Simon Critchley
Author of The Book of Dead Philosophers
About the Author
English philosopher Simon Critchley was born on February 27, 1960. He earned his BA (1985) and PhD (1988) from the University of Essex in England. Critchley received his M.Phil. from France's University of Nice in 1987. Critchley has held university fellow, lecturer, reader, and professor positions show more and was the Director of the Centre for Theoretical Studies at the University of Essex. Additionally, Critchley was President of the British Society for Phenomenology from 1994-1999, he held a Humboldt Research Fellowship in Philosophy at the University of Frankfurt, and was Programme Director of the Collège International de Philosophie. Since 2004 Critchley has taught philosophy at the New School for Social Research in New York. Critchley's publications include "The Ethics of Deconstruction: Derrida and Levinas," the collection of essays "Ethics-Politics-Subjectivity," "Continental Philosophy: A Very Short Introduction," "On Humour," "Things Merely Are," "Infinitely Demanding," and the New York Times bestseller "The Book of Dead Philosophers". (Bowker Author Biography) show less
Works by Simon Critchley
Ethics-Politics-Subjectivity: Essays on Derrida, Levinas & Contemporary French Thought (1999) 94 copies
O Livro dos Filósofos Mortos - eBook 2 copies
Why Heidegger matters 1 copy
PHILOSOPHY IN 30 DAYS 1 copy
Is Utopianism Dead? 1 copy
Mystical Anarchism 1 copy
Associated Works
Difficulties of Ethical Life (Perspectives in Continental Philosophy) (2008) — Contributor — 4 copies
Adbusters Magazine Single Issue Sep/Oct 2004 (Redefinging Progress: No Future, #55 Vol 12 No. 5) (2004) — Contributor — 1 copy
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Common Knowledge
- Legal name
- Critchley, Simon James
- Birthdate
- 1960-02-27
- Gender
- male
- Education
- University of Essex (BA|1985|Ph.D|1988)
University of Nice (M.Phil|1987) - Occupations
- professor
philosopher - Organizations
- New School for Social Research
University of Essex - Relationships
- Webster, Jamieson (ex-wife)
- Nationality
- UK
- Birthplace
- Letchworth, Hertfordshire, England, UK
- Places of residence
- New York, New York, USA
- Associated Place (for map)
- UK
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Reviews
It is hard not to admire someone so skilled at making words describe the indescribable. Ecstasy is an amorphous, shouted whisper of a place, but Critchley is brave enough and adventurous enough to attempt to use words to bring us there. Bravo. What scorn may exist in a readers mind for the irrational experiences of mysticism must needs be arrested, for a moment at least, as Critchley looks through a window of Christian experience to see what is really there. It’s not magic; it is the real show more experiences of real people finding a suitable structure of living through this realm of reality. An inspiring read. show less
Questo è uno dei libri più curiosi, ma anche più divertenti, che mi sia mai capitato di leggere. Ho scoperto che nella vita, chi più chi meno, tutti facciamo della "filosofia". Filosofeggiare sarebbe il verbo esatto. In effetti la vita ci insegna a come sopravvivere, quindi a trovarci un sistema prima di passare dall'altra parte. E' una cosa questa che tocca tutti, filosofi veri e non. Un libro che si legge con piacere, dopo avere fatto ovviamente i dovuti scongiuri scaramantici che show more valgono ben poco, in quanto nessuno scappa alla sorte finale.
Eraclito pensava che ogni cosa fosse in una condizione di continuo divenire. Morì, secondo quanto si dice, annegato in un vortice di liquido di vacca. Francesco Bacone, il padre della filosofia empirica inglese finì per mano della sua stessa filosofia. Morì mentre stava tentando di osservare gli effetti del congelamento di un pollo, in una fredda giornata di inverno. Aveva riempito il pennuto di ghiaccio e si beccò una polomonite mortale. Secondo l’autore di questo libro ogni filosofo muore così come è vissuto e così abbiamo modo di comprendere anche la sua filosofia.
Simon Critchley nello scrivere questo libro, da buon filosofo quale lui stesso è, basa il suo ragionamento sull’affermazione di Cicerone secondo il quale “filosofare significa imparare a morire”. Non a caso Critchley è professore di Filosofia alla New School for Social Research a New York. Autore di diversi studi ha scritto questo suo libro su di una collina che guarda su Los Angeles, pensiamo in attenta concentrazione filosofica. Per comprendere il significato della vita il filosofo deve cercare di capire la morte ed il suo significato. Il che non significa che lo debba per forza trovare. Può anche scoprire che di significati, secondo il filosofo che la pensa così, non ce ne siano affatto. Critchley ritiene che non è possibile separare lo spirito della filosofia dal corpo del filosofo. Egli afferma che “la storia della filosofia la si può intendere come la storia dei filosofi che procedono per esempi da ricordare, spesso nobili e virtuosi, ma qualche volta umili e addirittura comici”. La maniera in cui un filosofo muore umanizza sia l’una che l’altro e ci fa capire che tutto sommato poi i filosofi non sono affatto tanto lontani da noi gente comune. Che “filosofi” non siamo affatto.
Il libro contiene poco meno di duecento riferimenti a pensatori passati a miglior vita ognuno di essi esposti in altrettanti aneddoti. Il pregio principale del libro è che non lo si deve leggere dalla prima all’ultima pagina e tutto insieme. Lo si può aprire a caso e leggere di qualche filosofo spesso in non più di due pagine di testo. Gli esempi da riportare sarebbero tanti. Basta ricordarne qualcuno. Diogene, uno che disdegnava i piaceri della carne, si dice che abbia commesso suicidio trattenendo il respiro, autosoffocandosi, quindi. Julien Offray de la Mettrie, ateista ed edonista, morì dopo di avere festeggiato mangiando una grande quantità di patate tartufate. Ludwig Wittgenstein considerò la vita e la morte come realtà senza tempo. Morì il giorno dopo il suo compleanno. Un amico gli aveva regalato una coperta elettrica. “Tanti auguri” gli disse. In inglese “many happy returns” - “tanti felici ritorni” - letteralmente. Al che lui rispose “Non ci saranno ritorni”.
Critchley racconta poi di Voltaire il quale, dopo di avere denunciato per decenni la Chiesa Cattolica di Roma, annunciò sul letto di morte che voleva morire da cattolico. Il parroco che lo assisteva stupito dalla richiesta gli chiese ripetutamente “credi nella divinità di Cristo?”. Voltaire rispose: “In nome di Dio non mi parli più di quell’uomo e mi lasci morire in pace”.
Questo libro all’apparenza sembra un libro leggero. Non lo è affatto. L’autore viene segnalato oltre come essere professore di filosofia anche a capo di una organizzazione internazionale denominata “International Necronautical Society”, un gruppo di avanguardia nella cui pagina web si afferma che il suo intento fondamentale è la “inautenticità”. Il suo scopo è lo studio della morte. Il sito vuole essere uno spazio che “intendiamo definire, colonizzare ed eventualmente abitare”. Sembrerebbe un’autentica follia se non fosse un fatto che il prof. Critchley è anche autore di numerosi altri libri e può esibire in questo suo volume sui filosofi una bibliografia di una decina di pagine.
Secondo quanto dice poi Critchley la filosofia occidentale è stata vista sempre come derivata principalmente da quella greca, il che, secondo lui è sbagliato. Egli afferma che le sue origini sono anche arabe, persiane, indiane, cinesi e molte altre ancora. La filosofia, egli sostiene, ha abbandonato la sua ragione originaria quella cioè di trasmettere saggezza e aiutarci ad essere felici. La filosofia ha cercato inoltre di imitare la scienza nella sua costante ricerca delle idee perfette e della verità assoluta. A poco a poco è venuta ad astrarsi dalla vita di tutti i giorni lasciandoci in preda alla paura di ciò che egli chiama “terror of annihilation”. Per calmarci, egli dice, ci sono infinite sofisterie in giro come la New Age e tutta una letteratura del “fai da te” oltre alla fiflosofia dell’accumulo sconsiderato di danaro e proprietà.
Fin qui tutto bene. Ma a questo punto possiamo domandare a Critchley qual’è il principio organizzatore di tutta la saggezza che abbiamo perduto nelle morti dei filosofi? Kant morì di malattia di stomaco. Come si giustifica allora la sua “Critica della ragion pura”? Le sue ultime parole non furono molte. Una sola. Quella che sussurrò al suo discepolo quando gli diede un pò d’acqua mescolata con vino. “Sufficit” sussurrò. Ma ciò che Kant voleva dire era che egli aveva vissuto a sufficienza per definire le sue teorie sulla metafisica o sulla epistemologia oppure semplicemente che egli non voleva più acqua?
Alcuni filosofi di cui Critchley parla possono addirittura non essere mai vissuti. Lui stesso dice che ci sono filosofi nel suo libro della cui morte non si sa nulla e non si conoscono le loro ultime parole. D’altra parte egli molto spesso non riesce a dare nessuna connessione tra le opere dei filosofi che ha preso in considerazione, la loro morte e le loro idee. Ma non importa. Non tutto ciò che egli scrive in molti casi è apocrifo oppure è stato detto dai loro discepoli. Dalle loro opere vengono fuori soltanto le metafore. Il libro, comunque, è piacevole a leggersi, c’è molto da apprendere inclusa la previsione che egli avanza sulla sua morte. “Fuga”, anzi egli dice letteralmente: “exit” inseguito da un orso. Un libro questo, tutto sommato utile a pensare come sarà l’exit di ognuno di noi quando sarà il momento. Il più tardi possibile, s’intende ... show less
Eraclito pensava che ogni cosa fosse in una condizione di continuo divenire. Morì, secondo quanto si dice, annegato in un vortice di liquido di vacca. Francesco Bacone, il padre della filosofia empirica inglese finì per mano della sua stessa filosofia. Morì mentre stava tentando di osservare gli effetti del congelamento di un pollo, in una fredda giornata di inverno. Aveva riempito il pennuto di ghiaccio e si beccò una polomonite mortale. Secondo l’autore di questo libro ogni filosofo muore così come è vissuto e così abbiamo modo di comprendere anche la sua filosofia.
Simon Critchley nello scrivere questo libro, da buon filosofo quale lui stesso è, basa il suo ragionamento sull’affermazione di Cicerone secondo il quale “filosofare significa imparare a morire”. Non a caso Critchley è professore di Filosofia alla New School for Social Research a New York. Autore di diversi studi ha scritto questo suo libro su di una collina che guarda su Los Angeles, pensiamo in attenta concentrazione filosofica. Per comprendere il significato della vita il filosofo deve cercare di capire la morte ed il suo significato. Il che non significa che lo debba per forza trovare. Può anche scoprire che di significati, secondo il filosofo che la pensa così, non ce ne siano affatto. Critchley ritiene che non è possibile separare lo spirito della filosofia dal corpo del filosofo. Egli afferma che “la storia della filosofia la si può intendere come la storia dei filosofi che procedono per esempi da ricordare, spesso nobili e virtuosi, ma qualche volta umili e addirittura comici”. La maniera in cui un filosofo muore umanizza sia l’una che l’altro e ci fa capire che tutto sommato poi i filosofi non sono affatto tanto lontani da noi gente comune. Che “filosofi” non siamo affatto.
Il libro contiene poco meno di duecento riferimenti a pensatori passati a miglior vita ognuno di essi esposti in altrettanti aneddoti. Il pregio principale del libro è che non lo si deve leggere dalla prima all’ultima pagina e tutto insieme. Lo si può aprire a caso e leggere di qualche filosofo spesso in non più di due pagine di testo. Gli esempi da riportare sarebbero tanti. Basta ricordarne qualcuno. Diogene, uno che disdegnava i piaceri della carne, si dice che abbia commesso suicidio trattenendo il respiro, autosoffocandosi, quindi. Julien Offray de la Mettrie, ateista ed edonista, morì dopo di avere festeggiato mangiando una grande quantità di patate tartufate. Ludwig Wittgenstein considerò la vita e la morte come realtà senza tempo. Morì il giorno dopo il suo compleanno. Un amico gli aveva regalato una coperta elettrica. “Tanti auguri” gli disse. In inglese “many happy returns” - “tanti felici ritorni” - letteralmente. Al che lui rispose “Non ci saranno ritorni”.
Critchley racconta poi di Voltaire il quale, dopo di avere denunciato per decenni la Chiesa Cattolica di Roma, annunciò sul letto di morte che voleva morire da cattolico. Il parroco che lo assisteva stupito dalla richiesta gli chiese ripetutamente “credi nella divinità di Cristo?”. Voltaire rispose: “In nome di Dio non mi parli più di quell’uomo e mi lasci morire in pace”.
Questo libro all’apparenza sembra un libro leggero. Non lo è affatto. L’autore viene segnalato oltre come essere professore di filosofia anche a capo di una organizzazione internazionale denominata “International Necronautical Society”, un gruppo di avanguardia nella cui pagina web si afferma che il suo intento fondamentale è la “inautenticità”. Il suo scopo è lo studio della morte. Il sito vuole essere uno spazio che “intendiamo definire, colonizzare ed eventualmente abitare”. Sembrerebbe un’autentica follia se non fosse un fatto che il prof. Critchley è anche autore di numerosi altri libri e può esibire in questo suo volume sui filosofi una bibliografia di una decina di pagine.
Secondo quanto dice poi Critchley la filosofia occidentale è stata vista sempre come derivata principalmente da quella greca, il che, secondo lui è sbagliato. Egli afferma che le sue origini sono anche arabe, persiane, indiane, cinesi e molte altre ancora. La filosofia, egli sostiene, ha abbandonato la sua ragione originaria quella cioè di trasmettere saggezza e aiutarci ad essere felici. La filosofia ha cercato inoltre di imitare la scienza nella sua costante ricerca delle idee perfette e della verità assoluta. A poco a poco è venuta ad astrarsi dalla vita di tutti i giorni lasciandoci in preda alla paura di ciò che egli chiama “terror of annihilation”. Per calmarci, egli dice, ci sono infinite sofisterie in giro come la New Age e tutta una letteratura del “fai da te” oltre alla fiflosofia dell’accumulo sconsiderato di danaro e proprietà.
Fin qui tutto bene. Ma a questo punto possiamo domandare a Critchley qual’è il principio organizzatore di tutta la saggezza che abbiamo perduto nelle morti dei filosofi? Kant morì di malattia di stomaco. Come si giustifica allora la sua “Critica della ragion pura”? Le sue ultime parole non furono molte. Una sola. Quella che sussurrò al suo discepolo quando gli diede un pò d’acqua mescolata con vino. “Sufficit” sussurrò. Ma ciò che Kant voleva dire era che egli aveva vissuto a sufficienza per definire le sue teorie sulla metafisica o sulla epistemologia oppure semplicemente che egli non voleva più acqua?
Alcuni filosofi di cui Critchley parla possono addirittura non essere mai vissuti. Lui stesso dice che ci sono filosofi nel suo libro della cui morte non si sa nulla e non si conoscono le loro ultime parole. D’altra parte egli molto spesso non riesce a dare nessuna connessione tra le opere dei filosofi che ha preso in considerazione, la loro morte e le loro idee. Ma non importa. Non tutto ciò che egli scrive in molti casi è apocrifo oppure è stato detto dai loro discepoli. Dalle loro opere vengono fuori soltanto le metafore. Il libro, comunque, è piacevole a leggersi, c’è molto da apprendere inclusa la previsione che egli avanza sulla sua morte. “Fuga”, anzi egli dice letteralmente: “exit” inseguito da un orso. Un libro questo, tutto sommato utile a pensare come sarà l’exit di ognuno di noi quando sarà il momento. Il più tardi possibile, s’intende ... show less
Simon Critchley has a very interesting, ironic, sardonic, and fun writing voice. He has his own way of structuring sentences, with a wry interest in pointing out something he finds interesting, humorous, or ironic in things, and you get this just from the way his sentences run.
This is a great look at the Greek tragedies - Euripdes, Aristophanes, Sophocles, etc. - and primarily through the lens/view of Plato and Aristotle. Simon Critchley is a very philosophy minded writer, so its no surprise show more that he views the tragedies through philosophical issues, a philosophical lens, etc.
For anyone who's read the tragedies, this makes a fun, interesting, and educating companion piece to the extant works that we have. show less
This is a great look at the Greek tragedies - Euripdes, Aristophanes, Sophocles, etc. - and primarily through the lens/view of Plato and Aristotle. Simon Critchley is a very philosophy minded writer, so its no surprise show more that he views the tragedies through philosophical issues, a philosophical lens, etc.
For anyone who's read the tragedies, this makes a fun, interesting, and educating companion piece to the extant works that we have. show less
Not a pop star biography, this is a loving philosophical investigation into the underpinnings of David Bowie’s many personas and why he has exerted a practically lifelong fascination over the author. Predictably my favorite elements of this book were the parts where the author talked about his own life and what individual Bowie songs meant to him. Like you would expect, Critchley covers gender, sexuality, creating identities, and dystopias. But what was different from everything else show more I’ve read about Bowie was the material about narrative identities and how Bowie “breaks superficial conventions between authenticity and truth.” Critchley explains how David Bowie uses utterly constructed, self-conscious fakery to be original and convey deep emotional truth, with just one example being an anecdote about how Robert Fripp watched Bowie trying to generate exactly the right emotion in his voice, playing the loop and trying different things over and over.
This same dynamic was unconsciously illustrated in a description of how David Bowie didn’t attend his brother Terry’s funeral after his death by suicide, because he didn’t want to turn it into a media circus. Critchley says, “The note on Bowie’s bouquet was extremely poignant: ‘You’ve seen more things than we can imagine, but all these moments will be lost—like tears washed away by the rain.’” My reaction to this was, yeah, it’s extremely poignant, especially if you’re a fan of the movie Blade Runner, since Bowie’s note is an unabashed rephrasing of Rutger Hauer’s character’s dying speech at the end, minus the bit about space travel. Always a pose to tell a true thing. Also, it’s worth noting that I had to look up what year Blade Runner came out and make sure it was first, because Bowie is such an influential icon that I thought it wasn’t out of the question that the screenplay writers were copying Bowie instead of the other way around.
What other book is this like? Every other book about David Bowie, but thankfully not too much so. Okay, it was also kind of like Uncommon: An Essay on Pulp by Own Hatherley
Theme Song? “The Secret Life of Arabia” show less
This same dynamic was unconsciously illustrated in a description of how David Bowie didn’t attend his brother Terry’s funeral after his death by suicide, because he didn’t want to turn it into a media circus. Critchley says, “The note on Bowie’s bouquet was extremely poignant: ‘You’ve seen more things than we can imagine, but all these moments will be lost—like tears washed away by the rain.’” My reaction to this was, yeah, it’s extremely poignant, especially if you’re a fan of the movie Blade Runner, since Bowie’s note is an unabashed rephrasing of Rutger Hauer’s character’s dying speech at the end, minus the bit about space travel. Always a pose to tell a true thing. Also, it’s worth noting that I had to look up what year Blade Runner came out and make sure it was first, because Bowie is such an influential icon that I thought it wasn’t out of the question that the screenplay writers were copying Bowie instead of the other way around.
What other book is this like? Every other book about David Bowie, but thankfully not too much so. Okay, it was also kind of like Uncommon: An Essay on Pulp by Own Hatherley
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