Mario Rigoni Stern (1921–2008)
Author of The Sergeant in the Snow
About the Author
Image credit: http://it.wikipedia.org/wiki/Mario_Rigoni_Stern
Series
Works by Mario Rigoni Stern
Storia di Tönle-L'anno della vittoria (Einaudi tascabili) [Brossura] [Italian Edition] (1993) 59 copies
Trilogia dell'altipiano: Storia di Tönle-L'anno della vittoria-Le stagioni di Giacomo (2010) 11 copies
Tra le due guerre 1 copy
Le vire dell'altipiano 1 copy
Tönle (German Edition) 1 copy
Il poeta segreto 1 copy
Rigoni Stern Mario 1 copy
Associated Works
1916, la Strafexpedition : gli altipiani vicentini nella tragedia della Grande Guerra (2003) — Foreword — 1 copy
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Common Knowledge
- Birthdate
- 1921-11-01
- Date of death
- 2008-06-16
- Gender
- male
- Occupations
- writer
soldier - Awards and honors
- Cavaliere di Gran Croce Ordine al Merito della Repubblica Italiana (2003)
- Short biography
- Mario Rigoni Stern è nato ad Asiago (Vicenza) il primo novembre 1921. Trascorre l'infanzia tra i pastori e la gente di montagna dell’Altopiano di Asiago, appena terminata la Grande guerra.
«Per i lavori aiutavo in casa o nel negozio di generi alimentari che avevamo sulla piazza centrale del paese. Ma c’era anche da preparare la legna per l’inverno, tagliare il fieno…»
Nel 1938, entra alla Scuola Militare d’alpinismo di Aosta e, più tardi, combatte come alpino, nel battaglione Vestone, in Francia, Grecia, Albania, Russia. Fatto prigioniero dai tedeschi allorché l’Italia firma l’armistizio (8 settembre 1943), è trasferito in Prussia orientale. Rientra a casa, a piedi, il 5 maggio 1945.
“L’uomo dell’Altopiano” non si muove più dal suo paese natìo, dove risiede tuttora nella casa da lui stesso costruita; trova impiego al catasto comunale fino al 1970, e poi si dedica interamente al mestiere di scrittore.
Nel 1953, Elio Vittorini, dopo averlo definito scrittore non di vocazione, pubblica presso I Gettoni di Einaudi, il suo primo romanzo Il sergente nella neve, che presto diventa un classico della letteratura moderna italiana, e che narra, autobiograficamente, la storia di un gruppo di alpini italiani durante la ritirata di Russia.
Nel 1962, Stern dimostra il proprio genuino talento di narratore dando alle stampe Il bosco degli urogalli, che consacra quanto di personale e universale convive nei suoi scritti: il grande amore di un uomo per la propria terra. Il legame tra memoria e natura diventa infatti l’essenza delle sue opere.
La chiara e semplice rievocazione storico-personale continua con la Storia di Tönle (1978) — ritratto di un pastore attraverso le stagioni della vita che s’incrociano con la Grande Storia — un racconto dalla scrittura cristallina e di immensa efficacia narrativa
Il sottofondo di storie semplici e sofferte continua con L’anno della vittoria (1985) per concludersi con Le stagioni di Giacomo (1995), racconto del ritorno alla vita di una comunità.
Stern collabora tuttora con «La Stampa», per la quale ha scritto brevi racconti, oltre a dedicarsi a studi storici, tra cui il recente volume 1915/18. La guerra sugli Altipiani. Tra due guerre e altre storie riunisce cinquattotto storie scritte tra il 1975 e il 2000. Una buona parte di questi racconti è apparsa nel 1989 nella collana Terza Pagina del quotidiano torinese sotto il titolo di Il magico Kolobok.
Malato da tempo, la notizia della sua scomparsa, avvenuta ad Asiago il 16 giugno 2008, per espressa volontà dello scrittore, viene divulgata solo il 18, a funerali avvenuti. Una raccolta di firme presentata dal Gruppo Amici della Montagna, del Parlamento, aveva candidato Stern per la carica di senatore a vita. - Nationality
- Italy
- Birthplace
- Asiago, Italy
- Associated Place (for map)
- Asiago, Italy
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Une succession d’histoires, grandes et petites, vécues ou rapportées : en puisant dans la mémoire familiale et collective, puis dans la sienne, Mario Rigoni Stern raconte les guerres européennes du XXe siècle. La Première Guerre mondiale, le galop d’essai, la Seconde, dans laquelle il fut enrôlé, et le retour bouleversant sur des lieux aujourd’hui paisibles, de la Russie au plateau d’Asagio en passant par le Portugal, la Scandinavie, la Hollande... Ces courts récits, show more initialement publiés dans La Stampa entre 1975 et 2000, s’enchaînent avec fluidité, comme autant de moments concrets, souvent inconnus de l’histoire officielle : Le ravitaillement, les marches, la souffrance, le froid, les espions... Revenant sur son expérience, Mario Rigoni Stern, considéré comme l’un des plus grands auteurs italiens, compose ici un magnifique livre, le livre de la maturité. L’entre-deux-guerres, c’est l’enfance de Mario Rigoni Stern ; la Seconde Guerre mondiale, c’est le passage brutal à l’âge adulte : Il a dix-huit ans lorsqu’il est enrôlé comme chasseur alpin, et bientôt envoyé en Albanie, en Grèce, en Biélorussie. C’est le retour dans ces terres qui déclenche celui sur le passé. Un souvenir appelle l’autre, sur un ton parfois épique et poétique, parfois plus critique, mais toujours dans un souci de vérité. Entre deux guerres retrouve les thèmes chers à l’auteur de L’Année de la victoire : La nature, dans sa réalité parfois cruelle et sa splendeur, la guerre, et l’écriture, qui donne ici une dimension philosophique et humaniste au souvenir subjectif.L’homme mûr, mûri par la guerre et l’écriture, abandonne cette fois la forme romanesque pour rassembler et transmettre son expérience. show less
Rigoni Stern è, di suo, in possesso di un’altra cultura non libresca ma che trae sapienza dall’ambiente naturale che lo circonda. Non c’è pianta, non c’è foglia, non c’è fiore, non c’è insetto, non c’è animale, non c’è sasso dell’Altipiano di cui non sappia raccontarci, con la vivacità e la suspense di una favola, vita morte miracoli. (Introduzione di Folco Portinari, XVI)
Era una mattina come questa, molto fredda, e con la brina che ogni giorno ingrossa i rami dei show more larici e degli abeti così da farli apparire come dei fantastici alberi di Natale. (35)
Alle sei di quella mattina le nostre striminzite colonne si misero in cammino contro la Grecia. Pioveva a dirotto, gli scarponi sprofondavano nel fango, gli automezzi e i muli proseguivano con grande fatica. E questo mentre a Firenze Mussolini e Ciano a colloquio con Hitler attendevano notizie di esaltante avanzata. (163)
Quando venne sera accendemmo i lumi a nafta e il treno penetrò nella notte del Nord passando foreste d’abeti curvati dalla neve per lande battute dal libero vento, sfiorando villaggi addormentati, portanto nel suo ventre uomini giovani e stranieri che andavano alla guerra. (228)
Il sole rinchiuso nel Picolit aveva sciolto ogni inverno; così, invece di ricordare le canzoni della naia gli recitai alcuni versi di Giacomo Noventa: “Un fià de vin bevùo tra amici, / Un fià de vin, / E ancora un fià de vin, amici, / No’ xè miga massa”. (237)
Ancora un passo. Non fatemi inciampare nei corpi di pietra dei compagni: fatemi arrivare in un luogo senza più guerre. (300)
… e in quel momento mi accorsi che le betulle nel bosco lì davanti al mio sguardo aprivano i rami primaverili a un tenerissimo verde senza l’ordine di nessuno. (472)
Il Lager avrebbe dovuto restare dietro le spalle, lontano; in una landa della Polonia. …
Camminavo da centinaia di chilometri e attorno restavano sempre queste cose: mi attorniavano come un abito. Reali, non di impressioni o di aria, e non riuscivo a liberarmene. …
La neve di queste ultime montagne, che avrebbero dovuto essere le mie, era ancora neve di steppa. (542)
show less
Era una mattina come questa, molto fredda, e con la brina che ogni giorno ingrossa i rami dei show more larici e degli abeti così da farli apparire come dei fantastici alberi di Natale. (35)
Alle sei di quella mattina le nostre striminzite colonne si misero in cammino contro la Grecia. Pioveva a dirotto, gli scarponi sprofondavano nel fango, gli automezzi e i muli proseguivano con grande fatica. E questo mentre a Firenze Mussolini e Ciano a colloquio con Hitler attendevano notizie di esaltante avanzata. (163)
Quando venne sera accendemmo i lumi a nafta e il treno penetrò nella notte del Nord passando foreste d’abeti curvati dalla neve per lande battute dal libero vento, sfiorando villaggi addormentati, portanto nel suo ventre uomini giovani e stranieri che andavano alla guerra. (228)
Il sole rinchiuso nel Picolit aveva sciolto ogni inverno; così, invece di ricordare le canzoni della naia gli recitai alcuni versi di Giacomo Noventa: “Un fià de vin bevùo tra amici, / Un fià de vin, / E ancora un fià de vin, amici, / No’ xè miga massa”. (237)
Ancora un passo. Non fatemi inciampare nei corpi di pietra dei compagni: fatemi arrivare in un luogo senza più guerre. (300)
… e in quel momento mi accorsi che le betulle nel bosco lì davanti al mio sguardo aprivano i rami primaverili a un tenerissimo verde senza l’ordine di nessuno. (472)
Il Lager avrebbe dovuto restare dietro le spalle, lontano; in una landa della Polonia. …
Camminavo da centinaia di chilometri e attorno restavano sempre queste cose: mi attorniavano come un abito. Reali, non di impressioni o di aria, e non riuscivo a liberarmene. …
La neve di queste ultime montagne, che avrebbero dovuto essere le mie, era ancora neve di steppa. (542)
show less
I brividi che mi ha provocato la lettura di questi brani sono stati davvero tanti, dovrei mettere troppe note a margine.
Quando si parlava del nonno di Rigoni Stern confesso che mi sono venuti addirittura gli occhi lucidi...
Inoltre grazie a "nonno Mario" è come se fossi stato a caccia pure io :-) (che non ci sono mai stato e che forse mai ci andrei).
Tutto era più rigido, netto e semplice nella società di un tempo. Probabilmente c'è un elemento di trasfigurazione della memoria, ok. Però show more sembra proprio che il presente sia peggiore di quel che c'era. show less
Quando si parlava del nonno di Rigoni Stern confesso che mi sono venuti addirittura gli occhi lucidi...
Inoltre grazie a "nonno Mario" è come se fossi stato a caccia pure io :-) (che non ci sono mai stato e che forse mai ci andrei).
Tutto era più rigido, netto e semplice nella società di un tempo. Probabilmente c'è un elemento di trasfigurazione della memoria, ok. Però show more sembra proprio che il presente sia peggiore di quel che c'era. show less
Must read. The epic retreat of the Italian Alpine Army (ARMIR) during WWII, told through the voices of soldiers who lived it. Though the war was lost, this army of ghosts was never stopped by the Red Army: without tanks, artillery, or sufficient ammunition, they broke every encirclement on foot, from the River Don back to Italy, through the harsh Russian winter. Rigoni Stern captures both the tragedy and the dignity of this unforgettable march of survival.
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