimento.
Arrivato a questo punto non mi resta che salutarti unitamente al tuo padrone. Ti prego di dirgli di non urlare troppo quando comincia ad inveire a nome tuo con chi lo fa arrabbiare. Qualcuno mi ha detto di averlo incontrato e invece di salutarlo come in genere si fa normalmente tra gli esseri umani, gli si è rivolto col quello stesso epiteto. Lui sembra che non si sia arrabbiato e che sia stato felice di essere riconosciuto tale. A me che sono un dinosauro, mi dispiace. Vorrei tanto che venisse apprezzato per quello che lui realmente è: un intellettuale di grandi qualità.
https://medium.com/la-mia-biblioteca/lettera-di-un-dinosauro-ad-una-capra-46b0b4... show less
ho tra le mani il libro che il tuo padrone Vittorio ti ha dedicato, scrivendo il suo ultimo libro diario per il nuovo anno scolastico 2019/20.
Ero curioso di sfogliarlo dopo di aver letto avidamente quello che ne ha scritto il suo collega Alessandro Gnocchi in una grandiosa recensione.
Tra colleghi ci si tratta bene, mi pare normale. E poi Vittorio, è un autorevole collaboratore, forse il più prolifico alla corte sia del quotidiano fondato da Montanelli che a quella del Cavaliere show more e di Mediaset.
“Un libro da conservare gelosamente, nonostante sia un diario per gli studenti, con i mesi, le date e tutto il resto. Ma come, direte voi, un diario non esaurisce il suo scopo alla fine dell’anno scolastico? No, se l’ha compilato Vittorio Sgarbi.”
Con un incipit del genere non perdi tempo di averlo tra le mani e leggerlo. “Un libro da comodino?”, direi proprio di no. Non c’è nemmeno una introduzione, che so, una presentazione. Sei immediatamente catapultato nelle griglie del tempo con l’orario provvisorio, per poi passare a quello definitivo.
Settembre ti dà il benvenuto con un primo disegno di te (su 16) a firma di Staino . Tu che ti guardi allo specchio e subito pensi a lui, all’autore, con il suo narcisismo. Siamo appena a settembre e hai la conferma che l’obiettivo del libro, dal punto di vista commerciale, sono gli studenti. A questi Vittorio rivolge un chiaro invito:
“Mettetevi in cammino, non siate pigri, perchè dalla vostra meraviglia deriva la vita dell’arte, dei luoghi, del nostro paese, l’Italia delle meraviglie”.
Continui a sfogliarlo e scopri non solo una miniera di aforismi di grandi artisti, ma anche di quadri con un breve commento e soprattutto battute geniali che possono fare da stimolo per discussioni, composizioni, temi e saggi oltre che dibattiti.
C’è molto da ridere ma anche da pensare. Il potere, la politica, l’ignoranza, la vita e la morte, un anno intero da seguire ed inseguire nelle ore di studio, di ricerca o di svago. Man mano che vai avanti, sfogliando le pagine ti accorgi che l’anno scolastico termina a giugno, ma il diario continua sono alla fine dell’anno 31 dicembre 2020.
Allora capisci lo scherzo che ti ha tirato l’imprevedibile tuo padrone Vittorio. Il libro è un diario per la tua vita, o almeno per i prossimi mesi. Con tutto quello spazio ripieno di righi bianchi sui quali puoi tracciare i tuoi pensieri, scopri nuove possibilità alla fine della strada che hai fatto:
“Ogni volta che tolgo le scarpe, mi vengono delle idee nuove. Studiate, capre!”
— — — — — — — — — — — -
Cara capra,
devi sapere che diversi anni fa, scrissi un post sul mio blog su una tua compagna capra di nome Nerina. Fu quando il tuo padrone decise di scegliere il tuo “nome” per le sue imprecazioni contro chi, per una ragione o per un’altra, si meritava una simile invettiva. Ecco al link cosa scrissi il 24 ottobre del 2013:
Vittorio Sgarbi è un “imprecatore” professionale, noto per la creatività con cui manda a quel paese la gente. Sgarbi è un famoso “invettivologo”, cioè uno studioso alla continua ricerca di nuovi insulti. Tra i tanti che lui ha usato, e continua ad usare, c’è il termine “capra”. Come tutti sanno questo è un animale tanto antico, quanto umile e docile.
Non si sa perché Sgarbi lo abbia scelto per offendere chi, secondo lui, va offeso come ignorante, cafone, idiota e via imprecando. Eppure, questo mansueto animale non merita simili insulti umani. La prova l’ho avuto qualche giorno fa quando, sul sito della Treccani, nella consueta rubrica dedicata alla poesia del giorno, è stata pubblicata una poesia di Umberto Saba che qui ripropongo:
Ho parlato a una capra.
Era sola sul prato, era legata.
Sazia d’erba, bagnata
dalla pioggia, belava.
Quell’uguale belato era fraterno
al mio dolore. Ed io risposi, prima
per celia, poi perché il dolore è eterno,
ha una voce e non varia.
Questa voce sentiva
gemere in una capra solitaria.
In una capra dal viso semita
sentiva querelarsi ogni altro male,
ogni altra vita.
Da quanto scrive con grande semplicità e rigore poetico Umberto Saba, non si direbbe che la capra sia un animale stupido. Bastino alcuni termini usati per averne una prova. Un belato “fraterno” caratterizza la sua vicinanza all’uomo che la guarda e le parla. Il suo viso “semita” sta per un viso antico, fatto di saggezza biblica, nella sua barba ebraica. E infine quel verbo “querelarsi”, espressione interiore di dolore che cerca una condivisione. Ecco, questo è l’animale “capra”, checché ne pensi l’invettologo Sgarbi. A questa poetica considerazione vorrei aggiungerne una strettamente personale.
Nerina, questo era il nome della capretta che mia Nonna aveva quando io con lei, ancora bambino, trascorrevo i mesi estivi. Me la ricordo Nerina. Aveva un punto bianco naturale al centro della testa, tra le due corna. Un campanello le pendeva al collo, scampanellava allegramente libera, quando andava per i boschi. La Nonna la chiamava per nome ad alta voce quando si allontanava troppo.
Nonna Vincenza se la portava nella selva, con la lunga roncola a tagliare rami da alcuni alberi che lei chiamava “pungenti” perché erano pieni di spine. Le foglie erano tenerissime, Nerina ne era ghiotta. La Nonna diceva che le faceva fare il miglior latte possibile.
Ed era vero. Lo ricordo quel latte, quando lo bevevo dalla grande ciotola e mi facevo i “baffi”. Lei, la Nonna, ci parlava con Nerina, lunghe conversazioni mentre la mungeva ed io pensavo che fosse un poco pazza. Adesso so che tra loro comunicavano ed io non potevo capire. Non avevo l’età per comprendere.
Ricordo che una notte, nel piccolo ed isolato villaggio di montagna dove trascorrevo le vacanze, dopo che la Nonna mi aveva costretto a recitare, come ogni sera, il rosario interamente in latino, al lume di una candela, con il lucignolo immerso nell’olio, mi addormentai senza che me ne accorgessi. Mi svegliai dopo qualche tempo e mi accorsi che ero solo in quella grande stanza a cupola, come erano le case di campagna di un tempo.
Nel buio pesto della notte, mi accorsi la Nonna non c’era nel suo letto di fianco al mio. La finestra era aperta e dava sul bosco che circondava la casa. Di sotto c’erano le scale all’aperto che portavano al piano di sopra. Sentivo delle voci e come un fruscìo che mi fecero rabbrividire di paura.
Tirava un leggero vento che faceva stormire le foglie degli alberi. Misi la testa sotto il cuscino, ma non rimasi a lungo in questa attesa. Non potevo resistere e sentivo il cuore battere forte. Scesi dal letto e con grande timore mi affacciai alla finestra, mentre continuavo a sentire delle voci.
Vidi un’ombra che trasportava nella stalla le fascine di legna che erano ammassate all’esterno. Mentre entrava e usciva riconobbi la Nonna. Non poteva non essere che lei. Emetteva sommessi sussurrii alternati a silenzi, come se parlasse a se stessa o con qualcuno. Dall’alto, nel buio profondo della notte, potevo distinguerla a mala pena, con il suo solito fazzoletto sulla testa, annodato sotto il mento, la lunga gonna, le fascine in testa, portate una ad una all’interno della stalla.
Entrava e usciva e parlava sussurrando. Mi sembrò una strega nella notte, mi passò per la testa l’idea che la Nonna fosse impazzita oppure che la strega l’avesse fatta fuori. Forse addirittura l’aveva legata. E stavano parlando. Urlai con un grido liberatorio: “Nonna! Dove sei?” — Mi rispose secca: “Non vedi che sta per piovere, sto portando le fascine dentro la stalla!”. — “C’è qualcuno con te? Con chi parli?”.- “Con Nerina, mi ha avvisato lei che sta per piovere”.
Mi disse poi che, alla fine della recita del rosario, quando io mi ero addormentato, Nerina aveva cominciato a belare e lei l’aveva sentita. Mi disse che lo faceva spesso. Appena possibile farò sapere a Vittorio Sgarbi che se chiama qualcuno “Capra!” gli fa un complimento.
Arrivato a questo punto non mi resta che salutarti unitamente al tuo padrone. Ti prego di dirgli di non urlare troppo quando comincia ad inveire a nome tuo con chi lo fa arrabbiare. Qualcuno mi ha detto di averlo incontrato e invece di salutarlo come in genere si fa normalmente tra gli esseri umani, gli si è rivolto col quello stesso epiteto. Lui sembra che non si sia arrabbiato e che sia stato felice di essere riconosciuto tale. A me che sono un dinosauro, mi dispiace. Vorrei tanto che venisse apprezzato per quello che lui realmente è: un intellettuale di grandi qualità.
https://medium.com/la-mia-biblioteca/lettera-di-un-dinosauro-ad-una-capra-46b0b4... show less
TORINO, Palazzina di Caccia di Stupinigi --> 25 febbraio - 26 giugno 2005
TORINO, Palazzina di Caccia di Stupinigi --> 25 febbraio - 26 giugno 2005
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