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Jean-Hubert Martin

Author of Man Ray Photographs

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About the Author

Works by Jean-Hubert Martin

Man Ray Photographs (1982) 145 copies
Andy Warhol: The Late Work (2004) 28 copies
Words of Wisdom: A Curator's Vade Mecum (2001) — Editor — 28 copies
Artempo: Where Time Becomes Art (2007) 20 copies, 1 review
Magiciens de la terre (1989) 19 copies, 1 review
Altäre. Kunst zum Niederknien. (2001) — Curator — 9 copies, 2 reviews
Theatre of the world (2012) — Chief Curator and Author — 7 copies
Dali (2012) 6 copies
Cheri Samba (1997) 6 copies
Art, Religion, Politics (2005) 2 copies
Jean-Pierre Raynaud (1992) 1 copy
Le Maroc contemporain (2014) 1 copy

Associated Works

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Common Knowledge

Birthdate
1944-06-03
Gender
male
Occupations
Kunstwissenschaftler
Nationality
France
Associated Place (for map)
France

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6 reviews
The relationship between man, culture and nature is increasingly becoming a subject of (artistic) research within the visual arts - a theme on which de vries (Alkmaar, NL, 1931) has been working for decades. For more than 60 years now he has been developing a highly versatile oeuvre in which art, science and philosophy are confronted with the world's, and especially nature's reality. The theme of his work is topical in an age in which ecological issues can count on an ever broadening show more attention from the general public. De vries' recent work dominates his presentation in Venice, as it does in the book to be all ways to be. The book's guideline is a dialogue between de vries and Jean-Hubert Martin about the works on show in Venice. Martin confronts de vries with key concepts such as synesthesis, mimesis, craftmanship, sound and music, smell, nature and ecology, et cetera, and interweaves the works and thoughts of de vries, with images, texts and other sources throughout his text. Exhibition: Biennale di Venezia, Italy (09.05-22.11.2015). show less
Euro 2.000. La Mostra, fu realizzata in Francia nel 1989, per celebrare il bicentenario della Rivoluzione. “…Ai fasti, si preferirono gli emblemi. Tra gli altri quello di una riabilitazione simbolica dei popoli che la Francia aveva sbeffeggiato, schiacciato, spogliato. Arrivò, anche se tarda, la riconoscenza della loro umanità, della loro libertà, della loro uguaglianza e del loro accesso alle pratiche simboliche…Jean Hubert Martin, sarà il coordinatore. Il suo progetto era di show more realizzare la prima esposizione mondiale d’arte contemporanea…Il disegno era estremamente ambizioso…Dimostrare che la città di Parigi era aperta al pianeta intero…”
Dal 18 Maggio al 29 agosto 1989, saranno selezionate quattrocentocinquanta opere, tra le quali sono presenti i cento artisti che parteciperanno alla mostra, che si svolgerà al Musée National d’Art Moderne, al quinto piano del Centre George Pompidou, e alla Grande Halle de la Villette.
“Cinquanta artisti dei paesi sviluppati, cinquanta artisti del resto del mondo...Saranno necessari cinque anni per preparare tutto questo. Per la maggior parte dei commissari, questo tempo sarà essenzialmente dedicato all’esplorazione, piuttosto che alla riflessione…Nel mescolare dei disegni su sabbia a dei video, delle case decorate a delle installazioni, dei mostri sbalorditivi a delle opere minimaliste, c’è sicuramente la volontà di creare uno choc tale da risvegliare il dibattito culturale planetario…. “Magiciens de la Terre”, riceverà un’enorme successo pubblico, con duecentocinquemila entrate. Il budget si elevò a trenta milioni di franchi. Tanto enorme, da essere irrisorio, all’altezza delle grandi esposizioni pubbliche i cui costi elevati, sono in maggior parte assorbiti dal premio di assicurazione e le spese di trasporto di opere preziose e fragili, ciò che non è successo qui. Ma fu relativamente modesto se si pensa che lo scopo iniziale era di cercare per il mondo intero, le tracce della creazione contemporanea…Questa esposizione è diventata il riferimento assoluto in materia d’arte contemporanea.
Gli africani che parteciparono a questa mostra furono diciassette; quattro Nigeriani, tra cui il maestro Didi e lo Chief Mark Unya, due provenienti dal Benin, tra cui Cyprien Tokoudagba, un Ivoriano, Frédéric Bruly Bouabré, un Senegalese, Semi Camara, uno proveniente dal Mozambico, uno dal Madagascar, Efiainbelo, uno dallo Zimbabwe, Henry Munyaradzi, uno dal Ghana, due Congolesi (dell’antico Zaire), Chèri Samba e Bodys Isez Kingelez, un Marocchino, un Togolese, Agbagli Kossi, ed una Sudafricana, Esther Mahlangu…”(1)
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Wer sich auch immer mit dem Thema der Religion beschäftigen möchte sollte unbedingt dieses Buch gesehen haben. Den hier wird ein wichtiges Element der verschiedenen Relligionen einander gegenübergestellt. Es geht um den Ort an dem die Welt des Alltags und die Welt der Religionen aufeinader treffen. Dieser Ort ist der Altar.

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