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Gianni Simoni

Author of Un mattino d'ottobre

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male
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Italy
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No, così non va bene!

Avevo già avuto delle perplessità riguardo al precedente della serie Lucchesi, e questo Sezione omicidi è ancora peggio, molto peggio.
E dire che invece il primo mi era piaciuto molto.
Là l'impronta di Gianni Simoni ancora si poteva intravedere, ma qui non ce n'è più traccia, o quasi.
Siamo lontani anni luce dalla bellezza e dalla grazia della serie Petri e Miceli, sembra scritto da un'altra mano, una che voglia scimmiottare Simoni riuscendoci malissimo.

Gianni show more Simoni, io ti voglio tanto bene, e sono rimasta talmente affascinata dai tuoi romanzi che continuerò a leggere qualunque cosa pubblichi, ma, ti prego, non fare così!

Spero che nessun lettore incuriosito parta da questo per leggere Simoni, credo che lo farebbe desistere dal leggere altro.
E sarebbe veramente un peccato perdersi l'altra serie.
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Gianni Simoni è stata una scoperta recente, e un colpo di fulmine.
Adoro la grazia dei suoi romanzi, l'eleganza dei suoi personaggi.
E amo molto tutta la vita che c'è nei suoi scritti: le vie, le città, i parchi, i bar, e gli stralci vita quotidiana, con quei dialoghi così veri.
Anche i casi che si presentano via via, non saranno spettacolari, ma non sono mai banali, e il susseguirsi dei passi necessari alla risoluzione è sempre rappresentato con grandissima attenzione e show more professionalità.
Credo che Gianni Simoni sia un galatuomo, e la sua classe pervade tutti i suoi romanzi.

Fino ad ora.

Questo "Il filosofo di via del Bollo" è diverso.
E' come se qui il Galantuomo avesse improvvisamente pensato "al diavolo tutto", e avesse di punto in bianco cambiato registro.
Non come per una caduta di stile, no, ma proprio in maniera consapevole, un po' come quando una persona, attraversando un momento difficile, si abbruttisce apposta, lasciandosi andare in modo sistematico a comportamenti che non le appartengono.
E' come Simoni avesse voluto dare uno scossone forte ai suoi lettori.
Come se avesse voluto gridare loro "SVEGLIA! E' tutto una grande farsa!"

Per me certo è stata una doccia fredda.

E allora ecco che tutti i personaggi ti si trasformano sotto gli occhi: tutti quelli che in "Piazza San Sepolcro" erano brave persone diventano degli stronzoni, e viceversa (non proprio tutti, se ne salva forse uno, quello che era il più umile e sfigato, e forse ha un senso).
E' una trasformazione annunciata, all'inizio, proprio dal filosofo, che disquisisce sulla menzogna e sulla falsità, sull'essere e sull'apparire.

Ma è una forzatura, e senti quasi i personaggi piegarsi tra le mani di Simoni, li senti scricchiolare fino a rompersi in mille pezzi.

E' la forzatura più grossa, la forzatura-madre, ma non è l'unica.
C'è il sesso, trattato in modo molto più brutale, molto lontano da quello tenero e garbato a cui ci eravamo abituati, e poi le insidie all'ispettore Lucchesi, che piace decisamente troppo a tutte le femmine del pianeta, e manca poco che venga stuprato sul tram.
E poi c'è la violenza della morte che ti colpisce in faccia come una sberla, quella morte che negli altri romanzi ti muoveva a compassione, qua è lo strappo di un urlo angosciante.

Tutte queste forzature, perché?

Non è una caduta di stile, sono certa che lo abbia fatto apposta.

E che fosse incazzato nero.
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½

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