Carlo Cassola (1917–1987)
Author of Bebo's Girl
About the Author
Image credit: http://it.wikipedia.org/wiki/File:Carlo_Cassola.jpg
Series
Works by Carlo Cassola
Il paradiso degli animali 14 copies
Mio padre 5 copies
Gli anni passano 5 copies
Bube pruut 4 copies
Il ribelle 3 copies
Il romanzo moderno 3 copies
Un cuore arido - Il taglio del bosco 2 copies
Un matrimonio del dopoguerra — Author — 2 copies
La rivoluzione disarmista 2 copies
Colloquio con le ombre 1 copy
Il cavaliere inesistente 1 copy
un cuore arido 1961 1 copy
Paure e tristezza 1 copy
La morale del branco 1 copy
Paura e tristezza 1 copy
Confessione di un insuccesso 1 copy
Bube'nin Sevgilisi 1 copy
Il taglio del bosco 1 copy
Cassola Carlo 1 copy
Den överlevande 1 copy
Chi si rivede, il romanzo 1 copy
Che dicono, che fanno 1 copy
Storia di Ada 1 copy
Associated Works
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Common Knowledge
- Birthdate
- 1917-03-17
- Date of death
- 1987-01-29
- Gender
- male
- Education
- University of Rome
- Occupations
- novelist
essayist - Organizations
- Italian Resistance (WWII)
- Nationality
- Italy
- Birthplace
- Rome, Italy
- Places of residence
- Rome, Italy
- Place of death
- Monte Carlo, Monaco
- Map Location
- Italy
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Un uomo distrutto dal dolore, un taglialegna, costretto a reprimere la sofferenza per non essere sopraffatto, ricerca lo svago nel suo stesso lavoro, lontano da casa e dai suoi affetti sopravvisute (la sorella, le due figliolette).
Il bosco è il luogo dell’interiorità, il lavoro è la distrazione dal dolore. Ma è evidente che tutto questo non possa bastare. Guglielmo, il protagonista, non può ricevere conforto, né può essere aiutato. I suoi colleghi sono uomini dai drammi interiori show more pari o superiori al suo. La quotidianetà (i racconti intorno al fuoco, le partite di carte, le diatribe sul tabacco e sulle sigarette) non sono una sufficiente distrazione. La ricerca di ricordi meno dolorosi, la vita militare, la prima guerra mondiale, non sono espedienti che possano portare gioia.
Il bosco quindi non è il luogo del sollievo. La natura non è nemmeno accennata. E’ solo una metafora dell’isolamento interiore del protagonista.
Nemmeno il ritorno a casa potrà in fondo chiudere il cerchio.
Cassola è un abile pittore, onesto artigiano, che costruisce una vicenda che si costruisce su affreschi di quotidianetà. Il racconto non ha una vera e propria storia ma è piuttosto un collage di situazioni e sensazioni, ritratte con essenzialità e asciutezza. show less
Il bosco è il luogo dell’interiorità, il lavoro è la distrazione dal dolore. Ma è evidente che tutto questo non possa bastare. Guglielmo, il protagonista, non può ricevere conforto, né può essere aiutato. I suoi colleghi sono uomini dai drammi interiori show more pari o superiori al suo. La quotidianetà (i racconti intorno al fuoco, le partite di carte, le diatribe sul tabacco e sulle sigarette) non sono una sufficiente distrazione. La ricerca di ricordi meno dolorosi, la vita militare, la prima guerra mondiale, non sono espedienti che possano portare gioia.
Il bosco quindi non è il luogo del sollievo. La natura non è nemmeno accennata. E’ solo una metafora dell’isolamento interiore del protagonista.
Nemmeno il ritorno a casa potrà in fondo chiudere il cerchio.
Cassola è un abile pittore, onesto artigiano, che costruisce una vicenda che si costruisce su affreschi di quotidianetà. Il racconto non ha una vera e propria storia ma è piuttosto un collage di situazioni e sensazioni, ritratte con essenzialità e asciutezza. show less
Un uomo distrutto dal dolore, un taglialegna, costretto a reprimere la sofferenza per non essere sopraffatto, ricerca lo svago nel suo stesso lavoro, lontano da casa e dai suoi affetti sopravvisute (la sorella, le due figliolette).
Il bosco è il luogo dell’interiorità, il lavoro è la distrazione dal dolore. Ma è evidente che tutto questo non possa bastare. Guglielmo, il protagonista, non può ricevere conforto, né può essere aiutato. I suoi colleghi sono uomini dai drammi interiori show more pari o superiori al suo. La quotidianetà (i racconti intorno al fuoco, le partite di carte, le diatribe sul tabacco e sulle sigarette) non sono una sufficiente distrazione. La ricerca di ricordi meno dolorosi, la vita militare, la prima guerra mondiale, non sono espedienti che possano portare gioia.
Il bosco quindi non è il luogo del sollievo. La natura non è nemmeno accennata. E’ solo una metafora dell’isolamento interiore del protagonista.
Nemmeno il ritorno a casa potrà in fondo chiudere il cerchio.
Cassola è un abile pittore, onesto artigiano, che costruisce una vicenda che si costruisce su affreschi di quotidianetà. Il racconto non ha una vera e propria storia ma è piuttosto un collage di situazioni e sensazioni, ritratte con essenzialità e asciutezza. show less
Il bosco è il luogo dell’interiorità, il lavoro è la distrazione dal dolore. Ma è evidente che tutto questo non possa bastare. Guglielmo, il protagonista, non può ricevere conforto, né può essere aiutato. I suoi colleghi sono uomini dai drammi interiori show more pari o superiori al suo. La quotidianetà (i racconti intorno al fuoco, le partite di carte, le diatribe sul tabacco e sulle sigarette) non sono una sufficiente distrazione. La ricerca di ricordi meno dolorosi, la vita militare, la prima guerra mondiale, non sono espedienti che possano portare gioia.
Il bosco quindi non è il luogo del sollievo. La natura non è nemmeno accennata. E’ solo una metafora dell’isolamento interiore del protagonista.
Nemmeno il ritorno a casa potrà in fondo chiudere il cerchio.
Cassola è un abile pittore, onesto artigiano, che costruisce una vicenda che si costruisce su affreschi di quotidianetà. Il racconto non ha una vera e propria storia ma è piuttosto un collage di situazioni e sensazioni, ritratte con essenzialità e asciutezza. show less
Sicuramente dall’anno della pubblicazione di Un cuore arido (1961) sono trascorsi parecchi anni e, di molti passaggi, ne sentiamo come cose non piu’ nostre.
Sicuramente, ancora, il libro migliora nella terza parte sebbene ne rifrange la versione esistenzialistica di Anna.
In alcuni passaggi, specialmente all’inizio, si ha l’impressione di descrizioni minimalistiche, ma Cassola non e’ ovviamente Carver.
Anna capiva che avrebbe dovuto dir qualcosa; ma non ne fu capace. Lei era fatta show more cosi’, non sapeva esternare i propri sentimenti: per questo la giudicavano senza cuore. (21)
Anna indugiava a guardare, contenta della bella giornata, dell’operosita’ che le sembrava anch’essa lieta e serena. Finalmente venne via dalla finestra; si lavo’ la faccia nella catinella di coccio e si asciugo’ sbuffando. Infilo’ il golf, rabbrividendo al contatto ruvido della lana; poi, con un pettine che aveva perduto la maggior parte dei denti, prese a ravviarsi i capelli. Accosto’ la faccia allo specchio, provando a guardarsi di sbieco: come se avesse voluto vedere in se stessa, capire quello che aveva dentro. Non vide e non capi’ nulla. “Oh, ma che importa” si disse, e rise. (54)
L’avvenire. Che parola grossa. E qual e’, poi, l’avvenire di una ragazza? L’amore; solo l’amore. Lei non era come la sorella, che parlava sempre di queste cose: pure, era l’amore che faceva capolino in fondo a tutti i suoi pensieri… “Bisognerebbe non conoscerlo mai, l’amore. Continuare a sperarci… ma che non venisse mai.” (185-6)
La vita quotidiana si componeva di tante cose, piccole e grandi, rifare i letti e mangiare, fidanzarsi e sposare; ma la vita vera era come la luce e il calore del sole, qualcosa di segreto e d’inafferabile. (282) show less
Sicuramente, ancora, il libro migliora nella terza parte sebbene ne rifrange la versione esistenzialistica di Anna.
In alcuni passaggi, specialmente all’inizio, si ha l’impressione di descrizioni minimalistiche, ma Cassola non e’ ovviamente Carver.
Anna capiva che avrebbe dovuto dir qualcosa; ma non ne fu capace. Lei era fatta show more cosi’, non sapeva esternare i propri sentimenti: per questo la giudicavano senza cuore. (21)
Anna indugiava a guardare, contenta della bella giornata, dell’operosita’ che le sembrava anch’essa lieta e serena. Finalmente venne via dalla finestra; si lavo’ la faccia nella catinella di coccio e si asciugo’ sbuffando. Infilo’ il golf, rabbrividendo al contatto ruvido della lana; poi, con un pettine che aveva perduto la maggior parte dei denti, prese a ravviarsi i capelli. Accosto’ la faccia allo specchio, provando a guardarsi di sbieco: come se avesse voluto vedere in se stessa, capire quello che aveva dentro. Non vide e non capi’ nulla. “Oh, ma che importa” si disse, e rise. (54)
L’avvenire. Che parola grossa. E qual e’, poi, l’avvenire di una ragazza? L’amore; solo l’amore. Lei non era come la sorella, che parlava sempre di queste cose: pure, era l’amore che faceva capolino in fondo a tutti i suoi pensieri… “Bisognerebbe non conoscerlo mai, l’amore. Continuare a sperarci… ma che non venisse mai.” (185-6)
La vita quotidiana si componeva di tante cose, piccole e grandi, rifare i letti e mangiare, fidanzarsi e sposare; ma la vita vera era come la luce e il calore del sole, qualcosa di segreto e d’inafferabile. (282) show less
A bittersweet, verisimiliar, neo-realist gem about the choices we make in difficult times. The young Mara was psychologically real to me, but did she make the right choice in the end? I don't think so.
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