Paolo Rumiz
Author of The Fault Line: Traveling the Other Europe, From Finland to Ukraine
About the Author
Works by Paolo Rumiz
Maschere per un massacro. Quello che non abbiamo voluto sapere della guerra in Jugoslavia (1996) 50 copies
Ombre sulla corrente 1 copy
Annibale_ un viaggio 1 copy
La grande Guerra 1 copy
Rumiz Paolo 1 copy
La via della bora 1 copy
Il ritorno di Annibale 1 copy
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Common Knowledge
- Canonical name
- Rumiz, Paolo
- Birthdate
- 1947-12-20
- Gender
- male
- Occupations
- journalist
author - Awards and honors
- Premio San Vidal (2003)
Premio Latisana per il Nord-Est (2003) - Nationality
- Italy
- Birthplace
- Trieste, Italy
- Places of residence
- Trieste, Italy
- Associated Place (for map)
- Trieste, Italy
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Reviews
Ho acquistato questo libro per interesse storico verso l'argomento e all' inizio son rimasta un po' delusa, perché il testo non vuole essere un resoconto storico preciso (anche se l'aspetto storico c'è e ben delineato, ma bisogna conoscere un poco la storia del periodo per non perdersi). Il testo è un resoconto di viaggio, un racconto dei paesi dell'Est e una dolente memoria di tutti i morti, specialmente quelli della parte sbagliata, i triestini che furono combattenti per l'Austria, non show more per colpa ma per destino di nascita. Il libro si trasforma così in una dolorosa e un po' onirica elegia delle Ombre, che sembrano chiamare l'autore a una diversa consapevolezza. Non manca il richiamo all' Europa moderna, nata dal disastro di due guerre che per la poca distanza temporale e i motivi di rivalsa di popoli scontenti in realtà furono una unica sporca guerra, e che adesso sembra di nuovo preda di divisioni nazionaliste e pare aver perduto la sua strada, la sua identità. Essa era nata proprio su quei cimiteri insensati di giovani che in fondo erano uguali tra loro, a parte lo schieramento. Si leggono storie di eroismo che però ormai per le nuove generazioni sono sempre più lontane, visto che i nonni che raccontano sono ormai morti e abbiamo perso la potenza della tradizione orale. Alla fine mi è piaciuto molto, nonostante il tono pessimista: alcuni passi sono semplicemente da incorniciare. Diventa alla fine un po' prolisso, la lirica se portata avanti per troppe pagine alla fine si sfalda. Ma è un libro potente, che riesuma una parte di storia soffocata dalla propaganda successiva e lo fa nel modo più commovente, attraverso le singole storie dei nostri padri, attraverso quelle tombe che in troppi ricordano ormai sommariamente solo in occasione di qualche anniversario da celebrare per routine. Consigliato caldamente, magari dopo un ripasso delle battaglie del fronte orientale della Grande Guerra. show less
Forse un po' meno elegiaco e quindi leggermente inferiore al testo sulla guerra che lessi qualche anno fa ("Come cavalli che dormono in piedi"). In ogni caso è come sempre ottimo resoconto di viaggio, in cui, come tutti i buoni viaggiatori dovrebbero fare, ci si documenta su storia, politica, usi, persone, religioni. Classico diario miscellaneo del viaggio per "l'Europa verticale",sulla frontiera est-ovest, dalla Finlandia a Istanbul. Mille le suggestioni, le citazioni degne di memoria. Ma show more come mi successe anche l'altra volta, verso la fine ci si annoia un po'. In questo testo addirittura l'arrivo a Istanbul è quasi tirato via, come se l'interesse si fosse esaurito prima. È comunque un libro che merita moltissimo perché racconta le regioni sconosciute ai più, le repubbliche baltiche, la Polonia, l'Ucraina, la Russia non frequentare dai turisti. Quelle del melting pot di tanti popoli, e diverse religioni; della persecuzione contro gli ebrei; della mafia, del comunismo ormai finito. La situazione geopolitica odierna la si vede in nuce, essendo un po' datato, ma mantiene il suo fascino. show less
PR seems just a little bitter toward the EU and a little too in love w Mother Russia. He cuts them a lot of slack. Still a good book and for sure an intrepid trip frpm Murmansk to istanbul. He cuts the Ukrainians no slack while waxing philosophical about Russian peasantdom. Wonder what he would think about th ecurrent situation in the area.
Lo stile giornalistico (ovviamente se scrive un giornalista) del raccontare una gita al faro (To the Lighthouse) mi è sembrato sufficientemente noioso.
Questo buonismo da quotidiano (o per vendere libri o per accettare i 90°) potrebbe essere sorpassato...
E poi la battuta sulla mela: Apple o mela di Eva?
In effetti dovevo leggere Rumiz per sapere che guardando il cielo si vedono le stelle?
Trionto, col suo nome dionisiaco, era il più appartato dei fari abbandonati d'Italia.
...
Trionto: show more quando me ne andai mi sopresi a parlargli. "Perché non ti accendi, vecchio mio?" Ma quello mi disse "togliti dai piedi".
(pagina 53)
Misurazioni di abissi, nomi di pescatori, storie di antiche, durissime regate a vela e a remi, dove il vincitore conquista il diritto di pesca attorno all'Isola, e poi migrazioni di sardine, cocci di ceramica greca, tracce di un'antica presenza veneziana...
(pagina 91)
E se i gabbiani, con quelo loro occhio giallo e indifferente, avessero già capito tutto senza l'aiuto di Aristotele, Voltaire e Galileo?
(pagina 93) show less
Questo buonismo da quotidiano (o per vendere libri o per accettare i 90°) potrebbe essere sorpassato...
E poi la battuta sulla mela: Apple o mela di Eva?
In effetti dovevo leggere Rumiz per sapere che guardando il cielo si vedono le stelle?
Trionto, col suo nome dionisiaco, era il più appartato dei fari abbandonati d'Italia.
...
Trionto: show more quando me ne andai mi sopresi a parlargli. "Perché non ti accendi, vecchio mio?" Ma quello mi disse "togliti dai piedi".
(pagina 53)
Misurazioni di abissi, nomi di pescatori, storie di antiche, durissime regate a vela e a remi, dove il vincitore conquista il diritto di pesca attorno all'Isola, e poi migrazioni di sardine, cocci di ceramica greca, tracce di un'antica presenza veneziana...
(pagina 91)
E se i gabbiani, con quelo loro occhio giallo e indifferente, avessero già capito tutto senza l'aiuto di Aristotele, Voltaire e Galileo?
(pagina 93) show less
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