Bianca Pitzorno
Author of Listen To My Heart
About the Author
Works by Bianca Pitzorno
La vita sessuale dei nostri antenati: Spiegata a mia cugina Lauretta che vuol credersi nata per partenogenesi (2015) 15 copies
Con la carovana di Alessandro 4 copies
La principessa Laurentina. 1 copy
La strega di vallebuja 1 copy
100 libri scelti da Denti Pitzorno Ziliotto — Author — 1 copy
Pitzorno Bianca 1 copy
LA GIUSTIZIA DI SALOMONE 1 copy
Швея с Сардинии 1 copy
Associated Works
Tagged
Common Knowledge
- Birthdate
- 1942
- Gender
- female
- Nationality
- Italy
- Birthplace
- Sassari, Sardinia, Italy
- Associated Place (for map)
- Sardinia, Italy
Members
Reviews
"La cultura [...] è organizzazione, disciplina del proprio io interiore; è presa di possesso della propria personalità, e conquista di coscienza superiore, per la quale si riesce a comprendere il proprio valore storico, la propria funzione nella vita, i propri diritti, i propri doveri"
(Antonio Gramsci)
Alcune pagine di casate e guerre tra aragonesi, sardi, genovesi, etc., possono essere molto noiose, ma quello ideato da Pitzorno è un progetto necessario, che unisce la ricerca storica show more dell'allora stato indipendente di Sardegna, all'invenzione/ricostruzione romanzesca di pagine purtroppo oscure del Giuygadu - o Logu - de Arbarée (bisogna ricordare che con la vittoria dei catalano-aragonesi e la fine dell'indipendenza della Sardegna, la cancelleria giudicale venne distrutta e con essa i documenti storici che tanto avrebbero potuto farci conoscere di quell'epoca).
La Sardegna di quei tempi, come oggi, era variegata e multiculturale, il Giuigadu de Arbarée si estendeva per quasi tutta l'isola, comprendeva territori e popolazioni diverse, viaggiava su più lingue e mentalità in comunicazione tra loro: con tutti i normali problemi che certo c'erano, la sua era una "identità dialogica" di economie artigiane, contadine, mercantili e pastorali che interloquivano tra loro così come col mondo attorno.
Cristallizzarne la storia e trasformarla in un passato mitico è quindi quanto di più sbagliato si possa fare, perché ad esempio la stessa Charta de Logu, costituzione ante-litteram, venne modificata dopo soli 16 anni con la motivazione che i tempi e le mentalità erano ormai mutate e lo stato non poteva non rispettare tali cambiamenti: così viene scritto nell'incipit, insieme al ragionamento che "oggigiorno gli uomini sembrano più inclini a fare il male, piuttosto che il bene della Republica Sardisca" per cui vi è bisogno di una regolamentazione scritta "affinché i buoni, i puri e gli innocenti possano vivere, e affinché i rei tra noi possano non esserci più per paura delle pene, e i buoni possano esserci per la virtù dell'amore" (ovviamente scritto in sardo).
Parole che avrebbero fatto la felicità di Agota Kristof quando diceva che "le leggi son fatte per gli uomini, e non viceversa. Ma purtroppo c'è qualcuno che è fatto per le leggi e da certe imposizioni mentali non si schioda (Agota Kristof, "Trilogia della città di K.").
Dai testi storici si intravedono le diverse personalità di juigui Ughone, Mariane IV, Elianora, e la loro umanità lungo quel processo storico innovativo (XIV-XV secolo), che portò alla creazione dell'identificazione nazionale nella naciò sardischa del popolo sardo e alla tappa storica verso l'attuazione di uno "stato di diritto", cioè uno stato in cui tutti devono conoscere e rispettare le norme giuridiche, in questo caso dai giudici fino all'ultimo dei sudditi (le proprietà statali erano completamente slegate rispetto alle proprietà private del giudice, che doveva comunque interloquire con l'assemblea della Corona de Logu, unica vera depositaria della sovranità statale). show less
(Antonio Gramsci)
Alcune pagine di casate e guerre tra aragonesi, sardi, genovesi, etc., possono essere molto noiose, ma quello ideato da Pitzorno è un progetto necessario, che unisce la ricerca storica show more dell'allora stato indipendente di Sardegna, all'invenzione/ricostruzione romanzesca di pagine purtroppo oscure del Giuygadu - o Logu - de Arbarée (bisogna ricordare che con la vittoria dei catalano-aragonesi e la fine dell'indipendenza della Sardegna, la cancelleria giudicale venne distrutta e con essa i documenti storici che tanto avrebbero potuto farci conoscere di quell'epoca).
La Sardegna di quei tempi, come oggi, era variegata e multiculturale, il Giuigadu de Arbarée si estendeva per quasi tutta l'isola, comprendeva territori e popolazioni diverse, viaggiava su più lingue e mentalità in comunicazione tra loro: con tutti i normali problemi che certo c'erano, la sua era una "identità dialogica" di economie artigiane, contadine, mercantili e pastorali che interloquivano tra loro così come col mondo attorno.
Cristallizzarne la storia e trasformarla in un passato mitico è quindi quanto di più sbagliato si possa fare, perché ad esempio la stessa Charta de Logu, costituzione ante-litteram, venne modificata dopo soli 16 anni con la motivazione che i tempi e le mentalità erano ormai mutate e lo stato non poteva non rispettare tali cambiamenti: così viene scritto nell'incipit, insieme al ragionamento che "oggigiorno gli uomini sembrano più inclini a fare il male, piuttosto che il bene della Republica Sardisca" per cui vi è bisogno di una regolamentazione scritta "affinché i buoni, i puri e gli innocenti possano vivere, e affinché i rei tra noi possano non esserci più per paura delle pene, e i buoni possano esserci per la virtù dell'amore" (ovviamente scritto in sardo).
Parole che avrebbero fatto la felicità di Agota Kristof quando diceva che "le leggi son fatte per gli uomini, e non viceversa. Ma purtroppo c'è qualcuno che è fatto per le leggi e da certe imposizioni mentali non si schioda (Agota Kristof, "Trilogia della città di K.").
Dai testi storici si intravedono le diverse personalità di juigui Ughone, Mariane IV, Elianora, e la loro umanità lungo quel processo storico innovativo (XIV-XV secolo), che portò alla creazione dell'identificazione nazionale nella naciò sardischa del popolo sardo e alla tappa storica verso l'attuazione di uno "stato di diritto", cioè uno stato in cui tutti devono conoscere e rispettare le norme giuridiche, in questo caso dai giudici fino all'ultimo dei sudditi (le proprietà statali erano completamente slegate rispetto alle proprietà private del giudice, che doveva comunque interloquire con l'assemblea della Corona de Logu, unica vera depositaria della sovranità statale). show less
A young seamstress battles poverty through her skill with her needle in 1900s Italy, earning work with the wealthier families in her village and also learning the secrets of those she works for.
This novel was a random gift from my grandparents and I wasn't expecting much of it, but I found a really lovely historical tale set in a place and time I don't usually read about. Will I remember much about it? Probably not. Did I enjoy it? Absolutely. Recommended if you enjoy historical fiction. 4 show more stars. show less
This novel was a random gift from my grandparents and I wasn't expecting much of it, but I found a really lovely historical tale set in a place and time I don't usually read about. Will I remember much about it? Probably not. Did I enjoy it? Absolutely. Recommended if you enjoy historical fiction. 4 show more stars. show less
I thought this novel was a delightful trip to another place and time. I’m always pleased when I get to enjoy books translated into English because I feel that broadens my cultural literacy. It’s always shocking to read about how hard people can work for so little return - it makes me grateful to be a well fed American.
Letto per un gruppo di lettura, non l'avrei scelto ma la maggioranza vince. Non sono partita prevenuta, almeno credo, ma non mi ha entusiasmato. La storia poteva essere anche interessante ma lo stile l'ho trovato veramente troppo scarno. Non ho letto altro di questa autrice, quindi non saprei dire se ha scritto il testo in modo semplicistico perché il suo modo di scrivere è questo o se, più probabilmente, essendo raccontato in prima persona, si è immedesimata nella protagonista che era show more pur sempre una donna di basso ceto (e quindi con una scrittura piana e diversi pregiudizi in testa). In alcuni punti i racconti sono talmente sintetici... tirati via come fossero dei riassunti... in particolare il finale: nell'epilogo arriva assolutamente ex abrupto, riassunto in poche righe. Mentre si descrive invece più dettagliatamente la cattiveria della parente ricca e malvagia, o la storia della signora inglese moderna e mal giudicata dalla gente. Non che sia un libro da buttare, il tentativo è quello di illustrare un'epoca e un mestiere, e probabilmente è un pretesto letterario per parlare di vicende femminili. In questo è abbastanza pregevole (anche se lo stile molto semplice e la già citata scelta di calarsi nei panni di una ragazzina di tot anni fa, a mio parere, generano l'impressione che anche l'autrice approvi e condivida certe storture del tempi che furono; ma questo sicuramente è un mio eccesso di femminismo e il libro potrebbe esser letto forse anche come critica di sistema, ma molto in punta di fioretto). Insomma... un libro innocuo, di buoni sentimenti, qualche storia anche interessante ma da cui si poteva tirare fuori molto di più. show less
Lists
Awards
You May Also Like
Associated Authors
Statistics
- Works
- 69
- Also by
- 1
- Members
- 1,505
- Popularity
- #17,076
- Rating
- 3.7
- Reviews
- 16
- ISBNs
- 208
- Languages
- 11
- Favorited
- 1
















