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Works by Lucio Russo
The forgotten revolution : how science was born in 300 BC and why it had to be reborn (1996) 157 copies, 2 reviews
Il tracollo culturale: la conquista romana del Mediterraneo (146-145 a.C.) (2022) 6 copies, 1 review
Euclide 3 copies
Flussi e riflussi 2 copies
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Common Knowledge
- Canonical name
- Russo, Lucio
- Birthdate
- 1944-11-22
- Gender
- male
- Nationality
- Italy
- Places of residence
- Rome, Italy
- Associated Place (for map)
- Rome, Italy
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Reviews
Come sempre, Russo non le mandava certo a dire
Ultimo libro scritto da Lucio Russo, in questo testo troviamo un riepilogo delle tesi che il matematico ha portato avanti negli ultimi anni: che cioè la conquista romana del Mediterraneo non solo ha bloccato lo sviluppo scientifico del mondo ellenistico, ma ha addirittura cancellato quanto fatto nei due secoli precedenti, perché nessuno dei vincitori capiva quei concetti. Per esempio, secondo Russo la filosofia soprattutto stoica ma anche show more quella epicurea e perfino quella dei successori di Platone e Aristotele nell'Accademia e nel Liceo erano molto più avanzate; la logica stoica è stata per esempio riscoperta solo nel XIX secolo. Ma essendo appunto troppo complicata, i romani hanno copiato solo Platone e Aristotele che sono così stati considerati le punte più avanzate del pensiero filosofico greco. Oppure Russo fa l'esempio di Polibio, che secondo lui era fondamentalmente un soldato ma le cui conoscenze l'hanno portato a diventare il primo storico di Roma una volta portato nell'Urbe come ostaggio, essendo molto più bravo dei romani.
Russo prende tutti i possibili frammenti ellenistici che si sono salvati e fa una ricostruzione abbastanza coerente - non mi è per esempio chiaro come concili il fatto che Pergamo e Rodi abbiano continuato gli sviluppi per alcuni decenni con la sparizione anche dei loro risultati. A me è restato però il dubbio che abbia esagerato in senso opposto. Sicuramente si è perso molto, ma la mia domanda è se la dominazione romana sia stata la causa principale di questa perdita oppure solo una concausa, se non addirittura qualcosa di irrilevante nel contesto. show less
Ultimo libro scritto da Lucio Russo, in questo testo troviamo un riepilogo delle tesi che il matematico ha portato avanti negli ultimi anni: che cioè la conquista romana del Mediterraneo non solo ha bloccato lo sviluppo scientifico del mondo ellenistico, ma ha addirittura cancellato quanto fatto nei due secoli precedenti, perché nessuno dei vincitori capiva quei concetti. Per esempio, secondo Russo la filosofia soprattutto stoica ma anche show more quella epicurea e perfino quella dei successori di Platone e Aristotele nell'Accademia e nel Liceo erano molto più avanzate; la logica stoica è stata per esempio riscoperta solo nel XIX secolo. Ma essendo appunto troppo complicata, i romani hanno copiato solo Platone e Aristotele che sono così stati considerati le punte più avanzate del pensiero filosofico greco. Oppure Russo fa l'esempio di Polibio, che secondo lui era fondamentalmente un soldato ma le cui conoscenze l'hanno portato a diventare il primo storico di Roma una volta portato nell'Urbe come ostaggio, essendo molto più bravo dei romani.
Russo prende tutti i possibili frammenti ellenistici che si sono salvati e fa una ricostruzione abbastanza coerente - non mi è per esempio chiaro come concili il fatto che Pergamo e Rodi abbiano continuato gli sviluppi per alcuni decenni con la sparizione anche dei loro risultati. A me è restato però il dubbio che abbia esagerato in senso opposto. Sicuramente si è perso molto, ma la mia domanda è se la dominazione romana sia stata la causa principale di questa perdita oppure solo una concausa, se non addirittura qualcosa di irrilevante nel contesto. show less
Has some pretty interesting references to ancient Greek science and technology. It appeals to the mad scientist/geeky side of myself. If you like Lenoardo da Vinci's work you'll like reading this.
Sometimes the author seems to be stretching scraps of material to argue some of his points, but I certainly agree with his general thrust that most historians have oversimpified the early history of science.
If you've read fiction like Anathem or Canticle for Leibovitz, this is a nice non-fiction show more analysis of some of the issues touched on by these books.
I'd love to see more work looking more in-depth at is the reasons why so much information and knowledge began to be lost and what conditions were needed to not only re-discover them but then to create the exponential growth of our current technology and science. The author comes back to these issues, but much of the time in the book has to be spent establishing the high scientific capabilities of the earlier Hellenistic society. show less
Sometimes the author seems to be stretching scraps of material to argue some of his points, but I certainly agree with his general thrust that most historians have oversimpified the early history of science.
If you've read fiction like Anathem or Canticle for Leibovitz, this is a nice non-fiction show more analysis of some of the issues touched on by these books.
I'd love to see more work looking more in-depth at is the reasons why so much information and knowledge began to be lost and what conditions were needed to not only re-discover them but then to create the exponential growth of our current technology and science. The author comes back to these issues, but much of the time in the book has to be spent establishing the high scientific capabilities of the earlier Hellenistic society. show less
Gli "ingegni minuti" che danno il titolo a questo libro sono il nome spregiativo che Giovanbattista Vico dà ai cultori della scienza italiani, in contrapposizione alla (sua) frequentazione della metafisica; la definizione è poi stata ripresa da Benedetto Croce, uno che si compiace di non sapere praticamente nulla di matematica, e che è poi stato un modello di ruolo per generazioni di italiani. Questo dovrebbe darvi un'idea del taglio di questo libro; Russo e Santoni hanno scritto un'opera show more monumentale, recuperando centinaia di nomi di scienziati italiani (rectius, che hanno operato in Italia) dal Duecento alla seconda metà del secolo scorso,e che mi erano per la maggior parte ignoti. Ma la parte più interessante del libro sono le tesi di storia e filosofia della scienza, che presumo essere per massima parte di Russo. Passiamo da un'esplicita negazione del concetto kuhniano di rivoluzione scientifica, mostrando come la storiografia per incensare Galileo e Fermi tralascia scientemente il contesto in cui sono sorti, a una spietata analisi del milieu scientifico italiano, legato prima alla frammentazione nazionale e poi a una politica volutamente minimalista. In pratica la ricerca in Italia era al top nell'Umanesimo e nel Rinascimento perché per farla bastavano il mecenatismo dei signori locali; quando nel Settecento nascono gli stati unitari la produzione italiana si specializza in temi più individualisti e facili da gestire da soli; dopo la seconda guerra mondiale l'Italia ha perso ogni interesse alla ricerca applicata, pensando che costasse troppo, e ha man mano tolto fondi a quella pura, perché senza applicazioni non se ne capisce la necessità. Il libro si chiude insomma in modo davvero pessimista. show less
Apr 18, 2017 (Edited)Italian
Lo scopo principale del libro è rivalutare la Scienza Ellenistica, non mancano però considerazioni più generali, specie sull'attuale crisi scientifica. All'inizio del saggio Russo determina le caratteristiche che deve avere la Scienza: 1. Le affermazioni "scientifiche" non riguardano oggetti concreti, ma enti "teorici" specifici. 2. La teoria ha una struttura rigorosamente deduttiva; è costituita cioè da pochi enunciati fondamentali ("assiomi", "postulati" o "principi") sui propri enti show more caratteristici e da un metodo unitario e universalmente accettato per dedurne un numero illimitato di conseguenze. 3. Le applicazioni al mondo reale sono basate su delle "regole di corrispondenza" tra gli enti della teoria e gli oggetti concreti. La difficoltà nel valutare esattamente il livello di conoscenze di Erofilo e soci è data dal grande numero di testi che sono andati persi. Russo supera questo problema identificando gli echi di quei lavori che si trovano in scrittori successivi. Un lavoro encomiabile, ma anche un grande limite del testo: in alcune parti si devono fare molte assunzioni che, per quanto ragionevoli, non possono essere dimostrate con certezza, proprio a causa della penuria di testimonianze. Molto solide, invece, le testimonianze archeologiche, come il celebre meccanismo di Anticitera, che testimoniano il grande livello degli scienziati "alessandrini". La trattazione della Scienza moderna risulta molto meno soddisfacente. Protagonisti come Keplero e De Broglie sono liquidati in poche righe. Più in generale a Russo, come esplicitamente ammesso al capitolo 11.8, non va giù la nascita della moderna fisica, distinta dall'antica matematica. È l'hypotheses non fingo la pietra dello scandalo, il distaccarsi dal rigore logico-deduttivo in favore di uno sguardo più aperto sul mondo e i suoi fenomeni. Si chiude con un gran bell'epilogo, e con un monito: il progresso scientifico non è garantito, e la regressione verso mentalità pre-scientifiche è sempre in agguato. show less
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